La locandina di Totò al Giro d'Italia © Benitomovieposter.com
La locandina di Totò al Giro d'Italia © Benitomovieposter.com

Cicloproiezioni: Totò al Giro d’Italia

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, sesta puntata: il più noto attore italiano di tutti i tempi alle prese con i miti del ciclismo del dopoguerra

A distanza di settant’anni giusti dalla sua uscita, è giunto il momento di una rivisitazione postmoderna di Totò al Giro d’Italia, film comunemente bollato come commediola senza pretese, quando in realtà leggeva il futuro con una preveggenza distopica alla Philip Dick, anticipando le tematiche alla base di opere come Matrix, Black Mirror e Giro Mattina.

Intanto la pellicola inizia con un concorso di bellezza, che associato al titolo ciclistico ci ricorda come le cose preferite dagli italiani dei primi anni Cinquanta siano la bici e la fatica.

Totò, mai così dannunziano come in queste sequenze, è un ricco intellettuale poco avvezzo allo sport, che perde la testa per la bella collega di giuria Isa Barzizza. E del resto, come dargli torto? Ma lei non ricambia l’amore, e per togliersi il professore dalle scatole gli promette che si sposeranno quando lui vincerà il Giro.

L’uomo allora, invece di compiere scelte più logiche come rinunciare all’amata o chiedere consiglio a Pippo Pozzato su come conquistarla, si mette in testa di vincere per davvero la corsa rosa, nonostante non sappia nemmeno andare in bici. E qui prende il via la storia come possiamo rileggerla noi oggi, a posteriori. [Disclaimer: alcune situazioni narrate potrebbero non corrispondere in pieno al film come universalmente conosciuto, e ce ne scusiamo sin d’ora con il regista Mario Mattoli e ovviamente con il principe De Curtis].

Il professore infatti, grazie alla sua superiore intelligenza, intuisce la possibilità di inserire un piccolo motore nel velocipede, unico modo per battere i professionisti. Qui lo vediamo alle prese con il primo prototipo di motorino, mentre riflette su dove può essere nascosto all’interno del telaio.

Purtroppo i primi esperimenti non danno i risultati sperati. Il motorino viene camuffato benissimo e può sprigionare 600 watt di potenza, ma per azionarlo correttamente bisogna inforcare la bici al contrario:

I problemi ingegneristici sembrano insormontabili per il professore. Allora non resta che rivolgersi a un costruttore piuttosto chiacchierato, tecnico esperto, ma non per niente soprannominato, più o meno metaforicamente, “il diavolo“. Questi sostiene di aver sviluppato una bici con diversi motorini incorporati: sul tubo piantone, nel movimento centrale, nel sottosella, nelle ruote, nella borraccia, nella forcella, nella pompa e persino nel campanello. Funzionano tutti contemporaneamente e possono trasformare un brocco in un’Alfa sei cilindri capace di vincere la Mille Miglia. Per convincere il professore, il diavolo gli mostra sullo smartphone tutti gli articoli di giornale che hanno parlato di lui e dei suoi prodotti.

Il professore, spinto dalla brama d’amore per la bella, firma il contratto con il sangue. Se serve si potrà sempre tornare ai vecchi metodi e arricchirlo con l’epo. Il contratto.

Arriva così il giorno della partenza del Giro e, per quanto persino Coppi e Bartali lo osservino con divertita sufficienza, il professore non desiste dal tentare l’impresa, sicuro del fatto suo. Dal look si capisce anche che, male che vada con il ciclismo, in alternativa è comunque pronto a invadere Fiume.

È talmente poco considerato che il radiocronista non conosce nemmeno il suo nome, e per tutto il tempo lo chiama semplicemente “il corridore barbuto”. Il barbetta comunque stacca subito tutti, tanto che campioni come Coppi e Bobet, pur impegnandosi a fondo nell’inseguimento, non possono niente per contrastarlo.

La sera, in albergo, vengono a galla i primi sospetti. Lascia piuttosto perplessi gli altri corridori il fatto che il professore abbia vinto la prima tappa con trentacinque minuti di vantaggio. I big della corsa irrompono così nella sua stanza, lo scuotono, tastano i suoi muscoli, lo maltrattano, insistono perché riveli loro il suo segreto, quello che gli permette di andare così forte.

Anche grazie all’irruzione in scena del costruttore aka diavolo c’è però un misunderstanding, e i sigari di marca sembrano essere la pozione magica della nuova maglia rosa. Così la mattina seguente, al ritrovo di partenza, tutti in gruppo fumano, poco convinti però che possa essere quella l’arma segreta di questo piccolo corridore fino ad allora sconosciuto.

In ogni caso Bobet non sembra aversene a male:

La seconda frazione ricalca l’andamento della prima, anzi va anche meglio per il professore, perché si affronta la prima salita e lui, in maglia rosa, stacca tutti nettamente. Con facilità e senza sforzo apparente, tanto che i giornalisti scrivono che sembra correre con la pipa in bocca, la sua prestazione non può non destare sospetti:

Alla terza tappa i cronisti più sospettosi iniziano a indagare. Il professore si ferma a pescare in un laghetto e a mangiare in trattoria durante la corsa, ma vince comunque la frazione. “Fenomeno o imbroglio?” si domanda la stampa.

Ma il caos scoppia quando viene pubblicato su Youtube un video dove si vede la bici del professore che si muove apparentemente da sola. La polemica divampa, fra chi dice che è una chiara prova di doping motorizzato e chi sostiene al contrario che sia la forza d’inerzia a far girare le ruote.

Nel plotone ormai non si parla d’altro. C’è chi ci crede, chi non ci crede, chi giura che sono in tanti, da anni, a usare le bici motorizzate.

La federazione internazionale non sa bene che pesci prendere, e pur temendo lo scandalo impiegherà tre anni solo per decidere come attuare i controlli, se smontando la bici, usando un tablet a infrarossi o segando direttamente il telaio. Il professore intanto, pressato dai colleghi girini e dai giornalisti, smonta personalmente il suo mezzo per dimostrare a tutti che non c’è nessun motore nascosto:

Il Giro intanto va avanti e la maglia rosa continua a imporsi in tutte le tappe. Qui vediamo Magni e Schotte ormai scoraggiati in un vano tentativo d’inseguimento:

Ma le polemiche sono destinate ad aumentare. Guardando su Strava, dove il professore inserisce tutti i suoi dati, si scopre infatti che quando questi attacca non solo i suoi battiti cardiaci non aumentano, ma per l’intera frazione risultano essere quelli di un uomo di mezza età sonnecchiante sul divano davanti alla televisione sintonizzata sul segnale orario. La federazione internazionale con i suoi potenti mezzi decide allora di intervenire per quello che può, con uno scanner empirico che si aziona mettendo un tappo di sughero in bocca al sospettato.

Naturalmente non si scopre niente, ma ormai anche nei bar non si parla d’altro. La gente si divide in varie fazioni, fra chi crede che sia tutta una strategia di marketing per vendere bici agli amatori e chi è sicuro che il motorino lo usino tutti, chi sostiene che il doping meccanico sia peggiore di quello tradizionale, e chi invece il contrario.

Il Giro prosegue ma la corsa è passata ampiamente in secondo piano. Sono solo gli scoop che si susseguono a fare notizia: le indiscrezioni, le soffiate, le bufale, le interviste a presunti costruttori, i video dimostrativi sui social network… La paranoia fra i corridori dilaga talmente che prendono a controllarsi le bici a vicenda, alla ricerca dei motorini:

Non ci sono vere prove a suo carico, ma il professore viene comunque costretto dagli organizzatori ad abbandonare la corsa.
Qui lo vediamo apprendere la notizia, giustamente scorato:

Le varie federazioni non possono permettersi però uno scandalo di questa portata, così, quando l’ormai ex maglia rosa viene portata in giudizio al Tas di Losanna, arriva in suo aiuto il rapporto McLaren che incredibilmente lo scagiona:

Per festeggiare lo scampato pericolo, si finisce brindando tutti insieme. Sereni, sorridenti, allegri, almeno fino al prossimo scandalo.

E in tutta questa confusione, che fine ha fatto il costruttore della bici motorizzata? Lo ritroveremo in seguito sulle strade del Tour, come diavolo

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