I componenti del BMC Racing Team, felici dopo il successo nella cronometro a squadre al Tour de France © BMC Racing Team
I componenti del BMC Racing Team, felici dopo il successo nella cronometro a squadre al Tour de France © BMC Racing Team

BMC in rampa, Dumoulin irrompe

Tour de France, gli statunitensi vincono la cronosquadre davanti a Sky e vestono la maglia gialla con Van Avermaet. Il leader del Team Sunweb splende, Movistar, Bahrain e AG2R tra le deluse

O la ami o la odi. C’è poco da fare, la cronometro a squadre è esercizio particolare, che necessita di numerosi allenamenti per affinare anche il minimo particolare. Dare un cambio in un modo piuttosto che in un altro, pedalare con una data cadenza: c’è chi lavora ogni tanto su questi elementi, chi parecchio, chi moltissimo. In quest’ultima categoria ricade il BMC Racing Team, che vanta un preparatore specifico per tali gare (il lombardo Marco Pinotti) e che dimostra con i risultati come sposare questa disciplina sia una mossa vincente.

Cronometro a squadre non banale a Cholet, con uno strappetto non semplice
Dopo due giornate pianeggianti e terminate in volata, ma tutt’altro che prive di insidie per gli uomini di classifica, il Tour de France 2018 presenta una delle giornate più attese. Dopo tre anni torna a far capolino la cronometro a squadre. E non con una prova agevole o poco impattante, quando con un esercizio di 35.5 km a Cholet. Distanza medio-lunga per una sfida inserita all’interno di un grande giro.

Senza contare le difficoltà di un percorso con un numero spropositato fra curve e rotatorie, elementi che hanno già provocato danni nel primo fine settimana, e un tracciato non certo piatto come un fuso: il secondo intermedio è posto in cima alla Côte de Séguinière, strappetto che nel tratto duro misura 900 metri con una pendenza media superiore al 9%. Come di consueto, in una cronometro a squadre l’ordine di partenza viene stabilito dalla classifica per tempi a loro riservata, ad eccezione del leader della graduatoria individuale, che di regola scatta per ultima. E con tutto il caos accaduto sabato tra le stradine della Vandea, non è una sorpresa vedere molte delle formazioni dei big scattare tra le primissime (l’intervallo di partenza è di 5′ fra ciascun team).

Mitchelton e Sky, prime a partire e con buona resa
Apre le danze, esattamente alle 15.10, la Mitchelton-Scott con Luke Durbridge e Daryl Impey incerottati alle ginocchia dopo le scivolate di ieri. Gli australiani, specialisti di questo tipo di esercizio, rimangono a lungo compatti, sfilacciandosi solo nel finale: al traguardo il tempo di 38’55”, a 53.7 km/h di media, certifica, ancor prima che arrivino i rivali, il buon livello del loro riferimento.

Dopo di loro è toccato alla squadra più attesa, il Team Sky. Subissato di fischi e accompagnato da pollici versi lungo tutta la prova, lo squadrone britannico, indossando un inedito body, opta per una tattica differente rispetto ai rivali, spremendo due elementi nella fase iniziale: ai meno 16.5 km si stacca Luke Rowe, ai meno 13 km Wout Poels. Nel primo settore il disavanzo rispetto agli australiani era di solo 1″, tramutato in vantaggio di 4″ al secondo tratto. Con Chris Froome a operare le trenate maggiori, il tempo dei detentori della corsa è un buon 38’50”.

Movistar sottotono, la BMC balza al comando
Sempre per rimanere in tema di sodalizi attesissimi in classifica generale, la terza a lanciarsi è il Movistar Team. Nel tratto iniziale tengono il ritmo sia degli australiani che dai britannici; poi, con il passare dei km (e lo sfinirsi dei passistoni: nell’ordine si staccano Imanol Erviti, Daniele Bennati e José Joaquín Rojas), la differenza si amplia sempre. 27″ i secondi al secondo intertempo, mentre al traguardo il 39’39” fatto registrare non può certo far sorridere i navarri. Rispetto a Froome sono ben 49 i secondi lasciati per strada: più del preventivato.

Senza uomini di classifica, la Groupama-FDJ, pur avendo passistoni di rango, non ha certo dato l’anima nella gara, concludendo in 40’28”. Ben diverso l’impegno, la qualità, il palmares e l’obiettivo del BMC Racing Team: gli statunitensi, specialisti forse come nessun altro dell’esercizio, sono sui tempi di Mitchelton, Sky e Movistar dopo il primo intermedio, aumentando poi i giri del motore nel secondo settore: con il solo Michael Schär staccatosi, riescono a precedere di 6″ la Sky in cima al secondo stop del cronometro. L’ultima parte li vede viaggiare grossomodo sul ritmo dei rivali (si mette in evidenza un super Stefan Küng), consentendo così a Porte e soci di andare in testa con 38’46”.

EF sopra le attese (applausi per Craddock), AG2R acciaccata e poco efficace
Altra formazione statunitense è il Team EF Education First-Drapac, che da questo appuntamento sperava di barcamenarsi al meglio, anche in considerazione delle condizioni di Lawson Craddock. Con Taylor Phinney sugli scudi, i biancorosa di Rigoberto Urán disputano una prova regolare e di livello per i loro standard, concludendo in 39’21”: tra i vincitori morali di giornata, sicuramente, il suo nome è presente. Così come quello di Craddock che, nonostante una scapola fratturata, giunge 1’56” dopo i suoi compagni.

Che dovesse faticare lo si sapeva, tuttavia in casa UAE Team Emirates l’auspicio era di non far perdere troppo tempo a Daniel Martin. Le premesse della vigilia sono state rispettate: il risultato di 40’24” sfiora la sufficienza. Soprattutto se paragonato con la compagine seguente, ossia la AG2R La Mondiale: i savoiardi, minati da diversi intoppi fisici in elementi chiave (Tony Gallopin non ha praticamente mai tirato mentre Silvan Dillier ha lavorato per quanto potuto), partono piano pagando poco oltre mezzo minuto al primo riferimento, raddoppiando nel secondo e poi terminando in 40’01”. E Romain Bardet non si siederà a cena con un sorriso stampato sul volto.

Giornata no per le due Lotto, Kruijswijk e Roglic perdono molto
Dopo di loro, spazio a due Professional francesi che poco avevano da chiedere alla prova odierna: e, senza sorprese, prima il Team Fortuneo-Samsic con 40’32” e poi la Direct Énergie con 40’37” si accomodano in coda. Sorprendente, in negativo, il rendimento della squadra precedente, quella Lotto Soudal che impressionò al Critérium du Dauphiné: i belgi di Tiesj Benoot ripetono il 40’37” dei vandeani, facendo peggio di 8 centesimi.

Tra le sconfitte di giornata vi è il Team LottoNL-Jumbo: addirittura penultimi al primo intermedio con 43″ di ritardo, i neerlandesi di Steven Kruijswijk e Primoz Roglic hanno perso 1’10” al secondo intermedio. Solo nel tratto conclusivo la solitamente competitiva compagine giallonera viaggia con un bel ritmo, terminando con 40’01” e dietro, per pochi centesimi, anche alla AG2R. Con la loro prova si può certificare quel cambiamento notato anche a livello visivo, ossia l’aumento dell’intensità del vento nel primo tratto di gara.

Team Sunweb, o Dumoulin più altri sette: gran prova per due terzi. Ok Katusha
L’impressione viene presto confermata: non tanto con la Cofidis, Solutions Crédits, già di per sé poco efficace su questo tipo di prove nonché falcidiata da diverse cadute (42’09” il loro tempo, che li pone ben dietro alla concorrenza), quanto con il Team Sunweb. I campioni del mondo della specialità pagano 15″ al primo intermedio: da lì in poi, per loro, è un crescendo rossiniano. O una cavalcata della Valchiria, dato lo spettacolo firmato da Tom Dumoulin: per il sodalizio tedesco l’uomo che si incarica di fare quasi tutto il lavoro è il campione del mondo della specialità individuale, con il supporto principalmente di Michael Matthews. I nerobianchi al secondo intermedio pagano 13″, che si riducono ancora nell’ultimo tratto. Al traguardo fanno siglare un 38’57” che li colloca al quarto posto provvisorio.

Non ha interessi né di giornata né di classifica il Team Dimension Data, che si posiziona al penultimo posto con 40’38”. Tutto sommato senza infamia e senza lode il rendimento del Team Katusha-Alpecin: con quattro passistoni a disposizione, i russo-elvetici partono male perdendo 31″ nel primo tratto, salendo poi di colpi e perdendo meno nel prosieguo, concludendo in 39’38”, dando così a Ilnur Zakarin una buona base di partenza.

La Bahrain non convince e si sfalda presto, l’Astana sale bene di colpi
Sperava di meglio, invece, la Bahrain Merida. E le facce al termine della prova spiegano più di mille parole: intendiamoci, il distacco rispetto alle rivali è stato vicino a quanto preventivabile alla vigilia. Quello che ha convinto di meno, invece, è stato l’andamento nel corso della prova: con un primo intermedio con un ritardo accettabile (21″ dalla Mitchelton), sono poi mancati sia Haussler che Koren nel secondo tratto. E sullo strappetto che porta al secondo rilevamento, con Nibali a fare il passo, hanno alzato bandiera bianca prima Pellizotti e poi, proprio poche decine di metri prima della vetta, anche Colbrelli: il quartetto di scalatori Izagirre-Izagirre-Nibali-Pozzovivo ha concesso il fianco nel sinuoso e veloce tratto finale, siglando un tempo di 39’52”.

Prova radicalmente differente per le due squadre seguenti, per altro quelle prive di un’unità causa ritiri di ieri: la Trek-Segafredo parte bene, pagando 15″ al primo parziale, faticando poi all’inverosimile nel secondo tratto dove lascia quasi 50″, arrivando all’arrivo con 40’02”. Inizia col freno a mano tirato l’Astana Pro Team che all’inizio lascia ben 37″, poi trasformandosi e perdendo meno di 15″, per un 39’37” da accogliere col sorriso.

Quick Step, forti ma imprecisi. Bora nella media, con un Oss super e un Sagan staccato
Senza pretese la Wanty-Groupe Gobert, costruita per altri obiettivi: il 41’10” li pone al penultimo posto. Ben diverse sono le aspettative della Quick Step Floors, che parte fortissimo pagando soli 3″ al primo rilevamento. Ma subito dopo, sulla breve salitella seguente, gli ingranaggi spesso perfetti dei belgi vanno il tilt: l’andatura imposta è troppo alta e così prima Fernando Gaviria e quasi immediatamente Tim Declercq si staccano, con Maxi Richeze e Niki Terpstra rimasti attaccati con lo sputo. L’argentino si defilerà poi ai meno 12 km e il neerlandese ai meno 7 km, ma intanto il contributo dato permette al team di transitare al secondo intermedio con 6″ di disavanzo. Il rush finale vede un Philippe Gilbert desideroso di dare tutto per il sogno giallo, ma non basta: il comunque eccellente 38’53” li vede al terzo posto.

La ventiduesima e ultima formazione a prendere il via è la Bora Hansgrohe della maglia gialla. Ok nella prima parte, con un ritardo di 13″ assolutamente accettabile. Con Lukas Pöstlberger nel frattempo staccatosi, la squadra approccia la Côte de la Séguinière con Daniel Oss in testa: ma il trentino fa un ritmo forse eccessivo per gli altri ma non per lui, dimostrando ancora una volta di essere uno dei migliori al mondo nelle cronosquadre e di avere uno stato di forma eccellente. Se Marcus Burghardt poteva essere messo in preventivo, meno la difficoltà di Peter Sagan di tenere il contatto: il capoclassifica cerca di resistere, ma getta presto la spugna, lasciando così in cinque i compagni (fra cui un Pawel Poljanski attaccato con lo sputo). Il tempo finale di 39’36” è comunque buono.

Podio BMC-Sky-Quick Step, Van Avermaet in giallo. I distacchi si fanno interessanti
Vince dunque il BMC Racing Team con il tempo di 38’46″28, alla media di 54.944 km/h. Secondo a 4″ il Team Sky, quindi il podio viene completato dalla Quick Step Floors a 7″. Seguono la Mitchelton-Scott 9″, il Team Sunweb a 11″, il Team EF Education First-Drapac a 35″, la Bora Hansgrohe a 50″, l’Astana Pro Team a 51″, il Team Katusha-Alpecin a 52″, il Movistar Team a 53″, la Bahrain Merida a 1’06”, la AG2R La Mondiale e il Team LottoNL-Jumbo a 1’15”, la Trek-Segafredo a 1’16”, la UAE Team Emirates a 1’38”, la Groupama-FDJ a 1’42”, il Team Fortuneo-Samsic a 1’46”, la Direct Énergie a 1’51”, la Lotto Soudal e il Team Dimension Data a 1’52”, la Wanty-Groupe Gobert a 2’24” e la Cofidis, Solutions Crédits a 3’23”.

La maglia gialla passa sulle spalle di Greg Van Avermaet che, per questione di piazzamenti, la indossa rispetto al compagno di squadra Tejay van Garderen. Terzo a 3″ Geraint Thomas, primo tra gli uomini che puntano alla classifica. Rispetto a lui questi i distacchi altrui: 4″ per Bob Jungels, 8″ per Tom Dumoulin, 32″ per Rigoberto Urán, 47″ per Rafal Majka, 48″ per Jakob Fuglsang e Richie Porte, 49″ per Ilnur Zakarin, 50″ per Alejandro Valverde e Mikel Landa, 52″ per Chris Froome, 57″ per Adam Yates, 1’03” per Vincenzo Nibali, 1’12” per Romain Bardet, Steven Kruijswijk e Primoz Roglic, 1’13” per Bauke Mollema, 1’16” per Egan Bernal, 1’35” per Daniel Martin, 1’43” per Warren Barguil, 1’49” per Tiesj Benoot e 2’05” per Nairo Quintana.

Domani si ritorna alle volate, con la La Baule-Sarzeau di 195 km. Si arriva nel comune di residenza (e di “comando”, dato che ne è il sindaco) del presidente dell’UCI David Lappartient. Nuova sfida, dunque, fra i tanti sprinter che animano l’edizione 105 della Grande Boucle.

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