Il bel giro d'onore di Peter Sagan e Silvan Dillier nel velodromo di Roubaix © Paris-Roubaix
Il bel giro d'onore di Peter Sagan e Silvan Dillier nel velodromo di Roubaix © Paris-Roubaix

Le lodi si sprecano nella Roubaix di Sagan e Dillier

Brutta gara per Vanmarcke e Van Avermaet, bocciati nelle nostre pagelle. Italiani sotto tono e anche sfortunati. Quick-Step bella e per una volta perdente

Peter Sagan – 10 e lode
La risposta che aspettavamo. Il Sagan che volevamo. La vittoria che, insieme a lui, sognavamo. Questo è il vero Peter, non la controfigura lamentosa e accidiosa che ha mandato a correre al posto suo ultimamente, tipo al Fiandre o anche alla Sanremo. Gli altri non collaborano con te? Parti, staccali tutti, fai vedere chi sei. Questo è agire da campione! Bravissimo, e non fermarti qui ora!

Silvan Dillier – 10 e lode
Scusate se ci scappa la lode anche sul secondo classificato (il 10 era fuori discussione), ma non ve lo sareste abbracciato forte nel vederlo tirare fin dentro al velodromo, dando cambi regolari a Sagan (da lui definito ex post “un diavolo”)? Che bisogna aggiungere a una prestazione partita con una fuga al km 35 e conclusa da un secondo posto alle spalle del ciclista più importante del globo? E non in una corsa qualsiasi, ma nella Roubaix? E non con una condotta anonima, ma con una generosità che è già pronta per gli annali. Grandioso, semplicemente. Il nome da mago ce l’ha, ma che sapesse fare simili giochi di prestigio non lo sapevamo ancora. Adesso lo sappiamo.

Sep Vanmarcke – 5
Sconvolto dal fatto di non incappare in nemmeno un piccolo intoppo, né una foratura, né una caduta delle sue, né una nuvola di Fantozzi ad accompagnarlo, si ritrova evidentemente senza riferimenti, come in un paese straniero. E di conseguenza non fa niente di buono, perlomeno niente di ciò che da lui ci aspetteremmo. Resta passivo, pure troppo, non spreme a dovere il gregario di lusso Taylor Phinney, alla fine si fa pure sfuggire Terpstra e con esso il terzo posto, che a un certo punto è il massimo obiettivo perseguibile. Sesto, ma grigio. A ben vedere, comunque, è il suo modo di realizzare anche oggi – in assenza di imprevisti – il suo rituale seppuku. Seppuku Vanmarcke, non male come soprannome, eh!

John Degenkolb – 6
Rivisto attivo, con la solita lacrimuccia di nostalgia che ci sgorga in automatico. Comunque il corridore c’è ancora, diamogli altro tempo.

Wout Van Aert – 9
Lo sanno tutti che è un nostro pupillo, quindi non vi stupite se lo portiamo in palmo di mano. Ci va così! Il voto è alla sua Roubaix, ancora una corsa coraggiosa, azzoppata da una foratura dispettosa che lo tira fuori dal primo gruppetto inseguitore, nel quale è fin lì il più generoso, ovviamente. Anche prima è stato generoso. Anche nelle altre gare che ha disputato su strada/pietre. Per cui il voto è anche all’intera sua stagione delle classiche. Un corridore nato per dare spettacolo, e sempre pronto a essere all’altezza di tale lignaggio.

Marcus Burghardt – 8
È giusto riconoscere i giusti onori al più forte gregario di Sagan, nel giorno del trionfo. La Bora-Hansgrohe è stata anche giustamente criticata, fin qui, ma bisogna dire che Burghardt non ha quasi mai fatto mancare il proprio apporto alla causa. È un ragazzo rassicurante, sorridente, e oggi una bella scheggia di quel pietrone è anche sua.

Greg Van Avermaet – 5
Primavera anomala/anonima. La testa vuol più di quanto le gambe siano pronte a dare, in questo momento. Anche oggi resta fuori dai giochi dopo aver accennato qualcosa di poco convinto. Poi Sagan gli parte proprio davanti al naso, e lui lascia fare. Nel gruppetto non è certo il più convinto nell’inseguimento. Alla fine lascia andar via anche Terpstra, che si prende il podio. Non bene, non bene per niente.

Niki Terpstra – 7.5
Il suo bilancio è già abbondantemente in attivo dopo il Fiandre (senza scordare Harelbeke), per cui non deve scapicollarsi in cerca del risultato salvastagione. Nonostante ciò a casa ci torna con un altro podio, scusandosi se è poco. Conquista il terzo posto con una stoccata nel finale, dopo essere stato di gran lunga il più efficace nel drappello alle spalle di Sagan. Certo, tanta efficacia è un po’ tardiva, attivandosi dopo che Peter è già volato a +1’30”. Ma per lui possono essere anche dettagli o poco più.

Gianni Moscon – 5.5
Non possiamo affondare il colpo su un giovane come lui, l’insufficienza è lieve ma resta il fatto che anche alla Roubaix non cava un ragno dal buco. Certo, frenato da una caduta e da un altro intoppo. Ma l’anno scorso fu tutt’altra musica. Gli auguriamo di riscattarsi sulle Ardenne.

Jelle Wallays – 7
Un altro dei fuggitivi del mattino, brilla più di tutti sul pavé, ma poi non riesce a tenere il ritmo di Sagan a Bourghelles. Lo citiamo perché forse il podio lo meriterebbe anche lui, al pari di Dillier.

Oliver Naesen – 6
Parlando di Jelle (vedi sopra), come si fa a non pensare subito al campione belga? Non si contano le cadute e le varie diversioni in cui viene coinvolto suo malgrado. E ogni volta si rimette pazientemente in sella e risale, rientra, riprova. Fino al prossimo intoppo. Astri contrari.

Alexander Kristoff – 6
Alla Roubaix proprio non trova il modo di elevarsi rispetto ai colpi della malasorte. Cade un paio di volte, la seconda delle quali in maniera pesante e amaramente spettacolare. In entrambi i casi non ha responsabilità. L’anno prossimo partirà con un po’ di modulistica CID, non si sa mai.

Matteo Trentin – 6
Un altro 6 politico per un altro corridore abbattuto dalla sfortuna, nel suo caso manifestatasi sotto forma di uno strike di Koren che lo tira giù mettendolo fuori causa e fuori corsa. Ben altri traguardi si aspettava di raggiungere in questa campagna del nord.

Philippe Gilbert, Zdenek Stybar – 6
Quando la tattica Quick-Step Floors non partorisce successi, i suoi attori/autori finiscono per fare tanta fatica a ufo. Proprio come i due corridori citati, oggi. Ma che non si possa sempre vincere lo sanno pure loro, e ciò li aiuterà a non deprimersi per i loro attacchi, anche belli e a lunga gittata, finiti in un nulla di fatto.

Jasper Stuyven – 5.5
Presente nel gruppetto semibuono (quello buono in toto è quello di Sagan, no?), ma meno grintoso di altre volte, o almeno così sembra. Il quinto posto finale peggiora di una posizione il piazzamento del 2017. Ma sembra decisamente portato per questa corsa, e che prima o poi la vinca è nell’ordine delle cose. Oggi siamo ancora in zona disordine, però.

Arnaud Démare – 5
Al Fiandre l’avevamo premiato pure troppo. Alla Roubaix invece si presenta piuttosto sfiatato, mai nel vivo di una corsa che pure teoricamente pare molto vicina ai suoi canoni.

Nils Politt – 6.5
Spesso attivo, fa l’elastico tra un gruppetto e l’altro, poi a un certo punto allunga, poi rimbalza ma non si perde d’animo, e alla fine lo ritroviamo in top ten (più precisamente settimo), primo del terzo gruppetto. Bel diesel, bella uscita alla distanza.

Tanguy Turgis – 8
19 anni, e porta a termine una Roubaix. E 42esimo, davanti a tanti avversari di valore. Una simile impresa di precocità non ha che precedenti preistorici, forse bisogna risalire agli anni ’40 per trovare qualcosa del genere. Tanta ma tanta ma tanta!

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