Un particolare di Premium Rush © One Secret Hung
Un particolare di Premium Rush © One Secret Hung

Cicloproiezioni: Premium Rush

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, undicesima puntata: un inseguimento tra le strade di New York in un film del 2012

Viviamo in anni particolari, il mondo cambia, le comunicazioni cambiano e per forza di cose anche il lavoro – quando c’è – finisce per cambiare. Ci siamo abituati così ai rider che in bicicletta ci consegnano la pizza o il cinese, ma allargando lo sguardo potremmo vedere come i bike messenger hanno negli Stati Uniti una lunga tradizione. E una cosa del genere può non interessare Hollywood? Certo che no, e infatti negli anni abbiamo visto vari film con loro come protagonisti o anche solo comparse, soprattutto quando c’è di mezzo la città di New York. Di conseguenza viene naturale mettersi alla visione di Premium Rush, pellicola del 2012 girata da David Koepp (sceneggiatore di numerosi blockbuster ma con poca fortuna come regista). Uscito in Italia con il titolo Senza freni, riferimento alla bici a scatto fisso del protagonista, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, di solito specialista in film di successo, ma non in questo caso:

Ralenti dell’eroe che vola a schiantarsi al suolo fra i grattacieli di Manhattan, musica trillante da videogioco, immagini sincopate, soggettiva adrenalinica in mezzo al traffico: capiamo subito che l’introspezione dei personaggi e lo sviluppo della trama non saranno punti di forza del film. “Non riesco a stare in ufficio” dice Wilee, il protagonista. Ci spiega come a New York pedalino circa millecinquecento corrieri in bicicletta, e prima o poi tutti vengono investiti. Una bella prospettiva di carriera.

E in effetti la vita nella Grande Mela è parecchio dura per i bike messenger: fra macchine, semafori (perché se guidi una bici senza freni il rosso è un grosso problema), incroci pericolosi, tassisti che vogliono farti fuori, sportelli che si aprono all’improvviso, camion delle consegne che occupano la sede stradale, un’infinità di pedoni pronti a farsi investire, il senso di pericolo ti segue ogni secondo della giornata. Per fortuna la catena di metallo per legare la bici può pure essere usata per spaccare gli specchietti ai tassisti indisciplinati

Wilee ha anche una fidanzata, che è poi una ex fidanzata – non si capisce mai bene la differenza nell’arco della pellicola – che lavora pure lei per la stessa agenzia di corrieri. Vanessa guida però una bici coi freni, e ha lasciato – più o meno – Wilee rimproverandolo di essere troppo spericolato sulla strada e che nella vita non può accontentarsi di fare il fattorino in bicicletta. Obiezioni perlomeno curiose se dette da una che fa il tuo stesso lavoro e ha appena spaccato lo specchietto a un tassista.

Quindi il film, nella sua progressione didascalica, introduce il rivale del protagonista, Manny. Preso costantemente in giro da Wilee per i suoi pantaloncini da ciclista, abile guidatore di una replica da professionisti, Manny riesce a soffiare al nostro tutte le consegne più urgenti – e quindi più remunerative. Ma non solo, adesso che con Vanessa le cose non vanno, lui è pronto a farsi avanti. “Manny è un gentiluomo, ha aspettato qualche giorno” dice a Wilee parlando di sé in terza persona. “Ma Manny ha appetito” specifica il gentiluomo, in quello che peraltro è uno dei dialoghi più sviluppati di tutto il film.

Adesso che abbiamo presentato i personaggi (il protagonista, l’amata, l’antagonista), le regole della sceneggiatura banale prevedono che venga introdotto il problema. Che all’inizio non sembra niente di che, ma che presto si trasformerà in valanga. Infatti né Wilee né noi spettatori sappiamo ancora che la consegna che sta per prendere sarà particolarmente pericolosa, ma il suo capo gli offre trenta dollari e lui, scannato come prevede il più semplicistico manuale sul viaggio dell’eroe, accetta senza pensarci.

Così il nostro si rimette sulla strada a pestare sui pedali. Arriva presto al luogo dell’appuntamento, la Columbia University e, subito dopo aver legato la bici col catenone, incontra un suo vecchio compagno di corso. Gli sceneggiatori avranno pensato che non potevamo perderci l’occasione per un bel pippone sul fatto che Wilee avesse smesso gli studi appena prima dell’esame di abilitazione, poco voglioso di intraprendere l’impomatata carriera da avvocato, quando oggi invece può scorrazzare libero per le strade di New York.

Wilee rimane sorpreso quando all’appuntamento incontra Nima, che fra le altre cose è coinquilina di Vanessa. Lei gli spiega che deve portare una busta a tale Sister Chen, a Chinatown (e dove sennò?), e che ha chiesto esplicitamente di lui per la consegna perché Vanessa le ha sempre detto che è il migliore. Il nostro eroe sorride orgoglioso, probabilmente pensando ai trenta dollari e che ha fatto bene a mollare la professione di avvocato. Ma la faccia ostentatamente preoccupata di lei dovrebbe fargli capire che la faccenda è seria.

Lui però non ci fa troppo caso, è di buon umore e decide di investire parte dei soldi che deve ancora guadagnare in un burrito da sette dollari. Ma mentre mangia viene bloccato da un uomo agitato che si presenta come addetto alla sicurezza del campus universitario, e pretende di avere indietro il plico appena consegnatoli da Nima. Wilee ovviamente non ci casca e lo molla sul posto, ma noi capiamo che nella esile trama è arrivato il momento di presentare il cattivo

Wilee è di nuovo in strada per andare a Chinatown, tutto intento a parlare al telefono (via auricolare) con Vanessa, tentando di riconquistarla, quando l’uomo che aveva appena incontrato si fa sotto in auto, cercando di bloccarlo con le buone e con le cattive, un po’ offrendogli dei soldi, un po’ provando a buttarlo fuori strada. E in questo modo abbiamo una scusa per i primi dieci minuti di inseguimento adrenalinico per le vie della città. E sì, in Premium Rush ci sono un sacco di inquadrature come questa

Perché in fondo la trama insulsa è solo una pallida giustificazione per mostrare un’oretta di gimkane nel traffico, mezzi speronamenti, voli carpiati sui cofani delle auto, salti e trick. E se ormai la mancanza di una vera storia da raccontare comincia a farsi troppo evidente, si può provare a distrarre lo spettatore inserendo un subplot comedy, con le fattezze di un robusto poliziotto in bicicletta che – più volte nel film, in quelli che vorrebbero essere sketch comici – cerca di bloccare il nostro eroe per contestargli le ripetute violazioni del codice stradale, per forza di cose senza mai riuscirci, e anzi finendo sempre a terra contro qualche tipico ostacolo del traffico newyorchese.

Se il subplot comedy non vi basta per dimenticare la trama scagazzante, allora possiamo pure provare a inserire un flashback. Così intanto capiamo chi è l’uomo che insegue Wilee, e cioè l’agente Monday, poliziotto borderline e col vizio del gioco d’azzardo, che qui vediamo perdere un sacco di soldi in una bisca illegale cinese, nella tipica fotografia ombrosa e claustrofobica che è obbligatoria nei film americani quando si parla di orientali.

Sotto di parecchie migliaia di dollari, il boss della bisca chiede un favore a Monday in cambio dell’azzeramento del debito: recuperare un certo biglietto che vale come denaro contante. Ed è naturalmente quello che Nima ha affidato a Wilee. Il nostro nel frattempo è entrato in una stazione di polizia per denunciare l’uomo che ha cercato di mandarlo fuori strada, solo per scoprire che quel distretto è proprio quello dove lavora Monday, così anche Wilee capisce che il cattivo è un poliziotto. Si nasconde allora in bagno, come al liceo, e apre il plico da consegnare per vedere cosa c’è dentro: tutto questo casino per un bigliettino?

Giustamente perplesso, deve però impegnarsi per lasciare il distretto senza che Monday lo scopra. Per curiosa coincidenza, lì presta servizio pure il poliziotto in bici che già ha provato a inseguirlo, così si riparte per un’altra manciata di minuti in cui si scatta e derapa per le vie della città. E come potrà finire questo intermezzo action per il povero poliziotto in bici?

Intanto il cattivo ha incredibilmente un’idea geniale: avendo recuperato da Nima la ricevuta con il numero della consegna, telefona all’agenzia per cambiarne la destinazione. Ma in tutto questo, abbiamo capito cosa significa quel bigliettino e perché tutti se ne vogliono impossessare? È l’occasione per un ulteriore flashback, all’insegna dell’idea che se confondi lo spettatore con una struttura narrativa non lineare messa lì a casaccio, magari non fa troppo caso al fatto che la trama fa acqua da tutte le parti.

Veniamo così a sapere che Nima ha risparmiato cinquantamila dollari in due anni (complimenti sinceri per l’impresa, in una città dove un burrito a una bancarella costa sette dollari) per far arrivare negli Stati Uniti la madre e la sorella. Il bigliettino testimonia il pagamento e li farà arrivare attraverso un viaggio in nave, il tutto regolamentato da un’organizzazione criminale, naturalmente cinese, specializzata nel traffico di esseri umani. Wilee intanto ha ridato indietro il plico, ma dopo aver ascoltato la storia lacrimevole di Nima si sente in colpa, e decide di portare a termine la consegna.

Consegna che però è stata nel frattempo affidata a Manny, che è il nuovo fattorino. Wilee lo insegue per farselo ridare, ma Manny gli fa capire come in salita non sia male avere un cambio da utilizzare in modo da alleggerire il rapporto, e più in generale ci possiamo gustare un dieci minuti buoni di inseguimento in bici a Central Park, in salita e in discesa, con vantaggi una volta dell’uno e una volta dell’altro, trucchi per rallentarsi a vicenda, acrobazie varie, tutto il campionario insomma.

L’agente Monday, che comunque dimostra di non essere l’ultimo dei fessi, li aspetta bello tranquillo fuori dal parco, e una volta neutralizzato Manny (che non sa dell’effettivo valore della consegna), pensa di essere finalmente in possesso del prezioso bigliettino. Ma in quel frangente arriva Vanessa a dar manforte a Wilee, e così i due riescono a fuggire con la borsa delle consegne di Manny, dove c’è il plico di Nima e il famoso ticket per raggiungere illegalmente gli Stati Uniti.

Manca ancora un terzo di film e tutto lascia presagire un lungo inseguimento da qui all’inevitabile happy end, ma per una volta gli autori ci sorprendono. Chiuso a un incrocio parecchio trafficato, senza poter frenare, il nostro eroe finisce per scontrarsi con l’immancabile taxi e volare per aria, riportandoci alla scena iniziale. L’impatto con l’asfalto è duro e, a terra, Wilee risente le parole che sempre gli ripeteva Vanessa: “ma non hai paura di finire ammazzato?”

L’agente Monday riesce a salire sull’ambulanza che lo porta via. Wilee non sta messo troppo male, ma ha un paio di costole rotte e sappiamo tutti quanto possano essere dolorose. Lo sa ovviamente anche il villain, che infatti le preme per spingerlo a confessare dove ha nascosto il bigliettino. Wilee gli dice che si trova nella borsa di Manny e, qui dimostrandosi un po’ meno intelligente di prima, Monday gli crede.

Arrivati alla stazione di polizia (ma con l’ambulanza non sarebbero dovuti andare in ospedale? Per quanto abbiamo ormai capito che questo non è il tipo di film dove soffermarsi sui dettagli) Monday si mette a frugare nella borsa di Manny, mentre Wilee con un trucco riesce ad arrivare al deposito dove è stata portata la sua bici, perché ha nascosto il bigliettino nel manubrio. Il tempo per Monday di capire di essere stato fregato per l’ennesima volta, e può finalmente partire il tanto atteso inseguimento, giusto con qualche minuto di ritardo, ma visto che siamo qui non possiamo farci mancare qualche acrobazia nel deposito della polizia:

Il nostro eroe salta ancora parecchio bene con la bici per essere uno con le costole rotte, c’è da ammetterlo. E dopo un lungo inseguimento – nel frattempo si è fatta sera – arriva finalmente a Chinatown, dove l’agente Monday è pronto al confronto finale. Ma in soccorso di Wilee arriva l’intero gruppo di bike messenger newyorchesi. A decine, mettono in mezzo il poliziotto in una specie di schiaffo del soldato. E se ancora state a domandarvi perché un uomo con la pistola dovrebbe temere delle persone in bicicletta, significa che non avete seguito abbastanza questa rubrica.

Wilee riesce dunque a consegnare il bigliettino a Sister Chen giusto in tempo, così la donna può chiamare la nave, e la famiglia di Nima viene imbarcata alla volta degli Stati Uniti. Per l’agente Monday invece la minaccia di avere tutte le ossa rotte dalle gang cinesi cui deve dei soldi non è evidentemente sufficiente. Nima infatti aveva nel frattempo avvertito l’organizzazione che traffica in immigrazione clandestina, che invia a ucciderlo un sicario dall’originalissimo nome di Sudoku Man. Di certo l’abbondanza di stereotipi presenti in Premium Rush non ha aiutato i rapporti bilaterali fra Stati Uniti e Cina. E che il colpo di pistola arrivi alla base del cranio di Monday, mentre il sangue scenda dalla fronte, probabilmente è il degno finale di un film dalla narrativa talmente sballata da farsi beffe della logica.

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