Elia Viviani, oro nell'Omnium su Pista a Rio 2016 © Getty Images
Elia Viviani, oro nell'Omnium su Pista a Rio 2016 © Getty Images

Verso Tokyo 2020, come è messa l’Italia?

Secondo i criteri di qualificazione, gli azzurri possono fare il pieno tra strada e endurance su pista; posti in arrivo anche per la MTB

La scorsa settimana sono stati resi pubblici i criteri ed i periodi di qualificazione ai prossimi Giochi Olimpici di Tokyo 2020 per quanto riguarda le varie discipline ciclistiche: tra un mese e mezzo inizierà il cammino per quanto riguarda la Mountain Bike, poco dopo toccherà ai pistard, quindi ai funamboli della BMX ed infine, sulla sola stagione 2019, si sfideranno per un viaggio in Giappone anche i protagonisti del ciclismo su strada. Nel prossimo biennio alcune cose potrebbero cambiare tra gli atleti, ma il lavoro delle varie nazionali in prospettiva olimpica deve per forza essere già iniziato altrimenti il rischio è quello di trovarsi sempre ad inseguire gli altri finendo poi col mancare l’obiettivo finale: facciamo quindi un punto della situazione per capire quanti ciclisti l’Italia potrebbe riuscite a mandare a Tokyo ed in quali specialità. Al momento si prospetta un contingente totale di 22 atleti.

Ciclismo su Strada: nessun problema per gli azzurri
Per quanto riguarda la strada, decisive saranno le classifiche mondiali dell’UCI al termine della stagione 2019 ma, salvo cataclismi, l’Italia non avrà problemi a qualificare il numero massimo di atleti ed atlete ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, almeno per quanto riguarda la prova in linea. Tra gli uomini l’Italia deve arrivare tra le prime sei nella classifica per nazioni che tiene conto di tutte le gare del calendario internazionale, anche quelle non facenti parte del World Tour, per qualificare cinque atleti di cui un cronoman: i nostri al momento sono addirittura primi in questo ranking con un margine enorme sulla settima. Il secondo cronoman, sempre da scegliere tra coloro che avranno disputato la prova in linea, arriverà dal risultato dei Mondiali 2019 a cronometro: bisognerà essere tra le migliori 10 nazioni dell’ordine d’arrivo, l’anno scorso con Moscon c’eravamo ma si trattava di un percorso molto particolare.

Il cammino sembra in discesa anche tra le donne dove le prime cinque nazioni della classifica mondiale qualificano quattro atlete ciascuna di cui una da iscrivere anche nella cronometro: ad oggi le azzurre sono in terza posizione con un margine di una certa tranquillità, in più nel movimento ci sono diverse giovani interessanti che stanno crescendo sebbene il primo posto dell’Olanda sia irraggiungibile al momento. Più in bilico il secondo posto a disposizione per la cronometro: anche qui bisognerà essere tra le migliori dieci nazioni del Campionato del Mondo 2019, con il risultato di Bergen 2017 il posto sarebbe sfumato per soli 4″.

Ciclismo su Pista: endurance sì, velocità no
A Tokyo saranno sei le discipline in programma per il ciclismo su pista con la Madison che andrà ad aggiungersi a Velocità, Velocità a Squadre, Keirin, Inseguimento a Squadre e Omnium per un totale quindi di 12 ori a disposizione tra uomini e donne. Negli ultimi anni i pistard italiani hanno mostrato grandi segnali di crescita grazie al lavoro di Marco Villa ed Edoardo Salvoldi ben coordinati da Davide Cassani: i risultati si vedono soprattutto nel settore di Endurance con il fiore all’occhiello dei quartetti dell’Inseguimento a Squadre che sono stabilmente nelle posizioni di vertice a livello mondiale. Qualificarsi tra i migliori otto quartetti, vorrebbe dire avere un posto assicurato anche nella Madison e nell’Omnium: il risultato è pienamente alla portata sia degli uomini che delle donne.

Le note negative arrivato tutte dal settore velocità, sia maschile che femminile, dove sia a Londra 2012 che a Rio de Janeiro 2016 l’Italia era tristemente assente dalle competizioni: al momento, l’impressione è che il risultato verrà purtroppo confermato anche a Tokyo. Tra gli uomini tutto giro ancora attorno alla famiglia Ceci con Davide, Francesco e Luca (in ordine crescente d’età) che tengono in piedi il settore: i rivali sembrano però lontano. In campo femminile ci si aggrappa invece alla gioventù di Elena Bissolati e Miriam Vece, entrambe classe 1997, che sembrano essere l’unica speranza: certo, non sarà facile in pochi migliorare stabilmente le prestazioni di almeno mezzo secondo.

Mountain Bike: gli uomini meglio delle donne
Già nel mese di giugno avremo le prime gare che possono dare punti per la qualificazione olimpica: il 28 maggio 2019 ed il 28 maggio 2020 si prenderanno poi i ranking per nazioni dell’UCI e si sommeranno assieme per avere il quadro completo. A Rio 2016 c’era disparità sul numero di qualificati tra uomini e donne, questa nel 2020 sparirà togliendo qualche posto alla gara maschile e aggiungendolo a quella femminile: per ogni nazione il massimo possibile di atleti qualificati è sei, tre uomini e tre donne, ma per l’Italia l’obiettivo di portare un contingente massimo è irrealizzabile, anche se in Giappone saremo presenti.

La situazione migliore è quella della Mountain Bike maschile: i nostri al momento sono terzi nel ranking dietro alle inarrivabili Svizzera e Francia, confermare questa posizione anche tra due anni vorrebbe dire spedire due atleti a Tokyo, uno in meno rispetto a Rio ma questo è dovuto solo al nuovo sistema di assegnazione. In campo femminile la situazione di classifica è meno positiva: Eva Lechner e compagne sono attualmente quattordicesime, con un buon margine sul 22° posto che sarebbe la prima delle escluse, ma abbastanza staccate dalla settima posizione che garantirebbe due pass.

BMX Racing e BMX Freestyle: Italia molto lontana dal top
Presente nel programma olimpico dal 2008, la BMX ha visto partecipare un solo ciclista italiano nella rassegna a cinque cerchi: si tratta di Manuel De Vecchi, presente sia a Pechino che a Londra. Lo zero di Rio de Janeiro potrebbe essere replicato anche a Tokyo dove si qualificheranno le migliori 11 nazioni sia in campo maschile che femminile: tra gli uomini l’Italia è ventesima, tra le donne addirittura ventisettesima e solo l’improvvisa esplosione di qualche giovane talento potrebbe far cambiare le cose. La novità assoluta di Tokyo 2020 nel programma ciclistico è la BMX Freestyle che però vedrà protagonisti solo 9 atleti per ogni sesso: non ci sono molti riferimenti internazionali, ma ai Campionati del Mondo disputati lo scorso novembre in Cina hanno vinto Australia e Stati Uniti con l’Italia che era presente con il solo e non più giovanissimo Alessandro Barbero, eliminato in qualificazione con il 59° posto.

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