Amanda Spratt vince a Gerola Alta © Ossola
Amanda Spratt vince a Gerola Alta © Ossola

La rosa di Amanda, la crisi di Elisa

Giro d’Italia Femminile, sul primo arrivo in quota doppietta Mitchelton con Spratt prima e leader, Van Vleuten seconda. Longo Borghini affonda e perde tre minuti

Tutte guardano e marcano la favorita Annemiek Van Vleuten, così ad attaccare e vincere è l’australiana Amanda Spratt: il primo arrivo in salita di questo ventinovesimo Giro Rosa ha messo in luce la tattica che la Mitchelton-Scott ha proposto più volte in questa stagione e che, dopo i podi ad Amstel Gold Race e Liegi-Bastogne-Liegi, si era rivelata vincente dall’Emakumeen Bira. Ma attenzione perché non è stata solo la tattica a portare la 30enne australiana al successo di tappa e alla vestizione della maglia rosa che al paese dei canguri mancava da sette anni quando a conquistarla fu Shara Gillow vincendo sul traguardo di Pescocostanzo: Amanda Spratt negli ultimi anni ha fatto un grande salto di qualità, l’anno scorso era stata quinta nella classifica finale del Giro ed il 2018 è senza dubbio già adesso il migliore anno della sua carriera.

Prima parte di corsa abbastanza tranquilla
Le quattro tappe in linea che si erano disputate nei giorno precedenti erano state molto battagliati fin dai primi chilometri con diverse fughe che avevano provato ad andare contro un esito che sembrava già scritto: oggi invece il plotone ha affrontato il tratto iniziale di questa Sovico-Gerola Alta con un po’ più di tranquillità. Qualche timido tentativo di fuga c’era stato, ma nessuna è mai riuscita a prendere un margine di vantaggio rilevante o che le potesse permettere di rimanere in avanscoperta abbastanza a lungo.

La frazione di oggi misurava 114.1 chilometri ed i primi 100 erano quasi completamente pianeggianti, una sorta di lungo riscaldamento fino alla salita conclusiva. Il gruppo è rimasto praticamente sempre compatto e l’unica vera emozione è stata data dal traguardo volante di Andalo Valtellino posto al chilometro 92.2: qui sono transitate davanti Riejanne Markus e Danielle Rowe della Waowdeals, terza è stata Jolien D’Hoore della Mitchelton. Da notare che i passaggi agli sprint intermedi non assegnano punti per la maglia ciclamino che quindi è rimasta ancora sulle spalle di Kirsten Wild.

Stultiens molto attiva in salita
Se la prima parte di corsa è stata relativamente tranquilla, appena è iniziata la salita finale verso Gerola Alta la corsa è subito esplosa. In testa al gruppo una delle più attive a tenere alta l’andatura è stata l’olandese Sabrina Stultiens (Waowdeals), che nei primi giorni aveva perso parecchio terreno e che oggi puntava proprio a recuperare tempo e posizioni in classifica grazie ad una condotta di gara molto aggressiva. Sono bastati pochi chilometri di salita ed il gruppo di testa si era già ridotto a sole 14 unità: con la già citata Stultiens c’erano anche Van Vleuten e Spratt, Moolman e Ludwig, Guarnier, Longo Borghini, Niewiadoma, Magnaldi, Vysotska, García e Merino, Brand e Santesteban.

Non c’era la maglia rosa di Ruth Winder che per provare a limitare i danni ha scelto fin dall’inizio di salire con il proprio ritmo spalleggiata dalla canadese Leah Kirchmann: questo le ha permesso brevemente di rientrare nel gruppo principale assieme ad altre atlete, ma una nuova serie di allunghi e cambi di ritmo l’hanno ricacciata indietro. Saltata la Winder, il Team Sunweb ha provato a muoversi con Lucinda Brand, ma l’olandese è stata stoppata da Annemiek Van Vleuten con il primo allungo in contropiede di Amanda Spratt.

Spratt attacca, Longo Borghini va in crisi
Tra i meno 6 chilometri ed i meno 4 chilometri al traguardo c’è stata la fase probabilmente decisiva della tappa. Il primo attacco della Mitchelton-Scott con Amanda Spratt è stato annullato, ma a quel punto con l’australiana sono rimaste solamente la compagna di squadra Annemiek Van Vleuten, la polacca Katarzyna Niewiadoma (Canyon), la sudafricana Ashleigh Moolman (Cervélo-Bigla) e la spagnola Mavi García (Movistar). La notizia clamorosa è stata la crisi di Elisa Longo Borghini: l’ossolana della Wiggle-High5 aveva sempre pedalato nelle prime posizioni fino a quel momento e nulla lasciava presagire ad un crollo così netto come poi è stato.

Con sole cinque atlete rimaste sulle testa della corsa, a quattro chilometri dall’arrivo è scattata ancora Amanda Spratt e stavolta l’australiana ha giocato alla perfezione le proprie carte per approfittare del vantaggio numerico della Mitchelton-Scott: Annemiek Van Vleuten si è subito messa nella modalità stopper, Kasia Niewiadoma e Ashleigh Moolman non volevano farle un favore andando a tirare, Mavi García aveva già superato le aspettative trovandosi lì ed un tratto di falsopiano a pendenza limitata è stato il terreno ideale per far lievitare il vantaggio dell’attaccante solitaria in vista degli ultimi 1500 metri in cui la strada tornava a salire con più decisione.

Van Vleuten completa la doppietta Mitchelton
Addirittura alle spalle della Spratt, il gruppo delle inseguitrici ha ritrovato diverse atlete che erano rimaste attardate, ma questo è servito solo a trovare qualcuna che potesse dare una mano a limitare il distacco. Al traguardo di Gerola Alta il vantaggio di Amanda Spratt è stato cronometrato in 29″, ma la seconda classificata è stata la compagna di squadra Annemiek Van Vleuten che con una grandissima progressione è riuscita a togliersi di ruota le rivali rendendo ancora più dolce la giornata della Mitchelton-Scott. Ashleigh Moolman ha chiuso terza a 31″, Megan Guarnier, Ane Santesteban e Mavi García sono arrivate nell’ordine a 32″, quindi Katarzyna Niewiadoma è stata cronometrata a 34″ mentre a chiudere il primo gruppo a 35″ sono giunte Sabrina Stultiens, Lucinda Brand, Cecilie Uttrup Ludwig ed Eider Merino.

La maglia rosa Ruth Winder ha accusato un ritardo sul traguardo di 1’49”, ma ancora peggio è andata Elisa Longo Borghini che nel finale ha fatto fatica anche a tenere le ruote della compagna di squadra Emilia Fahlin che aveva provato a darle una mano: la capitana della Wiggle High5 ha perso ben 2’51”, tutti accumulati nel giro di appena cinque chilometri. Se si sia trattato di una crisi passeggerà lo scopriremo presto, perché già domani in programma c’è una tappa in cui sarà impossibile nascondersi: dovesse riuscire a recuperare, non sarebbe assurdo vederla lottare per qualche traguardo parziale, ma di sicuro al momento la lotta per podio sembra essere ormai definitivamente compromessa.

Spratt è la nuova maglia rosa
Come detto in apertura, Amanda Spratt con la splendida vittoria di oggi ha conquistato anche la maglia di leader della classifica generale: Ruth Winder, infatti, non è riuscita a difendersi come avrebbe sperato ed è scivolata in seconda posizione a 30″ dall’australiana; al terzo posto c’è adesso Annemiek Van Vleuten con un ritardo di 33″ dalla compagna di squadra e con le distanze che iniziano ad allungarsi più seriamente alle sue spalle. Lucinda Brand è quarta a 40″ dalla vetta, ma per lei la parte più complicata deve ancora arrivare, Ashleigh Moolman è a 58″, Cecilie Uttrup Ludwing a 1’06”, Katarzyna Niewiadoma a 1’16”, Megan Guarnier invece è ottava ma staccata di 1’49”.

La migliore delle italiane continua ad essere Elisa Longo Borghini che però è tredicesima a 3’39” e vede da più vicino sia Asja Paladin, che ha soli 5″ di ritardo, che l’altra piemontese Erica Magnaldi, distante 40″. Si prospetta una sfida tutta italiana anche per la maglia bianca: Sofia Bertizzolo (Astana Women’s Team) continua ad indossare il simbolo del primato nella classifica delle giovani, ma si avvicina a lei Nadia Quagliotto della Top Girls Fassa Bortolo che si è portata a 1’33” mentre le altre sembrano ormai tagliate fuori.

Domani una cronoscalata che può essere decisiva
Domani al Giro Rosa è in programma una tappa fondamentale nell’economia della corsa, quella che dirà chiaramente chi potrà iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro: stiamo parlando della cronoscalata da Lanzada alla Diga di Campo Moro, una prova contro il tempo di 15 chilometri tutta all’insù con una pendenza media del 6.7% che è un po’ falsata da alcuni tratti in falsopiano visto che le punte massime sono al 10% con una tratto di almeno quattro chilometro tutto costante sopra al 9%. Non ci saranno tattiche o calcoli da fare, bisognerà andare forte dall’inizio alla fine e poi contare i distacchi all’arrivo a 2000 metri di quota: probabilmente domani parleremo di ritardo di minuti, non di secondi.

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