Mark Donovan vince a Quassolo al Giro della Valle d'Aosta © Giro della Valle d'Aosta
Mark Donovan vince a Quassolo al Giro della Valle d'Aosta © Giro della Valle d'Aosta

Donovan si veste da Sunshine Superman

Giro della Valle d’Aosta, il britannico del Team Wiggins vince con una grande azione a Quassolo. Secondo Mazzucco, Bellia conserva la maglia gialla

Dal nostro inviato

È nato a Penrith, in Cumbria, parte nord della Gran Bretagna. Terra di rugbisti, calciatori e di un re, Riccardo III, re finale nella casata degli York nonché ultimo sovrano albionico a morire sul campo di battaglia di Bosworth nel 1485, Oltre mezzo millennio più tardi la medesima località ha visto venire alla luce, crescere e sbocciare Mark Donovan. Predestinato sin dagli juniores, al primo anno tra gli under 23 l’alfiere del Team Wiggins coglie successo inaugurale della carriera dopo due cadute in altrettante giornate, con tanto di crampi e crisi di fame a mandarlo fuori di classifica.

Tappa piemontese, Dotti promette la fuga e mantiene
Prima giornata in Haute Savoie, seconda in Valle e terza, nuovamente, all’estero, per così dire. La seconda frazione in linea del Giro della Valle d’Aosta 2018 sbarca in Piemonte, regione toccata continuativamente dal 2015 in poi. La zona toccata è la consueta, quella dell’eporediense: fra la partenza di Tavagnasco e il traguardo di Quassolo, in linea d’aria, la distanza è di 3 km. I corridori, però, devono affrontare le ripide e spesso strette strade del confine fra le provincie di Torino e Aosta per un totale di 148.6 km, con quattro gpm contabilizzati, l’ultimo dei quali termina a 7.6 dalla linea bianca.

Tutti i 101 superstiti della giornata di ieri prendono il via alle 12.27, sotto un caldo sole e con l’accompagnamento della giovane banda locale che allieta l’atmosfera. Sin da subito gli scatti si susseguono, con attivissimo Ottavio Dotti gran protagonista. Il lombardo della Petroli Firenze Hopplà Maserati, da noi sentito al mattino, tramuta in fatti le parole pronunciate: il leader della graduatoria degli sprint, infatti, si muove già al km 2 in compagnia del kazako Yuriy Natarov (Astana City), venendo entrambi raggiunti al km 5 da altri quattordici unità.

Si muove anche Bellia, la fuga buona presenta Donovan, Huys e quattro Petroli Firenze
E fra questi bei nomi: presenti infatti Ward Vanhoof (Lotto Soudal), Riccardo Verza (Team Colpack), Yuri Colonna e Andrea Cacciotti (Petroli Firenze Hopplà Maserati), Jordy Bouts (EFC-L&R-Vulsteke), Nicolas Verougstraete e Jovany Van Oudenhove (VL Technics Experza Abutriek), Mehdi El Chokri (Dimension Data for Qhubeka), Rémy Rochas e Louis Richard (Haute Savoie Auvergne Rhône Alpes), Kevin Colleoni e Stefano Taglietti (Biesse Carrera Gavardo), Alessandro Fedeli e Fabio Mazzucco (Trevigiani Phonix-Hemus 1896). Cui, poco dopo, si aggiungono altri due atleti: Mark Donovan (Team Wiggins) e addirittura la maglia gialla di Matteo Bellia (IAM Excelsior).

La pericolosità di tale drappello fa sì che il plotone reagisca immediatamente, annullando le velleità giusto nel primo km della salita valdostana di Perloz. Poche centinaia di metri più tardi e Colleoni riparte: il bergamasco, primo anno nella categoria, trova modo di guadagnare, riuscendo al termine dei 5.5 km di salita (al km 9.8 la vetta), a scollinare per primo con 8″ su un nuovo drappello di dieci elementi. A comporlo Laurens Huys (Lotto Soudal), Mark Donovan (Team Wiggins), Mattia Bais (Cycling Team Friuli), Samuel Mugisha (Dimension Data for Qhubeka), Léo Boileau e Rémy Rochas (Haute Savoie Auvergne Rhône Alpes) e addirittura il quartetto Hopplà Andrea Cacciotti, Yuri Colonna, Ottavio Dotti e Lorenzo Fortunato.

La IAM controlla, la conta dei ritiri si allunga
Rientrano su Colleoni, questi dieci, già nelle primissime curve di declivio. Ma, come ieri, riecco una caduta in discesa: come ieri finisce sull’asfalto Donovan, battendo ginocchio e gomito destro. Riprende senza alcun problema, il britannico, e subito si riaccoda. Il gruppo non forza la mano, transitando al km 20 dopo 1’13”: al traguardo volante di Settimo Vittone (km 23.3), vinto ancora una volta da Dotti su Colonna e Bais, il gap è salito a 1’35”.

Mentre giungono notizia dei ritiri di Daniil Marukhin (Astana City), Louis Visser (Dimension Data for Qhubeka) e Juan José Pazos (UC Monaco) – in totale gli otto abbandoni di giornata, fra cui quello pesante del kazako Yuriy Natarov – la IAM Excelsior lavora per tenere a una distanza ragionevole il gruppetto, data anche la pericolosità di Huys e Boileau, rispettivamente ottavo e quattordicesimo in classifica al mattino. In cima alla salita di Andrate (km 33.4) Mugisha e Bais si avvantaggiano, transitando in quest’ordine con 12″ su Cacciotti e 25″ sugli altri otto, mentre il plotone maglia gialla è a 1’32”.

La fuga si sfalda, davanti restano in tre
Due le cadute nella coda del plotone nella seguente discesa, che attraversa una zona ricca di laghi di origine glaciale: sia Sergio Araiz (Equipo Lizarte) che Pier Elis Belletta (Namedsport Rocket) risalgono in sella, senza alcun problema apparente. Il lungo tratto pianeggiante da Ivrea fino al traguardo volante di Strambino (km 65.6, vinto dal solito Dotti su Bais e Colonna) congela – non meteorologicamente parlando – la situazione: Ballabio fa il lavoro sporco nel gruppone, che oscilla fra i 110 e i 120 secondi di distacco.

Proprio dopo il secondo e ultimo sprint si sfalda la fuga: rimangono in testa Dotti, Mugisha e Rochas che nel volgere di 10 km riescono ad accumulare una cinquantina di secondi. E la situazione non muta neppure nel corso della salita più lunga di giornata, quella di Castelnuovo Nigra: Mugisha, Dotti, Rochas è il transito in vetta (km 89), drappello inseguitore, dal quale il solo Colleoni si è irrimediabilmente sfilato, a circa 30″ e plotone principale a 2′ tondi.

De Bod e Mazzucco, contrattacco vincente: in sette in testa
Il ricompattamento fra il terzetto e il settetto avviene non nella susseguente discesa quanto nel falsopiano di Trausella, a circa 43 km dalla fine. E proprio poco dopo, sullo zampellotto verso Traversella, c’è chi decide di mettere fuori il becco dal gruppo: sono Stefan De Bod (Dimension Data for Qhubeka) e Fabio Mazzucco (Trevigiani Phonix-Hemus 1896), imitati vanamente sia da Gilles Borra (EFC-L&R-Vulsteke) che da Nico Houtteman (VL Technics Experza Abutriek), che riescono a creare prima un buchetto che poi assume proporzioni interessanti in discesa.

Ma la frenesia contagia anche i battistrada: da dieci, infatti, il drappello si dimezza. Restano solamente Bais, Colonna, Donovan, Fortunato e Huys che, a loro voglia, vengono ripresi dagli scatenati De Bod e Mazzucco a circa 30 km dal termine. Subito danno i cambi, i due, passando assieme agli altri sotto il traguardo (a 12 km dal termine) con 1’20” sul plotone guidato da Team Colpack e nazionale danese.

De Bod attacca, Donovan controlla e lo stacca. Dietro si muove Pronskiy
Sfrutta la maggiore freschezza e la voglia di rivalsa dopo la giornata no di ieri, De Bod. Il talento sudafricano, che salvo sorprese sbarcherà nel World Tour con i fratelli maggiori di Douglas Ryder, fa subito il forcing sull’ultima complicata salita, quella di Sorey. Gli unici a non cedere subito sono Donovan e Mazzucco, che si mantengono ad una manciata di secondi: se l’italiano deve procedere del suo passo perdendo metri, il britannico tiene duro, riuscendo a rientrare a 1 km dalla vetta e a staccare un De Bod in sofferenza. Allo scollinamento (km 141) Donovan ha 6″ su De Bod.

Il terzo non è più un fuggitivo: dal gruppo, infatti, aveva attaccato uno dei più attesi della corsa, quel Vadim Pronskiy ritenuto il prossimo kazako da tenere d’occhio. Per lui e per Mazzucco sono 30″ di ritardo; Bais e Fortunato viaggiano a 1′ mentre il gruppo, ridotto ad una dozzina di elementi, paga 1’05”. Il timore che la complicatissima discesa potesse provocare altri problemi per Donovan svanisce subito: il britannico viaggia che è un piacere e, in un battibaleno, riesce a portare una trentina di secondi il vantaggio sul sudafricano

Prima in carriera per Donovan, davanti agli occhi dei genitori
Può così gustarsi gli ultimi 5 km in perfetta solitudine, Mark Donovan, che davanti ai genitori presenti per sostenerlo conquista la prima affermazione della carriera tra gli under 23. E sicuramente non sarà l’ultima, date le enormi qualità già mostrate in questo assaggio di carriera nella categoria: per il Team Wiggins e per il ciclismo britannico l’ennesimo prodotto che promette nuove gioie. Lo abbiamo sentito subito dopo l’arrivo, dove ha spiegato quanto accaduto ieri e le aspettative per il futuro prossimo.

Mazzucco buon secondo, Bellia tiene la maglia senza problemi. Domani Joux, Tzecore e molto altro
La seconda piazza parla italiano con Fabio Mazzucco: grazie ad una discesa perfetta, studiata per altro al mattino con una ricognizione in ammiraglia, il padovano di Conselve taglia il traguardo a 38″, Per la Trevigiani Phonix-Hemus 1896 un buon risultato, ma non sufficiente: fra domani e domenica i ragazzi di Mirko Rossato puntano a esultare o a concludere tra i primi cinque nella classifica generale.

Per il terzo gradino del podio a 42″ la lotta premia Vadim Pronskiy, che precede Stefan De Bod. Due superstiti della fuga riescono a cogliere quinta e sesta posizione: Mattia Bais giunge a 1’17” mentre Lorenzo Fortunato è a 1’21”. Il gruppo maglia gialla vede una mini frattura, pressoché ininfluente: a 1’52” tagliano la linea bianca Andreas Leknessund e Alberto Giuriato, a 1’54” giungono Teggart, Zahiri, Bouts, Monaco, Botta, López, Inkelaar, Elkøf, Saenz, Vansevenant, Weldu, Rubio, Moniquet, Gregaard e Bellia. Perde qualcosina Mikkel Frølich Honoré a 2’15”, così come l’infaticabile Laurens Huys: dopo due giorni sempre all’attacco il belga della Lotto Soudal paga 2’47”.

La classifica non conosce grossi cambiamenti: Bellia guida con 30″ Inkelaar, 1’21” su Gregaard, 1’33” su Leknessund, 1’35” su Pronskiy, 2’02” su López, 2’08” su Monaco, 2’11” su Zahiri, 2’27” su Giuriato e 2’30” su Rubio. Domani si torna in Valle con un altro tappone: da Antagnod a Champoluc, 160.7 km con Col de Joux, Fabiole, Col d’Arlaz, Col Tzecore, ancora Col de Joux prima della dolce salita finale. Sarà ancora dura,

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