Filippo Ganna festeggia l'oro conquistato nell'inseguimento individuale a Apeldoorn © Swipix - UCI
Filippo Ganna festeggia l'oro conquistato nell'inseguimento individuale a Apeldoorn © Swipix - UCI

Ganna Mondiale, quando la vita è un arcobaleno!

Fantastico titolo per Filippo nell’Inseguimento nella rassegna iridata di Apeldoorn. Balsamo si ferma a un punto dal podio nell’Omnium femminile

Filippo Ganna, 22 anni a luglio, due volte Campione del Mondo dell’Inseguimento. Non è un biglietto da visita perché il ragazzo non ne ha più bisogno, ma un’utile sintesi per ricordarsi ancora una volta la precocità di questo fantastico ciclista, cronoman, passista, pistard, definitelo come volete, di sicuro uno che ha già lasciato un segno profondo.

Da tre anni è il faro della specialità, perché in mezzo ai due ori – il primo conquistato nel 2016 a Londra, il secondo appena poche ore fa ad Apeldoorn – c’è pure l’argento preso a Hong Kong l’anno scorso, e non sono poi tanti i corridori in grado di finire per tre anni di fila sul podio dell’Inseguimento, nella storia. L’unico cruccio per Ganna è che alle Olimpiadi questa specialità non c’è, ma lì se si continuerà a lavorare bene come fatto in questi ultimi anni, qualche soddisfazione potrà togliersela con la prova a squadre, Filippo.

Alla grande gioia di Ganna non ha fatto eco una medaglia, che pure sarebbe stata meritata, per Elisa Balsamo nell’Omnium: la cuneese si è fermata a un solo punto dal bronzo, fatto che se da un lato le lascerà grandi rimpianti, dall’altro deve spingerla a fare quell’ulteriore passettino che le permetterà di lottare ad armi pari con le rivali più quotate. E non abbiamo scritto “le permetterebbe” perché siamo certi che lei quel miglioramento lo farà. C’è tempo: Tokyo dista da qui ancora due anni e qualche mese.

 

Filippo Ganna e un altro fantastico oro
Torniamo al centro della scena, quella occupata oggi da Filippo Ganna: in qualifica il piemontese era in batteria con il rivale più accreditato alla vigilia, il britannico Charlie Tanfield, reduce da una gran Coppa del Mondo a Minsk. Con la sicurezza che ormai da tempo lo contraddistingue, l’azzurro si è lasciato alle spalle l’avversario, 4’13″622 contro 4’14″025, e il tempo non lo riportiamo per oziosa pignoleria, ma perché ha rappresentato il nuovo record italiano sui 4 km: oltre un secondo meglio rispetto a quanto lui stesso aveva fissato ai Mondiali 2017 (4’14″647).

Le premesse per una finale da urlo c’erano già tutte. A porre qualche dubbio è venuta però la prestazione, subito dopo, di Ivo Oliveira, che ha fermato i cronometri a 4’12″365, accreditandosi come possibile sorpresona (si accingeva a conquistare la prima medaglia portoghese ai Mondiali di ciclismo su pista).

In finale – dopo che Tanfield ha ceduto il passo al russo Alexander Evtushenko per il bronzo – i due contendenti si sono presentati carichi a mille. Il lusitano è partito forte, Ganna come al solito ci ha messo un po’ a carburare. Ha lasciato sfogare Oliveira, che dopo un chilometro aveva accumulato già un secondo abbondante di vantaggio. Dai 1000 in avanti però non c’è più stata storia alcuna: a ogni giro, fino ai 3 km, l’azzurro ha limato tra l’uno e i due decimi, e subito dopo i 3000 c’è stato l’aggancio.

Gli ultimi quattro giri sono stati quelli del tripudio, di Ivo sempre più sfiatato e sfiduciato, e di Filippo che faceva il bello e il cattivo tempo. Fino alla chiusura, fragorosa ancora una volta: 4’13″607, altri 15 millesimi limati al suo stesso record, e festa grande mentre il portoghese non si capacitava del suo 4’15″428, ben lontano dall’eccellente prova di poche ore prima.

Nella gara che ha spinto l’Italia al quarto posto provvisorio nel medagliere (un oro, un argento, due bronzi) c’erano anche altri due azzurri impegnati nelle qualifiche, Michele Scartezzini le ha chiuse al 15esimo posto (4’26″132), Marco Coledan al 17esimo (4’27″434).

 

Elisa Balsamo senza timori reverenziali nell’Omnium
Non era facile l’impresa richiesta a Elisa Balsamo nell’Omnium: intanto c’era una padrona di casa vorace e spinta dall’entusiasmo del pubblico di Apeldoorn, Kirsten Wild. La quale ha subito messo le cose in chiaro, vincendo lo Scratch e assumendo quindi subito il comando di una classifica che non avrebbe più ceduto nel corso della giornata. Però nella prova in questione, al secondo posto s’è inserita proprio lei, Elisa. Più indietro le altre rivali accreditate, la giapponese Yumi Kajihara quinta, la belga Lotte Kopecky sesta, l’inglese Elinor Barker settima, l’americana Jennifer Valente nona, la danese Amalie Dideriksen 12esima.

La Tempo Race, seconda prova, ha visto la rivincita di Barker, andata all’attacco nel finale della prova e rimasta al comando per i sei giri conclusivi, che sommati a uno sprint vinto nelle prime battute le hanno consentito di aggiudicarsi con margine (7 punti) la sfida. Seconda la tedesca Gudrun Stock a 4, terza la cinese Wang Xiaofei a 3. Balsamo è riuscita a vincere due sprint, come altre quattro avversarie, ma nella volata dell’arrivo si è piazzata alle spalle di tutte e quattro (ovvero, nell’ordine: Valente, Wild, Dideriksen e Kajihara): a posteriori, le son mancati proprio qui i punti che le avrebbero consentito l’assalto vincente al podio.

In ogni caso l’azzurra si è presentata alle gare della sera occupando la terza posizione in classifica con 64 punti, contro i 72 di Wild prima e i 68 di Barker seconda; quarta era Kajihara a 60, quinta Valente a 58.

 

Ma per la piemontese il podio sfugge per un solo punto
L’Eliminazione è stata una prova piuttosto drammatica, a causa di una caduta che nei primi giri ha coinvolto una decina di atlete in un irrefrenabile effetto domino. La Wang e la canadese Allison Beveridge sono state addirittura costrette al ritiro. Elisa si è comportata ottimamente in gara, ha tenuto con attenzione le prime posizioni del gruppetto, facendo spesso a spallate con la Kajihara, e ha chiuso al terzo posto, battuta solo da Wild (irresistibile) e Valente, seconda. La Barker, tra le più ammaccate dopo la caduta, si è piazzata solo settima, cedendo quindi all’italiana il secondo posto in classifica: 112 per Wild, 100 per Balsamo, 96 per Barker e Valente alla vigilia della decisiva Corsa a punti.

E qui, nella prova finale, si è lottato a viso aperto: contrariamente a quanto accade spesso nelle gare a punti femminili, c’è stata una sequela di giri conquistati. Dapprima s’è lasciato spazio ad atlete che erano lontane in classifica (Rushlee Buchanan, Jarmila Machacova, Andrea Waldis, Polina Pivovarova, Alexandra Goncharova), po a metà prova si è mossa Amalie Dideriksen insieme a Gudrun Stock, e su di loro si sono poi portate di nuovo Buchanan e Goncharova: risultato, giro preso per tutte e quattro. Nel finale, anche Anita Stenberg e di nuovo Machacova avrebbero guadagnato una tornata.

Mentre tutto ciò accadeva (e influiva sulla classifica, perché Dideriksen e Buchanan hanno recuperato moltissime posizioni in alto), la Wild si limitava a controllare le più vicine e a dare un unico colpettino allo sprint (vinto il quarto su otto totali). Purtroppo per lei, Elisa era la più vicina all’olandese, e quindi la più controllata, insieme a Barker e Valente. A poco le son serviti i 3 punti conquistati al quarto sprint, perché di fatto è arrivata a fine prova al quarto posto, scavalcata da Dideriksen e Buchanan.

Ma non era ancora tutto perduto: se si fosse piazzata terza all’ultimo sprint avrebbe ancora potuto scavalcare la neozelandese (a patto che questa non si piazzasse); in avanscoperta c’erano Kopecky e Boylan, che si sono aggiudicate le prime due posizioni. Restavano in palio i quattro punti del terzo posto, ma nonostante l’impegno l’azzurra non è riuscita a sopravanzare Wild, che è andata a vincere la volata del gruppo per prendersi l’ultima ovazione del velodromo. Amaro in bocca per la piemontese, per un esito per lei impietoso: Wild 121 punti, Dideriksen 112, Buchanan 106, Balsamo 105. Più indietro Valente (101), Barker (97), Kopecky (94) e Kajihara (93).

 

Cameron Meyer, maestro indiscusso della Corsa a punti
In tema di Corsa a punti, come non esaltare l’ennesimo trionfo di Cameron Meyer nella specialità? Per l’australiano si è trattato del quinto titolo mondiale conquistato in questa gara. E anche questo, come i precedenti, ha riempito gli occhi di tutti, confermando una supremazia spettacolare da parte del biondissimo wallaby.

Non ci dilunghiamo in troppi dettagli, ci limitiamo a ricordare che Meyer ha guadagnato due volte il giro, ha vinto 5 sprint piazzandosi in altri due, totalizzando così 70 punti che gli sono bastati per battere l’olandese Jan Willem Van Schip (52), il britannico Mark Stewart (49), l’hongkonghese Cheung King Lok (48), il belga Kenny De Ketele (46) e tutti gli altri, compreso un discreto Liam Bertazzo, decimo con 24 punti (frutto tra l’altro di un giro guadagnato).

Occorre però descrivere almeno un paio di snodi: a poco più di 30 tornate dalla fine un gruppetto si è involato in caccia, e tra gli altri c’era pure Cheung, che tra lo sprint vinto nell’azione (il 13esimo di 16), e il giro conquistato, ha addirittura osato scavalcare Cameron, 48 a 45. Ma Meyer, vecchio volpone della pista, ha capito presto quello che stava per accadere, e ancor prima che l’hongkonghese concludesse la sua caccia vittoriosa, è a propria volta partito per andare a conquistare il suo secondo giro, e nel corso della fulminea caccia ha vinto pure il 14esimo sprint, mettendo a referto un “gioco da 25 punti” che l’ha proiettato a 70, quota da cui non si sarebbe più spostato, limitandosi a controllare nel finale. Potendolo ovviamente fare grazie all’enorme margine che si era precedentemente costruito.

La seconda azione che ci piace descrivere è quella di Jan Willem Van Schip, già abbastanza positivo nel corso della prova (a lungo in zona podio, anche primo per una ventina di giri nella prima parte di gara), che però nel tourbillon del finale, tra giri conquistati in sequenza da diversi avversari, era scivolato al quinto posto a 42 punti. Per riscalare il podio avrebbe dovuto arrivare almeno secondo nello sprint conclusivo (che dà – lo ricordiamo – punteggi doppi rispetto agli altri). Non ha lasciato nulla di intentato, JWVS: si è messo in testa a tre tornate dal termine, e ha impostato una volata lunghissima, riuscendo a non farsi superare da quella muta di cani rabbiosi che gli ringhiavano alla ruota. Sprint vinto, 10 punti incamerati, argento conquistato nel tripudio generale. Questo ragazzo, già molto bravo anche su strada, continua (e continuerà) a far parlare di sé. Lo aspettiamo nelle classiche.

 

Kristina Vogel, continua il viaggio veloce nell’immensità
Infine parliamo di Velocità: il torneo maschile si è aperto col botto, nel senso che nella prima giornata si è registrata l’inopinata eliminazione degli idoli di casa Jeffrey Hoogland e Harrie Lavreysen, entrambi usciti agli ottavi. Questi gli accoppiamenti per i quarti di domani: Ryan Owens-Maximilian Levy, Matthew Glaetzer-Denis Dmitriev (in pratica una finale anticipata), Sébastien Vigier-Mateurz Rudyk e Jack Carlin-Edward Dawkins.

Poi, la Regina: Kristina Vogel ha vinto il torneo femminile della Velocità, dopo aver incamerato ovviamente anche l’oro nella prova a squadre. Nell’individuale la straordinaria campionessa tedesca ha avuto più di un grattacapo per superare la tenace Stephani Morton in finale, tanto da essere costretta alla bella dall’australiana. L’esito è stato in ogni caso vincente per Kristina, all’undicesimo titolo mondiale in carriera. E ha ancora 27 anni…

Anche la finalina ha parlato tedesco, con Pauline Grabosch che ha piegato per 2-0 la rappresentante di Hong Kong Wai Sze Lee. Sia tra gli uomini che tra le donne non c’erano italiani in gara.

In tema di azzurri, passiamo a domani: ritroveremo Miriam Vece nei 500 metri, Silvia Valsecchi nell’Inseguimento (gara in cui si farà vedere anche Martina Alzini), e Letizia Paternoster nella Madison, in coppia con Maria Giulia Confalonieri (una medaglia? Difficile, ma con un po’ di fortuna non impossibile). Tra gli uomini si concluderà il torneo della Velocità e poi avremo l’Omnium, con Simone Consonni a rappresentare i colori italiani. E vedrete che anche domani sera avremo un bel po’ di storie da raccontare.

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