Geraint Thomas vince sull'Alpe d'Huez © ASO - Alex Broadway
Geraint Thomas vince sull'Alpe d'Huez © ASO - Alex Broadway

Thomas mette un altro puntino sulla i

Tour de France, sull’Alpe d’Huez la maglia gialla vince e rinforza la leadership. Kruijswijk da applausi, Quintana ancora staccato. Nibali buttato a terra da una moto, si teme per il proseguimento della corsa

Anche la terza ed ultima tappa alpina di questo Tour de France è ormai alle spalle e Geraint Thomas sembra prendere sempre più consapevolezza dei propri mezzi: sull’Alpe d’Huez il gallese del Team Sky ha messo a segno la sua seconda vittoria di tappa consecutiva, ha rafforzato la propria maglia gialla pur guadagnando solo pochi secondi e soprattutto al momento sembra avere una condizione migliore del suo compagno di squadra e capitano Chris Froome. Certo, per un breve momento quando tutti i gregari si erano staccati è stata proprio l’attuale maglia gialla a tirare, segno che una gerarchia c’è, ma questo Thomas sembra veramente essere autorizzato a sognare in grande: la domanda da farsi, però, è fin dove può effettivamente arrivare perché se in 12 grandi giri disputati, di cui 8 Tour, ha ottenuto al massimo due quindicesimi posti un motivo ci sarà.

Oggi però la vittoria di Geraint Thomas è in parte oscurata dall’incidente occorso a Vincenzo Nibali a circa quattro chilometri dall’arrivo: il messinese della Bahrain-Merida, nel pieno della bagarre decisiva, si è ritrovato a terra dopo un contatto con una moto della corsa ed è arrivato attardato rispetto ai migliori. Non sapremo mai come sarebbe potuta andare a finire, ma oggi Nibali sembrava stare davvero molto bene e nel momento del fattaccio stava seguendo un’accelerazione di Chris Froome: l’inseguimento successivo ed il fatto di essere arrivato a soli 13″ ci dicono che la gamba c’è e che, se non avrà riportato conseguenze fisiche, sui Pirenei potrebbe regalare emozioni e puntare molto in alto.

La fuga tarda a partire, si muove ancora Valverde
La tappa conclusiva del trittico alpino proposto dal Tour de France prevedeva ben quattro gran premi della montagna da scalare di cui tre classificati come Hors Catégorie: Col de la Madelaine, Lacets de Montvernier (l’unico di seconda categoria), Col de la Croix de Fer e Alpe d’Huez per un totale di 175.5 chilometri. Fin dal lungo tratto di trasferimento si sono portati in testa al gruppo molti di quelli uomini che era possibile prevedere all’attacco oggi e appena è stato raggiunto il chilometro 0 è subito iniziata la battaglia per portare via il gruppo giusto: una missione per nulla semplice anche perché i primi 28 chilometri di tappa erano tutti in leggerissima discesa e la velocità era quindi vertiginosa.

Nonostante un Sylvain Chavanel molto combattivo, il gruppo si è presentato compatto sulle prime rampe del Col de la Madeleine e come spesso accade in questi casi si è aperta la possibilità di assistere a movimenti interessanti. Ancora una volta la Fortuneo-Samsic ha lavorato di squadra per lanciare Warren Barguil, ma anche la Movistar si è mossa fin dai primi chilometri di salita, stavolta sia con Marc Soler che con Andrey Amador, ma anche con un Nairo Quintana molto attento nelle posizioni d’avanguardia del plotone per non farsi sorprendere: ma alla fine per gli uomini di Unzué non è stato il colombiano a muoversi in prima persona, bensì Alejandro Valverde che oggi era in gruppo con il dorsale di più combattivo e che si è inserito in un drappello abbastanza numeroso quando mancavano 142 chilometri all’arrivo.

Presenti anche Zakarin, Alaphilippe e Kruijswijk. Lavora la Sky, Pozzovivo a mezzo servizio
Ma Alejandro Valverde non è stato l’unico nome di spessore ad attaccare sulla prima salita di giornata: la Movistar invece ha sganciato infatti anche Andrey Amador, la Katusha aveva davanti il russo Ilnur Zakarin, la Mitchelton-Scott ci ha riprovato con Mikel Nieve, per l’AG2R La Mondiale c’era la maglia bianca Pierre Latour ma soprattutto c’era il Team LottoNL-Jumbo con Robert Gesink e Steven Kruijswijk, con i fari puntati proprio su quest’ultimo che stamattina alla partenza era sesto in classifica generale a 2’40” da Geraint Thomas. In testa alla cosa s’è formato quindi un drappello di 26 uomini: altri uomini da segnalare erano la maglia a pois Julian Alaphilippe (Quick-Step Floors), Tejay Van Garderen (BMC), Serge Pauwels (Dimension Data), Dani Navarro (Cofidis), Gorka Izagirre (Bahrain) e Laurens Ten Dam (Sunweb).

Il Team Sky si è prontamente messo in testa al gruppo senza lasciare troppo spazio ad una fuga così pericolosa, ma il fatto che l’avvio molto veloce aveva già fatto staccare sia Luke Rowe che Wout Poels ha imposto un cambio di strategia nella formazione britannica: il ritmo è rallentato, Rowe e Poels sono tornati al loro posto come anche altri corridori ed il treno di Froome e Thomas si è messo come suo salito davanti con tutti i vagoni disponibili. Purtroppo chi non ha potuto approfittare di questo rallentamento è stato Domenico Pozzovivo che non è stato bene e ha sofferto fin dall’inizio della salita: il lucano ha stretto i denti ed è riuscito ad arrivare entro il tempo massimo, ma non ha mai potuto dare una mano a Nibali oggi. Al gran premio della montagna, vinto ancora da Julian Alaphilippe, il gruppo dei 26 attaccanti aveva già 2’45” di vantaggio con Steven Kruijswijk che era appena diventato leader virtuale del Tour de France.

Rolland di prova prima dei Lacets de Montvernier ma viene ripreso
Tra la discesa ed il fondovalle successivi, il Team Sky ha preferito proseguire con il proprio ritmo regolare anziché aumentare un po’ su un terreno favorevole per provare a riavvicinarsi a Kruijswijk e compagni. In questo modo la fuga ha potuto guadagnare ulteriore terreno nonostante un accordo non proprio ottimale: prima in discesa hanno allungato Julian Alaphilippe e Gregor Mühlberger che sono arrivati in fondo con una trentina di secondi di vantaggio e si sono quindi rialzati per aspettare quelli dietro. In vista della breve ma spettacolare salita dei Lacets de Montvernier è stato invece il francese Pierre Rolland (EF Education First) ad attaccare, dopo che sulla Madeleine era stato visto più volte parlare con Kruijswijk e Valverde, probabilmente per provare a convincerli a rialzarsi e a dare più chance di riuscita a questa fuga da lontano.

Rolland ha scollinato ai Lacets con circa 35″ di vantaggio sugli inseguitori e 4’05” sul gruppo maglia gialla: lo scalatore francese ha fatto in tempo a transitare per primo al traguardo volante di Saint-Jean-de-Maurienne al chilometro 91 che poco, sulle prime rampe del Col de la Croix de Fer, la situazione è nuovamente mutata. Su Rolland si sono riportati Amador, Valverde, Gesink, Kruijswijk, Zakarin, Nieve, Barguil, Majka, Izagirre e Martínez dando vista ad un gruppetto di undici uomini che ha ulteriormente aumentato il proprio vantaggio fino a quattro minuti e mezzo: la Sky nel frattempo aveva perso Rowe e Moscon, mentre a dettare il ritmo era Poels che si era ripreso dal piccolo passaggio a vuoto iniziale.

Kruijswijk coraggioso, ci prova da lontanissimo
Quando mancavano 73 chilometri all’arrivo e poco meno di 20 chilometri al gran premio della montagna della Croix de Fer, Steven Kruijswijk ha deciso improvvisamente di scattare tutto solo in testa alla corsa. Nessuno ha seguito subito l’olandese del Team LottoNL-Jumbo che probabilmente sperava di accelerare per scremare il drappello di testa trovando qualcuno con cui fare un ritmo più alto, ma nonostante questo Kruijswijk non ha avuto esitazioni e ha tirato dritto sognando un’impresa che avrebbe potuto avere del clamoroso se coronata anche con la conquista della maglia gialla. Kruijswijk è salito fortissimo mettendo in mostra una condizione fisica forse paragonabile a quella dello sfortunato Giro d’Italia 2016 quando era in lizza per il successo fino alla caduta in discesa dal Colle dell’Agnello: nello spazio di sei chilometri aveva guadagnato più di un minuto sul gruppetto di Valverde e Zakarin mentre il gruppo maglia gialla era a 5’30”.

Al gran premio della montagna, posizionato a 54 chilometri dall’arrivo, il ritardo del gruppo principale era addirittura salito sopra ai sei minuti. Va notato come sul finire della Croix de Fer, sia la Movistar che l’AG2R La Mondiale abbiano provato ad aumentare il ritmo, gli spagnoli con Marc Soler, i francesi con Naesen e Frank: nel gruppo maglia gialla c’è stata un po’ selezione e le gambe di molti corridori si sono appesantite, ma il Team Sky aveva ancora ben cinque uomini tutti vicini. Difficile dire il motivo di quell’accelerazione: forse era per non far prendere troppo vantaggio a Kruijswijk, forse era per affaticare i capitani Sky, forse per preparare un attacco che non è arrivato visto che poco più avanti c’erano Latour, Amador e Valverde che potevano fare da punto d’appoggio.

Splendida pedalata per l’olandese, ma la Sky non fa prigionieri
Come detto, la salita del Col de la Croix de Fer terminava a 54 chilometri dall’arrivo mentre la salita dell’Alpe d’Huez iniziava precisamente a 13.8 chilometri dal traguardo: in mezzo c’erano quindi 40 chilometri di strada tra discesa, due o tre contropendenze e poi una dozzina di chilometri di pianura per arrivare nel celebre abitato di Bourg d’Oisans da dove inizia una delle ascese più conosciute del Tour de France. È solo a questo punto che il Team Sky, con due passistoni del calibro di Jonathan Castroviejo e Michal Kwiatkowski ha iniziato il vero inseguimento a Steven Kruijswijk.

Non si può dire che l’olandese del Team LottoNL-Jumbo non si sia difeso egregiamente: a 30 chilometri dall’arrivo il suo vantaggio era di 5’40”, ai meno 22 è sceso sotto ai cinque minuti, ai meno 15 il gps segnalava una differenza di 4’20” mentre al cartello che indicava l’inizio ufficiale della salita il gap era cronometrato in 4’05” con tutti i contrattaccanti che nel frattempo erano stati ripresi. Per Kruijswijk il problema è stato che oggi il colombiano Egan Bernal era decisamente in palla e, quando Castroviejo e Kwiatkowski si sono fatti sfilare nel primo chilometro di salita, è stato lui a fare l’andatura nel gruppo maglia gialla: e subito sono stati dolori con il ritardo che è sceso a 3’30” alla prima accelerazione e con Daniel Martin che ha perso contatto dal plotoncino dei big ormai ridotto a sole dieci unità.

Spunti di Nibali, Quintana, Landa e Bardet; Bernal lavora da veterano
Il gruppo dei migliori era composto da Egan Bernal, Geraint Thomas, Chris Froome, Vincenzo Nibali, Romain Bardet, Primoz Roglic: il primo a rompere gli indugi è stato Vincenzo Nibali con un timido allungo poco prima dei meno 10 all’arrivo a cui però non ha dato continuità, stessa cosa per Nairo Quintana un chilometro più avanti quando intanto Bernal aveva ridotto il ritardo da Kruijswijk a 2’50”. Più deciso è sembrato lo scatto di Mikel Landa ai 7 dall’arrivo con Romain Bardet che si è incollato a ruota del basco: il francese dell’AG2R La Mondiale è rimasto a ruota per qualche secondo, poi è partito da solo lasciando sul posto Landa che si è fatto riprendere dal gruppo.

Questa nuova accelerazione è stata fatale prima a Jakob Fuglsang, poi anche a Nairo Quintana che sembra ancora far fatica a ritrovare lo smalto dei giorni migliori: cambia obiettivi, cambia preparazione, cambia compagni di squadra, ma in occasione del gran appuntamento non riesce a convincere come ci si potrebbe aspettare. Il vantaggio di Romain Bardet sul gruppo maglia gialla è rimasto stabile attorno ai 10″, ma intanto chilometro dopo chilometro le speranze di Steven Kruijswijk stavano svanendo: tra i meno 7 ed i meno 5 l’olandese ha perso circa 1’20” ritrovandosi con solo 1’05” da gestire. Missione quasi impossibile considerando che dovevano ancora arrivare gli scatti degli migliori in classifica.

Thomas tira il gruppo, Froome accelera. E Nibali viene buttato giù da una moto
A poco più di quattro chilometri dall’arrivo, Egan Bernal ha terminato il proprio lavoro ed a quel punto è stata la maglia gialla Geraint Thomas a mettersi davanti a fare l’andatura con Chris Froome a ruota: il tutto è comunque durato poco, perché poi il quattro volte vincitore del Tour de France è scattato e andare a prendere Romain Bardet, ed è in questo momento che è avvenuto il fattaccio di giornata. Per tutta la salita si sono visti a bordo strada diversi tifosi indisciplinati, senza un’adeguata presenza della Gendarmeria francese: in quel tratto di strada c’era infatti un piccolo restringimento, un fumogeno ha ridotto di molto la visibilità per alcuni metri ed è proprio in quell’attimo che c’è stato il contatto da Vincenzo Nibali e una moto della Gendermeria che è costato carissimo allo Squalo.

Nibali sembrava essere in grado di rispondere molto bene l’accelerazione di Froome, Thomas era poco più indietro, così come Tom Dumoulin, Primoz Roglic e Mikel Landa: Nibali invece si è ritrovato dolorante a terra, ostacolando la maglia gialla che è stata quasi costretta a mettere piede a terra e a ripartire da ferma dopo essere passata sopra alla bicicletta dell’uomo della Bahrain-Merida. Con la sua frullata, Chris Froome ha ripreso superato sia Romain Bardet che Steven Kruijswijk con quest’ultimo che si è arreso a 3500 metri dalla conclusione, ma poche centinaia di metri più avanti l’anglo-keniano è stato raggiunto da un fantastico Tom Dumoulin che si è trascinato dietro Geraint Thomas e Romain Bardet.

I big attendono il siciliano, ma poi riaccelerano. La volata premia Thomas
Ad un certo punto i quattro corridori in testa alla corsa hanno rallentato trovandosi uno accanto all’altro occupando tutta la sede stradale: l’impressione, favorita dagli atteggiamenti di coloro che si giravano a controllare la situazione alle loro spalle, è che fosse un momento di fair play per aspettare Vincenzo Nibali dopo quello che era accaduto, ma dopo che Mikel Landa era tornato sotto Romain Bardet, forse ignaro di ciò che era successo, ha deciso di rompere lo stallo attaccando quando mancavano 2500 metri all’arrivo. A quel punto Froome gli è subito corso dietro provando poi a staccare tutti, ma si è esposto alla reazione di Tom Dumoulin che ai meno due chilometri ha preso un piccolo margine di vantaggio assieme a Geraint Thomas.

Alla fine Thomas, Dumoulin, Froome e Bardet si sono ricompattato e fino alla volata non ci sono più stati scatti: all’ultimo chilometro è riuscito a rientrare Landa che poi ai 700 metri ha provato ad accelerare, finendo però con il tirare la volata a tutti gli altri. Geraint Thomas è uscito in testa dall’ultima curva, Chris Froome gli ha fatto un po’ di buco, ed il gallese è andato a conquistare la vittoria di tappa in maglia gialla che sull’Alpe d’Huez era riuscita solo a Lance Armstrong nella cronoscalata del 2004: Thomas è stato cronometrato addirittura con 2″ di vantaggio su Tom Dumoulin, 3″ su Romain Bardet, 4″ su Chris Froome e 7″ su Mikel Landa.

Stoico Nibali, perde solo 13″ (e la giuria si rende ridicola). In classifica il margine di Thomas si fa interessante
Nel finale Vincenzo Nibali è riuscito a recuperare ed avvicinarsi tantissimo ai primi: la volata dei primi ha fatto aumentare leggermente il gap, ma alla fine 13″ (stesso distacco di Roglic) sono pochissimi in considerazione di ciò che era successo a quattro chilometri dall’arrivo. Jakob Fuglsang ha perso 42″, Nairo Quintana è arrivato a 47″ poi un generoso Steven Kruijswijk ha chiuso decimo a 53″. Brutta giornata per l’irlandese Daniel Martin: al traguardo il suo ritardo è stato di 1’45” e le sue ambizioni di classifica adesso sono abbastanza ridimensionate.

Tra i pochi secondi di distacco e l’abbuono al traguardo, Geraint Thomas si ritrova adesso con 1’39” di vantaggio su Chris Froome e 1’50” su un Tom Dumoulin sempre più convincente. Vincenzo Nibali nonostante tutto è sempre quarto con il suo ritardo che è aumentato a 2’37”: bizzarro il fatto che due anni fa sul Mont Ventoux, a Chris Froome venne assegnato il tempo dei migliori dopo il caos che l’aveva visto coinvolto, mentre in questo caso si sia tenuto conto dei distacchi reali. Quinto è sempre Primoz Roglic a 2’46”, sesto è Romain Bardet a 3’07”, settimo è Mikel Landa a 3’13”, poi ci sono Steven Kruijswijk a 3’43”, Nairo Quintana a 4’13”, Daniel Martin a 5’11” e Jakob Fuglsang a 5’45”.

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