Maximilian Schachmann è il migliore a Prato Nevoso al Giro d'Italia 2018 © LaPresse - Marco Alpozzi
Maximilian Schachmann è il migliore a Prato Nevoso al Giro d'Italia 2018 © LaPresse - Marco Alpozzi

È sempre festa Quick Step. Yates, rosa a rischio?

Giro d’Italia, a Prato Nevoso arriva la fuga: il giovane Schachmann supera Plaza e Cattaneo. Leader in difficoltà, domani sul Colle delle Finestre sarà battaglia

Tanto ieri si è assistito ad una giornata pazza quanto oggi, invece, si è svolta una tappa ordinaria. Finalmente la fuga della prima ora giunge in porto, con la vittoria del più promettente nonché di quello con le migliori gambe. Le gambe, quelle che sono invece mancate ad un insospettabile, anzi, all’insospettabile numero uno, che ha vissuto la giornata più nera delle diciotto sinora affrontate al Giro d’Italia. E quel che pareva una semplice tappa giusta per punzecchiarsi ha invece aperto scenari francamente sorprendenti al mattino.

La fuga parte subito dopo Abbiategrasso
Il trittico finale con le Alpi Occidentali si apre con l’appuntamento decisamente più facile, la Abbiategrasso-Prato Nevoso di 196 km. Con l’intermezzo del brevissimo strappetto di Novello, si tratta di un piattone senza soluzione di continuità fino a Frabosa Sottana: da lì al traguardo mancano 13.9 km al 6.9% medio, con punte mai superiori al 10%. Almeno sulla carta poche possibilità di creare distacchi consistenti fra gli uomini di classifica, ma mai dire mai.

Partenza poco dopo le 12.10 per tutti i 158 atleti arrivati ieri sotto la pioggia ad Iseo. Subito scatti e controscatti ma l’azione buona parte già prima del km 10, quando si attraversa Vigevano: si avvantaggiano dieci uomini, vale a dire gli italiani Davide Ballerini e Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli-Sidermec), Giuseppe Fonzi e Alex Turrin (Wilier Triestina-Selle Italia) e Marco Marcato (UAE Team Emirates), i neerlandesi Jos van Emden (Team LottoNL-Jumbo) e Boy van Poppel (Trek-Segafredo), il russo Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha-Alpecin), il tedesco Christoph Pfingsten (Bora Hansgrohe) e lo spagnolo Rubén Plaza (Israel Cycling Academy).

La Quick Step lavora per metterne due in un’azione con margine extralarge
Il gruppo non lascia però immediatamente spazio, dato che diverse formazioni tagliate fuori dall’azione cercano di inserire propri rappresentanti. Al km 20, infatti, a separare le due entità sono solamente 16″: la compagine più interessata a rientrarvi è la Quick Step Floors che riesce a far scattare il danese Michael Mørkøv e il tedesco Michael Schachmann, che dopo un paio di km di inseguimento vanno a rimpolpare le fila della fuga. Prova in tale intento anche il Team EF Education First-Drapac ma, dopo una decina di km di tentativi, gli statunitensi (ancora a secco di vittorie e senza obiettivi di classifica) alzano bandiera bianca.

In un attimo, il gap esplode: al km 40 il divario è di 2’30”, al km 55 balza a 9’30, al km 70 va a 12’40”. Nessun problema di classifica, dato che il meglio piazzato è Schachmann, ventisettesimo a a 38’06” dalla vetta. Il margine non si ferma di certo, continuando a crescere progressivamente nel corso del pomeriggio: l’apice verrà toccato al km 180, nei pressi dell’avvio della salita finale, quando l’ammontare supera i 16’20”.

A Ballerini i traguardi volanti, a Fonzi il gpm (senza dimenticare la maglia nera)
Gli unici aspetti degni di cronaca della lunga fase sono i traguardi intermedi incontrati lungo il percorso: la sfida si registra solo sullo sprint di Grinzane Cavour (km 130.7), con Ballerini che supera Fonzi. Il canturino della Androni fa suo anche lo sprint di Mondovì (km 169.9), portando così a 21 punti (92 contro 71) il proprio margine nella speciale graduatoria sul compagno di squadra Marco Frapporti.

Niente bagarre sull’inframezzato gpm di Novello: al km 140, tra le splendide colline del Barolo, è Fonzi che passa per primo. Il pescarese, partito dalla periferia meneghina con la virtuale maglia nera ben salda sulle spalle, vive una giornata d’assalto prima, ne siamo sicuri, di rivederlo battagliare per conquistare il prestigioso traguardo. E sarebbe la seconda in altrettante partecipazioni per il simpatico ventiseienne abruzzese.

Van Poppel anticipa tutti in pianura, ma viene ripreso ad inizio salita
Un momento di variazione rispetto al tran tran lo regala Boy van Poppel: il più esperto dei due fratelli neerlandesi attacca prepotentemente in pianura, provando a sorprendere i compagni di avventura. Il trentenne gode del disinteresse altrui, guadagnando fino a 30″ ai meno 15 km; ai piedi della salita finale, però, l’azione dell’alfiere della Trek-Segafredo inizia a farsi più pesante. Con Ballerini e Mørkøv in testa a tirare, Van Poppel viene riassorbito ai meno 12.5 km e immediatamente perde contatto, lasciando così a undici il drappello al comando.

Che diventa di dieci data la perdita di contatto di Fonzi, che torna ad occuparsi dell’obiettivo maglia nera. Ma lo sfaldamento del gruppo di testa prosegue: ai meno 9.7 km accelera Marcato, provocando il definitivo distacco di Ballerini, Turrin e Van Emden. Anche Plaza fatica ma lo spagnolo, che spinge un rapporto lunghissimo, rientra e 1 km più tardi scatta a sorpresa, portando alla reazione di Pfingsten, Cattaneo e Schachmann.

Plaza e un rapporto d’altri tempi. Cattaneo e Schachmann i più forti ma si marcano
Il rallentamento del neocostituito quartetto permette anche a Marcato, Mørkøv e all’affaticato Kuznetsov di farsi sotto. È sempre Plaza, con la sua cadenza quasi al rallentatore, che riduce ai meno 7.7 il gruppetto a quattro unità: lui, Cattaneo, Pfingsten e Schachmann. L’italiano decide di scattare 400 metri più tardi, facendo staccare proprio Plaza. Il quale, andando su del suo passo, quasi rientra ai meno 6.6 km: Pfingsten, per evitare tale ipotesi, attacca. Mal gliene incolse, però, perché Cattaneo e Schachmann non solo restano con lui ma lo distanziano ai 6.1 km, su una sparata del giovane tedesco.

Con Schachmann a tirare e Cattaneo in posizione conservativa, la coppia prosegue la regolare scalata senza guadagnare sui primi inseguitori: tanto che, ai meno 4.3, Pfingsten rientra e Plaza… quasi. Quasi perché, ancora una volta, l’alfiere della Quick Step Floors decide di ripartire, lasciando sul posto il connazionale e tenendo con sé un bravissimo Cattaneo. L’esperto spagnolo, intanto, va su di conserva e, dopo aver superato Pfingsten, rientra sulla coppia al comando ai meno 2.9 km. Ma nulla di nuovo sotto il sole e 300 metri più tardi una nuova azione di Schachmann riduce al solo lombardo la compagnia.

Plaza rientra, Schachmann parte nel finale e si prende la vittoria più importante della breve carriera
L’ex maglia bianca non è esattamente contenta del poco contributo da parte di Cattaneo, il quale risponde a modo suo: il bergamasco ci prova tre volte (ai meno 2, ai meno 1.6 e ai meno 1.2), trovando sempre la risposta di Schachmann. Ma questo tira e molla fa felice il solo Plaza: il veterano spagnolo, infatti, si rifà sotto proprio sotto l’arco dell’ultimo km, diventando una seria minaccia data la sua scaltrezza e l’esperienza maturata in quasi vent’anni di professionismo.

Chi, invece, sta prendendo le misure alla massima categoria dato che è alla seconda annata tra i pro’ (e al primo grande giro) è Maximilian Schachmann. Il ventiquattrenne lancia un attacco poco prima degli ultimi 300 metri: Cattaneo cede subito, Plaza pochi metri più tardi. Il berlinese va quindi a conquistare il primo meritato successo in una corsa a tappe di tre settimane, il secondo in stagione dopo l’eccellente fuga alla Volta a Catalunya: se al conto ci aggiungiamo il secondo posto alla Classic de l’Ardèche, il sorprendente ottavo posto dopo un attacco alla Flèche Wallonne, il bottino comincia a farsi importante per l’ennesima gemma della Quick Step Floors.

Seconda posizione a 10″ per Rubén Plaza (Israel Cycling Academy), terza a 16″ Mattia Cattaneo (Androni Giocattoli-Sidermec). Seguono Christoph Pfingsten (Bora Hansgrohe) a 1’10”, Marco Marcato (UAE Team Emirates) a 1’26”, Michael Mørkøv (Quick Step Floors) a 1’36”, Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha-Alpecin) a 1’52”, Jos van Emden (Team LottoNL-Jumbo) a 3’22”, Alex Turrin (Wilier Triestina-Selle Italia) a 3’29” e Davide Ballerini (Androni Giocattoli-Sidermec) a 5’09”.

La Movistar lavora: Carapaz ci prova ma López è di altro spessore
E dietro? Tutto tranquillo, con un velleitario tentativo di José Gonçalves (Team Katusha-Alpecin), nelle fasi iniziali. A cambiare la situazione, a circa 8 km dalla vetta, arriva il Movistar Team che mette Rubén Fernández e Carlos Betancur ad aumentare l’andatura di un gruppo forte ancora di una quarantina di elementi. Sfilatisi i due, a lavorare giunte Sébastien Reichenbach (Groupama-FDJ): ma a cercare di dare una sterzata, ai meno 6.6 km, è Pello Bilbao (Astana Pro Team), che scatta venendo inseguito con successo da Ben O’Connor (Team Dimension Data) e da Wout Poels (Team Sky); cerca di rientrare anche Patrick Konrad, ma l’uomo di classifica della Bora Hansgrohe saggiamente decide di attendere il drappello maglia rosa.

Dei tre attaccanti, il più in palla è Poels che stacca senza troppi complimenti i colleghi. Tutto procede tranquillo fino ai meno 4.5 km quando è Richard Carapaz a dare un senso al precedente lavoro dei gregari: l’ecuadoriano viene marcato dal solo rivale per la maglia bianca, quel Miguel Ángel López che appare in crescendo di condizione e che lo riprende e stacca in un sol colpo. Il colombiano continua nel suo incedere, rientrando anche su Poels e staccando il neerlandese ai meno 2.7 km.

Dumo ci prova, ma viene stoppato. È la volta di Froome, mentre Pinot proprio non gira
Ai meno 2.4 km si registra un attacco all’apparenza insignificante, portato da George Bennett (Team LottoNL-Jumbo), sul quale rientrano i già citati Bilbao e Konrad assieme al compagno di quest’ultimo Davide Formolo. E invece la mossa del neozelandese ha il merito di far aumentare il ritmo del gruppo, che preso va a riprenderli: e a 1500 metri dalla conclusione, in un tratto di falsopiano, scatta Tom Dumoulin. Il leader del Team Sunweb viene immediatamente marcato dai rivali diretti Simon Yates e Domenico Pozzovivo, con i quali va a riassorbire Carapaz.

Un rallentamento favorisce il riaggancio degli altri staccati, fra i quali manca Thibaut Pinot: il francese, scortato come una balia dal fido (e mai abbastanza celebrato) Reichenbach, vive un’altra giornata difficile, dimostrando di essere lontano dalla forma del Giro 2017. Il gruppetto dei big, appena riformatosi, già ai meno 1.3 km vede uno scatto secco: è Chris Froome che, per una volta, non frulla. Pozzovivo e Dumoulin sono bravissimi a rispondere in quest’ordine.

Yates va in crisi e becca quasi mezzo minuto in poco più di un km
Chi non risponde è, con enorme sorpresa, Simon Yates. E non per scelta tattica ma per una semplice ragione: la maglia rosa non ne ha proprio. Cotto a puntino in una salita pedalabile, chi l’avrebbe mai detto? Il britannico cerca l’aiuto dei colleghi, con Carapaz, Bilbao e Konrad nel suo gruppetto: ma il nativo di Bury non riesce neppure a tenere l’andatura dell’ecuadoriano, dovendo mettere il rapporto più leggero per salvare una gamba improvvisamente svuotata.

Davanti, intanto, il terzetto ritrova Poels ai meno 800 metri: il vincitore della Liège 2017 regala delle preziose tirate (fino all’ultima curva, quando sbaglia strada e imbocca l’ingresso destinato alle ammiraglie), permettendo di continuare a guadagnare. Se López riesce a tagliare il traguardo a 10’48” dal vincitore, il trio (in quest’ordine) Pozzovivo, Dumoulin e Froome giunge a 11’03”. Un ottimo Poels arriva a 11’07”, Konrad, Bilbao e Carapaz a 11’23”. Yates, che è stato anche ripreso dal compagno di squadra Nieve e Formolo, finisce solo a 11’31”; fanno peggio Pinot, Dennis, Bennett e Geniez, tutti a 11’36”, mentre il giovane O’Connor è a 11’43”

Il distacco è ridottissimo: e domani il Colle delle Finestre può far saltare il banco
Il Giro, ora, è totalmente riaperto (se mai fosse stato chiuso): Simon Yates possiede solamente 28″ su un Tom Dumoulin carico a mille dopo l’inaspettato guadagno. E a tenere a galla il leader sono gli abbuoni ottenuti lungo la penisola: il capitano della Mitchelton-Scott ha infatti conquistato 35″ di bonificazione in più rispetto all’avversario diretto, ormai sempre più col fiato sul collo e motivato per cercare un clamoroso ribaltone.

Non che il terzo e il quarto siano così distanti: Domenico Pozzovivo è a 2’43” mentre Chris Froome staziona a 3’22”. La top 10 viene completata da Thibaut Pinot a 4’24”, Miguel Ángel López a 4’54”, Rohan Dennis a 5’09”, Pello Bilbao a 5’54”, Richard Carapaz a 5’59” e Patrick Konrad a 7’05”.

Domani la tappa con la Cima Coppi, la salita forse più attesa (ancor più dello Zoncolan) dell’edizione 101: il Colle delle Finestre che, a differenza del solito, è piazzato a metà gara. Dopo il via da Venaria Reale la corsa affronta il non banale Col de Lys a cui fa seguito la salita verso i 2178 metri della vetta: 18.5 km al 9.2%, difficili difficili difficili con lo sterrato. Dalla cima ancora 74 km dal traguardo con il classico fondovalle e ascesa pedalabile verso Sestriere; da lì lunga discesa fino a Oulx, falsopiano fino a Bardonecchia e gli ultimi 7.2 km al 9.1% fino all’arrivo dello Jafferau. 184 km in cui accadrà di tutto.

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