L'abbraccio tra Julian Alaphilippe e Alejandro Valverde sul podio della Flèche Wallonne © ASO - Thomas Maheux
L'abbraccio tra Julian Alaphilippe e Alejandro Valverde sul podio della Flèche Wallonne © ASO - Thomas Maheux

Alaphilippe, il parricidio è compiuto

Flèche Wallonne, il francese sorprende Valverde a Huy e vince in maniera netta. Nibali protagonista con un’azione da lontano

Prima o poi doveva finire anche il regno di Alejandro Valverde alla Flèche Wallone, nonostante, ormai, sembrasse poter durare in eterno. E a porgli fine non poteva che essere Julian Alaphilippe, uno dei più stoici oppositori del murciano in questi quattro lunghi anni di dominio, già 2° in quel di Huy, alle spalle de El Embatido, nel 2015 e nel 2016. Si tratta della prima vittoria in una classica di spessore per il nativo di Saint-Armand-Montrond, inseguita da oltre tre anni e finalmente raggiunta dopo aver dovuto alzare le braccia dinnanzi a Valverde a più riprese. Ma stavolta è stato lui a costringere alla resa il rivale, troppo superiore sul muro di Huy, sempre in controllo mentre la Lotto faceva il forcing e spietato nel dare il colpo di grazia agli avversari con la sparata a 200 metri dall’arrivo. Gradino più basso del podio, dietro ai due fuoriclasse, per un redivivo Jelle Vanendert che corona il grande lavoro della sua squadra agguantando il suo primo podio in carriera alla Freccia Vallone.

Sei in fuga fra cui Benedetti, a Huy si muovono grossi calibri
La corsa è stata animata da una fuga, composta da sei atleti, Romain Hardy (Team Fortuneo-Samsic), Anthony Roux (Groupama-FDJ), Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), Anthony Pérez (Cofidis), Romain Combaud (Delko Marseille Provence KTM) e Patrick Müller (Vital Concept Cycling Club), partita dopo soli 8 km dal via di Seraing. Il plotone, tuttavia, non ha mai lasciato troppo spazio, tenendo costantemente il gruppetto di coraggiosi a circa 3’30”.

In gruppo la quiete l’ha fatta da sovrana fino al primo passaggio sul Muro di Huy, a una sessantina di km dall’arrivo, quando Rob Power (Mitchelton-Scott) ha provato ad infiammare la corsa, con Michal Kwiatkowski (Team Sky), Alberto Rui Costa (UAE Team Emirates), Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e Mikel Landa (Movistar) che sono subito balzati sulla sua ruota. Il tentativo è stato immediatamente rintuzzato, ma, mentre in testa alla corsa Cesare Benedetti faceva il forcing, Power ci ha provato di nuovo, in compagnia di Tao Geoghegan Hart (Team Sky) e Damiano Caruso (BMC). Alejandro Valverde, tuttavia, è stato lesto a piombare addosso ai tre attaccati, bloccando sul nascere anche questo tentativo.

Nibali infiamma la corsa, con lui tanti nomi di qualità
In seguito è fuoriuscito dal gruppo anche Vasil Kiryienka (Team Sky), a 52 km dall’arrivo, ma il vero scossone alla corsa non poteva che darlo Vincenzo Nibali (Bahrain Merida). Il siciliano, come da far suo, ha provato a sorprendere tutti attaccando da lontano, quando al muro di Huy mancavano ancora 46 km, con un manipolo di corridori che lo hanno seguito, consci che poteva essere l’occasione buona.

In breve i contrattaccanti si sono riportati sui fuggitivi e in testa si è formato un folto gruppo composto da Jose Joaquín Rojas (Movistar), Alberto Rui Costa (UAE Team Emirates), Alessandro De Marchi (BMC Racing Team), Vasil Kiryienka (Team Sky), Jack Haig (Mitchelton-Scott), Romain Hardy (Vital Concept Cycling Club), Anthony Roux (Groupama-FDJ), Ion Izagirre e Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), Cesare Benedetti, Rafal Majka e Gregor Mühlberger (Bora Hansgrohe), Tomasz Marczynski e Tosh Van Der Sande (Lotto Soudal), Tanel Kangert (Astana Pro Team), Matteo Fabbro (Team Katusha-Alpecin), Simon Geschke (Team Sunweb), Michael Gogl (Trek-Segafredo), Philippe Gilbert e Maximilian Schachmann (Quick-Step Floors) e Anthony Pérez (Cofidis).

In cinque col messinese, resiste un ottimo Benedetti. De Marchi e Kwiatkowski provano invano a rientrare
Una Movistar costretta agli straordinari tenta di riprendere immediatamente i battistrada, onde evitare che la situazione si complicasse, ma dal gruppo di testa si è staccato un sestetto, comprendente Jack Haig (Mitchelton-Scott), Anthony Roux (Groupama-FDJ), Vincenzo Nibali (Bahrain Merida), Cesare Benedetti (Bora Hansgrohe), Tanel Kangert (Astana) e Maximilian Schachmann (Quick-Step Floors), che guadagnano rapidamente una trenina di secondi di vantaggio sugli inseguitori

Dietro prova a muoversi nuovamente, in colpevole ritardo, anche Michal Kwiatkowski (Team Sky), il quale si riportato su Alessandro De Marchi che viaggiava poco più avanti. Tuttavia i due si ritrovano a bagnomaria, incapaci di recuperare i 20″ che li distanziavano dalla testa della gara e così, dopo un po’, sono stati costretti ad alzare bandiera bianca, con il polacco che, dopo essere stato riassorbito nel secondo passaggio a Huy, si mette al servizio del compagno Sergio Luis Henao.

Lavorone di Landa che trova aiuto dai rivali, Martin cede
La Movistar, a cui a 30 km dal traguardo era rimasto, oltre, ovviamente, a Valverde, solo uno stoico Mikel Landa, ha avuto, inizialmente, difficoltà a gestire la situazione, tanto che i sei di testa, grazie soprattutto al lavoro di Nibali ed Haig, i più attivi tra i fuggitivi, hanno sfiorato addirittura il minuto di vantaggio. Tuttavia l’aiuto fornito, seppur a sprazzi, da Lotto Soudal, Dimension Data e Sky permette di far rientrare il distacco dai battistrada nell’ordine dei 30″.

Nel mentre, tra lo stupore generale, uno dei favoriti della vigilia, Daniel Martin (UAE Team Emirates), 2° l’anno scorso e nel 2014 e 3° due anni fa, si fila dal plotone sul secondo passaggio sul Muro di Huy, vedendosi così costretto ad abbandonare i sogni di gloria. Prosegue così il difficilissimo avvio stagionale per l’irlandese, finora brutta copia di quello ammirato nell’esperienza alla corte di Lefevere.

Il gruppo si riavvicina, Kangert e Nibali si fanno sorprendere
Con il margine di 30″, sull’ultimo passaggio Côte de Cherave Nibali e Haig fanno il forcing, costringendo alla resa Benedetti e Roux, mentre Kangert e Schachmann rimangono con loro. Dietro, tuttavia, il gruppo accelera a seguito di un attacco lanciato da Sergio Luis Henao (Team Sky), ma Valverde e la Quick Step Floors non si è lasciano sorprendere, andando ad annullare il tentativo con il gap nel frattempo sceso allo scollinamento, dove anche la Lotto Soudal torna a tirare, ad appena una decina di secondi.

Un attimo di incertezza in testa al plotone fa in modo che il vantaggio dei battistrada schizzi, nuovamente, a circa 20″. Ma nel tratto di discesa e falsopiano che porta al Muro di Huy uno scatenato Haig forza l’andatura: Schachmann rimane con lui mentre Kangert e Nibali si fanno sorprendere. Proveranno a riagganciarsi, i due, ma devono alzare bandiera bianca a circa 1200 metri dal traguardo.

La Lotto Soudal viaggia a tutta, Schachmann ultimo a cedere
All’imbocco dell’ultimo km la coppia al comando cerca di tenere vivo il sogno, ma il gruppo è sempre più famelico, con la Lotto Soudal che interpreta il muro in modo alternativo rispetto alla tradizione. Infatti lo storico team belga ha impresso un ritmo impressionante sin dalle pendici di Huy, portando il gruppo subito a sgranarsi: fra quanti perdono immediatamente terreno due nomi di buon lignaggio quali Dylan Teuns (BMC Racing Team) e Michael Woods (Team EF Education First-Drapac).

Con un po’ di sorpresa, l’ultimo a mollare dei battistrada non è Haig quanto Schachmann: il tedesco rimane virtualmente fino ai 250 metri dal termine quando, alle sue spalle, Jelle Vanendert aveva già iniziato un forcing spietato, che si è rivelato fatale anche per il capitano Tim Wellens, che è costretto a mollare la ruota del compagno. Al contrario un pimpante Julian Alaphilippe, più lesto di tutti a piombare sulla ruota dei due della Lotto,trae beneficio dal lavoro di Vanendert e, mentre dalla quinta posizione un Alejandro Valverde apparentemente meno brillante rispetto al passato scatta per chiudere il buco che un ormai esausto, ma bravissimo, Kreuziger, gli stava facendo, è partito.

Alaphilippe sorprende Valverde, terzo Vanendert. Bene Matthews
Il francese si prodiga in un’accelerazione fenomenale, riuscendo a resistere al rientro di un Valverde, che pur contorcendosi sulla bicicletta provando a dare il massimo, non riesce a ricucire. Per Julian Alaphilippe è la decima vittoria da professionista, curiosamente la prima in una corsa in linea (l’unica vittoria UCI in una gara di un giorno risale al GP Südkärnten 2013, quando gareggiava in maglia Etixx-Inhed). Quattro le affermazioni personali nel 2018 per il transalpino, che torna a far sventolare il tricolore sul podio dopo un’assenza lunga 21 anni (ultimo a riuscirvi Laurent Jalabert nel 1997). E che dire della Quick-Step Floors, giunta a ventisei gioie da gennaio e che viaggia con un mese d’anticipo sulla tabella di marcia del 2017?

Deve così accontentarsi, dopo quattro successi consecutivi, della seconda piazza un Alejandro Valverde domato ma non sconfitto: alla Liège, c’è da scommetterci, il murciano giunge con tanta voglia di rivincita sull’impertinente avversario. Terzo, a 6″, è arrivato Jelle Vanendert (Lotto Soudal) il quale, nonostante il lavoro per Wellens, riesce a mettersi dietro tutti tranne i due fenomeni.

Quarto il sempre valido Roman Kreuziger (Mitchelton-Scott), quinto un sorprendente Michael Matthews (Team Sunweb). Completano la top 10 Bauke Mollema (Trek-Segafredo),  Tim Wellens (Lotto Soudal), 8° il fuggitivo Maximilian Schachmann (Quick-Step Floors), Romain Bardet (AG2R La Mondiale) e Patrick Konrad (Bora Hansgrohe). Migliore degli italiani Diego Ulissi (UAE Team Emirates), quattordicesimo a 14″.

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