La splendida vittoria di Peter Sagan su Sonny Colbrelli a Quimper © Tour de France
La splendida vittoria di Peter Sagan su Sonny Colbrelli a Quimper © Tour de France

Sagan su Colbrelli al quadrato: una potenza!

Tour de France, a Quimper l’iridato si ripete e batte di nuovo Sonny in un finale da grande classica. Pasqualon e Nibali in top ten

L’iridato torna sempre sul luogo del delitto. Luogo metaforico, diciamo, e non geografico. Un finale di tappa, per esempio, un arrivo posto in cima a una rampetta disegnata con lo stesso tratto con cui si disegnerebbe la sagoma di Peter Sagan; e la vittima predestinata, pure quella la stessa: Sonny Colbrelli.

La quinta tappa del Tour de France 2018, Lorient-Quimper di 204 km, si è conclusa più o meno come la seconda a La Roche-sur-Yon, ovvero con il Campione del Mondo pungolato dalla sfrontatezza del bresciano, e bravo a reagire e a rimettere il corridore della Bahrain-Merida al proprio posto, cioè il secondo. Che poi, a vederla dalla prospettiva dell’italiano, non è neanche un posto tanto scomodo, in un simile scenario e con questi avversari. Infatti, al di là di un minimo di logico rammarico per l’occasione sfumata, prevale in Sonny la consapevolezza di essere ormai a un livello di eccellenza che gli permette di recitare da coprotagonista in determinate giornate. Non è poco.

Così come non è poco un’altra top ten per Andrea Pasqualon, che forse fino a pochi mesi fa neanche immaginava di poter fare un Tour de France, figurarsi piazzarsi con costanza meglio di tanti strombazzati colleghi. E non è poco il finale di gara di Vincenzo Nibali, di gran lunga il più brillante tra i big della classifica (limitando l’analisi ai grangiristi puri, quindi al netto dei Valverde e dei Martin, più spiccatamente portati per le classiche rispetto agli altri), e decimo al traguardo, a suonare una trombetta le cui note dicono “ehi, io son qui, non mi avrete mica sottovalutato?”.

 

Fuga a 7 e Chavanel protagonista
Si è partiti da Lorient senza un paio di nomi interessanti: Tiesj Benoot (Lotto Soudal), fattosi male ieri (spalla lussata) nella caduta a 5 km dal traguardo di Sarzeau; e la maglia verde del 2017 Michael Matthews (Sunweb), appiedato da problemi gastrointestinali che l’hanno tempestato nottetempo.

Canticchiando “the show must go on” dei Queen, il gruppo si è incamminato per i 204.5 km di questa quinta tappa, e subito si son dovuti fare i conti con un’altra caduta, al km 3: giù Gianni Moscon (Sky), che però si è rimesso in sella, e Robert Kiserlovski (Katusha), che ha abbandonato pure lui la corsa. Al km 8 è partita la fuga, con 7 componenti: Lilian Calméjane (Direct Énergie) ci aveva già provato al km 0 (con Anthony Turgis della Cofidis), ma era stato ripreso; stavolta invece è riuscito a prendere il largo, insieme al compagno Sylvain Chavanel, e a Elie Gesbert (Fortuneo-Samsic), Julien Vermote (Dimension Data), Jasper De Buyst (Lotto), Toms Skujins (Trek-Segafredo) e Nicolas Edet (Cofidis). Marco Minnaard (Wanty-Groupe Gobert) si è lasciato sfuggire il gruppetto, è rimasto per un po’ a bagnomaria, e poi si è rialzato facendosi raggiungere dal plotone (controllato a lungo dalla BMC della maglia gialla Greg Van Avermaet) e rinviando a un’altra giornata la sua fuga.

Note di cronaca volanti: al km 80 i sette hanno toccato il vantaggio massimo con 4’25”; al km 92 Chavanel ha vinto il traguardo volante di Roudouillac, ma quel che più conta, in gruppo hanno battagliato Fernando Gaviria (Quick-Step Floors) e Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), col colombiano che ha preceduto l’iridato, il quale però si sarebbe abbondantemente rifatto all’arrivo: maglia verde se non già in cassaforte per Peto, già abbastanza indirizzata, diciamo.

Al km 106 (a 98 dalla fine), sul primo Gpm di giornata, la Côte de Kaliforn, Sylvain Chavanel ha attaccato, andando a prendere il punticino in palio in cima, e restando poi da solo al comando. Per lui un punto anche sulla successiva Côte de Trimen, ai -91, e un’insistenza, nel voler far da sé, degna di miglior causa, visto che in quest’occasione non c’erano solo i più immediati inseguitori a volerlo riprendere, ma pure un gruppo ancora molto fomentato, trattandosi della prima settimana del Tour.

Ai -85 è caduto malamente Gesbert e nel gruppetto all’inseguimento di Chachà son rimasti in 5. Su una rampetta ai -70 hanno invece perso contatto Vermote e De Buyst, lasciando i soli Calméjane, Edet (che bisticciavano di continuo, scattandosi in faccia all’occorrenza) e Skujins sulle tracce di Sylvain, che era 30-40″ più avanti. Il gruppo era a quel punto a oltre 3′ dal battistrada, ma l’arrivo della Bora-Hansgrohe a tirare al posto della BMC aveva permesso un netto aumento del ritmo dietro.

Sulla Côte de la Roche du Feu, 3a categoria ai -65, salita più dura delle altre, Chavanel ha preso altri 2 punti (quelli in palio per il primo), Calméjane ha preceduto Skujins e ne ha preso uno, ed Edet, staccato in salita, ha dovuto impegnarsi per rientrare al più presto. Ai -63 il terzetto inseguitore ha ripreso Chavanel: tutto da rifare, lì davanti. Dietro, invece, detto di un piccolo problema meccanico di Chris Froome (Sky) e del fatto che i velocisti iniziavano a saltare come birilli sulle salitelle (prima Mark Cavendish, poi Dylan Groenewegen e Marcel Kittel, poi ancora André Greipel, successivamente sarebbe toccato ad Arnaud Démare e poi anche a Fernando Gaviria, per citare i principali), non restava molto altro.

 

La fine della fuga sull’emergere dei big
Ai -58 un’altra caduta ha coinvolto Yoann Offredo e Dion Smith (Wanty), Mikel Nieve (Mitchelton-Scott), Patrick Bevin (BMC) e Anthony Turgis, ma nessuno ha riportato danni. La rincorsa del gruppo continuava, ai -48 il distacco era sceso a 1’20” ai piedi della Côte de Menez Quelerc’h, quarto Gpm di giornata, ma il plotone in salita ha rallentato visibilmente, sicché quelli davanti hanno ripreso agio. Non Chavanel, che su un forcing di Skujins è saltato, ma il lituano e Calméjane sono riusciti a scollinare con 2′ di margine, di nuovo; Edet, ancora una volta staccato in salita, è riuscito a rientrare ai -42, pronto a nuove schermaglie con Calméjane, che provava a disfarsi della sua presenza a ogni lieve aumento delle pendenze sotto le ruote.

Il quinto e ultimo Gpm del tracciato, la Côte de la Montagne de Locronan ai -25, ha visto un copione simile a quello della salita precedente, con Skujins che si dimostrava il più in palla (e infatti andava a scollinare per primo su Calméjane, e a conquistare per il momento la maglia a pois di migliore scalatore del Tour), Edet a fare l’elastico, e il gruppo a perdere terreno rispetto a quanto guadagnato nel tratto precedente: i gregari di turno avevano l’accortezza di non tirare troppo il collo ai capitani in vista del finale, ma in ogni caso il destino dei fuggitivi era segnato, e si sarebbe compiuto al Point Bonus, posto ai -12 km dal traguardo in cima all’ennesima salitella (la Côte de la Chapelle de la Lorette). Qui Skujins e Calméjane sono stati messi nel mirino (Edet era stato raggiunto da qualche chilometro), e proprio in dirittura il francese della Direct Énergie è stato superato.

Da chi? Da Julian Alaphilippe (Quick-Step) e Greg Van Avermaet (BMC) a caccia di bonus intermedi: 3″ per il vincitore della Freccia Vallone, 2″ per la maglia gialla, con Calméjane a transitare terzo davanti a tutto il resto del gruppo (o perlomeno quel che ne rimaneva). Alaphilippe è rimasto da solo per qualche centinaio di metri, poi si è fatto riprendere dato che non c’erano possibilità di tirare dritto fino a Quimper, e ogni discorso per il successo di tappa è stato rinviato alla rampa d’arrivo.

 

La vittoria di Sagan su Colbrelli
Ai 10.6 km c’è stato ancora spazio per un tentativo targato Direct Énergie, stavolta è stato Rein Taaramäe a muoversi, ma la velocità del gruppo era ormai insostenibile per eventuali attaccanti, e l’estone è stato raggiunto ai 5.5 km, dopo aver avuto una quindicina di secondi di margine al massimo.

La Sky si è messa a trenare con Gianni Moscon, poi con Michal Kwiatkowski, poi con Egan Bernal, ma più che altro per tenere nelle prime posizioni Chris Froome (e Geraint Thomas). Fatto sta che dai -3 al triangolo rosso dell’ultimo chilometro, i bianco-orcati (sì, nel caso non ve ne foste accorti la maglia che stanno usando è bianca e sul retro c’è l’immagine stilizzata di un’orca) hanno tenuto il plotone in fila indiana.

Si era ormai sulla rampa di Quimper. Ai 750 metri Philippe Gilbert s’è giocato la sua carta con un forcing dei suoi; Julien Simon (Cofidis) ne ha preso la ruota, poi c’era in terza posizione Van Avermaet, che ha dovuto impegnarsi per chiudere sull’amico-rivale nel momento in cui Simon si è spostato, esausto.

A quel punto dello spettacolo – si era ai 550 metri – abbiamo notato un buco che si è formato all’altezza della decima-dodicesima posizione: il gruppetto buono era chiuso nientemeno che da Vincenzo Nibali, il quale era salito fin lì alla ruota del compagno Sonny Colbrelli; altri uomini di classifica che non fossero anche “liegisti” non ce n’erano, da Froome in giù.  C’erano ovviamente Alejandro Valverde (Movistar) e Daniel Martin (UAE Emirates), i quali su percorsi del genere vanno a nozze, come si sa. E c’erano gli altri clasicómani, c’era Alaphilippe e c’era Peter Sagan, c’erano i citati Gilbert e GVA e c’era pure Colbrelli, uno che fino a non troppo tempo fa si sarebbe (auto)considerato un imbucato eccellente in una simile comitiva.

Il buco tra Nibali e gli altri si è colmato nel momento in cui Gilbert ha finito di far forcing, determinando un minimo rallentamento del drappello, e permettendo a quelli dietro di chiudere; ma ormai si era così vicini al traguardo che la lotta per il successo sarebbe stata questione di quei pochi della prima linea.

Ai 300 metri si è mosso Van Avermaet, con anticipo esagerato, visto il resto della compagnia. E infatti Sagan non ha perso tempo per prendere la ruota del giallovestito, e per rilanciare a sua volta ai 180 metri. Con l’iridato si è mosso Colbrelli, dando vita a un testa a testa esaltante con cotanto avversario. Passa tu che passo io, i due si sono superati più volte a vicenda, ma in certi contesti è abbastanza lampante la marcia in più a disposizione dello slovacco, il quale ha fatto valere il suo gambone mentre al bresciano (parole sue) i muscoli scoppiavano.

Primo Peter, secondo Sonny, ottimo comunque; e terzo Gilbert, davanti a Valverde, Alaphilippe, Martin, Van Avermaet, il sempre presente Søren Kragh Andersen (Sunweb), maglia bianca di miglior giovane; e poi due italiani, Andrea Pasqualon (Wanty-Groupe Gobert), ancora bravissimo, al nono posto, e il pluricitato Vincenzo Nibali al decimo. Era dalla 17esima tappa del Tour 2014 che l’Italia non ne piazzava tre in top ten (sempre per la serie dei corsi e ricorsi storici…).

In classifica Greg Van Avermaet resta al comando con 2″ sul compagno Tejay Van Garderen, 3″ su Gilbert, 5″ su Thomas, 6″ su Alaphilippe, 9″ su Bob Jungels (Quick-Step), 13″ sui Sunweb Tom Dumoulin e Andersen, 37″ su Rigoberto Urán (EF Education First-Drapac) e 52″ su Rafal Majka (Bora). Domani sesta tappa da Brest a Mûr de Bretagne, 181 km sempre in Bretagna con due passaggi sull’ormai ben noto strappo dell’arrivo: come dire, attendiamoci altri assestamenti in classifica.

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