La locandina di Melanzane - Estate andalusa
La locandina di Melanzane - Estate andalusa

Cicloproiezioni: Melanzane – Estate andalusa

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, decima puntata: l’anime giapponese alla scoperta della Vuelta a España

Siccome il ciclismo è sport senza confini, per la prima cicloproiezione animata (o a cartoni, come si sarebbe detto una volta) ci addentriamo in un film giapponese ambientato in Spagna, dove il protagonista corre per una formazione belga. Nasu: Andalusia No Natsu (Melanzane – Estate andalusa il titolo italiano, traduzione letterale) si svolge praticamente per intero durante una frazione della Vuelta, e basta vedere l’immagine di apertura per capire che fa parecchio caldo

Realizzato nel 2003, tecnicamente siamo di fronte a un mediometraggio, visti i quarantasei minuti ufficialmente dichiarati dalla pellicola, tratta da una delle linee narrative del manga Nasu, che appunto significa melanzane. L’importanza di queste nella cucina e nella cultura andaluse ce la spiegherà a più riprese Hernández, proprietario del bar dove alcuni personaggi seguiranno la tappa, nonché uomo senza immaginazione, come si evince dal nome dato al locale

Hernández ci introduce Pepe Benengeli, reo a suo avviso di aver abbandonato la nativa Andalusia per diventare ciclista professionista, e che oggi milita nella formazione belga PaoPao, team sponsorizzato da una birra fiamminga. Poiché la tappa passa per il suo paese e l’arrivo è nella città vicina (di cui non viene mai specificato il nome), un sacco di pensieri si affollano nella mente del nostro protagonista, che è quello in primo piano mentre alle sue spalle vediamo lo smunto capitano della PaoPao, Gilmore

Siamo nei primi anni duemila, la produzione non ha speso soldi per i diritti dei nomi ufficiali delle squadre e dei corridori, però le magliette sono quelle, pur se con l’effetto da Winning Eleven o fumetto di Topolino. Intanto il telecronista ci informa che la temperatura è di quarantacinque gradi, e che gli uomini di classifica potrebbero risparmiarsi in questa frazione in vista della tappa di montagna del giorno successivo. Da cui l’obiezione scontata: ma il film non si poteva fare sulla tappa di montagna?

Veniamo anche a sapere che lo sponsor PaoPao pare in procinto di lasciare a fine stagione, così bisogna mettersi in mostra. Pepe è un gregario e deve lavorare per Gilmore, così il direttore sportivo li invita a andare entrambi in fuga. Anche in televisione sanno come entusiasmare il pubblico, con frasi quali “fa un sacco caldo, lo spirito combattivo del gruppo è basso”. Eppure, su allungo di Pepe, si ritrovano all’attacco in dieci. Per chi volesse divertirsi a decrittare corridori e squadre, questi sono i nomi:

Ma oltre al rischio della disoccupazione, alla fatica, alla calura, ai rimbrotti dell’antipatico capitano Gilmore, Pepe non sembra particolarmente contento di passare per la sua terra natale. E ne ha ben donde: mentre la tappa è in pieno svolgimento infatti suo fratello Ángel si sta sposando. Ma non potevano scegliere un altro giorno?

Evidentemente no. Questo passaggio non viene spiegato subito, cosa che dà un’impressione di casualità al susseguirsi degli eventi, ma più avanti si scopre che Carmen, la sposa, è pure la ex fidanzata di Pepe. Insomma, che sia un film di animazione, uno con attori in carne e ossa, sul mondo del ciclismo o su qualsiasi altro argomento, o la realtà stessa, la situazione si ripresenta sempre nelle medesime forme: che ce frega di Pepe, che ce frega della Vuelta, noi facciamo fiesta

Nel frattempo i fuggitivi hanno guadagnato più di sei minuti sul gruppo, tirato dalla P-Com del forte velocista Bazel, davvero irriconoscibile grazie allo spostamento di consonanti. All’ammiraglia della tondelliana PaoPao intanto Pepe discute di tattica con il suo direttore sportivo: fra quelli in fuga bisogna fare attenzione a Zamenhoff della Pamei, il più forte degli attaccanti, ma non si può arrivare allo sprint perché lì il più veloce sarebbe l’uomo della Saico, Ciocci. Vi ricorda qualcuno?

Poiché pare che l’Andalusia sia una terra arretrata non toccata dal progresso e dalla modernità, nella villa dove si tiene il banchetto nuziale non esiste una televisione, così sposi e invitati si trasferiscono in massa al bar di Hernández, dove c’è un vecchio apparecchio ad antenna manuale e segnale precario, come fossimo negli anni cinquanta o sessanta. Per fortuna non mancano le melanzane in asadillo e ci si può abbuffare

Pepe invece deve accontentarsi del rifornimento, e anzi attraverso una conversazione radio con la frequenza lasciata aperta scopre che lo sponsor ne ha chiesto il licenziamento. Insomma, dopo il fratello che sposa la tua ex, la prospettiva della disoccupazione è proprio l’ideale per lo svilupparsi di una bella giornata. Il corridore andaluso pensa allora che oltre a lavorare per il capitano, è forse il caso di pensare anche a se stessi. Il gruppo a venticinque chilometri dal traguardo ha un ritardo di otto minuti, che per dieci uomini in fuga nella realtà sarebbe più che sufficiente, ma siamo in un cartone sportivo giapponese e storicamente il grado di verosimiglianza che possiamo aspettarci è relativo. La corsa poi è battuta dal vento

Occasione dunque per raccontare come funzionano i famigerati ventagli, e in generale bisogna sottolineare come – per quanto un po’ didascaliche – le spiegazioni delle dinamiche di corsa in Andalusia No Natsu vengono trattate in maniera chiara ed efficace. Certo, qui si alza un vento del deserto che manco nel Gobi, ancora un po’ e se li porta via i corridori. Ma per fortuna nel 2003 ancora non esisteva l’extreme weather protocol:

Per ordini di scuderia Pepe si lancia all’attacco, così da costringere i compagni di fuga a lavorare e far risparmiare energie al suo leader Gilmore. Quando dunque la corsa passa davanti al bar di Hernández, Pepe è solo al comando, ma non degna di uno sguardo fratello ed ex fidanzata. Mentre si avvicinano gli inseguitori, il gatto di Hernández scappa dal bar e attraversa la strada, con tempistica perfetta per far cadere Gilmore, che è costretto al ritiro. Poche lacrime, tanto era antipatico, uno di quei capitani che non sanno valorizzare i gregari

Il direttore sportivo della PaoPao si trova costretto a cambiare strategia. “Adesso il tuo compito è vincere”, dice via radio a Pepe, pochi minuti dopo aver avvallato il suo licenziamento. Non è facile per il nostro, che ha soli 14” di vantaggio a venti chilometri dal traguardo (sì, sono successe un sacco di cose in appena cinquemila metri). Il caldo, la fatica, le infinite strade del sud della Spagna, la sua ex che si sposa col fratello, lo sponsor che vuole licenziarlo, possiamo capire come a questo punto il protagonista non sia il ritratto dell’allegria

Passato anche il gruppo, al bar di Hernández sposi e invitati decidono di trasferirsi in città per guardare l’arrivo dal vivo. Certo bisogna correre per poter vedere i ciclisti tagliare il traguardo. Ci sono da superare i limiti di velocità? Non è un problema se si guida tracannando vino

A quattro chilometri dall’arrivo Pepe conserva ancora dieci miseri secondi sugli inseguitori, e due minuti sul gruppo lanciato in grande rimonta. Per fortuna il fuggitivo non può sentire i commenti dei telecronisti, che lo pronosticano ripreso a trecento metri dal traguardo. Il treno della P-Com sembra implacabile

Intanto, con un flashback che avrebbe avuto un vero senso narrativo se fosse stato fatto mezzo film prima, Ángel racconta la storia dei due fratelli Benengeli. Anche lui era un promettente ciclista dilettante, poi partì per la naia e Pepe si prese la sua bici da corsa e in sostanza la sua carriera. Quando invece fu Pepe a dover andare via per il servizio militare, Ángel si rifece conquistando Carmen. Non c’è che dire, proprio una bella famiglia, di quelle in cui potersi fidare ciecamente dei propri cari

Ma a questo punto non c’è più tempo per le sottotrame d’amore, perché siamo ormai entrati in città e mancano giusto un paio di chilometri al traguardo. Il vantaggio di Pepe si è ridotto a quattro secondi anche se il nostro può essere un poco avvantaggiato dal conoscere a menadito le strade e le curve

Ma sotto al triangolo rosso dell’ultimo chilometro l’attacco di Pepe è praticamente annullato. Fra gli inseguitori infatti Zamenhoff allunga e raggiunge il fuggitivo, su cui si riporta anche Ciocci, che chiude a sua volta il gap. Ma pure il gruppone tirato dalla P-Com è a un sospiro, lanciatissimo in vista dello sprint. Come nella migliore tradizione dei cartoni sportivi nipponici, le ultime centinaia di metri promettono di durare almeno una decina di minuti

Fino ad ora, dobbiamo ammettere, ci era stato risparmiato il super deformed – ovvero quel particolare stile caricaturale tipico del disegno orientale che cambia le proporzioni e la fisionomia dei personaggi – ma certo una volata che richiede sforzo massimo agli atleti presta troppo il fianco a stirare e allungare facce e corpi per potersi lasciare scappare l’occasione. Ma preferiamo ricordare così questo film, un istante prima del diluvio

Come in ogni fiction a tema ciclistico che si rispetti, serve il fotofinish per decretare il vincitore. Che naturalmente non può che essere Pepe. Se poi a voi sembra impossibile che un gregario in fuga tutto il giorno sotto il solleone riesca a resistere al ritorno degli inseguitori, che a loro volta resistono a quello del gruppo lanciato nello sprint, beh, non avete un cuore e vi meritate i fuggitivi riassorbiti negli ultimi cinquanta metri

Il premio per il successo è un attento esame antidoping, dove cerchi di urinare mentre un addetto ti osserva con insistenza il pene per decretare chi ce l’ha più lungo

In conclusione possiamo dire che Nasu: Andalusia No Natsu è un film tutto sommato piacevole, pur con alcune incongruenze sportive e un paio di svarioni narrativi. In ogni caso un’opera sufficientemente apprezzata da dar luogo a un sequel, Nasu 2: Japan Cup, oltre a ricordarci ancora una volta che le pellicole sul ciclismo sono piene di diavoli.

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