Geraint Thomas al primo posto dell'insolita griglia di partenza © ASO/Alex Broadway
Geraint Thomas al primo posto dell'insolita griglia di partenza © ASO/Alex Broadway

Sky, ora Thomas è in pole position

La 17a tappa del Tour de France definisce le gerarchie nel team britannico, ma Froome può approfittare della forza del compagno

Quarantotto secondi, che diventano cinquantadue aggiungendo l’abbuono conquistato sul traguardo: questo è quanto ha guadagnato Geraint Thomas a Saint-Lary-Soulan nei confronti del compagno di squadra Chris Froome nella penultima tappa di montagna del Tour de France 2018; tra i due corridori del Team Sky adesso la differenza in classifica è di 2’31”, ma va segnalato che in mezzo a loro si è inserito Tom Dumoulin, che pure ha visto crescere il proprio distacco di altri 9″. Passano quindi i chilometri, passano le salite, passano le discese ma ormai è sempre più chiaro che sia Thomas l’uomo ad offrire le maggiori garanzie di vittoria allo squadrone britannico: tutti o quasi si aspettavano un suo crollo con l’accumulare della fatica, anche considerando che il suo miglior risultato in un Grande Giro al momento è un 15° posto, e invece il 32enne gallese continua ad essere il più forte di tutti.

Per Geraint Thomas ormai resta solo la tappa pirenaica di venerdì come grande ostacolo, perché a cronometro, per quanto male potesse andare, non pagherà certo un’eternità nei confronti di Dumoulin e soci essendo anche lui un ottimo specialista delle prove contro il tempo. E diciamo la verità, arrivati a questo punto forse sarebbe quasi più sorprendente un crollo verticale del corridore gallese, che non una sua conferma ad alti livelli: anche i precedenti forse non possono dire tutta la verità, perché nel 2015 perse molto nelle ultime due tappe alpine dopo che era quarto in classifica, ma poco prima c’era anche stata una caduta che qualche acciacco glielo aveva lasciato, e l’anno scorso poi sia al Giro d’Italia che al Tour de France era stato vittima di cadute che ci avevano impedito di ammirare appieno tutti i suoi progressi anche sulle tre settimane di gara; senza uno di questi problemi, la percezione sul reale valore di Thomas sarebbe oggi diversa e i dubbi sulla sua resistenza sarebbero stati spazzati via molto prima.

La strada ha deciso le gerarchie del Team Sky
Per sedici tappe, la grande forza del Team Sky aveva consentito a Dave Brailsford di tenere Geraint Thomas e Chris Froome sullo stesso piano a livello di gerarchie senza essere mai stati costretti ad esporsi o a prendere la difficile decisione di sacrificare un corridore a vantaggio dell’altro: da una parte c’era la maglia gialla con due tappe vinte e qualche dubbio di tenuta, un lungo processo di evoluzione studiato con i tecnici della squadra e forse anche un’immagine più pulita per l’opinione pubblica rispetto al compagno di squadra; dall’altra però c’era la sfida con la storia, il quinto Tour, la difficilissima doppietta con il Giro, il quarto grande giro vinto consecutivamente.

Insomma, scegliere uno a vantaggio dell’altro non era facile e avrebbe comunque comportato dei rischi: la Sky ha quindi aspettato che fosse la strada a decidere e oggi è arrivata una risposta netta su chi debba essere il capitano o comunque l’uomo degno di avere la maggior copertura. È semplicemente un fatto matematico: ad oggi le possibilità che ha Thomas si vincere il Tour de France sono nettamente maggiori rispetto a quello di Froome e alla Sky, come già hanno fatto intendere più volte, interessa solo vincere, il nome del vincitore passa in secondo piano. Venerdì Thomas potrà limitarsi a contenere i distacco da Dumoulin e Roglic, senza bisogno di attaccare o essere lui in prima persona a mettere secondi tra sé e gli altri; cosa invece dovrebbe fare Froome per sperare di vincere.

Froome: all’attacco per il podio, all’attacco per sognare?
Attenzione però, il fatto che la salita del Col du Portet abbia definito le gerarchie in casa Sky, non vuol dire che venerdì Chris Froome verrà abbandonato al proprio destino: c’è pur sempre un podio da difendere, un risultato che abbinato al successo ottenuto al Giro d’Italia nel mese di maggio sarebbe comunque molto positivo, sebbene inferiore a quello che era il reale obiettivo di partenza. Per Froome e la Sky sarà importante analizzare con cura il finale di oggi sul Col du Portet: una giornata no, un errore di gestione di una tappa così insolità, oppure il tanto temuto calo di condizione dovuto alle fatiche della corsa rosa? Sicuramente domani ci sarà l’occasione di tirare un po’ il fiato e recuperare energie, per quanto possibile, poi venerdì avremo la resa dei conti. E chissà che la nuova definizione dei rapporti di forza interna alla squadra britannica, non possa portare giovamento a Froome.
Geraint Thomas si sta dimostrando molto forte e soprattutto solido in questo Tour de France, finora non ha avuto in benché minimo segno di appannamento, il suo vantaggio in classifica generale garantisce un certo margine di tranquillità ed in più ha al suo fianco compagni di squadra in gran forma, con Egan Bernal che corre e gestisce la situazione come un vero veterano, mentre oggi abbiamo ritrovato anche un grande Wout Poels, dopo che finora non era sempre apparso molto lontano dai suoi standard migliori. In una simile posizione di forza del leader, Chris Froome potrebbe anche avere maggiore libertà per cercare un attacco, quella che forse fino ad oggi non ha avuto per non rischiare di far saltare il compagno di squadra che non dava garanzie.
Oggi sia Tom Dumoulin che Primoz Roglic si sono dimostrati superiori a Froome in salita, a cronometro sono tutti e tre ottimi specialisti e nessuno dei tre partirebbe con un netto vantaggio sugli altri: potrebbe essere uno scenario da fantaciclismo, ma per Chris l’unica opzione per salvare il podio rischierebbe di essere quella dell’attacco da lontano, un’azione per ribaltare i valori di gara, un’azione che terrebbe Geraint Thomas in stretta marcatura sugli altri uomini di classifica, un’azione che ricorderebbe quella sul Colle delle Finestre che lo ha lanciato verso la maglia gialla e la conquista del suo primo Giro d’Italia. E dopo quello che tutti abbiamo ammirato lo scorso 25 maggio, vi sentireste di escludere a priori questa possibilità?

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