Julian Alaphilippe esulta a Le Grand Bornand © ASO -
Julian Alaphilippe esulta a Le Grand Bornand © ASO -

Alaphilippe, la prima di tante vittorie

Tour de France, il francese parte da lontano e vince in solitaria a Le Grand Bornand. Van Avermaet da applausi, va in fuga e consolida la maglia gialla. Solo scaramucce fra i big, Urán esce di classifica

Arrivano le Alpi a Le Grand Bornard: due non partenze e subito una caduta
Dopo la lunghissima, per certi aspetti eterna, prima settimana, il Tour de France ha sfruttato il giorno di riposo per volare verso sud, direzione Alpi. Disegnato bene come raramente nell’ultimo periodo, il trittico alpino si preannuncia estremamente duro. Già a cominciare dal primo appuntamento, la Annecy-Le Grand Bornand di 158.5 km. Cinque i gpm, di cui quattro “seri”: la prima accoppiata Croix Fry e Glières seguita nel finale da Romme e Colombière, con gli ultimi 15 km di giornata in discesa prima di un dentello all’ultimo km.

Dalla cittadina lacustre due i non partenti, causa le fratture patite domenica a Roubaix: per Jens Keukeleire (Lotto Soudal) un problema al ginocchio, per Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale) alla scapola. Nel lunghissimo tratto di trasferimento (12.7 km, decisamente eccessivo) si verifica anche una caduta: coinvolti, fra gli altri, nomi di peso quali Fernando Gaviria, Ion Izagirre e Mikel Landa. Loro, e gli altri coinvolti, si rialzano senza problemi.

Quattro all’attacco, ci sono Alaphilippe e Sagan
Dopo la partenza, data alle 13.39, si susseguono gli scatti, con Alaphilippe, De Gendt, Herrada, Taaramäe e persino Van Avermaet tra i più vivaci. Al km 12 il terzetto composto da Marcus Burghardt, Sylvain Chavanel e Thomas Degand guadagna una dozzina di secondi, ma dura non più di un paio di km, Mentre Ilnur Zakarin cambia bici in coda al plotone, si arriva sul primo dentello di giornata, la Côte de Bluffy è il luogo in cui nasce l’azione di giornata.

La propizia Julien Alaphilippe (Quick Step Floors) al quale si accodano Elie Gesbert (Team Fortuneo-Samsic), Tom Jelte Slagter (Team Dimension Data) e Peter Sagan (Bora Hansgrohe), interessato al traguardo volante posto poco distante. Al gpm (km 19) il vincitore dell’ultima Flèche Wallonne si prende l’unico punto in palio: già nei primi metri di discesa un folto drappello inseguitore riesce a ricongiungersi, andando a formare un tentativo di ben ventuno unità.

Si aggiungono altri, fra cui la maglia gialla
Oltre ai quattro citati sono in avanscoperta Jack Bauer (Mitchelton-Scott), Lilian Calmejane (Direct Énergie), Thomas Degand (Wanty-Groupe Gobert), Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), David Gaudu (Groupama-FDJ), Robert Gesink (Team LottoNL-Jumbo), Philippe Gilbert (Quick Step Floors), Daryl Impey (Mitchelton-Scott), Ion Izagirre (Bahrain Merida), Guillaume Martin (Wanty-Groupe Gobert), Amaël Moinard (Team Fortuneo-Samsic), Rudy Molard (Groupama-FDJ), Serge Pauwels (Team Dimension Data), Lukas Pöstlberger (Bora Hansgrohe), Rein Taaramäe (Direct Énergie), Arthur Vichot (Groupama-FDJ), e la maglia gialla Greg Van Avermaet (BMC Racing Team).

Il gruppo lascia fare e al traguardo volante di Thônes (km 29, vinto senza sorprese e senza volata da Sagan) paga 2’45”: a lavorare è solo il Team Sky con Gianni Moscon e soprattutto con Luke Rowe. Subito dopo l’unico sprint intermedio (da oggi in poi stop al traguardo volante con i secondi in palio) inizia il primo colle di prima categoria della Grande Boucle, il Col de la Croix Fry, 11.3 km al 7%. Davanti, mentre Bauer si stacca irrimediabilmente, Calmejane e Pauwels provano un’azione a 4 km dalla vetta, non facendo strada. Più efficace, ai meno 3.3 km, lo scatto di Molard, al quale si accorda 1500 metri più tardi il solo Taaramäe.

Si scala il Plateau de Glières, primo gpm HC con un tratto seguente in sterrato 
Il francese e l’estone si danno battaglia per scollinare in testa: a riuscirvi (km 43) senza grossa fatica è Molard, nome che potrebbe diventare un serio candidato alla maglia a pois finale. Poco prima dell’ultimo km di salita si frammenta il gruppetto: restano davanti Gaudu, Gilbert, Moinard, Pauwels, Pöstlberger e Van Avermaet, che si riportano in discesa sui due al comando, a 111 km dalla conclusione.

Ai piedi della terza salita di giornata, quindi ai 95 km dal termine, gli otto di testa vantano 45″ sul resto dei fuggitivi e 4’10” sul plotone. È l’atteso Plateau de Glières, uno dei nove gpm Hors Catégorie dell’intero Tour: 6 km all’11.2% è dato più da Giro o Vuelta che da prova francese. A cui aggiungere un tratto di sterrato in falsopiano di un paio di km dopo il gpm. Nel gruppo a bagnomaria Sagan preferisce staccarsi subito, mentre, nell’ordine, Degand, Impey, Slagter, Gilbert e Pöstlberger perdono le ruote non per propria decisione.

Il gruppo tirato da Rowe perde terreno
Molard fa il ritmo davanti e i soli Gaudu, Pauwels, Taaramäe e Van Avermaet riescono a restare con lui. Ma il ritmo non è infernale, dato che a 2 km dalla vetta si riportano su di loro Alaphilippe, Calmejane, Gallopin, Gesbert, Gesink, Izagirre, Martin e Moinard, riformando un gruppettino di 13 unità: solo in due, però, sono interessati ai 20 punti in palio, vale a dire Alaphilippe e Gaudu. Quest’ultimo sprinta da lontano, ma il più esperto connazionale lo salta facile ai 68.5 km.

Se qualcosa è successo nell’avanguardia della corsa, nel plotone l’unica cosa da segnalare è un problema meccanico per Vincenzo Nibali, che rientra senza il minimo problema. La selezione è solo da dietro, con i velocisti (ma non tutti, tanto che Kristoff rimane aggrappato con i denti) e pochi altri che si distanziano. Anche perché a tirare è un passista puro come Rowe, non certo famoso per le sue abilità quando la strada sale: così al gpm il gap è salito a 6′.

Froome fora, il gruppo lo attende con calma
Mentre Alaphilippe prosegue la sua azione fino all’inizio della discesa, preferendo a questo punto attendere i colleghi alle spalle, lo sterrato causa una foratura per Chris Froome: prontamente assistito da Jonathan Castroviejo, il britannico rientra senza alcun problema, complice anche la calma che pervade il gruppo. Davanti, in due fasi, rientrano tutti tranne la coppia Bora, andando così a formare un drappello di diciotto elementi.

Il gruppo sfrutta questa fase per espletare le funzioni corporali e successivo rifocillamento: si tocca così il massimo vantaggio di giornata per gli uomini di testa, che arrivano a vantare 8’10” a 68 km dal termine. Comprendendo anche il breve tratto all’insù di Thorens Glières vi sono 50 km assolutamente interlocutori di discesa e pianura fino a Cluses: e progressivamente il passo del solito Rowe fa scendere il distacco, portandolo a 6’30” ai piedi del Col de Romme.

Taaramäe ci prova, Alaphilippe risponde con gli interessi
Salita importante, questa: 8800 metri all’8.9% non sono una passeggiata di salute, se affrontati a tutta. Davanti questa speranza viene esaudita: con Gilbert che cede subito, imitato da Degand, vi è un Calmejane che attacca poco dopo, sul quale rientrano alcuni colleghi. La Direct Énergie ci riprova ai 7.5 km dalla vetta con l’allungo di Taaramäe. L’estone guadagna mentre alle spalle si forma un drappello con Alaphilippe, Calmejane, Gaudu, Gesbert, Gesink, Izagirre, Molard, Pauwels e uno spettacolare Van Avermaet.

Il baltico guadagna bene, giungendo fino a 40″ sui primi inseguitori (da i quali si è sfilato Molard) a 3 km dalla vetta: ma proprio a questa altezza da tale gruppetto Alaphilippe e Gaudu accelerano, con Izagirre e Pauwels che provano vanamente a non farsi staccare. L’alfiere della Quick Step è però di un altro livello, almeno attualmente, e si sbarazza del pupillo di Madiot, andando su Taaramäe a 1.8 km dalla vetta, iniziando subito a lavorare. E il suo ritmo fa male, perché l’ex Astana e Katusha prende qualche metro a 500 metri, con il transalpino che scollina al km 130 e poi decide di attenderlo per affrontare assieme la discesa.

Barguil unico a fare qualcosa, davanti il francese prende e se ne va
Alle loro spalle la situazione vede Pauwels terzo tutto solo, il drappello Calmejane, Gesink, Izagirre e Van Avermaet a inseguire, con Gaudu distanziato anche da costoro. La situazione in gruppo può essere riassunta rapidamente: totale calma piatta, con Jonathan Castroviejo a tirare da cima a fondo. Una quarantina i corridori che scollinano assieme, con l’assenza significativa di Marc Soler: il gregario più prezioso di casa Movistar non ha quella forma mostrata in primavera. Per la verità c’è stato un attacco, improvviso, dopo circa 1 km di salita: è Warren Barguil a lanciarsi, ma il leader del Team Fortuneo-Samsic si rialza 1 km più tardi, confermando con i fatti di non voler puntare alla classifica (a fine tappa perderà 7′ dai big) quanto alle singole frazioni.

Alaphilippe, come detto, decide di attendere Taaramäe, per affrontare assieme la discesa. Convinzione che dura poco perché, una volta capito che l’avversario non ha né forza né interesse ad aiutarlo, prende e se ne va, mettendo in mostra la propria qualità quando la strada scende. Guadagna così tantissimo, JuJu: nello spazio di 6 km porta infatti a 1’20” il proprio margine sul primo inseguitore ai piedi del Col de la Colombière, conclusiva fatica di giornata con i suoi 7.5 km all’8.5%.

Van Avermaet, la grinta oltre la fatica. Kwia fa il ritmo, Sky in controllo totale
Il ventiseienne non mostra alcun cedimento nella sua pedalata, andando su con un rapporto agile e passando senza problemi in testa al gpm (km 144), garantendosi così di indossare da domani la maglia a pois. Cambia invece la situazione alle sue spalle: il migliore tra gli inseguitori è Izagirre, che con il lungo rapporto prima stacca Calmejane e Gesink, quindi ai meno 5 km dalla cima si sbarazza di Van Avermaet, ripetendo la stessa mossa ai meno 3 km su Pauwels e, per finire, prendendo e distanziando Taaramäe ai meno 2 km, scollinando a 1’25” dal solitario leader, mentre l’estone passa a quasi 2′. Da segnalare un Van Avermaet da far luccicare gli occhi, dato che rimane assieme a Pauwels e con lui va in discesa: il premio come più combattivo di giornata è meritatissimo.

Il gruppo, con Castroviejo attardato per una foratura, viene ora tirato da Michal Kwiatkowski, che fa il passo fra discesa e buona parte della salita: il polacco non va certo su risparmiandosi, dato che ai meno 3 km sono 26 i presenti. Cinque Sky (Bernal, Froome, Kwiatkowski, Poels, Thomas), tre Movistar (i soliti Landa, Quintana, Valverde) e altrettanti LottoNL-Jumbo (Kruijswijk, Roglic e il fresco di rinnovo Tolhoek), due AG2R (Bardet e Latour), Bahrain (Nibali e Pozzovivo) e Mitchelton (con Yates c’è Nieve). Gli altri, isolati, ossia Urán, Dumoulin, Caruso, Martin, Jungels, Majka, Fuglsang, Zakarin e Mollema.

Urán e Jungels si staccano, l’azione di Martin fa qualche leggero danno
Dopo Tolhoek, il primo a perdere contatto è Rigoberto Urán: ancora sofferente per la caduta di domenica il colombiano perde le ruote a 2 km dalla vetta, dovendosi arrangiare nell’inseguimento. Allo stremato Kwiatkowski, intanto, subentra Poels: e anche il neerlandese fa una vittima, specificatamente Bob Jungels, che decide di andar su col proprio passo a poco più di 1 km dalla fine della salita. Ma la mossa più significativa giunge entro l’ultimo km per opera di Daniel Martin: l’irlandese, infatti, attacca a circa 600 metri dalla cima.

E la sua mossa, l’unica di una giornata risoltasi in maniera troppo attendista, fa altre vittime: si staccano, con Poels, nomi da top 10 come Majka, Mollema, Zakarin, gli azzurri Caruso e Pozzovivo e il supergregario Nieve. Becchetta un po’, lasciando fra sé e il più vicino degli avversari una decina di metri anche per un problema al cambio, Alejandro Valverde: il murciano riesce a chiudere quel buco così pericoloso giusto pochi metri prima del gpm, salvandosi così da un finale differente.

Tutto facile per Alaphilippe, la Quick Step fa 50. Il gruppo non si sfalda, Urán esce di classifica
Per Julian Alaphilippe i 14.5 km fino al traguardo sono una passerella felice: gesticola, sorride, si apre e chiude la zip, saluta il pubblico, parla in ammiraglia, quasi smette di pedalare. Vuole godersi, giustamente, la prima vittoria della carriera nella corsa di casa, che giunge senza alcuna sorpresa. Per lui è la sesta affermazione stagionale, la quinta nel World Tour. I numeri della sua Quick Step Floors, invece, sono imbarazzanti per la concorrenza: successo numero cinquanta, cifra che alcune rivali centrano in 5 o 6 stagioni. E ovviamente per la banda di Lefevere non è finita qui.

Alle sue spalle Taaramäe riesce a rientrare in discesa su Izagirre ma il basco ne ha di più e sullo strappetto finale lo stacca, giungendo così secondo a 1’34”. L’estone è terzo a 1’40”, vanificando così il tentativo in extremis di Van Avermaet di raccogliere l’abbuono: il belga è quarto a 1’44”, giusto davanti al connazionale Pauwels. Calmejane tiene la sesta piazza a 2’24” mentre il gruppo giunge a 3’23”, senza alcuna variazione rispetto al passaggio al gpm: Martin, Roglic, l’ex fuggitivo Gaudu e Thomas completano la top 10.

Il distacco di Jungels, Caruso, Pozzovivo, Nieve, Mollema, Zakarin e Majka è di 49″ mentre Urán paga pesantemente: il sudamericano lascia sul piatto 2’36”, uscendo di fatto già dalla contesa per il podio finale. Salvi per un pelo i componenti dell’ultimo gruppetto: Vermote, Van Keirsbulck, Grøndahl, Dupont, Cavendish, Roosen, Zabel, Kittel, Hepburn, Groenewegen e Renshaw giungono a 34’02” dal vincitore, a soli 28″ dal fuori tempo massimo.

Il giallo splende su Van Avermaet, domani minitappa alpina a La Rosière
In pochi se lo sarebbero aspettato ma Greg Van Avermaet allunga il proprio margine in classifica generale. Il belga del BMC Racing Team ha ora 2’22” su Thomas, 3’10” su Valverde, 3’12” su Fuglsang e via andare, con Nibali nono a 3’27”. Per l’olimpionico di Rio è l’undicesima maglia gialla della carriera, superando così il connazionale Freddy Maertens. Dal 1976 in poi, solo Lucien Van Impe ne ha conquistate più di lui.

Domani la seconda frazione alpina, la più corta ma non certo la più facile. Dopo il via da Albertville si scala subito la Montée de Bisanne (12.4 km all’8.2%), quindi 15 km di discesa e si imbocca il Col du Pré (12.6 km al 7.7%). Brevissimo declivio e tocca alla parte finale del Cormet de Roseland (5.7 km al 6.5%) prima della lunga e pericolosa discesa fino a Bourg Saint Maurice dove parte la pedalabile ascesa finale fino a La Rosière (17.6 km al 5.8%), traguardo già visto all’ultimo Critérium du Dauphiné e qui toccato dopo 108.5 km dal via.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile