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La teoria Eliacentrica conquista l'Italia

30.06.2018 16:24

Viviani vince un gran titolo Tricolore attaccando in prima persona e battendo Visconti e Pozzovivo a Darfo Boario Terme


Quando la carriera di un corridore è in ascesa, è molto facile che capiti spesso di dire "questo è il suo successo più importante". Per Elia Viviani tale assunto vale a metà, perché una vittoria più significativa dell'oro olimpico nell'Omnium di Rio 2016 non sarà facile da ottenere; ma quell'affermazione riguarda la pista (certo, riguarda tout-court la carriera del veronese, ma più a livello emotivo che tecnico), dopodiché da quest'altro lato c'è la strada, e qui possiamo dire di star assistendo alla costante ascesa del 29enne nato a Isola della Scala.

Il quale, dopo aver già fatto proprie alcune semiclassiche come Plouay o Amburgo l'anno scorso, dopo aver infilato ben quattro successi di tappa al Giro d'Italia quest'anno, incastonati in un ruolino di 14 affermazioni fino a ieri, centra oggi la 15esima stagionale, e sì, la più importante probabilmente. Per vincere le 14 precedenti del 2018 aveva scelto modi diversi: volate di gruppo soprattutto; una volta si è imposto "with a little help from my friends" nella cronosquadre dell'Adriatica-Ionica Race; una volta si è preso direttamente una classifica generale, al Dubai Tour. Ma alzare le braccia dopo essere stato all'attacco, ed essere rimasto in terzetto con due avversari (per di più della stessa squadra, quindi coalizzati al cubo contro di lui), non se l'aspettava di certo; men che meno se l'aspettava in una corsa come il Campionato Italiano.

Ora ai titoli nazionali conquistati in pista (ben 15, se non abbiamo fatto male i conti; comunque vi risparmiamo l'elenco...) affianca questo primo su strada, certo di maggior risonanza. E ce lo ricorderemo per 12 mesi, da qui a giugno 2019, ogni volta che lo vedremo fasciato del bianco-rosso-verde del suo Tricolore nuovo di zecca. Un obiettivo stagionale certo preso in considerazione da Elia, ma non così scontato, dato un percorso, a Darfo Boario Terme, più duro rispetto a quello su cui due anni fa s'impose Giacomo Nizzolo (e anche in quel caso comunque non fu volata di gruppo).

E invece Viviani è stato grandissimo, ha ripreso la corsa proprio quando stava per sfuggirgli, riuscendo a riportarsi (con altri) su un interessante drappello all'attacco, e poi giocando d'anticipo nel finale, attaccando lui prima di venire uccellato da questo o quello, o di venire staccato sulla rampa finale di Cornaleto: la sua resistenza strenua ai colpi di Domenico Pozzovivo su quella salitella gli è valsa, di lì a pochi minuti, il sospirato e meritato titolo. Davanti all'inossidabile Giovanni Visconti, alla seconda piazza d'onore in carriera (in palmarès accanto a tre celebrate e spesso menzionate vittorie), e al citato Pozzovivo, al termine di una corsa bella e imprevedibile come spesso è il Campionato Italiano.

 

Fuga con poco spazio, e corsa presto accesa
Fuga a 5 all'inizio della corsa, 8 giri di un circuito variabile (due versioni, nella seconda c'era una salita in più) per un totale di 233 km intorno a Darfo Boario Terme. La fuga l'hanno animata un big del settore, Alessandro De Marchi (BMC) e Jacopo Mosca (Wilier-Selle Italia), Enrico Logica (Biesse-Carrera), Andrea Garosio (D'Amico-Utensilnord) e - rientrato al km 15, 3 km dopo che si erano mossi gli altri - Mirco Maestri (Bardiani-CSF).

Il vantaggio dei cinque non è mai stato eccessivo, la Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali e Sonny Colbrelli l'ha tenuto a bada, sempre intorno ai 2', poi per un attimo i battistrada si sono allargati fino a 3'46" (toccati al km 120, poco dopo metà gara), ma subito sono stati ricondotti a più miti consigli dal gruppo.

Sulla salitella più dura del circuito, quella di Cornaleto a un paio di chilometri dall'arrivo, la corsa si è accesa nel sesto giro: davanti si sono staccati Logica, Garosio e Maestri, dietro il gruppo ha cominciato a stiracchiarsi, e all'inizio della tornata successiva si è visto un attacco di un certo calibro, animato da gente che risponde al nome di Vincenzo Nibali, ma anche di Simone Consonni e Diego Ulissi (UAE Emirates), Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo), Gianni Moscon (Sky), Eros Capecchi (Quick-Step Floors), Manuel Belletti e Mattia Cattaneo (Androni-Sidermec), Giulio Ciccone, Alessandro Tonelli e Lorenzo Rota (Bardiani), Nicola Bagioli (Nippo-Vini Fantini) e Matteo Busato (Wilier-Selle Italia), i quali strada facendo hanno raccolto Maestri e Garosio, reduci della prima fuga.

C'erano tutte le precondizioni perché un gruppo del genere, in cui erano rappresentate ad alti livelli praticamente tutte le squadre, potesse trovare la via del traguardo; ma la Quick-Step non è stata d'accordo, e ha lavorato per la ricucitura. E se scrivi Quick-Step, leggi Viviani.

 

I migliori di giornata si isolano al comando
Mancavano 50 km alla fine, davanti c'erano ancora De Marchi e Mosca, dietro le posizioni si rimescolavano: prima che venisse annullata l'azione dei 17, si è mosso da solo Tonelli, e su di lui, sulla salita di Berzo Inferiore nel settimo giro, si sono portati ancora Oss, e Salvatore Puccio (Sky), Ivan Santaromita (Nippo), Nicola Conci (Trek), quindi pure Fabio Felline (Trek), Domenico Pozzovivo (Bahrain) ed Enrico Battaglin (LottoNL-Jumbo).

Il gruppo non era più gagliardo come qualche chilometro prima, per cui era il caso che quelli interessati a rientrare nel vivo della corsa si muovessero rapidamente: e infatti hanno avuto ragione a partire dal plotone alcuni contrattaccanti, ovvero Elia Viviani, proprio lui, con Giovanni Visconti (Bahrain), Marco Marcato (UAE), Oscar Gatto (Astana), i già attivi Busato, Cattaneo e Barbin, e Marco Canola (Nippo).

Intanto i primi contrattaccanti (Oss, Pozzovivo e gli altri) raggiungevano De Marchi e Mosca alla penultima ascesa a Cornaleto, ai -35, e si accingevano a transitare all'ultimo passaggio da Darfo Boario Terme con oltre mezzo minuto di vantaggio sul secondo drappello. Sembrava quasi che i secondi fossero tagliati fuori, e invece sono bastati loro appena 5 km - e un grande contributo di Mosca, staccatosi dal primo gruppo e spesosi interamente a beneficio di Busato - per rientrare sui battistrada (non tutti insieme: Cattaneo, Canola e Barbin ai -26). Di fatto era questo il gruppo che sarebbe andato a giocarsi la vittoria.

 

Un Viviani straordinario all'attacco
Così è stato: sulla salita di Berzo Inferiore, ai -15, il gruppetto ha perso pezzi, e sul forcing di Pozzovivo sono andati in difficoltà Barbin, Busato e Conci, mentre Marcato lamentava un guaio meccanico che l'ha messo fuori causa. Il meglio però sarebbe venuto di lì a poco: a 10 km dalla fine Viviani si è prodotto in un primo colpo di testa, partendo a sorpresa, proprio lui che più di tutti avrebbe potuto o dovuto aspettare la volata, comodamente.

Oddio, comodamente: gli avrebbero fatto vedere i sorci verdi, provando a staccarlo, per cui dal punto di vista di Elia non era così anticonformista tentare di muovere per primo le proprie pedine. Sul capitano Quick-Step si son portati Oss e Pozzovivo, e in seconda battuta si avvicinavano De Marchi (inesauribile come al solito) con Gatto, Visconti e Santaromita.

Oss è andato quasi in crisi di nervi, dato che gli altri due non collaboravano, ma essi avevano le loro ragioni (e lui era forse troppo stanco?). Viviani, giustamente, salvava la gamba in vista della salita finale a Cornaleto, terreno su cui era chiaramente sfavorito; Pozzovivo aveva il più veloce Visconti non lontano, per cui ci stava che stesse a ruota, senza che ciò dovesse scatenare gli strali del tricotrentino.

Ai 5 km Viviani ha provato a sorprendere di nuovo i suoi colleghi piazzando un altro allungo, e Oss stavolta ha correttamente lasciato che fosse Pozzovivo a chiudere; Oss è allora partito a sua volta, ma non è andato lontano, senonché tra uno scattino e l'altro si è arrivati nuovamente a via Cornaleto, per l'ultima rampa di giornata. Oss ha alzato subito bandiera bianca, dopo aver speso tutto nella fase precedente; dal secondo gruppetto emergeva forte Visconti, staccando gli altri; le distanze erano comunque ridotte.

 

Visconti e Pozzovivo neutralizzati, Viviani ottimo campione
Appena la strada s'è fatta davvero dura, Pozzovivo ha dato fondo alle riserve per scrollarsi di dosso Viviani. Ma c'era una novità: Viviani non si lasciava scrollare. Facendo facce degne del miglior Aru (o Wegmann, se ve lo ricordate), Elia ha resistito più di denti che di gambe, e la tempesta gli è passata sulla testa senza esplodere in scrosci: il tratto duro era breve, è finito presto, e Viviani ha visto di colpo la luce. Tanta luce.

Pozzovivo ha smesso di tirare favorendo così il rientro di Visconti, che si è rifatto sotto sul falsopiano in cima alla rampa, e subito è partito il paso doble tra i due Bahrain: il siciliano non ha neanche guardato in faccia gli altri due e ha tirato dritto, mancavano 2800 metri al traguardo e l'ipotesi di quarto titolo per lui non era così remota. Ma Viviani è stato perfetto nel chiudere subito; allora è ripartito Pozzovivo, e di nuovo Viviani ha chiuso.

Ai 2100 secondo tentativo di fila del lucano, e ancora una volta il veneto ha tamponato ottimamente la situazione; e come spesso capita in questi casi, quello che giocando in difesa mostra di averne di più dei suoi attaccanti, finisce col bagnare le loro polveri. Così è andata: i due rossi si sono messi a cuccia, Pozzovivo è andato a tirare gli ultimi due chilometri per preparare la volata a due tra Visconti e Viviani. Una probabilità su 100 che vincesse Giovanni, non di più; ma evidentemente i due compagni avevano desunto che continuare a tentare scatti del morto avrebbe concesso loro ancor meno possibilità di successo.

In ogni caso, quell'1% per Visconti non era destinato a verificarsi. La volata non ha avuto proprio storia, il palermitano ha accennato una partenza anticipata ma Viviani l'ha subito smorzato, uscendo prepotente, prendendo la testa e piombando rapace sulla linea d'arrivo, come tante volte ha fatto lasciandosi dietro un gruppo intero, mentre stavolta doveva staccarne solo uno (Pozzovivo aveva già perso contatto).

Viviani su Visconti, quindi, e Pozzovivo a podio con 5" di distacco cronometrati al traguardo. A seguire, Santaromita ha chiuso al quarto posto a 15", Oss è stato quinto a 18", e poi Canola sesto a 39", De Marchi settimo a 49", Gatto ottavo a un minuto tondo. Un bel campionato, una bella giornata di ciclismo e un bel vincitore. E, ci sia consentito omaggiarlo in chiusura, un bel protagonista del ciclismo italiano degli ultimi 15 anni, che proprio oggi ha attaccato per l'ultima volta il numero alla schiena: Damiano Cunego. È vero che da tempo non incideva più, ma tanti tifosi restano da oggi ufficialmente alla ricerca di un nuovo eroe. In bocca al lupo al veronese per il suo prosieguo, qualunque esso sia.
Notizia di esempio
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Marco Grassi
Giornalista in prova, ciclista mai sbocciato, musicista mancato, comunista disperato. Per il resto, tutto ok!