Peter Sagan esulta: la tappa di Valence è sua © ASO - Alex Broadway
Peter Sagan esulta: la tappa di Valence è sua © ASO - Alex Broadway

I velocisti saltano? E Sagan ringrazia

Tour de France, a Valence il campione del mondo conquista il terzo successo battendo Kristoff e Démare. Top 10 per Pasqualon e Colbrelli, domani insidioso arrivo a Mende

Già è forte di suo. Se poi la concorrenza si dimezza (se non oltre) sulle prime salite, per quanto impegnative, che vengono incontrate, ecco che per Peter Sagan non è difficile incrementare il suo bottino al Tour de France 2018. Dopo La Roche sur Yon e Quimper lo slovacco sprinta con profitto anche a Valence, mostrandosi per l’ennesima volta come il volto vincente del ciclismo degli anni ’10.

Da Bourg d’Oisans si riparte senza Nibali. De Gendt centra la fuga
Le Alpi sono andate in archivio, con quella lunga coda di polemiche nata dal finale della tappa di ieri. Con i sei ritiri (Gallopin, Gaviria, Greipel, Groenewegen, Sieberg, Zabel) e i due fuori tempo massimo (Gruzdev, Taaramäe) già noti, oggi la Bourg d’Oisans-Valence di 169.5 km ha visto una non partenza, quella nobile di Vincenzo Nibali. Il messinese della Bahrain Merida, per chi ancora non ne fosse a conoscenza, ha riportato la frattura della decima vertebra toracica: il quarto della generale, dunque, abbandona la corsa per colpa dell’organizzazione stessa.

La carovana riparte così, senza alcuna protesta dei corridori in merito alla scarsa sicurezza (la consueta lettera del CPA non fa neppure il solletico ad ASO), con un tratto di trasferimento di 4.8 km fino al via ufficiale dato alle 13.44. Giornata, sulla carta, tranquilla che si conclude in volata. Come di consueto si susseguono gli scatti all’inizio: al km 2 si avvantaggiano il solito Thomas De Gendt (Lotto Soudal), accompagnato da Tom Scully (Team EF Education First-Drapac).

Diversi tentativi, davanti si forma un quartetto
Sulla coppia cerca di riportarsi l’eterno Sylvain Chavanel (Direct Énergie), ma il francese, dopo qualche manciata di centinaia di metri, viene riassorbito. Perché dal gruppo le poche formazioni dei velocisti non hanno alcuna intenzione di farsi carico di tutto il lavoro, provando così a sorprendere le rivali: ecco, dunque, muoversi nomi come Gaudu, Guarnieri e Pöstlberger, assieme a Erviti, Haussler, Küng e Van Keirsbulck,

Loro vengono ripresi, al pari dei tentativi seguenti, ancor più pericolosi data la composizione: nel primo dentro Erviti, Gaudu, Kwiatkowski, Pöstlberger e Stuyven, nel secondo Bennati, Claeys, Janse van Rensburg, Lampaert, Molard, Schär e tanti altri. Mentre De Gendt e Scully proseguono l’azione con una trentina di secondi di margine, attorno al km 8 riparte Michael Schär (BMC Racing Team): all’inseguimento dello svizzero si lancia solamente il belga Dimitri Claeys (Cofidis, Solutions Crédits), che si riporta sul collega dopo un paio di km.

Dietro lavorano tre squadre, niente lotta sui gpm
Il plotone, invece, si rialza e lascia andare i quattro coraggiosi. Al km 15 i due di testa hanno 40″ sugli inseguitori e 1’10” sul plotone, dove inizia a fare capolino la Groupama-FDJ. Il ricongiungimento tra i quattro si registra al km 18, poco prima di toccare in 3’30” il vantaggio massimo di giornata. Che scorre via senza alcuno scossone: dietro lavorano la Groupama-FDJ con David Gaudu, Tobias Ludvigsson e Arthur Vichot, la Bora Hansgrohe con Lukas Pöstlberger e la UAE Team Emirates con Darwin Atapuma, quest’ultimo non certo il più adatto a fare il passo.

Per precisa scelta non viene mai lasciato ai quattro un margine elevato sia per la pericolosità degli elementi al comando (De Gendt su tutti) che per le scarse energie già nel serbatoio. Per buona parte di giornata, dunque, il disavanzo rimane nell’ordine dei 2′, in un lungo pomeriggio soleggiato e senza sorprese. Non c’è battaglia neppure nei due gpm di giornata: sulla Côte de Brié (km 32.5), sulle strade del compianto Thierry Claveyrolat, passa per primo De Gendt su Scully. È il neozelandese, invece, il primo a scollinare sulla Côte de Sainte Eulalie en Royans (km 109.5).

Sagan controlla al traguardo volante, Schär cerca l’assolo
Niente sfida, davanti, anche al traguardo volante di Saint Quentin sur Isère (km 71) vinto da De Gendt. Sprint invece nel gruppo: il quinto posto, e i conseguenti 11 punti, vanno ad Alexander Kristoff, che ha preceduto John Degenkolb e Peter Sagan, il cui margine è di totale sicurezza (348 contro i 140 del norvegese, a questo punto). La fatidica soglia del minuto di distanza viene toccata ai meno 65 km dal termine: da qui, e per i successivi 30 km, rimane pressoché invariato il gap rispetto al quartetto.

Si dimezza, il distacco, sin dai 30 km dal termine: e tale andazzo fa capire a De Gendt che oggi non è giornata. Il belga si rialza così a 25 km dalla fine, proprio poco prima dell’approccio di uno strappetto nel quale Schär decide di allungare: il lungagnone svizzero prende e se ne va, con Claeys che neppure prova a reagire mentre Scully, dopo un iniziale tentativo, alza bandiera bianca, venendo ripreso dal plotone.

Buona gamba per lo svizzero, ma viene ripreso. La Trek lavora bene
L’incedere del trentunenne, storico gregario di Van Avermaet, gli permette di tornare a recuperare qualche secondo di vantaggio: ai meno 20 km, infatti, riprende 50″. Ma il trend rapidamente cambia verso: ai meno 15 km Bora e Groupama lavorano di concerto, portandosi a 25″, medesimo ritardo segnato al cartello dei 10 km dal traguardo. Il vento che soffia a favore permette a Schär di viaggiare sempre sopra i 50 km/h, lui abilissimo a far mulinare il lungo rapporto.

Ma il suo tentativo si conclude definitivamente a 5.7 km dalla fine, con il Team Sky in testa al gruppo solo per proteggere i due capitani dai possibili rischi del tortuoso finale. La formazione che meglio si muove nel finale è, senza dubbio, la Trek-Segafredo: gli uomini di Luca Guercilena lavorano con tre elementi (nell’ordine Skujins, De Kort, Stuyven) a supporto di Degenkolb – marcato stretto da Kristoff e Van Avermaet – fino all’ultimo km, quando si inseriscono i Groupama-FDJ con la coppia Sinkeldam e Guarnieri.

Gilbert tenta il colpaccio, ma la volata premia ancora Sagan
Ai 900 metri, però, uno dei più coraggiosi ciclisti del panorama contemporaneo prova una mossa tanto difficile quanto, in caso di eventuale riuscita, sublime. Philippe Gilbert cerca il colpaccio con una sparata secca: deve così aumentare anche la pedalata Sinkeldam, che si incarica di operare l’inseguimento assieme a Guarnieri. Il belga viene ripreso a circa 300 metri dalla conclusione, con l’azzurro pronto a lasciare in posizione di sparo il proprio capitano.

E Arnaud Démare parte, come da sua consuetudine, alquanto lungo ai 240 metri dalla fine: ben presto viene sopravanzato da chi stazionava alla sua ruota, vale a dire Alexander Kristoff, e da un terzo incomodo che risponde al nome di Peter Sagan. Lo slovacco rimonta sempre più, superando il norvegese a 20 metri dalla linea bianca, stampando anche un colpo di reni tanto puntuale quanto inutile: avrebbe, infatti, vinto lo stesso di mezza ruota.

Per l’alfiere della Bora Hansgrohe, che ha ipotecato l’ennesima maglia verde della carriera, è la terza vittoria al Tour de France 2018, una bella rivincita rispetto a quanto accaduto nella passata edizione. Il suo bottino ora ammonta a 11 successi di tappa alla Grande Boucle, raggiungendo Jan Aerts, Louison Bobet, Raffaele Di Paco e André Greipel, entrando tra i primi 25 più vincenti nella corsa. Davanti a lui, fra i corridori in attività, rimangono solamente Kittel con 14 e Cavendish con 30: di occasioni per avvicinare i rivali ce ne sono ancora da qui a Parigi.

Nei 10 Pasqualon e Colbrelli, domani strappetto finale a Mende
Seconda posizione per un comunque valido Alexander Kristoff (UAE Team Emirates), che pare in crescita di condizione: occhio a lui per le gare in linea di agosto, cominciando già dall’Europeo di Glasgow. Il podio viene completato da un Arnaud Démare (Groupama-FDJ) ancora poco reattivo. Seguono John Degenkolb (Trek-Segafredo), Greg Van Avermaet (BMC Racing Team), Yves Lampaert (Quick Step Floors), Magnus Cort Nielsen (Astana Pro Team), Andrea Pasqualon (Wanty-Groupe Gobert), Sonny Colbrelli (Bahrain Merida) e Taylor Phinney (Team EF Education First-Drapac).

Tutta invariata la classifica generale, fatto ovviamente salvo il ritiro di Vincenzo Nibali: Geraint Thomas (Team Sky) conduce con 1’39” sul compagno di squadra Chris Froome e con 1’50” su Tom Dumoulin (Team Sunweb). Domani arrivo in un traguardo abituale del Tour come Mende, sulla breve ma impegnativa Montée Laurent Jalabert: al termine dei 180 km di potranno verificare alcuni scostamenti nella graduatoria ma, salvo sorprese, saranno pochi i secondi che voleranno o meno da una parte all’altra.

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