Alexander Kristoff vince al Tour de France sugli Champs Élysées © AFP
Alexander Kristoff vince al Tour de France sugli Champs Élysées © AFP

La stoffa di Kristoff detta la moda parigina

Tour de France, nella chiusura di Parigi il norvegese centra il meritatissimo successo su Degenkolb e Démare. Thomas, primo gallese a conquistare la maglia gialla

Abituale passerella parigina, giusto tributo a Chavanel
La passerella finale è uno delle intramontabili consuetudini del Tour de France. Un comune nell’immediata cintura urbana di Parigi che ospita la partenza (questa volta è il turno di Houilles, cittadina della periferia ovest, al debutto nella corsa) e classico traguardo sugli Champs Élysées, sul tradizionale circuito di 6.7 km da ripetere 8 volte. Abituale scene dopo la partenza, data alle 16.23. Classiche foto di rito per le maglie e per la squadra del vincitore, tutta abbigliata con una divisa speciale con inserti, ovviamente, gialli.

Gara tranquillissima come d’abitudine nelle fasi iniziali, con 32.3 km affrontati nella prima ora. Il momento più emozionante di giornata è, senza dubbio, il tributo concesso a Sylvain Chavanel: il trentanovenne della Direct Énergie conclude oggi la sua lunghissima storia d’amore con la Grande Boucle come recordman di partecipazioni (18, una in più di Hincapie, O’Grady e Voigt) e di giornate di corsa (368, tre in più di Zoetemelk). A fine anno si ritirerà, il buon Chachà, ultimo di quella generazione dei Voeckler, Moncoutié, Casar, Fédrigo che hanno rappresentato una delle poche soddisfazioni per i transalpini nel primo decennio del ventunesimo secolo. A lui l’onore di entrare per primo nel circuito finale.

Sei all’attacco, tutti passisti di primissimo piano
Come di consueto, non appena si entra sul viale più famoso di Parigi scattano le ostilità. Si forma, infatti, un drappello di sei elementi: a comporlo Silvan Dillier (AG2R La Mondiale), Damien Gaudin (Direct Énergie), Taylor Phinney (Team EF Education First-Drapac), Nils Politt (Team Katusha-Alpecin), Michael Schär (BMC Racing Team) e Guillaume Van Keirsbulck (Wanty-Groupe Gobert). Iniziano il secondo giro, costoro, con una ventina di secondi sul plotone dove a lavorare, con gli scalatori, è la Groupama-FDJ assieme alla Bora Hansgrohe.

Questi sei passistoni formidabili (l’unico sotto ai 190 cm è Dillier, “piccolino” con i suoi 183 cm di altezza) passano ai meno 40 km con 25″ dalla loro. E aumentano l’incedere, arrivando a possedere 45″ ai meno 30 km, anche perché i poveri Gaudu e Molard non possono certo tenere il loro ritmo. Proprio mentre inizia il quartultimo giro il drappello di testa perde momentaneamente un vagoncino: a causa di un problema alla sella Phinney è costretto a chiedere il supporto del meccanico, riuscendo comunque a rientrare.

Lavora anche la Cofidis, il margine scende. Ci prova persino Alaphilippe
L’arrivo in testa al plotone dei ben più adatti gregari della Bora Hansgrohe permette al divario di non dilatarsi eccessivamente, scendendo all’altezza dei meno 20 km, poco dopo l’inizio della terzultima tornata, a 35″. Da circa 17 km dal termine inizia a lavorare anche la Cofidis, Solutions Crédits con tre uomini (Edet, Navarro, Perez) e la loro opera è benefica per il gruppo: i sei iniziano il penultimo giro (quindi a 13.8 km dalla fine) con soli 20″ ancora in loro possesso.

A 12 km dalla fine pare di essere su una salita alpina o pirenaica: attacca Kévin Ledanois (Team Fortuneo-Samsic), marcato nientemeno che da Julian Alaphilippe (Quick Step Floors). I due scalatori restano però davanti al gruppo per meno di 1000 metri: per annullare la loro azione, i Bora aumentano il ritmo, passando ai meno 10 km con soli 12″ di distacco dalla fuga. L’ingresso nell’ultimo giro vede una situazione diversa: Politt transita con 5″ su Phinney, Schär e Van Keirsbulck e 8″ sul famelico gruppo.

Lampaert va vicino al colpaccio, ma è volata: Kristoff primo con merito, nei 10 Colbrelli e Pasqualon
Mentre il trio a bagnomaria viene riassorbito ai meno 6.3 km, fa capolino in testa al plotone anche la Trek-Segafredo, che contribuisce all’annullamento, ai meno 5.8 km, dell’azione di Politt. L’altissima andatura viene impostata dai Bahrain Merida con i fratelli Izagirre e Kristijan Koren, oggi tutti a disposizione di Colbrelli. A 2.5 km dalla fine guadagna qualche metro Marco Marcato: con il veneto della UAE Team Emirates si lanciano Daniel Oss (Bora Hansgrohe) e Yves Lampaert (Quick Step Floors). Questi due rimangono staccano Marcato e provano il colpaccio: il belga non tira mai fino allo scatto che lancia ai meno 1400 metri, sorprendendo Oss.

Il campione belga transita sotto l’arco dell’ultimo km con quasi 100 metri di margine: con Oss che si rialza, Lampaert entra negli ultimi 300 metri con una ventina di metri, venendo riassorbito a 230 metri dalla fine grazie ad un magistrale lavoro della Trek-Segafredo con Jasper Stuyven, che lancia la volata di John Degenkolb. Alla sua sinistra parte Alexander Kristoff: il norvegese della UAE Team Emirates va con la sua consueta volata di potenza. Resiste fino alla fine, il campione europeo, e va a conquistare un successo meritato e netto.

Seconda posizione per John Degenkolb, con il podio completato da un Arnaud Démare (Groupama-FDJ) di rimonta. Quarto Edvald Boasson Hagen, partito tardi e giunto con forte rimonta. Seguono Christophe Laporte (Cofidis, Solutions Crédits), Maxi Richeze (Quick Step Floors), Sonny Colbrelli (Bahrain Merida), Peter Sagan (Bora Hansgrohe), Andrea Pasqualon (Wanty-Groupe Gobert) e Jasper De Buyst (Lotto Soudal).

Thomas, Dumoulin, Froome: questo è il podio finale
La classifica generale finale vede Geraint Thomas (Team Sky) scrivere il proprio nome sull’albo d’oro, il terzo britannico e il terzo esponente della compagine diretta da Dave Brailsford, che porta così a sei affermazioni nelle ultime sette anni. Con lui salgono sul podio il neerlandese Tom Dumoulin (Team Sunweb) e il britannico Christopher Froome (Team Sky). Entrambi, distanti rispettivamente 1’51” e 2’24”, riescono in un traguardo mai centrato nell’epoca recente delle due ruote, ossia il doppio podio fra Giro e Tour: l’ultimo a realizzare tale accoppiata, per altro terminando al primo posto sia a Milano che a Parigi, fu Marco Pantani nel 1998.

Il resto della top 10 vede lo sloveno Primoz Roglic (Team LottoNL-Jumbo) ad un sorprendente e meritato quarto posto a 3’22”, giusto davanti al compagno di squadra nonché, alla vigilia, capitano, ossia il neerlandese Steven Kruijswijk, che ha pagato 6’08”. Il migliore dei padroni di casa è un deluso Romain Bardet (AG2R La Mondiale), sesto a 6’57”. Con la sua formazione doveva fare fuoco e fiamme ma così non è stato: Mikel Landa è il migliore dei tre tenori del Movistar Team, ma il settimo posto a 7’37” non basta. Ottava posizione a 9’05” per uno dei più volitivi tra i big, l’irlandese Daniel Martin (UAE Team Emirates), nona a 12’37” per il russo Ilnur Zakarin (Team Katusha-Alpecin), cresciuto, ma non abbastanza, con il passare dei giorni, e decimo a 14’18” un Nairo Quintana (Movistar Team) che manca anche il quinto assalto alla maglia gialla.

A Sagan, Alaphilippe, Latour e Movistar le classifiche accessorie
La seconda classifica più importante è quella a punti: per la sesta volta nelle ultime sette annate è stata letteralmente dominata da Peter Sagan. Lo slovacco della Bora Hansgrohe eguaglia così Erik Zabel come plurivittorioso della maglia verde. E sicuramente per il fenomeno di Zilina non sarà l’ultima. Alle sue spalle, a distanza siderale, gli unici velocisti “puri” di primo piano rimasti in corsa, ossia il norvegese Alexander Kristoff (UAE Team Emirates) e il francese Arnaud Démare (Groupama-FDJ).

Altra graduatoria che ha conosciuto un padrone è quella degli scalatori. Come l’anno scorso la riconoscibilissima maglia a pois è rimasta in mano ai padroni di casa. Splendido protagonista è stato Julian Alaphilippe capace, per altro, di scollinare in testa in quattro gpm HC, eventualità mai accaduta sinora. 170 i punti per il portacolori della Quick Step Floors, con la compagine di Lefevere che torna a far propria tale classifica dopo 14 anni (nel 2004 con Richard Virenque, ça va sans dire). Seconda piazza con 91 punti per il vincitore uscente, quel Warren Barguil (Team Fortuneo-Samsic) apparso totalmente fuori fase, terzo a quota 76 un doppio vincitore (2014 e 2016) come il polacco Rafal Majka (Bora Hansgrohe).

Non c’è mai stata veramente lotta nella classifica riservata al miglior giovane. Per l’ottava volta da quando tale graduatoria è stata creata nel 1975 a imporsi sono stati i francesi che, così, tornano a ottenere due classifiche nella medesima stagione dopo 23 anni (nel 1995 maglia verde a Laurent Jalabert e quella a pois a Richard Virenque): Pierre Latour è dunque l’under 25 con il piazzamento migliore, lui giunto tredicesimo. Per trovare un “peggior” vincitore bisogna risalire al 1999, quando Benoît Salmon fu candido bianco da sedicesimo con la casacca della Casino. Che altri non è che la progenitrice della AG2R La Mondiale. Seconda piazza a 5’39” per il colombiano Egan Bernal (Team Sky), tra i gregari migliori dell’intera corsa nonché il più giovane del dopoguerra a finire tra i primi 15, e terza a 22’05” per un Guillaume Martin (Wanty-Groupe Gobert) che ha fatto oltre metà gara da fratturato.

La redditizia classifica a squadre (la vincitrice riceve ben 50 mila €, pari alla somma della rendita per la vittoria della maglia verde e quella a pois) è stata fatta propria, come nel 2015 e nel 2016, dal Movistar Team. I navarri si sono imposti con 12’09” sulla Bahrain Merida e 31’14” sul Team Sky. Il premio del supercombattivo, per la prima volta di sempre, va in Irlanda, a casa di Daniel Martin (UAE Team Emirates). La virtuale lanterne rouge a Lawson Craddock: lo statunitense del Team EF Education First-Drapac diventa il primo di sempre a occupare l’ultima posizione in tutte le ventuno giornate. Con una scapola fratturata, non è poco.

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