Elia Viviani vince in maglia tricolore © Unipublic
Elia Viviani vince in maglia tricolore © Unipublic

Il giorno delle tre V: Viviani, Vuelta, Vittoria

Elia conquista la prima volata della corsa spagnola davanti a Giacomo Nizzolo. Domani si arriva in salita

Elia Viviani ha centrato oggi la sua prima vittoria di tappa in carriera alla Vuelta a España, dopo due secondi posti alle spalle di John Degenkolb nel 2012, e lo ha fatto nella prima occasione possibile di questa edizione: nel primo traguardo adatto ai velocisti la Quick-Step Floors ancora una volta ha fatto un lavoro magistrale, il veronese stesso non ha sbagliato nulla ed è riuscito a portare a quota 16 il totale di successi nel 2018. Per quanto riguarda le ruote veloci, questa stagione sembra segnare una sorta di ricambio generazionale: oltre a Viviani, anche Groenewegen e Gaviria hanno più volte impressionato, ma nessuno ha avuto la continuità di rendimenti del campione italiano.

In questa clamorosa annata di Viviani sembra di vedere, seppur con le dovute proporzioni, qualche analogia con l’esplosione di Alessandro Petacchi in quel magico 2003. Sia Elia che Ale-Jet sono arrivati alla svolta all’età di 29 anni dopo che nei primi anni da professionista erano riusciti a togliersi qualche bella soddisfazione ma senza quasi mai dare l’impressione di poter essere così dominanti: e poi anche lo spezzino, come sta facendo adesso Viviani, era riuscito ad imporsi in un periodo in una una grandissima leva di velocisti era ormai in caso, Cipollini, McEwen e Zabel allora, Cavendish e Greipel (e forse Kittel) oggi.

Sei in fuga da subito, la Quick-Step controllaI 178.2 chilometri di questa terza tappa di questa Vuelta a España 2018, da Mijas ad Alhaurín de la Torre, si aprivano con una salita di 20 chilometri al 5% che portava
al gran premio della montagna di prima categoria del Puerto del Madroño dopo soli 45.6 chilometri: di certo non il terreno ideale per i velocisti puri, ma essendo solo al terzo giorno di gara nessuno si è voluto prendere la responsabilità di spremere la squadra lontano dal traguardo per provare a lasciare indietro o anche solo ad affaticare qualche possibile rivale in vista dello sprint. La fuga è partita quindi subito al primo tentativo e ha visto protagonisti anche corridori che già s’erano mossi ieri: all’attacco c’erano infatti Pierre Rolland (EF Education First), Hector Saez (Euskadi-Murias) e l’andaluso padrone di casa Luis Ángel Maté (Cofidis) che ci avevano provato già nella seconda tappa, a loro si sono uniti anche Nans Peters (AG2R-La Mondiale), Jordi Simón (Burgos-BH) e Antonio Molina (Caja Rural-Seguros RGA).

I sei attaccanti hanno preso un vantaggio di circa tre minuti e mezzo nei primi 25 chilometri pianeggianti, poi in saluta il Team Sky e la Quick-Step Floors hanno potuto fare un ritmo tranquillo e regolare a cui davanti si sono adattati ben volentieri: il vantaggio non è mai andato oltre ai quattro minuti e, anzi, a 75 chilometri dal traguardo il gap era già calato ad appena 1’25”. Tra i fuggitivi chi ha terminato la giornata con qualcosa di concreto in mano è stato proprio l’enfant du pays Maté che è passato per primo sia al Puerto del Madroño e al Puerto del Viento (oggi poco ventoso) marcando 13 punti per la classifica dei gran premi della montagna: il corridore della Cofidis ne ha adesso 24, 12 in più di Rolland, e potrebbe riuscire a tenere la maglia bianca a pois blu per alcuni giorni.

Pöstlberger ci prova con un bel contrattacco
A circa 55 chilometri dall’arrivo, Pierre Rolland è stato il primo dei fuggitivi a rialzarsi e farsi riprendere anche perché con un minuto di vantaggio a quel punto della corsa era evidente non ci sarebbero state possibilità di andare lontano. A rompere la monotonia di una tappa che sembrava ormai segnata ci hanno provato Victor Campenaerts e Jelle Wallays della Lotto Soudal, Lukas Pöstlberger della Bora e Alexis Gougeard dell’AG2R che a 44 chilometri dall’arrivo sono usciti dal gruppo per riportarsi sulla fuga: nel giro di pochi minuti al comando si è formato quindi un drappello abbastanza interessante di otto corridori, i cinque fuggitivi superstiti (con un Simón fin troppo generoso) e tre contrattaccanti visto che Wallays si è staccato dopo aver dato tutto per il compagno Campenaerts.

L’innesto di forze fresche ha sicuramente aiutato la fuga ad allungare la propria vita, ma nell’economia generale della corsa è cambiato poco o nulla: la Quick-Step Floors ha continuato a fare il proprio lavoro senza mai ottenere alcun cambio dalle altre formazioni, soprattutto in questa fase in cui la Bora-Hansgrohe ha lanciato all’attacco Pöstlberger. Proprio l’austriaco, vincitore a sorpresa della prima tappa del Giro 2017, ha provato ad inventarsi un bel numero nel finale allungando durante la discesa tecnica dopo il traguardo volante di Mijas dove Campenaerts è stato vittima di una caduta: Pöstlberger si è trovato da solo ai meno 20 chilometri con 15″ sui primi inseguitori e 30″ sul gruppo, ha tirato dritto resistendo all’inseguimento del gruppo ma si è dovuto arrendere ai meno 7 chilometri.

Mørkøv lancia Viviani alla perfezione
Negli ultimi chilometri alcune rotonde non hanno disturbato più tanto la veloce marcia del gruppo e finalmente anche altre squadre si sono alternate in testa, compresa una Movistar molto attenta nel difendere la posizione di Quintana e Valverde. Accanto ad Elia Viviani era rimasto solo il danese Michael Mørkøv che ai 300 metri è andato a stoppare un tentativo di anticipo di Danny Van Poppel e al tempo stesso ha tirato una volata ideale al compagno di squadra che non ha potuto far altro che mettere la propria bicicletta davanti a tutti gli altri. Secondo posto molto incoraggiante per Giacomo Nizzolo: il velocista milanese della Trek-Segafredo si meriterebbe un successo alla Vuelta per lasciarsi alle spalle quasi due anni di malanni e problemi fisici.

Terzo si è piazzato Peter Sagan che risente ancora delle cadute al Tour e al Campionato Europeo ma che ha scelto proprio la Vuelta per ritrovare il ritmo e la condizione migliore: difficile giudicare se sia arrivato terzo solo grazie alla sua innata capaci di destreggiarsi in gruppo e nelle curve o anche per una forma che sta lentamente iniziando a migliorare. Tra gli italiani segnaliamo il quinto posto di Simone Consonni, preceduto di poco da Nacer Bouhanni, e l’ottavo di Matteo Trentin che con questa concorrenza difficilmente ripeterà i quattro successi del 2017. Tutto invariato in classifica generale con Michal Kwiatkowski sempre in maglia rossa, ma domani ci sarà il primo arrivo in salita che potrà rivoluzionare tutto: il traguardo sarà posto in cima al Puerto de Alfacar, 12.4 km al 5.4% medio.

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