Peter Sagan in forcing sul Paterberg © Bora-Hansgrohe - Bettiniphoto
Peter Sagan in forcing sul Paterberg © Bora-Hansgrohe - Bettiniphoto

Sagan è il Campione del Mondo dei battuti

Le pagelle del Giro delle Fiandre: bocciati Peter e Van Avermaet, superpromossi Pedersen e Van Aert. Bene Colbrelli, Moscon senza infamia e senza lode

Niki Terpstra – 10 e lode
Non sarà il massimo della simpatia, ma come si fa a non dare a Niki Terpstra il massimo dei voti dopo la squillante vittoria ottenuta oggi a Oudenaarde? Che avesse una gamba fuoriserie si era già capito nelle ultime gare, che militasse in una squadra destinata a disporre a piacimento della corsa era più chiaro di un cielo terso di tramontana, che fosse in grado di essere determinante (oltre che determinato) nelle due monumento a lui più adatte lo sapevamo da anni. Almeno dalla Roubaix vinta nel 2014. Dopo due podi nella Ronde, aggiunge questa perla a una carriera già da mattatore del Nord, e in fondo è un successo meritato, anche ripensando al secondo posto del 2015, quando non risparmiò una tirata pur sapendo che andava a immolarsi nello sprint a due con Kristoff. Corridore di sostanza e di intelligenza, si gestisce al meglio nella rincorsa ai tre battistrada, dopo aver distrutto Nibali che si era avventurato all’attacco dopo il Kruisberg-Hotond. E regala all’Olanda un Fiandre che mancava dal 1986.

Peter Sagan – 5
Con questa, fanno 24 classiche monumento disputate in carriera. 1 vinta. Una sola. La media del 4%, chi potrebbe mai dire che sia la percentuale di realizzazione di un dominatore? Infatti non lo è, prendiamone infine atto. Gli resta la Roubaix per raddrizzare il bilancio di una primavera che – Gand a parte – è sin qui ampiamente deficitaria. E a questo punto non è neanche più questione di come si sia mosso oggi, o di come interpreti la singola gara: i numeri, per quanto riguarda questo ambito del ciclismo, sono crudeli.

Mads Pedersen – 10
Non doveva far altro che svolgere un ruolo di supporto per Jasper Stuyven o al limite John Degenkolb. Si trova al contrattacco dalla media distanza (o meglio: ci si porta con le proprie gambe), e resiste meglio di altri al fuorioso rilancio di Niki Terpstra sull’Oude-Kwaremont. Esibendo doti non comuni, prova poi in tutti i modi a rifarsi sotto, ma tra lui e tale progetto c’è un Paterberg di troppo; però ha ancora la forza di respingere il ritorno del gruppo, salvando un secondo posto clamoroso: a 22 anni sul podio del Fiandre, risultato che non si verificava da decenni. Bravissimo!

Greg Van Avermaet – 5
Quest’anno non gira proprio come nel 2017. Tra i migliori, sicuramente; capace di un tentativo sul Taaienberg, ma aver visto che Sagan lo tiene bevendo tranquillamente, mentre lui è impegnato nel massimo sforzo, deve oltremodo demoralizzarlo. Da lì in poi salva giusto le energie per prendersi il quinto posto in volata. Troppo poco.

Sep Vanmarcke – 6.5
Già gli gira male in mattinata, quando nelle prime ore di gara è vittima di due cadute. Ma recupera. Dopodiché, subito dopo il Kruisberg-Hotond fora. Momentaccio per avere un guaio, ma recupera di nuovo; e poi prova a dare fondo a tutto quello che ha forzando sull’ultimo Oude-Kwaremont. Non ne cava nulla, ma se non altro dimostra a se stesso di essere perfettamente in linea in vista della Roubaix. Sognando una giornata senza intoppi…

Philippe Gilbert – 7
Il suo compito è coprire le spalle a Terpstra in avanscoperta, e lo fa ottimamente, restando sempre nel gruppetto dei migliori e togliendosi infine lo sfizio di anticipare la volata per il terzo posto, andando a centrare un podio che non fa mai male.

Vincenzo Nibali – 7.5
Primo Fiandre in carriera, e lo corre nell’unica maniera che conosce: da protagonista. Salva la gamba sui primi muri, ma nel gruppo che via via si assottiglia sempre di più lui c’è sempre. Esce meglio del previsto dal primo Paterberg e dal Koppenberg, prende coraggio e in cima al Kruisberg-Hotond si lascia andare addirittura all’entusiasmo, accodandosi prima a un attacco di Stybar, Kwiatkowski e Sagan, e poi rilanciando in autonomia: a quel punto mancano 27 km al traguardo e in pochi avrebbero scommesso di trovarlo al centro della corsa tanto vicino al traguardo. Purtroppo per lui Terpstra lo asfissia con un ritmo potentissimo sul piano, e se lo toglie di ruota. Chiude al 24esimo posto, in coda al secondo gruppetto inseguitore. L’esperienza lo spingerà a riprovarci? Per forza!

Arnaud Démare – 7
Pimpante praticamente su tutti i muri, spesso fa corsa d’avanguardia, non nascondendosi dietro a un dito e facendo lavorare la squadra. Poi nel finale non regge il ritmo dei migliori sull’Oude-Kwaremont, ma alla fine della fiera raccoglie più fiducia che delusione da questa corsa. E la Roubaix di domenica prossima è forse anche più adatta alle sue caratteristiche.

Oliver Naesen – 7
Già non è al meglio, poi viene coinvolto in una caduta che quasi lo mette fuori causa subito prima del Muur, a 100 km dal traguardo. Perde quasi 2′, ma ha la tenacia di recuperare. Sui muri non è mai all’altezza dei più forti, ma sempre in grado di rifarsi sotto. Chiude alla fine nel drappello dei più forti, appena fuori da una top ten che, per quanto visto in gara, avrebbe ampiamente meritato.

Tiesj Benoot – 6
Abbastanza atteso, accreditato di una gran gamba, in effetti non la tira indietro proponendo due bei forcing sul Muur e poi sull’ultimo Kwaremont. Ma la verità è che non fa la differenza, e forse non capisce la portata dell’azione di Terpstra, partita proprio a una distanza che potrebbe essere anche la sua.

Matteo Trentin – 5
Rimbalza male sullo scoglio del primo Fiandre da capitano. Ogni tanto fa capolino davanti, ma risulta abulico un po’ come tutta la Mitchelton-Scott.

Sonny Colbrelli – 7
Reagisce con gagliardia ai problemi fisici degli ultimi tempi, non si limita a far corsa parallela con Nibali ma è proprio lui ad accendere la miccia sul Kruisber-Hotond. Il 23esimo posto finale gli sta un po’ stretto.

Wout Van Aert – 8
Il più citato newbie della corsa non tradisce le attese, dà la misura di quanto nelle sue potenzialità quando, dopo i muri, spesso si mette a fare delle ottime trenate. Non è pronto su Terpstra ma non sarebbe lui il primo a dover reagire a certi stimoli. Non ancora, almeno. Posto nei 10 ampiamente meritato, e viatico per futuri successi. Che verranno, vedrete.

Gianni Moscon – 6
Il migliore degli italiani al traguardo, ma appena 21esimo, al termine di una gara senza infamia e senza lode. Decisamente non il miglior Moscon che abbiamo mai visto, ma riesce comunque a galleggiare e a tratti a far pensare che possa fare di più. Comunque meglio lui del co-capitano Kwiatkowski, che a un certo punto naufraga direttamente.

Alexander Kristoff – 5.5
Parente del corridore ammirato in altri Fiandre, eppure viene da volergli bene nel vedere come si sbatte per non andare alla deriva, per trovare sempre un motivo per rilanciare anche dopo essere stato staccato: a riprova, guardare quanto fa sugli ultimi O-K e Paterberg. Vivrà altre Ronde più gloriose di questa, conclusa con un anonimo 16esimo posto, battuto pure da Démare nella volata per il 15esimo.

Filippo Ganna – 6.5
In fuga da lontano, magari non è il più brillante del drappello (citofonare García Cortina), ma vive un’esperienza che gli tornerà utile. E lascia presagire che anche alla Roubaix non vorrà limitarsi a un ruolo da comprimario.

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