Tiesj Benoot tra Romain Bardet e Wout Van Aert sul podio della Strade Bianche 2018 © RCS Sport-La Presse
Tiesj Benoot tra Romain Bardet e Wout Van Aert sul podio della Strade Bianche 2018 © RCS Sport-La Presse

Van Aert ruba la scena, Van Avermaet brutta copia

Le pagelle della Strade Bianche 2018: Visconti miglior italiano non solo nell’ordine d’arrivo, Bardet valoroso, Sagan ininfluente

Tiesj Benoot – 10
Probabilmente se la immaginava in qualche corsa di casa, tra muri e pavé, la sua prima vittoria da professionista. E invece arriva nella “più meridionale classica del nord”, come da fortunato claim. Strade Bianche magistrale la sua, non sbaglia un colpo, coglie i tempi di ogni singolo intervento, sia quando rientra con Sagan sul gruppetto Valverde-Van Aert, sia quando si inserisce nel contrattacco di Visconti, sia quando si mette a inseguire con Serry i due battistrada, sia quando piomba su di loro per poi staccarli sulle Tolfe. La giornata del “sia quando”, per Tiesj. Sia quando sia, questa prima vittoria è giunta oggi, alla Strade Bianche numero 12, ed è già poster, è quasi casa, è quasi amor.

Romain Bardet – 9
Questa versione arrembante di Romain vale due volte quella sparagnina dell’ultimo Tour. Davvero. Abbandoni la Grande Boucle e si dedichi alle classiche, se l’intenzione è di correrle sempre in questo modo. Paradossi a parte, abbiamo ammirato un valoroso. Ha reso giustizia a se stesso con la condotta di gara odierna, il secondo posto gli va pure stretto ma il Benoot degli ultimi 40 km è stato francamente troppo perfetto per poter nutrire rimpianti.

Wout Van Aert – 10
D’accordo, qui parla anche la fascinazione per un giovanotto che fin qui ha corso a questi livelli forse una volta (sabato scorso alla Omloop Het Nieuwsblad), ma che nel cross ha già vergato – a 23 anni – pagine memorabili. La fascinazione per chi manda all’aria anni di chiacchiere su periodizzazioni e amenità varie: 4 settimane fa vinceva (in maniera peraltro sublime) il suo terzo Mondiale di ciclocross, oggi dà lezioni di fango a chiunque. È vero che le condizioni meteo-ambientali l’hanno indubbiamente favorito. Ma è anche vero che non ti aspetteresti da un novellino una simile padronanza, una simile autorevolezza, un simile carisma. Una simile capacità di soffrire. Oggi ruba la scena a tutti. Il cuore a noi già da tanto tempo.

Peter Sagan – 5
È ormai ufficiale che questa corsa mal la digerisce. Oggi la sua presenza risulta del tutto ininfluente, e questo fatto è grave quando si parla di Peter Sagan. Non ha la brillantezza per seguire nessuno, le seconde linee gli sfuggono da tutte le parti senza che lui possa opporre nulla, poi certo la classe lo sorregge per conquistare nel finale una top ten che non aggiunge nulla alla sua carriera. Verranno giorni migliori.

Michal Kwiatkowski – 5
Fino a un certo punto è anche propositivo, anzi è uno degli ispiratori dell’attacco che a 55 km dalla fine cambia il volto alla Strade Bianche 2018. Ma poi si svuota di colpo, come già in passato più volte gli è successo, in pratica il suo motore biologico scarbura e lui si blocca, beccando 11 minuti in 40 chilometri. Non è neanche una controfigura di Michal quella che giunge a Siena, quanto una vera e propria trasfigurazione. La sindone fangosa di Kwiatkowski.

Alejandro Valverde – 6
Una serie di intoppi nell’avvicinamento alla classica toscana, una gastroenterite, poi un aereo che salta, ma mantiene la concentrazione dei forti, è principio attivo dell’azione principale, ma poi ha quasi paura di premere sull’acceleratore quando si muovono quelli che andranno a giocarsi la vittoria: l’antica piaga dell’attendismo rifà capolino. Il quarto posto in Campo non gli serve a niente, se non a tornare a casa con uno zainetto di rimpianti.

Gianni Moscon – 5.5
Ha delle attenuanti, non è ancora al top della brillantezza, reduce da un ritiro in altura. Forse il problema è che da lui ormai (e non ha ancora fatto niente, figurarsi fra 3-4 anni) ci si attende sempre qualche cosa di rilevante. Quel qualcosa che oggi non arriva. Non può essere utile al capitano perché il capitano a un certo punto svanisce (Kwiatko), non è nemmeno utile per se stesso perché gli sfuggono un paio di azioni che avrebbero potuto portarlo molto in alto. Chiude a ridosso dei 10, ma non conserverà screenshot di questa sua SB.

Greg Van Avermaet – 4
Oggi abbiamo (non) visto la brutta copia della sua brutta copia.

Philippe Gilbert – 4.5
Non era tra i principali favoriti, ma nemmeno così dimesso era da aspettarselo.

Zdenek Stybar – 6
Un altro degli ex vincitori della corsa, ha cercato di fare cose, vedere gente, interessarsi, ma alla fine alla fatidica domanda “sì, ma di che Campo?” non ha trovato risposte. Settimo con poco margine.

Giovanni Visconti – 7
Bella corsa del nostro vecchio amico Giovisco, gagliarda, orgogliosa (quando Valverde e Sdengo quasi lo staccano ma lui niente, resta attaccato con lo sputo), premiata da una top five che lo eleva a miglior italiano di giornata (ma non serviva la certificazione dell’ordine d’arrivo a dirlo, era bastato già lo svolgimento della gara). Lui sì che una bella gigantografia di sé infangato se la potrà fare stampare con legittimità e merito, e conservarla.

Vincenzo Nibali – 4.5
Non propriamente alla Strade Bianche si richiede a Nibali di fare il Nibali, soprattutto alla luce della lunga stagione che lo attende. Eppure. Neanche arriva a Siena, segno che la giornata, al di là di tutte le valutazioni contingenti, non era proprio delle migliori. [Il giudizio è stato espresso prima di sapere che Nibali è stato vittima di una foratura sul più lungo settore di sterrato, e che – senza potersi avvalere del cambio ruote – ha dovuto pedalare per diversi chilometri con una gomma a terra, fatto che l’ha estromesso di fatto dalla corsa, nda]

Robert Power – 8
Uno che si era perso per strada, non per colpe proprie ma per una rara malattia del midollo, e che invece oggi scopriamo definitivamente ritrovato: ha solo 23 anni (in realtà non li ha ancora compiuti), come tanti dei protagonisti di questa Strade Bianche, ma corre come se ne avesse 7-8 di più. E lasciarsi (da sesto all’arrivo) tanta nobiltà alle spalle significa molto.

Valentin Madouas – 7.5
Ancor più giovane dell’appena citato Power, grande promessa del ciclismo francese, oggi ha fatto capire al mondo che non c’è nulla di meno campato in aria che aver scommesso su di lui da parte del vecchio satrapo Madiot. In fuga da lontano, poi in fuga da vicino, e ne ha ancora per chiudere nei 20 (proprio ventesimo) una corsa del genere, in una giornata del genere, contro avversari del genere (Tom Dumoulin, 21esimo, gli arriva un minuto dietro!). Valentin c’è!

Quentin Jauregui – 6.5
In rappresentanza del fuggitivo ignoto della prima ora (nove altri con lui), quello che si smazza tanta fatica lontano dal traguardo, che poi cerca di resistere come può, di dare ancora una mano al capitano (Bardet), e che poi la corsa la porta a termine. Fuori tempo massimo. Ma la porta a termine, cacchio!

Pieter Serry – 7
Sulle prime lo scambiano per Gilbert, si capisce, c’è tanto fango e non è facile riconoscere tutti i corridori. Lui comunque fa di tutto per perpetuare il qui pro quo, nel senso che attacca, se la gioca a viso aperto, iscrive ottimamente il proprio nome in quell’elenco di seconde linee che per un giorno assurgono ad assoluto protagonismo. Poi nel finale si ricorda quelle vecchie questioni di lignaggio, spende le ultime energie per aiutare Stybar, sopraggiunto su di lui, e poi non gli resta che portare la bici all’arrivo. Dati i distacchi enormi, salva la top ten, e se lo merita.

Daniel Oss – 6
Secondo italiano al traguardo, ma fuori dai 10, però non toccherebbe certo a lui finalizzare in una corsa del genere, così come non toccherebbe ai suoi compagni presenti nel gruppetto buono (Gregor Mühlberger, poi decimo, e Marcus Burghardt), ma Sagan è in altre faccende affaccendato per cui si fa quel che si può. Di certo però Peter sarà contento di avere una squadra tanto competitiva; era anche ora.

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