Gianni Moscon durante la E3 di Harelbeke chiusa all'ottavo posto © Team Sky - Tim De Waele
Gianni Moscon durante la E3 di Harelbeke chiusa all'ottavo posto © Team Sky - Tim De Waele

Moscon è nel club, Sagan marca male

Le pagelle della E3 Harelbeke: Van Avermaet in crescita ma non fa ancora la differenza, Trentin una conferma, Vanmarcke vita grama

Niki Terpstra – 10
Il voto in più rispetto ai compagni lo merita per aver vinto, perché comunque al finalizzatore spetta il ruolo di uomo copertina. Si è gestito ottimamente, mettendo a referto una vittoria figlia di un attacco di 74 km: non robetta da tutti i giorni, insomma.

Yves Lampaert – 9
È grazie al suo sacrificio se stasera Terpstra ha nel suo diadema una bella perla in più. Avrebbe meritato anche lui di cogliere un posto sul podio, ma a un certo punto proprio non gli era rimasto niente nelle gambe. Si troverà una delle prossime corse in cui fare lui il capitano (indizi sulla Dwars door Vlaanderen, già vinta nel 2017).

Philippe Gilbert – 9
Condurre l’amiconemico GVA allo scazzo morale e poi soffiargli pure la piazza d’onore ha un che di maliziosamente perverso che deve piacergli assai. Votone da estendere ovviamente al resto della squadra, a partire da Zdenek Stybar, collega di stopperismo nel gruppetto inseguitore.

Gianni Moscon – 7.5
Nel club di quelli che Sergio Neri definiva sin troppo spesso “i veltri del nord” dimostra di starci a meraviglia, subisce gli eventi della corsa (la caduta che quasi taglia fuori metà dei favoriti) ma sa reagire e ritagliarsi brevi ma importanti spazi di protagonismo nel finale, recitando con generosità e personalità la propria parte e non tirando mai indietro la gamba.

Matteo Trentin – 7
Mezzo voto in meno rispetto a Moscon per il piazzamento fuori dai 10, e perché rispetto al corregionale ha più esperienza in queste gare. Ma l’impatto in corsa e lo svolgimento della traccia è stato in tutto simile a quello di Gianni. E conferma la crescita anche mentale già esibita nel pur sfortunato contrattacco sanremese.

Peter Sagan – 4
Arrivano le sue gare e lui marca male, esce di scena tra Paterberg e Oude-Kwaremont, e più di qualcuno dei suoi tanti tifosi inizia a chiedersi se non sia il caso di preoccuparsi un po’.

Tiesj Benoot – 7.5
Molto convinto di quello che fa, decide di non esporsi sul Taaienberg ritenendo forse troppo prematuro l’attacco di Terpstra e Lampaert, poi però resta col cerino in mano, nonostante sia quello che a lungo dimostra la maggior brillantezza.

Sep Vanmarcke – 7.5
Un monumento vivente alla scalogna, stavolta resta impantanato nella caduta dei -108, e perde un sacco di tempo, poi lavora tanto in prima persona per ricucire, riesce pure a rientrare nel gruppo di quelli che se la potrebbero giocare, ma nel finale è davvero scarico dopo tanto stress, tanta fatica. Che vita grama, che grama vita.

Greg Van Avermaet – 6.5
Cuore-acciaio-GregVan non si limita a stare nel gruppetto buono, più di una volta prende l’iniziativa cercando di togliersi da sé le castagne dal fuoco, ma resta sempre a metà strada, e i Quick-Step alla fine lo battono (Terpstra) e lo beffano (Gilbert). Potrebbe utilizzare meglio i due compagni che ha con sé (Stefan Küng e Jurgen Roelandts, 7 a entrambi)? Probabile. Terzo è un buon piazzamento, ma l’anno scorso qui fu primo; e parliamo comunque di Van Avermaet, non di un pincopallino che possa accontentarsi del podio. Se non altro pare in netta crescita rispetto alle ultime uscite.

Oliver Naesen – 7
Bravo come Vanmarcke a crederci sempre, anche quando pareva che non potesse esserci speranza di rientrare in gioco per alcunché. Come per Sep, gli mancano nel finale le energie spese in precedenza per ricucire, altrimenti un gradino basso del podio l’avrebbe pure potuto centrare.

Daniel Oss – 5.5
Non ha riempito gli schermi con la sua potenza, può essere che abbia patito di riflesso la scarsa vena di capitan Sagan? Bravo a non mollare facilmente (più volte è rientrato nel gruppetto dopo essersi staccato su un muro, per dare ancora una mano con le ultime stille di energia), ma in questa notte di venerdì si canterà tra sé e sé “si può dare di più”.

Jasper Stuyven – 7
Le sue sparate sono gioia per gli occhi, era tra gli attardati dopo la caduta, è rientrato con gli altri e non ha fatto mancare almeno un paio delle sue ormai proverbiali accelerazioni. Faccia quel che vuole di questa profezia, ma non chiuderà a mani vuote la campagna del Nord.

Sonny Colbrelli – 5.5
A un certo punto si affloscia, un attimo prima è lì con i migliori nel vivo della corsa, un attimo dopo (diciamo all’altezza del Boigneberg, ottavo dei 15 muri, quindi esattamente a metà delle asperità previste) svanisce dai radar. Non un buon viatico, occorre immediato riscatto alla Gand.

Damien Gaudin – 6.5
In rappresentanza degli otto fuggitivi del mattino, continua a pedalare bene in questa stagione del riscatto per lui. Nella fuga c’era pure Simone Consonni, sarebbe stato bello vederlo avanti un po’ di più, ma la caduta ne ha forse un po’ minato le condizioni.

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