Vincenzo Nibali alla Milano-Sanremo 2018 © Getty Images
Vincenzo Nibali alla Milano-Sanremo 2018 © Getty Images

Venti di riscatto: da Nibali a Viviani l’Italia vueltista

Saranno 20 i corridori italiani impegnati alla Vuelta a España 2018: attesa per rivedere Aru e Nizzolo, speranze su Trentin e Formolo

La notizia buona è che i due vincitori italiani della Vuelta a España (quelli in attività, ovviamente) saranno entrambi della partita: Vincenzo Nibali, a segno nel 2010 (e poi secondo nel 2013 e ancora nel 2017) e Fabio Aru, primo nel 2015, prenderanno il via sabato da Málaga insieme agli altri 174 concorrenti della corsa iberica giunta all’edizione numero 73.

La notizia meno buona è che né l’uno né l’altro si presentano ai nastri di partenza con la faccia di chi non porterà indietro prigionieri al ritorno dalla crociata. I due fari del movimento italiano per quanto riguarda le grandi gare a tappe non se la passano benissimo. Non l’avremmo detto di Vincenzo Nibali, anzi proprio non lo dicevamo fino al 19 luglio scorso, giorno in cui, sull’Alpe d’Huez, la sua cavalcata al Tour de France si è bruscamente interrotta nella maniera che tutti sappiamo e su cui non occorre dilungarsi.

Diciamo “cavalcata” perché lo Squalo stava benissimo e pareva avere tutte le carte in regola per giocarsi fino in fondo il successo nella Grande Boucle. Invece è tornato a casa con una frattura vertebrale e con la prospettiva di doversi operare (intervento poi effettuato il 31 luglio), e di dover ricominciare – se non daccapo – da lontano il percorso che lo porterà a Innsbruck, al Mondiale.

Questo percorso ora passa dalla Vuelta, per l’appunto. Una gara che Vincenzo avrebbe probabilmente disputato anche qualora avesse portato a termine il Tour, ma che ora diventa fondamentale per ritrovare quel colpo di pedale (o almeno un colpo di pedale somigliante a quello…) che lo rendeva inamovibile capitano in pectore della nazionale di Cassani.

Per tutto quanto sopra, non possiamo aspettarci da Nibali una Vuelta fatta per curare la classifica. Curerà la propria gamba, rinviando a più avanti le ambizioni personali. Visto ciò da cui il siciliano viene, diciamo che possiamo farci bastare il progetto che ha in animo.

 

Aru, facci rivedere Aru!
Se Nibali (che partirà col dorsale numero 1, mancando il vincitore della scorsa edizione, Froome) deve ritrovare la condizione, Fabio Aru deve ritrovare direttamente se stesso. Quel se stesso che al Giro d’Italia non ha potuto vedere allo specchio, così come non hanno visto Aru i tifosi davanti alla tv o lungo le strade rosa. E sì, perché quel corridore perennemente arrancante non era Fabio Aru, diciamolo. Non era il Fabio Aru che conoscevamo, quello che lottava per vincere i grandi giri. Quello che lui per primo vorrebbe ritrovare in Spagna.

L’involuzione del sardo dà molto da pensare, e per quanto noi vogliamo ancora sospendere ogni giudizio, il pensiero che il meglio per Fabio sia alle spalle resta lì, persistente, in un angolino della mente. Per il movimento italiano sarebbe fondamentale ritrovare il corridore che avevamo ammirato tra il 2014 e il 2017 (pur con qualche passaggio a vuoto), o quantomeno sarebbe importante avere gli elementi per poter fare un punto della situazione, perché se Aru potrà riprendersi in pieno tutti contenti, se invece dovrà evolvere in una diversa tipologia di corridore, è bene che lui per primo ne prenda coscienza. In tal senso questa Vuelta gli sarà utile.

E gli sarà probabilmente utile anche avere in squadra, nella UAE Emirates, un co-capitano come Daniel Martin, il quale ha detto che non curerà la classifica, ma resta un buon collega con cui dividersi le responsabilità del risultato per il team arabo. Allo stesso modo, Nibali potrà scaricare un po’ di pressione su Ion Izagirre in casa Bahrain. A supporto dello Squalo e del basco ritroveremo l’inossidabile Franco Pellizotti. In casa UAE invece, accanto al villacidrese, ci saranno ben quattro connazionali: Valerio Conti ha già dimostrato in passato un bel feeling con la Vuelta (ci vinse una tappa nel 2016), Simone Consonni si dedicherà alle volate, cercando di inserirsi nei quartieri alti degli ordini d’arrivo; Simone Petilli sarà molto utile in salita e farà un proprio punto della situazione nei GT, così come Edward Ravasi: entrambi non ne disputano uno dal Giro 2017.

 

Viviani l’Italiano, Trentin l’Europeo, Nizzolo il redivivo
Se sul piano dell’alta classifica non abbiamo ben chiari i margini entro cui la rappresentanza italiana alla Vuelta si muoverà tra il 25 agosto e il 16 settembre, altra storia è quella del settore veloce. Qui si presuppongono giornate di vibrante protagonismo. Si dà il caso che gli organizzatori, invertendo la rotta rispetto alle ultime edizioni, abbiano moltiplicato le tappe destinate a uno sprint generale, almeno 7 frazioni chiameranno all’azione i velocisti, e nella categoria l’Italia è ottimamente rappresentata, a partire dallo scatenato Elia Viviani versione 2018: dopo aver dominato la scena al Giro, il veronese cercherà di dare seguito all’impressionante sequela di risultati (ultimo dei quali il successo nella Classica di Amburgo) di cui è stato autore quest’anno.

Con lui nei panni di ultimo uomo (o penultimo, vedremo come si schiererà la Quick-Step Floors) il fidatissimo Fabio Sabatini; contro di lui, in mezzo alla concorrenza internazionale, si potrà muovere tra uno sprint e l’altro Giacomo Nizzolo, un altro corridore che rientra sui massimi scenari dopo una serie infinita di problemi; la Trek-Segafredo ha l’obbligo di provare a recuperarlo. Non si può poi non citare il fresco Campione Europeo Matteo Trentin, in questa categoria degli uomini veloci perché nel 2017 lasciò il segno ben quattro volte alla Vuelta. Quattro successi che peraltro non gli bastarono per vincere la classifica a punti, soffiatagli all’ultimo respiro dall’ineffabile Chris Froome.

Trentin non è sicuramente il primo degli sprinter dello scacchiere internazionale, e nel 2017 si giovò delle tante assenze nel settore. Quest’anno, per i motivi già espressi (tante tappe veloci) la concorrenza sarà più qualificata, da Peter Sagan in giù. Vorrà dire che vincere darà più gusto all’unico italiano della Mitchelton-Scott. Di Consonni, spesso ben piazzato quest’anno (anche se a segno solo una volta in Slovenia), abbiamo già detto più su.

 

Chi guarda alla generale, chi cerca la fuga
Subito alle spalle di Nibali e Aru l’Italia potrebbe giocarsi un paio di nomi buoni, a condizione che le rispettive squadre li lascino curare la propria classifica. Ma ciò avverrà? Difficile dirlo. Più facile possa avere libertà Davide Formolo, che in casa Bora-Hansgrohe si troverà “tra i piedi” Rafal Majka, il quale però punterà probabilmente più alle tappe; va detto che la formazione tedesca ruoterà principalmente intorno a Sagan, comunque il veneto potrà provare a migliorare il nono posto di due anni fa, peraltro sua miglior prestazione in carriera in un GT.

Più complesse le cose per Gianluca Brambilla, che in Trek si dividerà i gradi con Bauke Mollema, oppure opterà direttamente per non fare stretta classifica (il suo best è un 13esimo posto) e cercare invece gloria in fuga. Destino – la fuga – che invece è certo per l’accoppiata Astana formata da Dario Cataldo e Davide Villella. L’abruzzese non cura più da anni la classifica nelle gare a tappe, preferendo tenersi in canna qualche colpo buono per le fughe più intriganti. L’impresa gli riuscì a puntino nel 2012, con la vittoria sul durissimo (e mai più riproposto) Cuitu Negru, chissà se una trenata e l’altra per López o Bilbao (l’Astana si presenta con più punte) riuscirà a ritagliarsi un altro momento di gloria.

Villella invece non poteva proprio mancare dalla corsa iberica, se non altro per difendere il titolo conquistato lo scorso anno: quello di migliore scalatore. Fu proprio lui infatti a precedere López e Froome nella corsa alla maglia a pois.

Le classifiche collaterali sono materia buona anche per Fabio Felline, che nel 2016 conquistò nientemeno che quella a punti, pur senza vincere frazioni. La sua costanza gli valse quello che a oggi resta il suo successo più rilevante, pur non essendo tecnicamente un… successo. Di sicuro stavolta si orienterà su una vittoria di tappa, e il terreno non manca dato che Unipublic-ASO hanno previsto anche un buon numero di percorsi misti, ideali per fughe ma anche per contropiedi nel finale.

In casa Trek c’è poi un giovane che viene schierato un po’ a sorpresa: si tratta di Nicola Conci, appena 21enne, alla prima esperienza in un grande giro, evento intorno al quale c’è ovvia curiosità nell’ambiente italiano, viste le grandi qualità fatte intravedere dal ragazzo nelle categorie giovanili. Sarà da vedere se Conci, reduce da un buon Tour of Utah (chiuso al 12esimo posto), disputerà la Vuelta per intero o se è previsto per lui un ritiro programmato a un certo punto.

Ma continuiamo la carrellata: Salvatore Puccio ha fatto un ottimo Giro d’Italia, risultando spalla preziosa per Chris Froome (memorabili le sue trenate sul Finestre, utilissime per aprire la strada all’impresa dell’anno messa a segno dall’anglokeniano); alla Vuelta il Team Sky non ha un capitano che sulla carta possa “spaccare”, ciò suggerisce perciò che i luogotenenti possano godere di qualche libertà in più rispetto al solito.

Vorrebbe tanto essere nelle stesse condizioni Daniele Bennati, e invece la Movistar sarà in Spagna quasi al gran completo. Landa si è infortunato, ma Valverde e Quintana saranno al loro posto e reclameranno attenzioni e tutela, e l’aretino è uno dei più esperti del gruppo, sempre più apprezzato per le sue qualità da uomo squadra dopo una prima metà di carriera in cui vinceva tante volate.

Il ventesimo uomo, infine, è Alessandro De Marchi, il quale si dividerà tra il supporto tra il capitano BMC Richie Porte e la ricerca della gloria personale attraverso il metodo che conosce meglio: fughe fughe fughe. Un’attitudine che già gli è valsa grandi onori (il premio di supercombattivo del Tour de France nel 2016) e che sicuramente non mancherà di regalargli altri momenti di gioia.

In definitiva, non è nutritissimo lo schieramento italiano alla Vuelta 2018, ma certamente è di qualità. Per molti si tratterà di tre settimane all’insegna della ricerca di riscatto: nella speranza che l’ultimo terzo d’estate riservi a tutti loro i migliori raggi di sole.

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio




Versione stampabile