Nairo Quintana vince la diciassettesima tappa del Tour de France 2018 © ASO - Alex Broadway
Nairo Quintana vince la diciassettesima tappa del Tour de France 2018 © ASO - Alex Broadway

Ben ritrovato, Nairo!

Tour de France, la minitappa pirenaica fa tornare al successo il colombiano del Movistar Team. Froome cede, Thomas guadagna e ha la maglia gialla in pugno

Si parte da Bagnères de Luchon con le evitabili griglie
L’ennesima trovata di marketing di ASO. Non tanto per la lunghezza, dato che nella storia della corsa in tre occasioni si era assistito a tappe (e non semplici semitappe) più corte. Quanto per la modalità di partenza: la scelta di copiare la partenza in griglia propria delle granfondo o delle prove motoristiche è più di apparenza che di sostanza. Non importa che se ne parli bene o male, per gli organizzatore l’importante è che se ne parli.

Perché il percorso, di per sé, è interessante. Pensare fuori dagli schemi e provare a innovare non è un male: soprattutto se il tracciato viene ben disegnato. Solo 65 km di gara, da Bagnères de Luchon si parte subito in salita con il Col de Peyresourde, con l’appendice dell’ormai sempre più consueta Montée de Peyragudes. Discesa non lunga fino a Loudenvielle e si risale verso la vetta del Col de Val Louron Azet: restano 28 km per giungere il traguardo, con il 40% della strada all’ingiù prima dei 16 km finali, all’8.7%, dell’inedito Col du Portet, particolarmente duro nel km terminale.

Subito scatti, Kangert e Pellizotti si mettono in luce
Partenza alle 15.15, con Philippe Gilbert come unico assente dopo la frattura parziale della rotula riportata nella terribile caduta di ieri. Il via è surreale (il ragionier Fantozzi l’avrebbe verosimilmente definita come la Corazzata Kotiomkin) e, in un battibaleno, ecco Luke Rowe risalire tutto il gruppo e tornare come di consueto al comando per svolgere il solito, impeccabile lavoro. I primi a provarci sin da subito, dopo i 100 metri, sono Lilian Calmejane con a ruota Pierre Rolland, Julien Bernard, Simon Geschke e Tanel Kangert.

È proprio l’estone dell’Astana Pro Team ad allungare con una bella progressione, non trovando risposta dei colleghi. Il contrattaccante alle spalle del baltico è il più esperto fra i presenti nella carovana, quel Franco Pellizotti giunto alla Grande Boucle per dare una mano a capitan Nibali ma che, giocoforza, ha dovuto cambiare in corsa i piani. E prendendo spunto dalla mossa del quarantenne friulano della Bahrain Merida si muovono altri diciotto elementi.

Si forma il gruppone ma non c’è collaborazione: Alaphilippe sempre in evidenza
Nomi di blasone, per altro. Ci sono Marc Soler e Alejandro Valverde (Movistar Team), Daniel Martínez e Pierre Rolland (Team EF Education First-Drapac), Rafal Majka e Gregor Mühlberger (Bora Hansgrohe), Lilian Calmejane (Direct Énergie), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Kristijan Durasek (UAE Team Emirates), Omar Fraile (Astana Pro Team), Simon Geschke (Team Sunweb), Gorka Izagirre (Bahrain Merida), Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Arthur Vichot (Groupama-FDJ), Adam Yates (Mitchelton-Scott) e il trio Nicolas Edet, Jesús Herrada e Daniel Navarro (Cofidis, Solutions Crédits).

Ma non è finita: meno di 1 km più tardi allunga Julian Alaphilippe (Quick Step Floors), imitato da Darwin Atapuma (UAE Team Emirates), Mathias Fränk (AG2R La Mondiale) e Romain Sicard (Direct Énergie), tutti rientrati sul gruppetto Valverde dopo meno di 1 km. Medesima mossa di Mikel Nieve (Mitchelton Scott) mentre Edet riesce a rientrare sulla testa della corsa, ossia Kangert. Con così tanti galli nel pollaio, non c’è alcuna collaborazione: partono, quindi, gli scatti improvvisati di De Gendt e Sicard. Più fortuna ha quello di Alaphilippe, con Durasek e Herrada che si accodano: i tre guadagnano qualcosa, mentre davanti, al km 8, Edet si stacca da Kangert (venendo ripreso dal trio alle spalle) e dal gruppo prova ad andarsene senza costrutto Pavel Kochetkov (Team Katusha-Alpecin).

Kangert rimane da solo, Alaphilippe e Durasek rientrano in discesa
Giornata complicata per Edet, che al km 9.5 rincula anche dal trio Alaphilippe-Durasek-Herrada. Davanti Kangert prosegue con il suo passo, scollinando a Peyragudes (km 15) con 14″ sul francese, sul croato e sullo spagnolo in quest’ordine. Movimento invece fra gli altri attaccanti, che passano a 1’05”: sono rimasti solamente Fraile, Majka, Navarro, Soler e Valverde, con Martínez, Mühlberger, Pellizotti e Yates staccatisi ma rientrati prima del gpm. Calma piatta nel gruppo maglia gialla, sempre tirato da Rowe: per loro un ritardo di 3’30”. L’unica nota di cronaca riguarda Nairo Quintana: il colombiano fora la ruota anteriore a 2 km dal fine salita, ricevendo supporto da Amador e venendo riportato dentro da Bennati, prima di un nuovo cambio (stavolta con l’ammiraglia). Nessun problema, comunque, nel ripresentarsi sul gruppone ancora forte di un centinaio di elementi.

Per l’ennesima volta in questo Tour Alaphilippe dà un saggio delle sue doti di sublime discesista: Herrada si stacca immediatamente, Durasek resiste per qualche km, perde terreno e poi rientra nel finale, proprio quando, al km 23.5, Kangert viene riassorbito dalla coppia, mentre dietro è Mollema l’unico a rientrare sugli inseguitori. Il margine rimane così nell’ordine del minuto anche al traguardo volante di Loudenvielle (km 27.5, vinto da Kangert senza sprint), quando giunge l’ora del Col de Val Louron Azet.

L’AG2R fa il ritmo sul Val Louron Azet, ma i big non faticano. Gran Sagan, ma poi cade
La situazione cambia in gruppo: dalle prime rampe di salita l’AG2R La Mondiale va ad occupare l’avanguardia del gruppo, con Silvan Dillier a dettare un buon ritmo. Alle sue spalle si posizionano Oliver Naesen, Pierre Latour e Mathias Fränk: il repentino aumento dell’andatura per opera dei due elvetici (Naesen salta senza aver dato un cambio) fa sì che avvenga la selezione da dietro. Ma il Team Sky se la ride tranquillo: il solo Rowe, infatti, perde terreno. Gli altri sei uomini rimangono compatti, anche quando Latour enra in azione: la maglia bianca dà una sgasata che spezza il gruppo, riducendo a soli 25 elementi la composizione.

Se a mancare, fra gli altri, vi è quel Guillaume Martin diretto rivale nella classifica dei giovani proprio di Latour, con enorme sorpresa riesce a restare lì nientemeno che Peter Sagan. Ok, si staccherà poco più tardi, ma vederlo resistere più di gente come Pozzovivo, Caruso o Gesink è sicuramente segno emblematico del suo stato di forma. Peccato che poi, in discesa, l’iridato finirà a terra: si rialza, il leader della Bora Hansgrohe, riuscendo a terminare tranquillamente la tappa nonostante diverse sbucciature, anche sul lato destro, sulla schiena e, parole sue, “sul culo”.

Durasek si stacca, gran lavoro dietro di Latour e Soler
Davanti, nel corso della salita, il trio di testa rimane compatto fino a 500 metri dallo scollinamento: Durasek perde pochi metri, scollinando a una decina di secondi dai rivali. Ma per il croato sarà fatale e non riuscirà più rientrare. Senza alcuna sorpresa i 10 punti in palio al km 37 vanno ad Alaphilippe, che così conquista matematicamente la maglia a pois. Un bel traguardo e, salvo difficili sconquassi finali, gli permette di ambire da favorito al prestigioso premio finale di supercombattivo della Grande Boucle.

Il gruppetto inseguitore conosce continue variazioni: se Mollema si stacca subito, poi è la volta di Edet, Herrada, Soler e Yates abbandonare definitivamente le ruote. Fanno invece da elastico Mühlberger (che lavora per capitan Majka) e Pellizotti, così come Navarro: in vetta rimangono assieme Fraile, Majka, Martínez e Valverde, che passano con 35″ di disavanzo rispetto ai battistrada, con Pellizotti a pochi metri e capace di rientrare nei primi metri di discesa.

Latour traina il gruppo maglia gialla fino a 3 km dalla vetta (e 1500 metri più tardi si staccherà, riuscendo poi a riportarsi dentro in discesa), vale a dire fino al momento in cui Soler viene ripreso: il ventiquattrenne catalano, autore di un Tour in crescendo, inizia a fare il passo, portandosi a 2’10” dalla testa della corsa. Lo spagnolo prosegue il suo lavoro nel declivio, segno che in casa Movistar qualcosa bolle in pentola.

Kangert si invola, dietro attaccano Martin e Quintana
Terminata la discesa e giunti nell’abitato di Saint Lary Soulan, quindi a 20 km dal traguardo, Alaphilippe e Kangert vantano 35″ su Durasek, 1′ tondo sul gruppetto Valverde (che ha riaccolto Mühlberger e Navarro) e 2’30” sul plotone maglia gialla composto da trenta unità. Davanti la coppia scoppia già nei primi metri dei 16 mila da percorrere per giungere sul traguardo: il francese ne ha abbastanza e lascia strada libera all’estone, che inizia a menare il lungo rapporto come da sua consuetudine. Novità anche dietro: dopo aver ripreso Durasek, Valverde forza il ritmo, tenendo con sé i soli Majka e Martínez.

Anche nel gruppo si va forte: merito del solito Soler che prende a tutta l’ascesa, ma un buco di Kwiatkowski lo riporta a più miti consigli. Ma qualcosa nell’aria c’è e già entro il primo km di ascesa ecco uno scatto di un uomo di classifica: Daniel Martin, tra i pochi sinora ad aver mostrato inventiva (anche sbagliando, ma non speculando come la maggior parte dei colleghi), attacca. E alla sua ruota si incolla non uno qualunque, ma Nairo Quintana. Consci della loro lontananza in classifica, in casa Sky preferiscono saggiamente impostare il loro consueto ritmo, con un Jonathan Castroviejo sempre su alti standard di rendimento.

Roglic e Dumoulin, tentativi di rompere la corazzata Sky
Il colombiano stacca l’irlandese a 14.5 km dalla conclusione, provando ad andare in caccia della soddisfazione di giornata e, perché no, di dare un diverso senso alla propria classifica. Riprende prima Yates, poi Alaphilippe e rientra ai meno 12.5 km sul terzetto con Valverde: il murciano si spende ovviamente per il compagno di squadra, facendo, prima di terminare il lavoro, l’andatura per un paio di km nei quali Martínez deve alzare bandiera bianca.

Si muove qualcosa di importante, ai 14.3 km dalla fine, nel gruppo maglia gialla: Primoz Roglic attacca, trovando la risposta del solo Chris Froome in versione stopper (ma interessato per il suo tornaconto al buon esito del tentativo). Con la Sky in standby è Tom Dumoulin a lavorare, tenendo nel mirino i due avversari: il suo incedere è quello solito e che fa vittime. Restano con lui, infatti, i soli Thomas, Bernal, Kruijswijk, Landa e Bardet mentre Kwiatkowski e Poels devono abbandonare la compagnia dopo alcune centinaia di metri.

Quintana prende e va in testa, la Sky torna compatta
L’opera del leader del Team Sunweb viene portata a termine a 12.8 km dalla conclusione: Froome e Roglic non sono più un pericolo, si può tornare a respirare. Così Bernal si porta saggiamente al comando senza tirare troppo, favorendo il rientro di Poels: 4 Sky contro 5 “resto del mondo” a 10 km dalla fine della più dura salita pirenaica del Tour 2018. Chi continua ad andare forte è Kangert, che a tale distanza vanta 50″ su Quintana e Majka, 1’10” su Martin e 1’30” sul gruppetto maglia gialla.

Per il baltico, premiato giustamente come combattivo di giornata, la luce si spegne e già ai meno 8.5 km viene ripreso dai due immediati inseguitori, staccandosi definitivamente poco più tardi. Un altro che non molla è Martin: l’irlandese si riavvicina alla testa della corsa, pagando solo una dozzina di secondi. Ma purtroppo per lui, proprio in questa fase (siamo ai meno 6.7 km), Quintana riaccelera, salutando Majka e prendendo finalmente il volo.

Cede Bardet, Froome fatica sul tentativo di Roglic
Niente da fare, invece, per le già ridotte speranze dei padroni di casa di conquistare la generale: sul ritmo di Poels, a 6 km dal termine, Romain Bardet cede, dopo aver pedalato per diversi km in apnea per resistere. E diversamente dagli anni passati per il capitano della AG2R La Mondiale anche il podio si fa sempre più sogno proibito. Kangert e Valverde vengono ripresi e staccati proprio in questa fase (discorso identico davanti con Martin che si riporta su Majka), che prelude ad un nuovo tentativo della coppia LottoNL-Jumbo: questa volta l’autore è Steven Kruijswijk. Ma il neerlandese, con la sua sparata dei meno 5.3 km, non guadagna mai più di 10 metri, provoca solo il definitivo saluto di Poels e l’entrata in gioco di Egan Bernal.

All’altezza dei 5 km dal termine la situazione vede Quintana comandare con 28″ su Martin e 1’10” sul gruppo. E gli stessi distacchi vengono replicati 2 km più tardi: le uniche variazioni sono il riassorbimento di Majka da parte del gruppo maglia gialla e il rientro di Ilnur Zakarin su Romain Bardet. Il terzo allungo dei gialloneri è quello più concreto: poco dopo i meno 3 km dal termine attacca Roglic. Thomas risponde subito presente, così come Dumoulin, Kruijswijk e Bernal. Chi fatica è Landa e, soprattutto, Froome: i due rientrano un centinaio di metri più tardi, con il britannico più ciondolante e sgraziato del solito.

E il britannico si stacca: Thomas splende, Quintana si prende la tappa
Ma allora è umano! E chi da lui è stato beffato al Giro lo capisce bene e prova a mettere il dito nella piaga: siamo ai meno 2 km e Dumoulin attacca. Thomas, anche in questa situazione, non lascia neppure un’incollatura, e con lui sia Kruijswijk che Roglic. Bernal potrebbe rientrare, ma non lo fa: deve aspettare Froome, che non ce la fa proprio. Landa resta con lui, non pensando minimamente a dare un cambio. I metri di distacco si dilatano sempre più anche perché davanti inizia la collaborazione fra Dumoulin e Roglic, che riescono a portare ad una quindicina di secondi il margine dopo neppure mezzo km. Lo sloveno è gasato e, prima dell’arco dell’ultimo km, attacca: manco a dirlo, Thomas risponde presente. A Dumoulin servono 100 metri, ma anche lui rientra; non così Kruijswijk, apparso un po’ troppo evanescente.

Davanti, intanto, la cavalcata di Nairo Quintana è finalmente giunta buon esito. Non ha alcun problema a resistere nel km finale, andando a cogliere il suo secondo successo al Tour de France, dopo cinque anni dalla dimostrazione di forza di Semnoz. Raggiunge il suo idolo Lucho Herrera come unico colombiano con due affermazioni in salita, fra le diciannove vittorie ottenute dal paese sudamericano. Ed è una rivincita anche per la Movistar, giunta in Francia con ambizioni presto svanite: rimane la consolazione della classifica a squadre che, dopo un giorno di interregno Bahrain, torna comodamente nella loro disponibilità.

Secondo Martin, Thomas consolida la gialla. Froome, podio a rischio
Seconda posizione a 28″ per il solito, stoico Daniel Martin (UAE Team Emirates): di più non ne aveva, ma a livello di intraprendenza è secondo a pochi. Per il terzo posto non c’è volata: a 400 metri dal termine Geraint Thomas prende e se ne va, andando ad ottenere il terzo posto a 47″, i 4″ di abbuono e una enorme legittimazione in seno al Team Sky. Ritardo di 52″ per Primoz Roglic e Tom Dumoulin, con Steven Kruijswijk che conclude a 1’05”.

Egan Bernal fa quanto può giungendo a 1’33”, con Chris Froome che prende un buchetto sul rettilineo conclusivo, tagliando il traguardo a 1’35” come Mikel Landa. La top ten viene completata a 2’01” da Ilnur Zakarin mentre, dopo Rafal Majka (2’20”) e Alejandro Valverde (2’32”), giunge un affaticato Romain Bardet a 2’35”. Ottima prestazione per David Gaudu a 3’23” mentre è notte fonda per Jakub Fuglsang (4′), Warren Barguil (4’15”) e Bob Jungels (5’10”).

Geraint Thomas allunga quindi in testa alla classifica generale: il gallese del Team Sky ha ora 1’59” su Tom Dumoulin, 2’31” su Chris Froome, 2’47” su Primoz Roglic e 3’30” su Nairo Quintana. E ancora, 4’19” su Steven Kruijswijk, 4’34” su Mikel Landa, 5’13” su Romain Bardet, 6’33” su Daniel Martin e 9’31” su Jakub Fuglsang. Domani giornata di riposo attivo, dato che il piattone da Trie sur Baïse a Pau di 171 km difficilmente scapperà dalla disponibilità dei velocisti. Prima della crono sabbatica rimarrà un’ultima occasione sui Pirenei per provare a scalzare il gallese dal trono: ma gli astri paiono tutti in suo favore.

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