Primoz Roglic esulta al traguardo di Laruns © ASO/Bruno Bade
Primoz Roglic esulta al traguardo di Laruns © ASO - Bruno Bade

Roglic, una vittoria che lo proietta nel futuro

Lo sloveno del Team LottoNL-Jumbo vince alla grande l’ultima tappa pirenaica del Tour de France e scalza Froome dal podio virtuale. Geraint Thomas resta saldo in giallo

Aspettavamo l’ultimo assalto della Movistar, e l’abbiamo avuto: Mikel Landa ha provato a far saltare il banco con un attacco sul Tourmalet, a 100 km dal traguardo di Laruns, ma gli è andata male. Aspettavamo l’ultima difesa all’arma bianca della Sky, e l’abbiamo avuta: con un Bernal bravissimo (tra gli altri), con un Froome che ha continuato a mostrare la corda dopo i problemi dell’altro giorno, e con un Thomas davvero inattaccabile, la formazione britannica ha confezionato l’ennesimo capolavoro di squadra. Ora starà a Geraint finalizzare al meglio, domani, chiudendo la partita nella crono di Espelette.

Aspettavamo un colpo da Tom Dumoulin, che aveva promesso di muoversi prima o poi (crono a parte), e in effetti oggi un paio di attacchini li ha piazzati; e aspettavamo poi un battito di vitalità della LottoNL-Jumbo, l’altra squadra che, con la Movistar, aveva la possibilità di far partita doppia, con Roglic e Kruijswijk; e pure questo abbiamo avuto, visto che l’olandese rossocrinito ha attaccato, e lo sloveno proveniente dal salto con gli sci ha addirittura vinto la tappa, con 30 chilometri finali perfetti. Abbiamo avuto insomma un po’ tutto quello che alla vigilia ci potevamo aspettare dalla terza e ultima frazione del trittico pirenaico, nonché ultimissima tappa di montagna del Tour 2018. E allora perché siamo lo stesso delusi? Perché forse non va a imporsi il ciclismo dei nostri sogni, delle nostre convinzioni, dei nostri auspici? Il ciclismo di chi doppia Giro e Tour, piuttosto che quello di chi fissa come appuntamento unico la Grande Boucle e a 32 anni centra l’obiettivo massimo che una carriera in bici possa riservare? Chi lo sa. Intanto complimenti a Thomas, sinceri; e nell’attesa di riflettere su questi massimi sistemi ciclistici, passiamo alla cronaca della tappa.

 

Una fuga composta un sestetto dopo l’altro
L’ultima chiamata per il Tour degli scalatori aveva i nomi leggendari di Aspin, Tourmalet e Aubisque, nomi la cui aura supera ormai di gran lunga l’effettiva influenza che queste salite, con le loro pendenze spesso non cattive, possono avere in un grande giro. Comunque la sequenza pirenaica, scampagnata finale sulle montagne prima della crono di domani e della kermesse di domenica, è pur sempre la sequenza pirenaica. E quel che mancava in termini di percorso, lo si poteva aggiungere pescando qualcosa nel cesto della fantasia.

Partenza da Lourdes, arrivo a Laruns dopo 200 km, questa la 19esima tappa del Tour de France 2018. Il primo germe della fuga è nato dopo 7 km, sulla Côte de Loucrup, con l’attacco di Damien Gaudin (Direct Énergie), Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe) e Silvan Dillier (AG2R La Mondiale). Peter Sagan, acciaccatissimo dopo la caduta sulla discesa del Val Louron l’altro giorno, ha subito capito che la giornata sarebbe stata durissima: si è staccato più volte nei primi chilometri, e poi definifivamente sull’Aspin avrebbe salutato la compagnia dei migliori.

Al km 15 s’è mosso un secondo terzetto, questo più nobile (almeno a livello di classifica) del precedente: Adam Yates (Mitchelton-Scott), Bob Jungels (Quick-Step Floors) e Tanel Kangert (Astana). Nel giro di 6 km i tre inseguitori hanno raggiunto i tre battistrada, e contestualmente il gruppo è stato frustato da un nuovo attacco che l’ha peraltro spezzato in due tronconi. In marcia si sono messi Warren Barguil (Fortuneo-Samsic), Artur Vichot (Groupama-FDJ), Gorka Izagirre (Bahrain-Merida) e Andrey Amador (Movistar), a cui si sono presto agganciati Sylvain Chavanel (Direct Énergie) e la maglia a pois Julian Alaphilippe (Quick-Step), pungolata dall’allungo del rivale di classifica Gpm Barguil.

Il secondo sestetto non ha fatto in tempo a raggiungere il primo (inseguimento completato poco dopo il km 30), che dal gruppo è uscito un terzo drappello di 6: mentre gli amanti della cabala, sollecitati da questo tris di 6, correvano a mettere gli Stones in colonna sonora (uuh-uh, please to meet you!), Romain Hardy (Fortuneo), Mikel Nieve (Mitchelton), Daniele Bennati (Movistar), Marcus Burghardt (Bora), Tom-Jelte Slagter (Dimension Data) e Bauke Mollema (Trek-Segafredo) provavano a chiudere su quelli che erano davanti prima dell’Aspin.

Ci sono riusciti, visto che il ricongiungimento dei 18 si è consumato al km 58; prima di ciò, un paio di traguardi volanti vinti da Gaudin (sul Gpm della Côte de Capvern-les-Bains, e poi allo sprint intermedio di Sarrancolin), il vantaggio massimo per i fuggitivi (5’05” al km 42) e la reazione della Katusha-Alpecin, che vedendo il 12esimo posto di Ilnur Zakarin messo in discussione dall’attacco di Bob Jungels, s’è messa a tirare convintamente il gruppo, risparmiando un bel po’ di lavoro alla Sky.

 

Sul Tourmalet va in scena l’assalto di Landa
Col d’Aspin, allora: la prima delle tre salite importanti della giornata è servita a selezionare il drappello di testa: Jungels ha lavorato per tenere il ritmo alto, e hanno pagato dazio nell’ordine Gaudin, Chavanel, poi Vichot e Pöstlberger, quindi anche Dillier e Burghardt. Hardy ha ceduto nei pressi della cima ed è rientrato poco dopo in discesa. Al Gpm (a 122 km dal traguardo) s’è imposto – guarda un po’ – Alaphilippe, che con i 10 punti in palio ha messo al sicuro la maglia a pois. Il gruppo maglia gialla è transitato a 4’20”.

In immediata sequenza, subito il Tourmalet da Sainte-Marie-de-Campan; e qui la vicenda era destinatas a complicarsi un po’, perché l’ora che qualcuno s’inventasse qualcosa si avvicinava drammaticamente. Tra i battistrada son subito saltati Hardy e Bennati, poi anche Slagter e Mollema. Quel che più conta, dal gruppo son partiti, a 10 km dalla vetta (quindi a 102 dal traguardo), Zakarin con Mikel Landa (Movistar), seguiti poco dopo da Romain Bardet (AG2R) e Rafal Majka (Bora), mentre Jakob Fuglsang (Astana) non è riuscito a inserirsi nel tentativo. Grossi calibri, uno in particolare grossissimo: Landa, a segnalare la volontà dei Movistar di provarci davvero, stavolta. Del resto il basco l’aveva annunciato ieri: non avrebbe avuto senso aspettare l’ultima salita per provare a far saltare il trenino Sky.

I contrattaccanti avevano 2’30” da recuperare ai battistrada. Landa ci ha creduto tantissimo, ha anche forzato in prima persona a 6 km dalla vetta (causando un temporaneo distacco di Bardet e Zakarin); intanto davanti si staccavano Amador e poi anche Yates, mentre Jungels viveva un momentaneo appannamento, prima di rientrare nel drappello di testa.

Sia come sia, l’azione ha avuto un gran bel senso. Al Gpm (-92), vinto come al solito da Alaphilippe, al primo gruppetto (con Jungels, Nieve, Barguil, Kangert e Izagirre) restavano tra i 45″ e i 50″ su Majka, Landa, Zakarin e Bardet, i quali avevano trovato strada facendo Amador, che si sarebbe rivelato poi preziosissimo per lo stesso Landa; il gruppo passava a 2’50”.

In discesa e soprattutto nel non breve fondovalle successivo proprio il costaricano ha lavorato alacremente per il suo capitano, ottenendo così due cose: avvicinare i battistrada fino a raggiungerli (“agganciamento!” a 64 km dal traguardo), e distanziare decisamente il gruppo maglia gialla: 3’35” il margine raggiunto quando, al km 144 (56 dalla conclusione), sono cominciate le rampe dell’ultima salita, il Col d’Aubisque, diviso di fatto in tre tronconi: Col des Bordères nella prima parte di salita, quindi Col de Soulor, infine il vero e proprio picco dell’Aubisque. A questo punto Landa, che in partenza aveva 4’34” di ritardo da Thomas, si ritrovava al secondo posto virtuale, a un solo minutino dal gallese.

 

La LottoNL-Jumbo smorza Landa e prepara il terreno a Roglic
Cosa poteva succedere, a questo punto, per smontare mattoncino per mattoncino il bel progetto architettonico di Mikel? Quello che spesso interviene a infastidire fino al midollo lo spettatore: un’altra squadra, rispetto a quella del leader della classifica, a tirare il gruppo. Nella fattispecie, è stata la LottoNL-Jumbo a rilevare la Sky al comando del drappello della maglia gialla, con Robert Gesink che da solo, sol Bordères, ha più che dimezzato il vantaggio che faticosamente Landa e gli altri s’erano costruiti: il corridore della Movistar aveva cominciato la salita con 3’35” di vantaggio, a 54 km dal traguardo; Gesink ha trenato con tutto se stesso per 10 chilometri tondi, e quando s’è spostato ai -44, il distacco dai battistrada era appena 1’35”.

Ma la croce non va tirata addosso al team olandese, il quale in realtà aveva le sue ottime ragioni per mettersi a inseguire: infatti con due uomini in top ten, e soprattutto con la prospettiva di attaccare nel finale, e non limitarsi a difendere le posizioni, ecco che il ridurre il distacco da chi era avanti risultava ben più che lecito.

Intanto nel drappello di testa non vigeva l’immobilismo. Amador, dopo il tanto lavoro, si è staccato subito in apertura di Bordères; Alaphilippe, sazio di pois, ha mollato la presa più avanti, mentre nel finale di ascesa prima Barguil e poi Nieve sono capitolati: al Gpm (vinto da Kangert) erano rimasti in 7 al comando: Kangert appunto, Landa, Izagirre, Zakarin, Majka, Bardet e Jungels.

Ben più selezione era avvenuta in gruppo sotto i colpi di Gesink: appena 14 unità transitavano al Col des Bordères, con la Sky ridotta (si fa per dire) a 4 effettivi, avendo oltre a Geraint Thomas e Chris Froome i soli Michal Kwiatkowski ed Egan Bernal in servizio effettivo. Un po’ di Italia c’era con Domenico Pozzovivo (Bahrain) e Damiano Caruso (BMC), ma nessuno dei due sarebbe stato un fattore da lì alla fine. Oltre ai citati c’erano Tom Dumoulin (Sunweb), Primoz Roglic, Steven Kruijswijk e Antwan Tolhoek (LottoNL), Nairo Quintana (Movistar), Daniel Martin (UAE Emirates), Pierre-Roger Latour (AG2R) e Ion Izagirre (Bahrain)

 

Dumoulin prova a far la voce grossa sul Soulor
Una breve discesina di 5 km (sufficiente a far perdere contatto dai primi Zakarin… poi rientrato appena la strada ha ripreso a salire), ed ecco la corsa approdare al Col de Soulor. La LottoNL non ha perso tempo, dimostrando la concordanza tra idea e azione e lanciando all’attacco Kruijswijk. Mancavano 36 km alla conclusione quando l’olandese si è mosso, andando a isolarsi in una terra di mezzo in cui sarebbe rimasto per diversi chilometri.

Davanti era Landa a rompere gli equilibri, con un attacco ai -34, a cui hanno risposto Bardet e Majka e, con più difficoltà, Zakarin. Questo quartetto, andatosi a comporre (col rientro del russo) praticamente in vista dello scollinamento ai -30, era il riferimento ultimo per il gruppetto maglia gialla sempre più vicino. Un gruppetto in cui, proprio sul Soulor, ne accadevano di cotte e di crude.

Ai -34 (a 4 dalla vetta) Dumoulin ha proposto il famoso attacco che aveva da giorni nella faretra. La sua saetta è costata in effetti carissima a Quintana, che si è irrimediabilmente staccato, e a un po’ di altri astanti, tutti obbligati a perdere terreno. Di fatto il gioco si riduceva a Dumoulin (uno-due-due e mezzo i suoi attacchi – nel senso che il terzo scatto è stato appena accennato – nel giro di un chilometro); Roglic, che teneva benissimo e più avanti aveva pure Kruijswijk; Thomas, inappuntabile in maglia gialla. Boccheggiante anzichenò, Chris Froome doveva avvalersi, metri più indietro rispetto al terzetto, dell’aiuto dello splendido Bernal. Comunque l’anglokeniano ha parato questi colpi; Daniel Martin è rientrato con Pozzovivo ai -33, e subito si è prodotto in un contropiede.

Nulla, l’attacco dell’irlandese, in confronto all’azione che Roglic aveva in mente, e che puntualmente ha messo in campo ai -32. A chiudere in prima istanza sullo sloveno (che intanto raggiungeva Martin) è stato Froome, mentre stavolta Bernal si staccava (insieme a Pozzovivo). Sulla seconda rasoiata di Roglic, Froome ha di colpo perso tutte le certezze, e ha lasciato che fosse Dumoulin a riportare sotto Geraint; di più, Chris ha proprio perso contatto dal terzetto, un’altra volta, così come Martin.

Alla buon’ora Roglic ha trovato strada facendo Kruijswijk, il quale però non gli è stato di alcuna utilità, visto che a forzare continuava Primoz, e la salita era praticamente finita per il momento.

 

Roglic si gioca le sue carte sull’Aubisque
Su quell’interminabile saliscendi che è l’Aubisque, dopo il transito in vetta al Soulor c’era un’altra breve discesina: oro per Froome, che – aiutato da Bernal (che l’aveva raggiunto sul finire del Soulor) – ha raggiunto Martin, e poi anche tutti gli altri, annullando quella ventina di secondi che pagava allo scollinamento. Ma era chiaro che la miccia di Chris fosse terribilmente corta, ormai, e che i grandi giochi toccassero ad altri.

Sul falsopiano che precedeva le ultime rampe di salita, Kruijswijk ha accennato un nuovo – vacuo – allungo. Bernal, impagabile, ha riportato sotto gli altri. Ai -22.5 il quartetto di testa era nel mirino del drappello maglia gialla. Majka, appena inquadrati nei retrovisori i big della classifica, ha cambiato marcia e ha piazzato un contropiede tutto d’orgoglio. Zakarin si faceva docilmente riprendere; Landa e Bardet continuavano col loro passo; Jungels e Izagirre – staccati in precedenza e raggiunti da Thomas e soci in cima al Soulor – si accingevano a staccarsi del tutto.

Un nuovo scattino di Kruijswijk ai -22 ha preparato il terreno per il prefinale di Roglic; e puntuale Primoz è partito davvero forte, facendo saltare Bernal, riportandosi rapidamente su Landa e Bardet, e rendendo la vita difficile a tutti gli altri: come accaduto poco prima, è stato Dumoulin il primo a rifarsi sotto, con Thomas in marcatura totale su di lui; in seconda battuta, ecco rientrare Froome, Martin e Kruijswijk; quindi anche Zakarin. Stop, corsa ridotta a questi nomi, infine.

Ai -21, pungolato da uno scatto di Bardet, Roglic ha piazzato un altro assalto, e stavolta Dumoulin ha faticato di più a chiudere (Froome, manco a dirlo, si era fatto da parte). Al Gpm (ai -20) Majka è transitato con 10″ sul gruppetto in fase di ricomposizione proprio in cima dopo un’ulteriore stoccata di Roglic, e a quel punto, senza più salite da affrontare nel Tour 2018, non restava a Thomas che scendere dall’Aubisque in tutta sicurezza, e con un minimo sindacale di attenzione a eventuali fughe in avanti da parte dei rivali più vicini, dopodiché la maglia gialla sarebbe stata questione più o meno archivianda.

 

La discesa perfetta di Roglic, le mani di Thomas sul Tour
La discesa, insidiosa anche se in giro se ne vedono di peggiori, scorreva per la prima parte nella nebbia. Utile più che altro per non accorgersi che accanto alla strada c’era lo strapiombo. Dopo un paio di chilometri di picchiata è stato raggiunto Majka, e Roglic – che guidava il gruppettino – si è messo a fare i numeri perché si è reso conto di averne di più sia in termini fisici (era un continuo rilanciare) che sul piano della spericolatezza: e sì che il corridore che gli era immediatamente dietro, Dumoulin, non è che sia fermo in discesa. Solo che a un certo punto il capitano della Sunweb si è un po’ stufato di stare appresso allo scavezzacollo sloveno, e ha ceduto il passo agli Sky, i quali avevano un diretto interesse nel non far evadere Roglic, visto che era in discussione il podio di Froome, insidiato appunto dal corridore della LottoNL.

Tra un traccheggiamento e l’altro dei suoi avversari, Roglic era infatti riuscito a prendere metri, praticamente a metà discesa (ai -11), e quando ai 6 km Froome si è degnato di andare a tirare gli inseguitori, era ormai difficile ricucire quel piccolo buco. In effetti Primoz pennellava in maniera perfetta ogni curva e semicurva, e il margine che è riuscito a mettere insieme nell’occasione ha sfiorato i 20″.

Che poi è il vantaggio con cui ha chiuso la tappa (anzi per la precisione 19″ per lui), festeggiando in un colpo solo il successo di giornata (gli era riuscito anche nel 2017 a Serre Chevalier, ma allora non faceva classifica) e la scalata al podio della generale. A 19″ Thomas ha sprintato su Bardet, Martin, Majka, Dumoulin, Landa e Froome: per Geraint anche 6″ di abbuono a suggellare una maglia gialla ormai più o meno inattaccabile. A 31″ sono poi arrivati Kruijswijk e Zakarin, staccati in discesa, a 1’47” Gorka Izagirre con Jungels e Bernal, a 3’39” Pozzovivo (14esimo) con Ion Izagirre.

La generale è tutta di Thomas, che al momento difende 2’05” su Dumoulin; Roglic, come detto poco sopra, sale sul podio virtuale ed è terzo a 2’24”, con Froome scavalcato e ora quarto a 2’37”; 4’37” il ritardo di Kruijswijk quinto, 4’40” quello di Landa sesto. E a seguire troviamo Bardet a 5’15”, Martin a 6’39”, Quintana a 10’26” (7’09” ha pagato Nairo all’arrivo!) e Zakarin a 11’49”.

Domani nei 31 km della cronometro di Espelette, su un percorso molto mosso, tutto si assesterà: Thomas potrà difendere il suo primato, Roglic proverà a scavalcare Dumoulin il quale però ha ottime chance di difendere la piazza d’onore nonostante abbia soli 19″ sullo scatenato sloveno; ben difficile per Froome provare a riconquistare il podio, dato che davanti a sé si trova tre specialisti del cronometro.

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