Edoardo Affini taglia il traguardo nel prologo di Forlì al Giro d'Italia Under 23 © Giro d'Italia Under 23
Edoardo Affini taglia il traguardo nel prologo di Forlì al Giro d'Italia Under 23 © Giro d'Italia Under 23

Le Affinità elettive di Edoardo con le crono

Giro d’Italia Under 23, il prologo vede svettare il mantovano della SEG Racing Academy. Buon terzo Sobrero. Psicodramma con Morey

È uno dei pochi italiani ad aver compiuto una simile scelta: andare a correre all’estero, in una formazione Continental dedicata allo sviluppo dei giovani, che in tre anni ha sfornato sette professionisti. Di vittorie ancora nulla, ma di esperienza ne ha accumulata tanta, Edoardo Affini. Sfidando i professionisti sulle pietre e sui muri fiamminghi, sui ventosi rettilinei neerlandesi, sulle côte valloni. Ma facendosi un nome lì dove conta, tanto che le voci lo indicano nel radar della Quick Step Floors in vista della prossima stagione. E dopo oggi le possibilità che passi nello squadrone per antonomasia sicuramente cresceranno.

Edoardo Affini, cronoman di razza che può finalmente esultare
L’edizione 2018 del Giro d’Italia Under 23 si è aperta quest’oggi con un prologo di 4400 metri tra le strade di Forlì. Prova filante, con sole cinque curve da affrontare, nella città di quel fenomeno che è stato Ercole Baldini. Prova da specialisti quale è, del resto, Edoardo Affini. Mantovano di Buscoldo, frazione di Curtatone, questo ventunenne tra gli juniores era riuscito a laurearsi campione europeo della crono nel 2014 a Nyon, dopo aver perso il titolo nazionale per soli 3″ contro un certo Filippo Ganna.

Partito come 130° alle 18.34’30”, il lombardo si è espresso al meglio, fermando l’orologio in 4’58″20, a oltre 53 km/h di media. Nessuno riuscirà a superarlo, questo corazziere di 190 cm, che va a cogliere la prima vittoria internazionale in quasi quattro anno passati tra gli under 23. Un bell’attestato anche per il suo SEG Racing Academy, squadra che ha lanciato fra gli altri Jakobsen e Lammertink: è già la nona affermazione stagionale per questo team di proprietà dell’omonima agenzia di procuratori (tra i ciclisti seguiti figurano Terpstra, Poels, Daniel Martin, Vanmarcke, Mollema).

La Hagens Berman Axeon comincia subito forte
La formazione più attesa della vigilia era sicuramente la Hagens Berman Axeon. Gli statunitensi, quest’anno in possesso di una licenza Professional ma sempre focalizzati sullo sviluppo degli under 23, non ha certo deluso. La seconda posizione è stata presa da uno di loro, quel Jasper Philipsen già in considerato in patria un ibrido fra Gilbert e Van Avermaet (giusto per non mettere pressione): il ventenne belga ha ottenuto il secondo posto a solo 1″ dal vincitore, pregustando già di indossare domani la maglia rosa dopo il possibile successo di tappa (o comunque basta l’abbuono ottenuto in caso di podio).

Gli altri uomini di Axel Merckx non hanno certamente scherzato: quarto posto a 5″ per lo statunitense William Barta, sesto a 6″ per il portoghese João Almeida a cui aggiungere il diciassettesimo a 9″ dello statunitense Sean Bennett, uomo deputato a curare la classifica, Ha invece deluso Mikkel Bjerg: il danese, iridato under 23 della specialità, si è piazzato diciottesimo con il medesimo ritardo di Bennett. Vero, preferisce distanze maggiori, tuttavia è indubbio che la sua sia stata una prova sotto le attese.

Buoni segnali dall’Italia: Sobrero sul podio, Konyshev e Moschetti tra i 10
Chi conclude con il sorriso la giornata inaugurale della corsa è indubbiamente il movimento italiano. Già eguagliato il bottino di tappe ottenute nel 2017 (non che ci volesse un’impresa, va detto), oltre ad Affini gli azzurri sono generalmente piaciuti, riuscendo a giocarsela con i migliori. Assieme al vincitore sale sul podio anche Matteo Sobrero: il cuneese prolunga l’ottimo momento di forma, testimoniato dalla vittoria domenica della Coppa della Pace nella vicina Rimini. Per il ventunenne della Dimension Data for Qhubeka un terzo posto a 4″.

Se il piemontese sarà da seguire in salita, già domani è il terreno adatto a Matteo Moschetti. Il milanese della Polartec-Kometa, che passerà tra i pro’ nel 2019 con la Trek-Segafredo, stampa un 5’04” che gli vale la settima piazza e che gli permette, in caso di successo fra 24 ore, di andare in vetta alla graduatoria. È ottima la prova anche di uno specialista del tic tac come Alexander Konyshev: il figlio d’arte, in gara con la sua Petroli Firenze Hopplà Maserati, è quinto a 5″, dimostrando di essere in continua fase di crescita.

Stannard decimo, gli altri big poco distanti
Il resto della top 10 di giornata viene completato dal belga Ruben Aspers (Lotto Soudal), dal neerlandese Ide Schelling (SEG Racing Academy) e dall’australiano Robert Stannard (Mitchelton-BikeExchange), tutti a 6″ da Affini. La prova dell’oceanico, tra i grandi favoriti per il successo finale, lo pone già in leggero vantaggio, seppur in molti casi di poco, sui rivali diretti.

Il colombiano Wilmar Paredes (Colombia) è stato ottimo undicesimo a 7″, il sudafricano Stefan De Bod (Dimension Data for Qhubeka) ventottesimo a 12″, il britannico Stephen Williams (SEG Racing Academy) trentesimo a 13″, il russo Alexander Vlasov (Russia) trentatreesimo a 14″, il lussemburghese Michel Ries (Polartec-Kometa) quarantaquattresimo a 16″, il piemontese Alessandro Covi (Team Colpack) cinquantunesimo a 17″, il veneto Samuele Battistella (Zalf Euromobil Désirée Fior) cinquantottesimo a 18″, il belga Julian Mertens (Lotto Soudal) sessantatreesimo a 19″.

Morey e l’illusione per la vittoria. Domani volata a Forlì
Tuttavia, per una lunga fase, pareva proprio che Affini non fosse stato il migliore. A far segnare il miglior tempo sembrava che fosse stato Daryl Morey. L’australiano della Mitchelton-BikeExchange, giunto nella formazione proprio alla vigilia della corsa, aveva fermato il cronometro con un tempo di 4’56”. Ma l’ex atleta della Terengganu non ha vinto la gara: il motivo? Il ventunenne è partito con 30″ di anticipo rispetto al suo orario di via, facendo così segnare un parziale inficiato da tale guadagno. Il suo vero tempo è stato un 5’26” che gli è valso un centotreesimo posto, in linea con le sue caratteristiche da scalatore puro.

Domani spazio alla prima frazione in linea, da Riccione a Forlì, per complessivi 137.7 km. Totale pianura se si eccettuano due strappetti, con la salitella della Rocca delle Caminate che si conclude a 20 km dal traguardo. A meno di sorprese si assisterà ad una volata a ranghi compatti: per quanto mostrato, Philipsen, Moschetti e lo zalfino Giovanni Lonardi (quattordicesimo a 7″) paiono i favoriti, senza voler tralasciare il francese Mathieu Burgaudeau, il britannico Jacob Hennessy, il russo Alexandr Kulikovskiy e il belga Gerben Thijssen.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini




Versione stampabile