I due protagonisti dell'Adriatica Ionica Race al centro: a sinistra, Gianni Savio (Manager Androni Giocattoli), a destra Moreno Argentin (organizzatore) © Adriatica Ionica Race
I due protagonisti dell'Adriatica Ionica Race al centro: a sinistra, Gianni Savio (Manager Androni Giocattoli), a destra Moreno Argentin (organizzatore) © Adriatica Ionica Race

Elia ha fatto 13

Terza vittoria per Viviani all’Adriatica Ionica Race: a Trieste battuto anche Cavendish. Sosa festeggia il suo primo successo di prestigio

Neanche un anno fa, a inizio luglio, una notizia di ciclomercato scuoteva l’ambiente: Elia Viviani, deluso dalla mancata convocazione a Giro e Tour, era pronto a lasciare il team Sky già in agosto per approdare nella UAE Team Emirates. Tale affare non si concretizzò, ma dava l’idea di quanto Viviani, che al termine della scorsa stagione portò comunque a casa due semiclassiche come Plouay e Amburgo, fosse a disagio e poco sfruttato nel team inglese: gli è bastato cambiare aria e trovare un team che sa mettersi a sua disposizione per trovare 13 successi già a metà stagione, tre dei quali conseguiti in questa Adriatica-Ionica Race, della quale la Quick Step è stata la formazione-pigliatutto. L’unica cosa che non è riuscita a prendersi è la classifica generale, e quella spetta all’altro protagonista di questa corsa, il 21enne Ivan Ramiro Sosa, che deve ancora imparare ad aprire le bottiglie di spumante sul podio per quanto è ancora poco avvezzo al successo, ma sembra proprio destinato a garantire continuità alla “scuola colombiana” che sta diventando sempre più centrale nel ciclismo internazionale e sempre più variegata (basti vedere anche i risultati dell’aprpista di Viviani, Alvaro José Hodeg, che nonostante ciò ha fatto incetta di piazzamenti).

In 6 in fuga, Gazzara per la combattività
La kermesse finale dell’Adriatica-Ionica Race è una tappa breve, da Grado a Trieste per un totale di 116 km: il circuito triestino nelle intenzioni doveva ricalcare quanto visto nella tappa finale del Giro d’Italia 2014, ma rispetto alle presentazioni la parte finale è stata ammorbidita e gli attraversamenti ridotti di un giro. Ancor più facile dunque la conclusione allo sprint, alla quale hanno provato a ribellarsi in 6, partiti al km 23: ci sono ottimi scalatori come John Darwin Atapuma (UAE Team Emirates) e Michele Gazzara (Sangemini- Mg.Kvis), poi Damiano Cima (Nippo-Vini Fantini), Umberto Orsini (Bardiani-CSF), Miguel Eduardo Florez (Wilier-Triestina) e Chun Kai Feng (Bahrain-Merida). Una fuga che non impensierisce la leadership nella classifica GPM di Enrico Logica, il quale può portare questa piccola soddisfazione alla Biesse Gavardo nel primo duro anno da continental.
La fuga non trova grande spazio, riuscendo a raggiungere solo il vantaggio massimo di 1’28” nelle prime battute per poi essere tenuta sotto controllo dalla Quick-Step, grazie al grande lavoro di Asgreen e Narvaez.

Quick-Step in controllo totale, Cavendish può poco
L’azione dei fuggitivi si sgretola sotto la pressione del gruppo: i primi a cedere sono Weng e Florez a 25 km dall’arrivo, poi tocca ad Atapuma e Gazzara sotto le accelerazioni di Orsini, che resta solo con Cima fino ai -15 dall’arrivo. La Quick Step controlla egregiamente la corsa, aiutata anche dagli uomini della Sangemini intenzionati a fare selezione per migliorare le possibilità di uno sprint di Scartezzini. L’unico che riesce a evadere, seppur per poco, è Valerio Agnoli (Bahrain-Merida) ai -10. Nell’ultimo giro si vede la Dimension Data tutta per Mark Cavendish nel tratto in salita: il britannico si porta avanti e si affianca alla Quick Step, sparando il suo colpo in stile “cannonball” come ai bei tempi ai -200, mentre Hodeg stava lanciando la volata. Ma Viviani è lesto nel comprendere la situazione e si lancia sulla destra, distanziando nettamente Cavendish e conquistando il terzo successo su 5 tappe. Terzo posto per Riccardo Minali, aiutato a risalire da Trentin e Moser, poi dietro Hodeg soltanto italiani: quinto Luca Pacioni (Wilier-Triestina), sesto Simone Consonni (UAE Team Emirates), settimo Manuel Belletti (Wilier-Triestina), ottavo Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo), nono Marco Canola (Nippo – Vini Fantini) e decimo Matteo Trentin (Italia).

In classifica generale fioccano i giovani
Niente cambia nella generale nell’ultima tappa, dunque: l’Adriatica-Ionica Race permette così ai team professional di mettersi in mostra, ma specie anche l’età media dei primi classificati: i primi 5 sono tutti in età da maglia bianca. Col 2° posto finale a 41”, Giulio Ciccone ottiene così il suo miglior risultato in una corsa a tappe, restando comunque un corridore “allergico” alla continuità e alle classifiche. Al terzo troviamo Ildar Arslanov ad 1’18”: anche per il russo della Gazprom, che avevamo già ben visto al Tour of Slovenia quest’anno, si tratta del miglior risultato da professionista, per un giovane che sta lentamente emergendo. Gli UAE, con Edward Ravasi quarto ad 1’40” e Valerio Conti quinto ad 1’57”, finiscono fuori dal podio e si mangiano un po’ le mani, visto il mancato podio di Ravasi che dovrà cumulare esperienza sui terreni diversi dalle salite per evitare situazioni come quella di grado di ieri. Altri buoni segnali da Giovanni Carboni (settimo) e Simone Petilli (nono), che rientrano nel nucleo dei corridori del futuro sui quali il ciclismo italiano spera per restare protagonista nelle corse a tappe.

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