Tadej Pogacar taglia il traguardo dell'ultima tappa © Tour de l'Avenir
Tadej Pogacar taglia il traguardo dell'ultima tappa © Tour de l'Avenir

Questo Pogacar poga alla grande

Lo sloveno trionfa nell’Avenir davanti alle sorprese Arensman e Mäder. L’Italia in luce con Covi

Come ogni anno, tra i tanti appuntamenti ciclistici che la seconda metà del mese di agosto propone agli appassionati, tra un tuffo in mare e una gita fuori porta, vi è una delle gare più attese per tutti i cultori del ciclismo giovanile, che sviluppando una discreta vocazione da talent scout in erba si divertono ad individuare coloro che potrebbero segnare interi lustri di ciclismo professionistico: il Tour de l’Avenir.

Anche quest’anno la “Petit Boucle” ha fornito spunti interessanti, crolli improvvisi, conferme e delusioni, anche se il percorso dell’edizione 2018 non ha lasciato del tutto entusiasti gli osservatori: la cronometro a squadre non riscuote sempre consensi, soprattutto se inserita in un contesto di dieci giorni di gara ed anche la scelta di proporre tappe di montagna in versione mignon, quasi a voler scimmiottare quanto visto nel Tour de France di luglio, non ha raccolto quell’euforia che ci si sarebbe attesi, specialmente se consideriamo la non impossibile difficoltà delle salite proposte (il chiaro riferimento è alla frazione conclusasi a Meribel, lunga appena 35 chilometri, roba che neppure gli allievi a momenti…). 

Tuttavia proprio le ultime tappe, quelle che avrebbero dovuto produrre gli sconquassi maggiori, hanno consegnato alla gara il vero padrone, che magari non sarà stato sempre appariscente ma che ha dimostrato, con un’ennesima prova di solidità, di meritare appieno il ruolo di uno dei favoritissimi della vigilia: stiamo parlando di Tadej Pogacar, primo atleta sloveno ad imporsi sulle strade della più importante gara a tappe francese a livello giovanile.

Pogacar: conferma di un talento. Che sorprese Arensman e Mäder!
Tutti o quasi alla partenza dell’Avenir indicavano come probabilissimo vincitore il colombiano Ivan Sosa (di cui diremo più avanti), tuttavia la presenza del corridore slavo doveva far stare costantemente sul “chi va là” gli addetti ai lavori, se non altro per i trascorsi del talentuoso atleta tesserato per la Ljubljana Gusto Xaurum: già in bella evidenza tra gli juniores, dove conquistò il prestigioso Giro della Lunigiana, Pogacar in queste due stagioni da Under 23 ha saputo andare decisamente oltre, riuscendo a concludere per due volte nelle prime cinque posizioni la principale gara a tappe di casa (vale a dire il Giro di Slovenia), in barba alla presenza di alcune quotate formazioni World Tour.

Come se non bastasse, tra fine maggio e inizio giugno aveva conquistato anche il Grand Prix Priessnitz (una volta meglio conosciuto come Corsa della Pace) a scapito del nostro Battistella ed ora l’ultima perla che lo consacra prima del meritato passaggio al professionismo, che avverrà nella prossima stagione nelle file dell’UAE Emirates. Una conferma per un atleta coriaceo, che seppur senza vincere alcuna tappa ha saputo dimostrarsi il più solido nell’arco delle dieci giornate, nonostante non siano mancati i tentativi di ribaltone.

Oltre a Pogacar comunque meritano senz’altro alcune parole anche coloro che hanno fatto compagnia allo sloveno sul podio finale di questo Avenir: il primo è l’olandese Tymen Arensman e già il fatto che parliamo di un ragazzo classe 1999, anzi quasi Millennial (essendo nato il 4 dicembre) la dice lunga sulle sue possibilità future. Se poi aggiungiamo il fatto che siamo di fronte ad un validissimo crossista (vincitore di titolo nazionale e più volte piazzato anche in prove internazionali tra gli juniores) e che lo stesso in questo 2018 è stato capace di terminare in terza posizione la Parigi-Roubaix Espoirs, ci rendiamo conto di come l’insperato (diciamo pure impronosticabil alla vigilia) podio da lui ottenuto sulle strade francesi costituisca il più bell’inno alla multidisciplinarietà e al ciclismo vissuto a 360 gradi.

Chi troviamo poi in terza posizione? Un altro corridore ipercoriaceo e sicuramente difficile da prevedere così competitivo e costante in un simile contesto come lo svizzero Gino Mäder. Anche qui una rapida sfogliata al curriculum del giovane elvetico appare opportuna: buon ciclocrossista nelle categorie giovanili, forte passista tanto da terminare in quinta posizione il mondiale a cronometro tra gli juniores e dulcis in fundo valido pistard, che ha fatto valere le proprie doti tanto nell’Omnium quanto nell’Inseguimento. La forza e la caparbietà mostrate nelle ultime giornate, con due successi di tappa di pregevole fattura (dopo essersi fatto apprezzare anche al Giro sull’ostico arrivo del Maniva) hanno dato però un’ulteriore idea dell’evoluzione di questo atleta (per certi versi sembra quasi di rivedere la parabola del tedesco Schachmann, già valido protagonista tra i professionisti) e di un movimento come quello svizzero tornato finalmente a sfornare ragazzi validissimi (su tutti il campione europeo Hirschi, a suo modo uno dei protagonisti mancati di questo Avenir).

E gli attesissimi colombiani? Inutile dire che una squadra in grado di schierare l’Ivan Sosa ammirato negli ultimi mesi, oltre ad atleti come Osorio e i due Muñoz non possa ritenersi soddisfatta di un successo di tappa e della maglia a pois vinta da Osorio. Specialmente dopo aver mancato il podio al Giro Under 23, la voglia di riscatto era tanta e poter schierare uno scalatore che non solo ha incantato ma le ha suonate per bene anche a corridori del World Tour, sembrava il più classico dei viatici alla successione di Egan Bernal. Percorso non troppo adatto, malanni fisici dello stesso Sosa nel momento cruciale della gara hanno sicuramente inciso ma dallo squadrone sudamericano ci si sarebbe aspettati molto di più.

L’Italia si consola con Covi, per la classifica la strada è lunga
Si è dovuti scendere fino alla ventesima e ventunesima posizione, entrambi con un ritardo di 9’08”, per trovare i primi corridori italiani in classifica, ovvero Andrea Bagioli e Alessandro Monaco: per il corridore lombardo si è trattato della prima vera e propria gara a tappe di una certa consistenza, dal momento che in luglio fu costretto immediatamente al ritiro dal Valle d’Aosta a causa di una caduta, cosicché poteva essere possibile una giornata negativa per chi ancora deve scoprire in toto i propri limiti; il pugliese invece ha mostrato una condotta di gara costante, senza troppi acuti, anche se non è ancora riuscito a realizzare quel salto di qualità che da lui ci aspetterebbe. Così come ha ancora da lavorare in certi contesti Samuele Battistella, che dopo giornate positive ha finito col pagare dazio sul finale di corsa.

Simili crisi hanno comunque anche una spiegazione più semplice di quel che si pensa: se ci si confronta con atleti che militano in formazioni Continental o addirittura Professional come nel caso di Sosa, che vanno quindi a confrontarsi regolarmente nel professionismo anche contro realtà del World Tour, è impensabile che si possano sostenere gli stessi ritmi, gareggiando solo sporadicamente in certi contesti e con sole due gare a tappe per Under 23 (Giro d’Italia e Giro della Valle d’Aosta) in grado di proporre un adeguato livello di competitività e con percorsi sufficientemente impegnativi. Il fine permane sempre l’approdo nel professionismo, in cui poter esprimere al massimo il proprio potenziale, ma se si vuole una certa competitività in questo tipo di gare, è ovvio che il livello attuale dei nostri atleti appare ancora insufficiente e il confronto impari.

Tuttavia qualche buon segnale da questo Avenir è giunto: la conferma del talento di Alessandro Covi, atleta che non necessariamente dovrà essere indirizzato verso le gare a tappe e che, anzi, potrebbe esprimersi al meglio nelle corse di un giorno; la solidità di Edoardo Affini, a cui è mancata la vittoria ma non la generosità per provarci e rendersi utile al servizio della squadra; la consapevolezza per Alberto Dainese di poter magari rivaleggiare con i più forti sprinter della sua età, facendo una prima esperienza comunque molto importante, dopo aver lasciato già il segno in più occasioni (su tutte la semitappa al Giro Under 23) in questa stagione. Insomma, c’è sempre da lavorare duro ma la speranza, in fondo, non la si perde mai.

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