Michele Scartezzini in terza ruota nell'attacco che lo porterà all'argento nello Scratch ad Apeldoorn 2018 © TrackCycling.net
Michele Scartezzini in terza ruota nell'attacco che lo porterà all'argento nello Scratch ad Apeldoorn 2018 © TrackCycling.net

E lo ribattezzarono Michele Scratchezzini

Grande giornata azzurra ai Mondiali su pista di Apeldoorn: Scartezzini argento nello Scratch, due bronzi dai quartetti dell’Inseguimento

Quindi, ricapitoliamo: Mondiali 2017, la nazionale italiana vince 3 medaglie (un oro-un argento-un bronzo) e torna a casa tutta gongolante per l’ottimo risultato ottenuto. Mondiali 2018, la nazionale italiana vince 3 medaglie in un giorno solo, oggi. Che dobbiamo fare? Preparare il gran pavese per accogliere gli azzurri di rientro dall’Olanda, tra qualche giorno?

No, perché qui si sta lambendo un ricorso storico clamoroso, dato che l’ultima volta che l’Italia ha conquistato più di tre medaglie ai Mondiali è stata nel 1997, ai tempi di Martinello-Villa-Collinelli, all’indomani dei trionfi di Atlanta 1996. Scalda il cuore, ritornare col pensiero a certi periodi. Lo scalda ancor di più considerando il ventennio che c’è stato in mezzo, tre lustri di buio totale rischiarati ora in questa seconda metà di anni ’10 dal prepotente ritorno delle maglie azzurre sulla scena della pista. Sì, è di pista che stiamo parlando, dei Mondiali in corso di svolgimento ad Apeldoorn in Olanda, e delle piccole grandi imprese della nazionale di Marco Villa e Dino Salvoldi.

E torniamo con la mente al precedente di 21 anni fa perché il rischio di eguagliare o addirittura superare quel risultato (quantomeno dal punto di vista quantitativo) è alto, ed è quel tipo di rischio che ogni appassionato avrebbe voluto correre da tanto tempo in qua.

Senza ipotecare il futuro prossimo – che sia quel che sia da domani a domenica – abbiamo materiale sufficiente per concentrarci su ciò che è appena passato sui benemeriti streaming pirata di mezza Europa (quello ufficiale di RaiSport ha fatto blackout, vai a sapere perché). E allora riviviamo questa bellissima giornata, un argento, due bronzi, e tanta fiducia.

 

Michele Scartezzini e l’argento che non ti aspetti
Partiamo dal metallo più pregiato, quello conquistato da Michele Scartezzini nello Scratch, per cui da oggi lo ribattezziamo Michele Scratchezzini. Nato a Isola della Scala come il suo collega e amico e compagno di allenamenti Elia Viviani, 26 anni, uomo squadra delle selezioni azzurre di questi anni, nel senso che ha sempre accettato ogni ruolo gli sia stato riservato… anche quello di riserva, in effetti in quest’occasione era il quinto uomo del quartetto inseguitore.

Si è allora votato allo Scratch, gara in cui partiva senza alcun riflettore puntato addosso, e invece è stato proprio lui il motore degli eventi, è stato lui l’iniziatore dell’azione risultata decisiva, a 40 giri dalla conclusione. Un attacco solitario, forse suicida se non gli fossero piombati sopra due notevoli compagni d’azione, il bielorusso Yauheni Karaliok e l’australiano Callum Scotson.

Da dietro s’è capito che quell’azione prometteva, e infatti il gruppo ha reagito, tanto da far impiegare 20 giri (o poco meno) al terzetto per guadagnare il sospirato giro. Una volta messo nello zaino un simile importantissimo vantaggio, che di fatto tagliava fuori dal podio tutti gli avversari, non rimaneva che stare attenti che nessun altro prendesse il giro nelle 20 tornate conclusive, per poi giocarsi l’ordine delle medaglie nella lunga volata finale.

La prima parte dell’impresa è riuscita agevolmente a Scartezzini e agli altri. Quanto alla seconda, i tre si sono marcati strettissimi, ignorando di fatto tutto il resto della compagnia scratchante, e Karaliok ne ha avuto di più e infatti ha preso margine nelle ultime tre tornate. Gli altri due hanno battagliato, e l’azzurro è stato bravissimo a relegare Scotson alle proprie spalle. Per un argento che premia tanti anni di sacrifici e abnegazione da parte di un ragazzo da sempre abituato a fare la doppia attività (su strada è tesserato Sangemini-MG.Kvis) e senza il paracadute di un assegno mensile di qualche forza armata. Bravo al cubo, Scratchezzini!

 

Un altro Inseguimento da record (e da medaglia) per Ganna e compagni
E veniamo alle due gare in cui avremmo scommesso di vincere una medaglia, alla vigilia: gli Inseguimenti a squadre. Di quello maschile restava da disputare l’atto finale, dato che il resto del torneo si era esaurito ieri nella giornata d’apertura, con gli azzurri eliminati al primo turno (che di fatto era una semifinale, in base alla formula della specialità) dalla Danimarca nonostante avessero stampato il nuovo primato italiano con 3’54″884.

Metabolizzata la delusione, oggi Filippo Ganna, Francesco Lamon, Simone Consonni e Liam Bertazzo hanno sfoderato un’altra prestazione maiuscola nella finale per il terzo posto che li vedeva opposti alla Germania. Andamento consueto per l’Italia, partenza controllata, crescita sostenuta e sorpasso sugli avversari a metà prova, per poi tenere al meglio negli ultimi due chilometri mentre gli altri scemavano, e abbassare ancora una volta il record nazionale fino a 3’54″606. Che è un tempo eccellente, ma rappresenta l’ennesimo punto di partenza per obiettivi ancora più ambiziosi. Non diciamo altro.

La Danimarca in finale è stata invece messa a tacere da Ed Clancy e i suoi compagni del quartetto britannico, Kian Emadi, Ethan Hayter e Charlie Tanfield, 3’53″389 per loro, 3’55″232 per gli scandinavi.

 

Anche le ragazze compiono il proprio dovere di medagliate
L’Inseguimento a squadre femminile era rimasto invece alle qualifiche, dalle quali l’Italia era uscita con il terzo tempo. L’inserimento della titolare Silvia Valsecchi in luogo di Simona Frapporti (che aveva gareggiato ieri) per la sfida del primo turno in cui le azzurre erano opposte alla Gran Bretagna ha permesso di limare nove decimi (4’20″647) ma ciò non è bastato per piegare le scatenate Katie Archibald e compagne, le quali si sono giovate di un momento di appannamento delle italiane dopo il terzo chilometro, e hanno chiuso con 1″250 di margine.

In finale poi Archibald-Barker-Kenny-Nelson si sono scontrate con un mostro ancor più famelico, gli Stati Uniti dell’immane Chloe Dygert (e di Jennifer Valente, Kelly Catlin e Kimberly Geist), che hanno vinto nettamente l’oro in 4’15″669 contro i 4’16″980 delle britgirl.

Ma torniamo alle “nostre” e alla loro finalina contro il Canada: Elisa Balsamo, Tatiana Guderzo, Letizia Paternoster e Silvia Valsecchi hanno dato vita a una sfida spasmodica con le nordamericane, un continuo testa a testa, ora passava primo un quartetto, ora l’altro, e per tre chilometri la lotta è stata incertissima a ogni intertempo. Poi però le azzurre hanno tenuto un’invidiabile regolarità nel quarto chilometro, mentre le altre sono letteralmente scoppiate, sicché anche da questa gara è arrivato un bel bronzo. Tempi finali, 4’20″202 per l’Italia, 4’23″216 per il Canada. E si va avanti così, verso altri traguardi.

 

Le altre gare della giornata: grande Puerta nel Keirin
In questa seconda giornata di Mondiali si è disputato il torneo del Keirin maschile, e a imporsi è stato per la prima volta Fabián Puerta, che in palmarès vantava fin qui due argenti iridati. Il colombiano, nientemeno che cognato del più noto Fernando Gaviria (ne ha sposato la sorella Juliana, anche lei pistard anche se attualmente in pausa per maternità), l’avevamo visto spesso agli arrivi di tappa del Giro 2017, a festeggiare i successi del celebrato parente; ma per la serie “oggi ho vinto anch’io”, ad Apeldoorn il ragazzo (26 anni) è riuscito nell’impresa di ammutolire un intero velodromo, che sognava sulle ruote dei beniamini di casa Matthijs Buchli e Harrie Lavreysen, i quali avevano superato brillantemente i turni precedenti (meglio Buchli di Lavreysen, che era dovuto transitare anche dai ripescaggi). Tra l’altro la formula di questi Mondiali è stata particolarmente sanguinosa, dato che sia al primo turno che ai ripescaggi passavano solo i primi della batteria, e ciò ha causato premature eliminazioni eccellenti (Awang, Pervis, Kelemen, Webster, Dawkins, non sono nemmeno arrivati in semi).

In finale ci si attendevano medaglie oranje, ma i due olandesi si sono mossi male (troppo in anticipo Lavreysen, troppo in ritardo Buchli), e sono rimasti entrambi giù dal podio (sesto e quarto rispettivamente). Puerta invece ha fatto una gran bella rimonta tra curva e ultimo rettilineo, ed è andato a vestirsi d’iride davanti al giapponese Tomoyuki Kawabata (erano 25 anni che i nipponici mancavano il podio mondiale del “loro” Keirin!) e al tedesco Maximilian Levy.

Primi turni per la Velocità femminile, poi, e grandi nomi che domani si scontreranno in semifinale: da una parte sfida tedesca tra Kristina Vogel e Paulina Grabosch; dall’altra l’australiana Stephanie Morton se la vedrà con l’hongkonghese Wai Sze Lee. Le quattro hanno superato ai quarti rispettivamente Laurine Van Riessen e Shanne Braspennincx (Germania-Olanda 2-0, in pratica), la lituana Simona Krupeckaite e la russa Daria Shmeleva.

 

Le gare di domani: attesa per Ganna e Balsamo
La Velocità femminile, nei suoi ultimi atti, sarà uno degli appuntamenti principali della terza giornata di Mondiali su pista. Contestualmente, si svolgeranno i primi turni del torneo della Velocità maschile.

Ma poi: Omnium donne con Elisa Balsamo a battagliare (per una medaglia? Chissà!) con fortissime avversarie come Kirsten Wild, Elinor Barker, Lotte Kopecky, Amalie Dideriksen e (occhio) Yumi Kajihara, che in Coppa del Mondo ha fatto mirabilie.

Corsa a punti uomini con Liam Bertazzo che proverà a dire la sua in una gara il cui faro sarà senza dubbio Cameron Meyer. Ma attenzione anche a Mark Stewart, Morgan Kneisky, Jan-Willem Van Schip, Eloy Teruel, Max Beyer, Kenny De Ketele e qualcuno lo trascuriamo di sicuro.

E poi le maggiori speranze di allori per l’Italia: risiedono nell’Inseguimento individuale di Filippo Ganna, già iridato di specialità nel 2016, poi battuto l’anno scorso dall’australiano Jordan Kerby, che però qui non c’è. In compenso ci sono altri due azzurri in gara, il già lodato Michele Scartezzini e Marco Coledan.

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