Mark Padun conquista la quinta tappa al Tour of the Alps © Bettiniphoto
Mark Padun conquista la quinta tappa al Tour of the Alps © Bettiniphoto

Gran Padun, la prima ha un sapore speciale

Tour of the Alps, l’ucraino della Bahrain Merida vince a Innsbruck con un colpo da finisseur. Pinot risponde ai tentativi di López e conquista la generale

Basterebbe la dichiarazione del vincitore della classifica generale, uno capace di portarsi a casa tappe al Giro d’Italia e al Tour de France: «È la più bella vittoria della carriera, anche in considerazione del livello dei miei avversari». E non parla di una grande classica, di un grande giro o di una prova World Tour quanto di una “semplice” corsa Hors Categorie di cinque giorni. Ma il Tour of the Alps è qualcosa di diverso di una gara normale e tantomeno è possibile identificarla come prova di preparazione in vista di altro. L’allargamento del fu Giro del Trentino ad Alto Adige e Tirolo sta dando i frutti sperati, sia in termini economici che di qualità di percorso, partenti e spettacolo.

Si arriva a Innsbruck, con un occhio al Mondiale. Non parte Villella
La quinta e ultima tappa del Tour of the Alps si snoda interamente in territorio tirolese, con il via da Rattenberg e il traguardo posto dopo 164.2 km a Innsbruck. L’attenzione di tutti, compresi i commissari tecnici di Francia e Spagna giunti al seguito della corsa, è per il finale, con il passaggio per tre volte sull’Olympia Climb, ascesa che verrà affrontata in settembre durante i Campionati del Mondo su strada.

Km 0 varcato alle 10.54, sotto quello stesso splendente che ha caratterizzato l’intero svolgimento della prova. Due le mancate partenze, ossia quelle di Matthias Krizek (Team Felbermayr-Simplon Wels) e Davide Villella (Astana Pro Team). Nel corso della gara non si contano gli abbandoni, con Johannes Adamietz (Tirol Cycling Team), Amaro Antunes (CCC Sprandi Polkowice), Mickaël Cherel (AG2R La Mondiale), Lachlan Morton (Team Dimension Data), Christoph Pfingsten (Bora Hansgrohe) e Patryk Stosz (CCC Sprandi Polkowice) tutti fermatisi nella prima parte di gara.

Nasce la fuga, dentro anche Antón e Senni
Andatura che diventa subito elevata e con scatti volti a portar via un drappello. Ma per la prima mezzora abbondante non se ne parla, con il tentativo di Valerio Agnoli (Bahrain Merida), Simone Andreetta (Bardiani CSF) e Simone Velasco (Wilier Triestina-Selle Italia) come quello di maggior rilievo. Il trio viene però ripreso dal gruppo tirato dal Team LottoNL-Jumbo per una ragione: i neerlandesi guidano con Pascal Eenkhoorn la graduatoria dei traguardi volanti e al km 33.6 vi è quello di Mariastein. Ovviamente transita per primo il talentuoso neopro’, che così chiude al meglio la cinque giorni alpina.

Come in una sorta di liberi tutti, la fuga buona parte poco dopo, al km 35. Presenti gli italiani Simone Andreetta (Bardiani CSF), Nicola Bagioli (Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini), Francesco Gavazzi (Androni Giocattoli-Sidermec) e Manuel Senni (Bardiani CSF), gli spagnoli Igor Antón (Team Dimension Data) e Óscar Rodríguez (Euskadi Basque Country-Murias), il francese François Bidard (AG2R La Mondiale) e l’israeliano Guy Niv (Israel Cycling Academy).

Il Team Sky lavora, De la Cruz rientra sulla testa
Al loro inseguimento prova ad avventurarsi un esponente dell’unica Professional italiana rimasta tagliata fuori, vale adire la Wilier Triestina-Selle Italia: Jacopo Mosca parte in caccia, centrando l’obiettivo dopo circa 10 km. Il plotone letteralmente si allarga sulla carreggiata e già al km 50 il margine è di 8’35”, per poi toccare i 9’55” al km 60, nelle prime fasi della salita di Alpbach. Allo scollinamento (km 64.1) Rodríguez transita davanti a Senni.

A dare uno scossone al placido incedere è il Team Sky che forza l’andatura e di colpo tira giù il gap a 6’33” al km 70, scendendo a 3′ a 60 km dall’arrivo. Si giunge così, ai meno 48 km, al primo dei tre passaggi sull’Olympia Climb, ascesa di 7.8 km al 5.5% e punte dell’8%. Perdono le ruote del drappello di testa Antón, Gavazzi e Mosca mentre gli altri sei continuano l’azione: ma alle loro spalle si approssima il famelico gruppo tirato dalle maglie bianco-azzurre del Team Sky, con David De la Cruz che si avvantaggia e scollina con 20″ dai battistrada, mentre il gruppo paga 30″.

Fuga ripresa, Rodríguez si mette in mostra
Il catalano rientra su di loro nel corso della velocissima discesa ai meno 37.1 km, imitato 2 km più tardi da Giovanni Visconti (Bahrain Merida). All’imbocco della seconda ascesa Niv prova a mettersi in mostra, cercando di perorare la propria candidatura nella selezione del Giro, dove ha il 33% di possibilità di diventare il primo israeliano al via della Corsa Rosa (a sfidarlo Goldstein e Sagiv). Medesimo obiettivo di un altro esponente del team diretto da Ran Margaliot, ossia Nathan Earle: l’australiano parte assieme a Vegard Stake Laengen (UAE Team Emirates) nel brevissimo falsopiano che porta alla seconda asperità.

I due rientrano sulla testa dalla corsa, dalla quale fatica e si stacca proprio Niv. Con il gruppo in costante avvicinamento, Rodríguez cerca di proseguire il tentativo: gli unici capaci di rimanere con lui sono Bagioli, Bidard e De la Cruz. Il francese è il primo a cedere, ma anche gi altri tre devono alzare bandiera bianca a 29 km dalla fine, con il ritmo imposto da Andrey Zeits (Astana Pro Team) che risulta impareggiabile per loro. Ma il ventiduenne Rodríguez non ci sta e tiene duro con lo scopo di transitare in vetta al gpm (km 138.1), riuscendovi e conquistando la speciale graduatoria, dimostrando ancora una volta l’ottimo adattamento della Euskadi-Murias alla categoria Professional.

López cerca il colpaccio, Pinot non ci sta e risponde
Ai meno 22 km in discesa si avvantaggia, ancora una volta, Giovanni Visconti a cui si aggiunge un nome di spicco come Miguel Ángel López (Astana Pro Team). I due guadagnano, con il solo Sébastien Reichenbach (Groupama-FDJ) a lavorare nel gruppo ridotto a 17 unità. Già nelle prime rampe della salita il palermitano non riesce a tenere la ruota dello scatenato colombiano, che guadagna costantemente arrivando a possedere fino a 35″ di margine.

Per provare a mettere una pezza ad una situazione alquanto pericolosa Thibaut Pinot attacca a 18 km dal termine: con lui rimangono solamente Kenny Elissonde, Jan Hirt e Domenico Pozzovivo. Manca, dunque, Christopher Froome, che fatica e riesce a rientrare solo 1 km più tardi grazie principalmente a George Bennett e a un Giulio Ciccone sempre più convincente: in chiave Giro d’Italia sono estremamente incoraggianti le risposte fornite dal talentuoso scalatore abruzzese.

Il leader e Pozzovivo riprendono López. Froome fatica, Aru in difficoltà
Con Visconti sapientemente arrestatosi al fine di aiutare Pozzovivo con mezzo km di velocità incrementata, è proprio il lucano a smuovere le acque. Il leader della Bahrain Merida effettua una sparata secca a 16.4 km dal termine e il solo Pinot riesce a rimanere assieme allo scatenato scalatore ex AG2R. La coppia va così a riprende López ai meno 15.7 km mentre alle loro spalle si forma un quartetto con Bennett, Ciccone, Elissonde e Hirt. Manca Froome, che viene ripreso da due splendidi giovani messisi in luce nella gara italo-austriaca come Mark Padun e Ben O’Connor. L’australiano è da applausi in quanto vittima di una foratura proprio pochi istanti prima dell’allungo di Pinot.

Chi invece è assente è Fabio Aru, apparso in difficoltà già nella seconda scalata: il sardo pedala assieme a Hubert Dupont, Sébastien Reichenbach, Luis León Sánchez e Andrey Zeits, perdendo costantemente terreno sui battistrada. Allo scollinamento il trio di testa transita con 20″ di margine sui primi inseguitori ai quali si accoda anche il drappello Froome, grazie ad un Elissonde fermato per aiutare il capitano.

Davanti si guardano e si rialzano, Padun ne approfitta alla grande
Il terzetto guadagna secondi in discesa, giungendo a possedere sino a 25″. Ma una volta giunti in pianura cessa di colpo la collaborazione, con López e Pozzovivo che si disinteressano, e che permettono il ricongiungimento con il gruppetto alle loro spalle ai 4.7 km dal termine. Entrati a Innsbruck, arriva l’attacco ai meno 4 km di Mark Padun, con George Bennett e Giulio Ciccone che cercano vanamente di andare al suo inseguimento.

L’azione del neopro’ ucraino non conosce rallentamenti, con le scaramucce degli inseguitori che ne favoriscono il buon esito. A 1500 metri si lancia George Bennett, ma il neozelandese non riesce a riagguantare l’avversario. Che può così, il buon Mark Padun, andare a cogliere a braccia alzate la prima vittoria tra i professionisti, dimostrando così di non aver avuto alcun problema con l’ambientamento con il massimo circuito.

Bennett secondo, Pinot conquista la generale su Pozzovivo e López
Secondo posto a 5″ per George Bennett mentre la volata per il terzo posto a 6″ premia Jan Hirt su Giulio Ciccone e Ben O’Connor. A 9″ Thibaut Pinot, Miguel Ángel López, Christopher Froome e Domenico Pozzovivo, a 11″ Kenny Elissonde. Fabio Aru giunge invece con un ritardo di 38″ assieme a Hubert Dupont, Luis León Sánchez e Andrey Zeits. Sesta vittoria stagionale per la Bahrain Merida, per giunta ottenuta con altrettanti elementi: dopo la prima stagione di ambientamento gli uomini di Brent Copeland hanno decisamente alzato le prestazioni, diventando così a pieno titolo uno dei team di avanguardia del World Tour.

La classifica non conosce cambiamenti nelle prime posizioni, per cui la maglia viola viene meritatamente conquistata da Thibaut Pinot con 15″ su Domenico Pozzovivo (Bahrain Merida) e Miguel Ángel López (Astana Pro Team). Quarto a 16″ Christopher Froome (Team Sky), quinto a 1′ George Bennett (Team LottoNL-Jumbo) e sesto a 1’19” Fabio Aru (UAE Team Emirates), con il nativo di Villacidro che ha concesso la posizione al neozelandese. Completano la top 10 Ben O’Connor (Team Dimension Data) a 1’35”, Luis León Sánchez (Astana Pro Team) a 1’35”, Giulio Ciccone (Bardiani CSF) a 1’42” e Jan Hirt (Astana Pro Team) a 1’48”.

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