Da tifoso a cicloamatore a… meccanico: trafila di un appassionato

Per un appassionato di ciclismo, a un certo punto della “carriera” da tifoso, viene naturale decidere di inforcare una bici per provare di nascosto l’effetto che fa. A quel punto ogni angolo della sua zona diventa un piccolo traguardo ciclistico: una salitella corta e secca diventa di colpo, nel suo immaginario, un Muro d’Huy; un tratto in sterrato o particolarmente sconnesso si tramuta immaginificamente nel Carrefour de l’Arbre; una rampa più lunga delle altre diventa un Tourmalet.

Dopodiché due sono le strade possibili: o l’appassionato fa troppa fatica nel pedalare, e allora lascia nuovamente la bici in garage; oppure scopre che il vento in faccia, l’aria che viene tagliata dalla sua velocità, il concetto di libertà che è perfettamente compenetrato all’atto di praticare il ciclismo (anche da amatore… soprattutto da amatore!), sono sensazioni di cui non può più fare a meno.

Ecco allora che la passione per la bicicletta diventa pervasiva, lo divora, lo spinge a dedicare ogni più piccolo momento libero a un’uscita, gli suggerisce di migliorare sempre più non solo la propria forma fisica, ma anche quella del suo amato mezzo. Ecco quindi l’acquisto di un nuovo telaio, più leggero e performante del precedente; o di una coppia di ruote stratosferiche; o di una sella più comoda; o direttamente di una nuova bicicletta.

In un caso o nell’altro, l’appassionato, diventato nel frattempo cicloamatore, subisce un’ulteriore metamorfosi, e si trasforma anche un po’ in meccanico. Perché la bici la si ama, certo, ma ha bisogno di cure, di attenzioni, di delicatezza e consapevolezza. Pulirla, oliarne le parti che necessitano lubrificazione, sistemare questa o quella misura, modificare un assetto, fare piccole riparazioni rese necessarie dall’usura (o – non sia mai! – da qualche ruzzolone), operare modifiche nella componentistica, compiere in prima persona gli upgrade necessari per rendere il proprio mezzo sempre più all’avanguardia e confacente alle proprie esigenze…

È a questo punto che l’appassionato-cicloamatore-meccanico scopre l’utilità di avere un cavalletto manutenzione bici: perché l’esperienza ci insegna che il ciclofilo è uno dei più esigenti esponenti del genere umano, e allora la dotazione di questo necessario strumento diventa alla lunga fondamentale.

Lavorare sulla propria bicicletta è per molti un atto quasi mistico, di benessere interiore prima ancora che di valenza pratica. E non è quindi un caso che si voglia farlo nelle migliori condizioni possibili: fissare il mezzo prima della manutenzione, poter usufruire di importanti funzionalità, poter contare sull’affidabilità del cavalletto che si è scelto, sono tutti elementi che migliorano l’esperienza di lavoro sulla propria bici.

Al termine di questo percorso, ogni appassionato che avrà raggiunto lo status di cicloamatore+meccanico potrà avere tutto il diritto di esibire la propria legittima vanità, che si tratti di discorsi tra amici al bar, o di dotti confronti su Facebook inerenti al ciclismo: nessuno a quel punto potrà più mettere in discussione la sua sapienza ciclistica!

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