Marcel Kittel supera Peter Sagan a Fano © LaPresse - Ferrari
Marcel Kittel supera Peter Sagan a Fano © LaPresse - Ferrari

Sagan oscura la seconda di Kittel

Nella sesta tappa della Tirreno-Adriatico vince ancora il tedesco allo sprint, ma la rimonta ed il secondo posto di Peter sono da applausi

Le prime sconfitte avevano lasciato forse un po’ di insicurezza a Marcel Kittel ed al Team Katusha-Alpecin che poi hanno stentato a trovare i giusti meccanici per le volate: ma probabilmente il forte sprinter tedesco aveva solo bisogno di sbloccarsi ed infatti dopo la vittoria nella seconda tappa della Tirreno-Adriatico a Follonica, Kittel si è ripetuto oggi a Fano nella prima occasione adatta ai velocisti. Le due vittorie conquistate in Italia, però, non sono ancora sufficienti a sciogliere le riserve su quella che sarebbe la sua prima partecipazione in carriera alla Milano-Sanremo: qualche dubbio c’è ancora anche perché la Classicissima di Primavera non si può definire ideale per un corridore come lui abbastanza allergico ad ogni tipo di salita, ma sembra illogico non provarci neanche e con questi due successi potrebbe essere più difficile dire un’altra volte di no.

Ma un enorme protagonista del finale di oggi è stato anche il campione del mondo Peter Sagan che ha chiuso di nuovo al secondo posto alle spalle di Marcel Kittel, ma lo fatto dando spettacolo ed esaltando chiunque abbia seguito la sua rimonta negli ultimi chilometri. A 8 chilometri dall’arrivo in gruppo c’è stata una caduta innescata da Fernando Gaviria che era immediatamente davanti a Sagan: lo slovacco della Bora-Hansgrohe è riuscito a restare in piedi con un incredibile funambolismo ma ha danneggiato la bicicletta, a quel punto ha dovuto inseguire quasi da solo ed è rientrato in gruppo ai meno 4 chilometri, Daniel Oss gli ha dato una mano a risalire qualche posizione ma poi è stato ancora Sagan con uno slalom tra gli avversari ed a guadagnare posizioni con un’altra magia saltando una rotonda. Il risultato è che all’ultimo chilometro Peter Sagan era a ruota di Marcel Kittel e nello sprint è addirittura arrivato più vicino al tedesco che non l’altro giorno a Follonica.

Jacopo Mosca ancora in fuga
La tappa di oggi si presentava fin dall’inizio come la seconda occasione per i velocisti anche perché gli ultimi 60 chilometri erano molto facili, prevalentemente in pianura e quindi molto adatti all’inseguimento da parte di un gruppone organizzato. La prima parte di gara era invece molto più ondulata con l’aggiunta dell’insidia del maltempo, ma nessuno ha provato davvero ad invertarsi qualcosa di diverso: superato il chilometro 0 il primo a scattare è stato ancora una volta Jacopo Mosca (Wilier-Selle Italia) seguito da Krists Neilands (Israel Cycling Academy) a cui si sono poi aggiunti anche Artem Nych (Gazprom-Rusvelo) ed il campione tedesco Marcus Burghardt (Bora-Hansgrohe).

Il quartetto di fuggitivi ha guadagnato poco più di tre minuti e mezzo, poi fin da subito sono state la Katusha-Alpecin e la LottoNL-Jumbo a prendere in mano le operazione in gruppo ed a gestire l’inseguimento. Nei primi 65 chilometri la corsa è scivolata via in maniera abbastanza regolare e senza particolari sussulti, se si esclude una breve accelerazione dell’Astana: Jacopo Mosca, alla sua quarta fuga in questa Tirreno-Adriatico, ha vinto prima il gpm di Offagna salendo al secondo posto nella speciale classifica, poi si è ripetuto al traguardo volante di Jesi aumentando il proprio vantaggio sul secondo nella classifica a punti e sembra il favorito in vista della crono di domani.

Burghardt ci prova da solo
Sul secondo gran premio della montagna di giornata, il breve ma duro strappo di Ostra, la situazione di cosa è cambiata: il tedesco Marcus Burghardt ha accelerato guadagnando qualche metro su Mosca, Neilands e Nych, ma una volta arrivato in cima non si è fermato ad aspettarli e ha tirato dritto. A Ostra, a 78 chilometri dall’arrivo, il ritardo del gruppo dalla testa della corsa era di 2’30”, con la sua azione solitaria invece Burghardt ha guadagnato parecchio terreno arrivando ad un massimo di 3’55” quando mancavano 55 chilometri dall’arrivo. Per i suoi tre ex compagni di fuga non c’è stato più niente da fare: molto stanchi e forse poco organizzati, hanno perso inesorabilmente terreno dal corridore della Bora ed a poco più di 40 chilometri dal traguardo sono stati ripresi dal plotone dove la Quick-Step era messa ad aiutare Katusha-Alpecin e LottoNL-Jumbo.

Con un solo uomo in fuga, la tappa ha trovato un nuovo spunto di interesse nel secondo traguardo volante di giornata, quello posto a 26 chilometri dall’arrivo a Fano in corrispondenza del primo passaggio sotto all’arrivo. Qui Burghardt è passato per primo, prendendosi 5 punti e 3″ di abbuono sostanzialmente ininfluenti in tutte le classifiche, ma in ballo restavano ancora altri abbuoni per il secondo ed il terzo: vista la classifica molto corta, e per evitare sorprese, la maglia azzurra si è lanciata nello sprint ma la BMC ha fatto di tutto per difendere la posizione di Damiano Caruso e così Greg Van Avermaet e Patrick Bevin sono riusciti ad anticipare il polacco del Team e lasciare invariato a 3″ il suo vantaggio nei confronti del siciliano. Magari domani scopriremo che sarà a servito a poco, ma meglio non rischiare.

Finale caotico, Gaviria si rompe
La fuga di Burghardt è terminata a 19 chilometri dall’arrivo e poco prima aveva forato uno sfortunato Jakub Mareczko (Wilier), già vittima di una caduta senza conseguenze ai meno trenta. Ai meno 11 anche Geraint Thomas (Sky) ha dovuto mettere i piedi a terra: foratura anche per il gallese che è stato atteso dai compagni, compreso Chris Froome in un’isolita veste di gregario. Il momento più importante, però, si è avuto a 8 chilometri dal traguardo quando Maximiliano Richeze ha fatto un leggero scarto nel treno della Quick-Step Floors e la sua ruota posteriore si è toccata con quella anteriore del compagno di squadra Fernando Gaviria.

Il giovane colombiano non è stato abbastanza reattivo da evitare il contatto, sebbene non fosse semplice a quelle velocità, e ha perso il controllo del mezzo finendo rovinosamente a terra rompendosi una mano. Per lui niente Milano-Sanremo, ed è un grande peccato. Di Peter Sagan abbiamo già raccontato tutto, caduta evitata per miracolo e grande numero nell’inseguimento: tanti invece non sono riusciti ad evitare Gaviria o la sua bicicletta e tra chi è finito al suolo citiamo Romain Bardet, Sep Vanmarcke Patrick Bevin, Tosh Van der Sande e Guillaume Boivin. Il gruppo è arrivato così alla volata quasi dimezzato rispetto alla sua dimensione originale, nonostante alcuni siano riusciti a rientrare.

La Quick-Step lancia Richeze, ma Kittel batte tutti
Negli ultimi chilometri la Katusha si è un po’ disunita e così è stata la Quick-Step Floors a mettere davanti il proprio treno: orfana di Gaviria, la squadra di Patrick Lefévère ha puntato tutto sull’argentino Maximiliano Richeze che è uscito dall’ultima curva in seconda posizione a ruota del compagno di squadra Zdenek Stybar nell’inedito ruolo di ultimo uomo. Il lavoro del campione ceco è stato buono e Richeze è stato messo nelle condizioni ideali per fare la sua volata se non fosse stato per Marcel Kittel perfettamente incollato alla sua ruota: il tedesco non gli ha lasciato scampo superandolo abbastanza facilmente e andando a conquistare il secondo successo italiano in carriera, Peter Sagan ha provato a recuperare negli ultimi metri ma sull’ultimo rettilineo la linea d’arrivo è arrivata troppo presto; per Richeze alla fine è arrivato un terzo posto che, con questi avversari, non è certo da buttare. Tre sono stati invece gli italiani nelle prime 10 posizioni: il migliore è stato Sacha Modolo quarto, poi Marco Canola ha portato a casa un settimo posto con Simone Consonni ottavo.

La 53esima edizione della Tirreno-Adriatico si concluderà domani con la cronometro individuale di San Benedetto del Tronto, una prova che i corridori conoscono bene e che potrà ancora creare qualche cambiamento in classifica generale nonostante sia lunga solo 10 chilometri. Michal Kwiatkowski parte da grande favorito con 3″ di vantaggio su Damiano Caruso che proverà ad approfittare di ogni eventuale incertezza: dietro può cambiare tutto perché dal terzo al decimo posto ci sono otto corridori in appena 24″ con Geraint Thomas (quarto a 29″ da Kwiatkowski) che sulla carta è quello con le migliori doti nelle prove contro il tempo.

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