Nacer Bouhanni conquista la sesta tappa della Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Nacer Bouhanni conquista la sesta tappa della Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Nacer come Rocky: il mio ring è la strada

Vuelta a España, Bouhanni zittisce le critiche a San Javier superando Van Poppel, nello sprint gli italiani lanciati male. Ventagli, attardati Pinot e Kelderman

Inizia la risalita, con una variazione di percorso
Lasciate da parte, almeno per il momento, le tappe da fuga, la Vuelta a España regala un po’ di spazio ai finora bistrattati velocisti. E lo fa iniziando, dopo ben cinque tappe trascorse in Andalusia, la risalita verso nord: dalla comunità più meridionale del paese la carovana si dirige per la sesta tappa nella regione di Murcia, a San Javier, località turistica sul Mar Menor. Due i gpm in programma, entrambi di terza categoria e piazzati nella parte centrale di giornata.

Rispetto alla vigilia è stato modificato all’ultimo, vale a dire nella serata di ieri, il percorso. Per motivi di sicurezza, si legge in una nota dell’organizzazione, nel tratto dal km 77.2 al km 84.7 si effettua una deviazione, riducendo la distanza complessiva di 5 km. Ecco dunque la nuova distanza stabilita in 150.7 km. La ragione per cui si è dovuti ricorrere a una variazione è decisamente buffa, per non dire altro: il comune di Mazarrón non ha infatti a disposizione i 14 vigili urbani necessari per la chiusura delle strade interessate. Non una bella figura.

Tre fuggitivi: ok Cubero e Maté, il terzo è Porte!
Partenza, con un po’ di ritardo, alle 14.05 da Huércal-Overa con ancora tutti i 176 atleti ancora in gara. Dopo la faticaccia di ieri il gruppo decide di lasciar partire immediatamente la fuga di giornata, con i tre primi attaccanti che subito si involano. Si tratta, senza alcuna sorpresa, degli spagnoli Jorge Cubero (Burgos BH) e il leader della classifica dei gpm Luis Ángel Maté (Cofidis, Solutions Crédits), per l’ennesima volta in azione.

Decisamente sorprendente, invece, l’identità del terzo uomo. Uno che, tra i professionisti, avrà fatto sì e no una decina di fughe dal 2010 in poi. Si tratta addirittura di Richie Porte: subito uscito di classifica e sinora presenza fissa nel gruppetto dei velocisti, il tasmaniano del BMC Racing Team inizia in questo modo il percorso di avvicinamento verso i Campionati del Mondo di Innsbruck, ormai l’unico obiettivo a cui ancora ambisce in questo sfortunato 2018.

Il gruppo controlla senza problemi
A testimoniare il totale disinteresse del plotone è l’andamento del margine: già al km 7 il gap è di 3’40”. Questo è, però, il margine massimo del pomeriggio: da questo momento in poi il gruppo controlla tranquillamente, mantenendo spesso e volentieri un ritardo di poco inferiore ai 3′. Tutto scorre via con estrema tranquillità, compresa una prima ora in cui i tre al comando percorrono 38.2 km. Nessuna sorpresa al gpm dell’Alto de Garrobillo (km 57.3), con Maté che passa per primo.

Le formazioni che maggiormente lavorano in gruppo sono la Groupama-FDJ del capoclassifica Molard assieme a Bora Hansgrohe e Quick Step Floors, rispettivamente interessate a portare allo sprint Viviani e Sagan, che riducono a 2′ tondi ai meno 60 km. L’andatura, saggiamente, rallenta sulle rampe dell’agevole Alto Cedacero: in vetta (km 98) è ancora Maté a fare il pieno di punti, con il disavanzo salito a 2’40”.

Cubero ultimo a mollare. Si cade, coinvolto Felline
Tira vento in discesa e il gruppo drizza le antenne: di colpo la velocità diventa sostenuta e in un amen il gap del trio di testa cala a 1’05” a 45 km dalla conclusione. Ancora minore il gap, ossia di 50″, al traguardo intermedio di Cartagena (km 113) vinto da Cubero su Maté e Porte. L’andaluso e l’australiano decidono di rialzarsi ai meno 33 km venendo ripresi mezzo km più tardi; non così, giustamente dal suo punto di vista, Cubero che prosegue con un doppio obiettivo. Quello di ottenere il premio di combattivo del giorno e quello di mostrare la maglia della propria compagine, invitata per la prima volta dagli organizzatori: in ambe due i casi, traguardi centrati.

Il venticinquenne di Cordoba viene riassorbito a 29 km dalla fine, quando la corsa torna a percorrere una zona particolarmente battuta dal vento e le formazioni degli uomini di classifica sono tutte in testa per evitare ogni rischio di buco. Ma altri rischi sono quelli derivanti dall’attraversamento di un centro urbano: e proprio qui, a 26 km dalla fine, a causa di spartitraffico non adeguatamente segnalati, si registra una caduta. Vanno giù Victor Campenaerts (Lotto Soudal), Fabio Felline (Trek-Segafredo), Tom Leezer (Team LottoNL-Jumbo) e Mike Teunissen (Team Sunweb). Il più danneggiato è il piemontese, che riporta un taglio sulla guancia destra.

Nascono ventagli, Kelderman fora e Pinot resta attardato
Questa caduta, accaduta attorno alla sessantesima posizione, spezza il gruppo in due tronconi: davanti rimangono tutti i velocisti e gli uomini di classifica fatta eccezione, ma non è una novità, di Louis Meintjes (Team Dimension Data), con i suoi gregari che provano il ricongiungimento. L’andatura tenuta da tre uomini della Bora Hansgrohe è però assai elevata e permette la creazione, a partire dai meno 21 km, di ventagli. E c’è anche chi è preda di malasorte: si tratta, e non è una novità nella sua storia, di Wilco Kelderman.

Il neerlandese, sinora sempre sul pezzo in salita, è vittima di una foratura che necessita del supporto dell’ammiraglia. Che però è rimasta indietro: il capitano del Team Sunweb, aspettato prima da Johannes Fröhlinger, poi da Martijn Tusveld e anche Simon Geschke e Jai Hindley, deve inseguire il gruppo lanciato a tutta con un Team EF Education First-Drapac stranamente compatto e voglioso: a 15 km dal termine il plotone principale, composto da circa 40 elementi, ha 1’30” sul gruppettino Kelderman. A 50″, invece, viaggia un gruppo a bagnomaria: tra chi ne fa parte anche un altro big della generale come Thibaut Pinot (Groupama-FDJ), fattosi beffare in maniera non consona ad un pretendente alla classifica.

Attenti Aru e Nibali (che tira il gruppo), lavora la Quick Step Floors
Per gli attardati la situazione peggiora con il passare dei km: ai meno 10 il gruppo Pinot è a 1’20”, quello Kelderman a 1’35”. La fusione fra queste due entità avviene ai meno 9 km, con i corridori della Sunweb che immediatamente si lanciano poi al comando di questo nuovo plotone per cercare di ridurre al minimo le perdite. Davanti, intanto, meritano una menzione sia Fabio Aru che Vincenzo Nibali: con un Consonni al riparo per la sprint e il solo Sven Erik Bystrøm a dargli una mano, il sardo è riuscito benissimo a districarsi in una situazione non certo a lui adatta. Il siciliano, invece, pur non avendo nulla da chiedere in classifica, resta comunque tranquillamente con i migliori.

Il messinese va persino a lavorare in testa al gruppo a partire dai meno 4 km, tenendo davanti capitan Ion Izagirre: una bella trenata di un km per saggiare la forma. La formazione più compatta, e non è un caso, è la Quick Step Floors, rimasta con addirittura sette unità nel gruppo buono: i belgi si mettono così a lavorare e entrano in testa all’ultimo km. Ma non si comportano come in altre occasioni.

Volata lunga, Bouhanni centra il successo che salva una stagione. Viviani terzo con rammarico
Julien Duval
(AG2R La Mondiale) prova ad anticipare vanamente il gruppo ai meno 800 metri: on va da nessuna parte ma confonde le acque in casa Wolfpack. Fabio Sabatini entra in azione troppo presto, Michael Mørkøv e Elia Viviani si perdono: il toscano lancia lo sprint da lontanissimo, trovandosi a ruota, in un revival del 2017, Matteo Trentin. Il campione europeo si lancia da lontanissimo e, a sua volta, fa da apripista.

A Nacer Bouhanni: il francese della Cofidis, Solutions Crédits sceglie il momento giusto per partire e resiste alle rimonte altrui. È la sua più importante vittoria di un 2018 sinora da dimenticare, nonché la prima affermazione di una compagine Professional nei grandi giri del 2018. Una bella rivincita dopo quanto è accaduto ieri, con le difficoltà e le multe assegnate dalla giuria per comportamenti poco edificanti.

Seconda piazza per Danny van Poppel (Team LottoNL-Jumbo), terzo un Elia Viviani (Quick Step Floors) partito da lontanissimo e rimasto imbottigliato: negli ultimi metri la rimonta del veronese è prepotente ma tardiva. Seguono Simone Consonni (UAE Team Emirates), Matteo Trentin (Mitchelton-Scott), Iván García Cortina (Bahrain Merida), Omar Fraile (Astana Pro Team), Miguel Ángel López (Astana Pro Team), Peter Sagan (Bora Hansgrohe) e Michael Mørkøv (Quick Step Floors).

Il gruppo con Kelderman e Pinot giunge dopo 1’44”: un ritardo non certo preventivabile alla vigilia e che, giocoforza, complica i programmi dei due in classifica. Da segnalare uno spiacevole accadimento dopo il traguardo: alcune transenne mal posizionate hanno infatti portato alla caduta di alcuni corridori, fortunatamente senza conseguenze.

Domani arrivo tutto da scoprire a a Pozo Alcón
Dopo una frazione simile, la classifica generale non conosce comunque cambiamenti nelle primissime posizioni. Rudy Molard indossa la sua seconda maglia rossa della carriera: lo scalatore della Groupama-FDJ vanta 41″ su Michal Kwiatkowski (Team Sky), 48″ su Emanuel Buchmann (Bora Hansgrohe), 51″ su Simon Yates (Mitchelton-Scott) e 53″ su Alejandro Valverde (Movistar Team).

Domani frazione di non semplice lettura fra Puerto Lumbreras e Pozo Alcón. 185.7 i km con solo due gpm di terza categoria contabilizzati ma il dislivello positivo supera di 2000 metri. Gli ultimi 5 km, inoltre, tirano costantemente verso l’alto, grossomodo fra il 2 e il 3%. Volata a ranghi compatti, per sprinter capaci di tenere o occasione per la fuga? Ai posteri l’ardua sentenza.

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