Iván Ramiro Sosa vince sul Giau all'Adriatica Ionica Race © Sirotti - Androni Sidermec
Iván Ramiro Sosa vince sul Giau all'Adriatica Ionica Race © Sirotti - Androni Sidermec

Sosa, il futuro è Giau qui

Adriatica Ionica Race, sulla montagna dolomitica il giovane colombiano della Androni stacca tutti e diventa leader. Secondo Ciccone, ultimo ad arrendersi

Che dire di Iván Ramiro Sosa, se non che si tratta dell’ennesimo talentino colombiano nato negli anni ’90? Lo si era visto prima alla Coppi&Bartali e poi al Tour of the Alps: per il minuto scalatore l’ora della prima vittoria in Italia è giunta alla Adriatica Ionica Race, in una salita classica del Giro d’Italia. Corsa nella quale deve ancora debuttare, questo campioncino della corte di Gianni Savio. Lo farà fra un anno, e ci sarà da divertirsi.

Si arriva sul passo Giau, non parte Kurianov
La prima edizione della Adriatica Ionica Race affronta subito zone leggendarie per il ciclismo. Da Mussolente la carovana si sposta verso nord, affrontando prima l’interminabile Passo Rolle, quindi il Passo Valles e il Colle Santa Lucia prima del glorioso finale sul Passo Giau, con il versante bellunese che misura 8.3 km per una pendenza media del 9.3%. Salita che già da sola avrebbe molto da dire, ma posizionata al termine di una tappa di 154.7 km con quasi 4000 metri di dislivello positivo. Nonostante il passo non venga affrontato completamente, per mere questioni logistiche.

Via poco dopo le 11.30, con il russo Stepan Kurianov (Gazprom-RusVelo) che non parte, mentre nei primi km abbandona il bulgaro Mihail Mihaylov (Trevigiani Phonix-Hemus 1896). Al km 14 si forma un tentativo con il francese Floryan Arnault (Trevigiani Phonix-Hemus 1896), il neerlandese Floris Gerts (Roompot-Nederlandse Loterij) e l’ecuadoriano Jhonatan Narvaez (Quick Step Floors).

Sette in fuga, sul Passo Rolle si muove la Trek
Su di loro rientrano, in prossimità del km 23, il giapponese Yukiya Arashiro (Bahrain Merida) e gli italiani Antonio Di Sante (Sangemini-MG.KVis) e la coppia della Biesse Carrera Gavardo composta da Enrico Logica e Giovanni Pedretti, con il veronese Logica già in fuga ieri e leader provvisorio della classifica dei gpm. Il gruppo lascia fare, con il margine che si aggira sui 3′: il traguardo volante di Lamon (km 48.4) Pedretti passa in testa davanti a Di Sante, con le due Continental tricolori invitate che stanno mostrandosi per ripagare l’invito ottenuto.

Il vantaggio massimo di 4’10” viene toccato attorno al km 60, altezza del quale il gruppo viene tirato dalla UAE Team Emirates. Fuori da Fiera di Primiero giunge il momento del Passo Rolle, ascesa di 20.5 km al 5.9%: davanti non tengono il ritmo dei colleghi Arnoult e Pedretti mentre dal gruppo si assiste ad un attacco di coppia della Trek-Segafredo, che manda in avanscoperta due grossi calibri quali Gianluca Brambilla e Jarlinson Pantano. Ma la nobiltà del tentativo fa suonare il campanello d’allarme nel plotone, che immediatamente reagisce andando ad annullare la loro azione.

Contrattacco a quattro, Felline cerca l’assolo
Mentre davanti anche Di Sante perde terreno, dal gruppo si muovo quattro coraggiosi di sicuro talento ma che evidentemente fanno meno paura rispetto agli altri, dato che ottengono via libera: si tratta di Marco Canola (Nippo-Vini Fantini-Europa Ovini), Fabio Felline (Trek-Segafredo), Marco Frapporti (Androni Giocattoli-Sidermec) e Michele Gazzara (Sangemini-MG.KVis). Allo scollinamento (km 89.3) Arashiro supera Gerts, con Logica e Narvaez staccati di qualche secondo. Il drappello inseguitore paga 38″, il gruppo dei migliori 1’10”.

Invece di rientrare su battistrada, Logica e Narvaez vengono ripresi dal gruppetto Canola: le due entità, però, si ricompongono nelle rampe del Passo Valles con l’eccezione di Logica, alle prese con i crampi. Anche Arashiro e Narvaez non ce la fanno più mentre chi mostra di avere un bel passo è Felline: il piemontese attacca e riesce a staccare i colleghi, transitando (km 102.4 km) con 21″ su Frapporti e 1′ sul gruppo principale, dal quale ovviamente non fanno più parte le ruote veloci.

Frapporti rientra, ma il tentativo non ha fortuna. Bene Carboni in versione gregario
Nel corso della lunghissima discesa (20 km) Frapporti rientra su Felline, iniziando così a collaborare verso un obiettivo che rimane comunque alquanto improbabile, dato il ritardo di soli 1’10” a 25 km dal termine. A tirare sono Bardiani e UAE, che portano il gap a 45″ ai meno 20 km: conscio del destino ormai segnato, Frapporti si rialza ai meno 16 km. Felline resiste poco oltre, dato che il torinese alza bandiera bianca ai meno 12 km.

Un velleitario tentativo dell’infaticabile Gerts, con Enrico Barbin e Simone Petilli in azione come stopper, fa entrare la corsa ai meno 10 km, sempre con gli uomini di Saronni a tirare. Fin quando la Bardiani decide, con Barbin e Giovanni Carboni, di aumentare l’andatura: è soprattutto il marchigiano, reduce da un incidente in allenamento accaduto soli 10 giorni fa, a creare problemi agli avversari, riducendo il gruppo a solamente otto unità.

Ciccone e Sosa i migliori: il colombiano stacca l’azzurro in maniera intelligente
Carboni, Ciccone, Arslanov, Hermans, Ravasi, Sosa, Weening, con Stetina attaccato solo per un pelo e per poco: questo è il gruppetto ai meno 6, con il neopro’ Carboni a lavorare di gran lena sino ai meno 5 km, quando si sfila e lasciando spazio a capitan Ciccone. L’abruzzese va su con un bel ritmo, che fa staccare attorno ai meno 4.3 km Weening e ai meno 4 km Hermans. Il vincitore di tappa a Sestola al Giro 2016 incrementa ancora il passo e stavolta sia Arlsanov che Ravasi non riescono più a tenerlo.

Ciccone e Sosa rimangono così davanti, con qualche cambio dato dal giovane colombiano. L’ex Colpack prova a saggiare la condizione dell’avversario ai meno 2.5 km ma, ahilui, mal gliene incolse: 200 metri più tardi, con un’azione più da corridore scafato che da ventenne, Sosa parte in contropiede, guadagnando subito sul rivale e incrementando sempre più. Nell’ultimo km entra con 20″, ma l’incedere aumenta con il passare dei metri.

Tappa e maglia per Sosa, Ciccone e Ravasi ancora in classifica. Domani lo sterrato prima di Grado
Per il nativo di Pasca, dipartimento di Cundinamarca, è il quarto successo stagionale, il più prestigioso della sua breve ma già brillante carriera. Per la Androni Giocatttoli-Sidermec, invece, è il ritorno a vincere in patria dopo oltre un anno e mezzo di digiuno (ultimo a riuscirvi Gavazzi al Memorial Pantani 2016). Altro segnale di come la compagine piemontese sia, in questo 2018, indubbiamente la migliore fra le italiane.

Comunque una bella seconda piazza per Giulio Ciccone (Bardiani CSF), staccato di 37″. Terzo a 1’06” un rimontante Ben Hermans (Israel Cycling Academy), gestitosi meglio dei rivali. Seguono Edward Ravasi (UAE Team Emirates) a 1’12”, Pieter Weening (Roompot-Nederlandse Loterij) a 1’29”, Ildar Arslanov (Gazprom-RusVelo) a 1’43”, Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo) a 2’20”, Peter Stetina (Trek-Segafredo) a 2’27”, Giovanni Carboni (Bardiani CSF) a 2’39” e Simone Petilli (UAE Team Emirates) a 2’42”.

La maglia celeste di capoclassifica passa sulle spalle di Sosa, che la indossa con un margine di 18″ su Ravasi e 45″ su Ciccone. Se le salite sono terminate, c’è ancora possibilità di detronizzare il leader già domani, nella San Vito di Cadore-Grado. Sia per la lunghezza, ben 223.2 km, che, soprattutto, per la presenza nel finale di due settori di sterrato: vedere il team World Tour cercare di creare grattacapi non sarebbe una sorpresa.

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