Pascal Ackermann vince a Ginevra © Keystone
Pascal Ackermann vince a Ginevra © Keystone

Ackermann, una prima che non sarà ultima

Nell’ultima tappa del Tour de Romandie prima da pro’ per il tedesco della Bora, Ferrari è terzo. Nella generale esulta senza sorprese Primoz Roglic

L’anno scorso nella sua prima stagionale da professionista Pascal Ackermann non era riuscito a vincere alcuna corsa ed anche in questo inizio di stagione il 24enne velocista tedesco della Bora-Hansgrohe si era messo in ottima evidenza finendo secondo sia a De Panne che alla Scheldeprijs e terzo in ben tre occasioni. Per la medaglia d’argento del Mondiale Under23 di Doha 2016 la vittoria era quindi nell’aria e, dopo i numerosi ritiri dei giorni scorsi, c’era la sensazione che quest’ultima tappa del Tour de Romandie potesse essere l’occasione giusta per Ackermann: così è stato e siamo convinti che questa vittoria non resterà isolata nel palmarès del veloce corridore della Bora-Hansgrohe.

Gougeard di nuovo in fuga
Questa frazione conclusiva del Tour de Romandie con arrivo a Ginevra dopo 181.8 chilometri era favorevole alle ruote veloci rimaste in gruppo: alcuni strappi e tre gran premi della montagna di terza categoria potevano creare qualche preoccupazione al plotone nei primi 80 chilometri. Dopo i ritiri di corridori come Michael Matthews, Elia Viviani, Fernando Gaviria, Boy Van Poppel e Davide Cimolai, chi per scelta, chi perché finito fuori tempo massimo nella cronoscalata, il dubbio era su quali squadre avrebbero provato a tenere la corsa chiusa oggi: una eventuale disorganizzazione, infatti, avrebbe potuto favorire una fuga.

Fin dall’inizio l’andatura è stata molto alta per i vari tentativi di prendere vantaggio sul gruppo che, ad un certo punto, si è anche frazionato in tre tronconi abbastanza vicini uno all’altro e poi prontamente riunitisi. L’attacco buono è avvenuto al chilometro 10 e ha avuto come protagonisti Winner Anacona (Movistar), Alexis Gougeard (AG2R), Carlos Verona (Mitchelton), Michael Storer (Sunweb) e Pavel Sivakov (Sky): nessuno di questi corridori era una minaccia per la testa della classifica generale, anche perché il più vicino era Anacona a circa otto minuti, ma si trattava di uomini forti e quindi da dietro non hanno mai consentito che il vantaggio crescesse.

Bahrain e Bora a guida dell’inseguimento
I cinque fuggitivi hanno preso velocemente circa tre minuti e mezzo di vantaggio, poi il gap si è più o meno stabilizzato attorno ai due minuti. Come era prevedibile, la Bahrain-Merida ha messo un paio di uomini davanti per provare a dare un’altra opportunità a Sonny Colbrelli dopo due secondi posti di tappa nelle giornate precedenti, ma anche la Bora-Hansgrohe si è messa a dare una mano dando fiducia proprio a Pascal Ackermann che nelle prime frazioni ha sempre sofferto la durezza di percorsi non propriamente ideali per i velocisti puri.

Ma come spesso accade in questi casi, quando il vantaggio di una fuga è relativamente limitato significa che in atto c’è un doppio gioco con battistrada ed inseguitori che regolano a vicenda sul ritmo degli altri: davanti si tengono qualcosa da parte per accelerare nel finale, dietro invece non vogliono tornare sotto troppo presto ed esporsi quindi ad eventuali contrattacchi. A 30 chilometri dall’arrivo Anacona, Gougeard, Sivakov, Storer e Verona avevano poco più di un minuto di vantaggio sul plotone il che poteva far pensare ad un ricongiungimento quasi imminente, e invece ci sono voluti altri 20 chilometri di fatica per poter finalmente parlare di gruppo compatto; ai meno 9 William Clarke ha tentato ancora un contropiede solitario, ma dopo poco più di due chilometri anche lui è stato riassorbito definitivamente dalle squadre dei velocisti.

Selig perfetto, Ackermann non sbaglia
Nel finale i treni degli sprint hanno fatto il loro lavoro, ma dentro all’ultimo chilometro il giovane svizzero Tom Bohli aveva in mente di provare a rovinare i piani a tutti. A circa 300 metri dall’arrivo, infatti, c’era una curva abbastanza chiusa da cui era fondamentale uscire nelle primissime posizioni ed il forte passista della BMC ha tentato una sparata da finisseur per provare ad anticipare tutti: la stessa mossa Bohli l’aveva fatta anche nel 2016 nell’ultima occasione in cui il Tour de Romandie si era concluso a Ginevra, allora era partito troppo presto ed è stato ripreso, oggi invece ha provato a ritardare l’azione ma ha trovato un’attentissima Bora-Hansgrohe che non voleva farsi sfuggire lo sprint.

Il tedesco Rüdiger Selig si è accorto immediatamente di Tom Bohli e ha ingaggiato una sorta di duello spalla a spalla per prendere in testa la curva: ad avere la meglio è stato proprio il corridore della Bora che aveva a ruota il connazionale e compagno di squadra Pascal Ackermann che quindi ha avuto buon gioco ad andare a prendersi la vittoria partendo da una posizione perfetta sul non lunghissimo rettilineo conclusivo. Secondo è arrivato il danese Michael Mørkøv che ha portato la Quick-Step Floors vicina al successo anche privata di tutti i suoi uomini migliori in corsa, bene anche Roberto Ferrari per esentato per una volta da compiti di gregariato ha saputo cogliere un bel terzo posto; finisce solo sesto invece Sonny Colbrelli che ha preso un po’ troppo indietro quell’ultima curva e non è più riuscito a rimontare posizioni come avrebbe sperato.

A Roglic il successo finale
Per quanto riguarda invece la classifica finale di questa 72esima edizione del Tour de Romandie, non ci sono state sorprese in questa giornata conclusiva: negli ultimi chilometri si sono visti davanti sia un trenino del Team Sky che la maglia gialla di Primoz Roglic per evitare di rimanere coinvolti in qualche caduto o di essere beffati da qualche buco di altri corridori, ma alla fine tutti sono arrivati assieme con lo stesso tempo. È stato quindi Roglic, sloveno del Team LottoNL-Jumbo, ad iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della corsa elvetica: un grande mese di aprile per lui che già aveva vinto il Giro dei Paesi Baschi, altra gara a tappe del calendario World Tour. Sul podio ci sono saliti Egan Bernal e Richie Porte.

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