Ben King esulta: la nona tappa della Vuelta a España è sua © Photo Gómez Sport
Ben King esulta: la nona tappa della Vuelta a España è sua © Photo Gómez Sport

King of The Mountain

Secondo arrivo in salita della Vuelta, seconda vittoria di Ben King che piega Mollema a La Covatilla. Equilibrio tra i big, Simon Yates in rosso. Aru in difficoltà, male Kwiatkowski

Non uno dei protagonisti della classifica generale, né Bauke Mollema, o Rafal Majka, o Pierre Rolland, giusto per citare qualche scalatore che non concorre per la generale. Il dominatore incontrastato delle montagne della Vuelta, in questa prima settimana è il finora anonimo Ben King, americano di 29 anni impegnato ormai da 8 nel World Tour tra Radioshack, Canndonale e Dimension Data, prevalentemente come gregario e uomo da fughe. Centinaia, forse migliaia i chilometri macinati da King in tutti questi anni, con rari successi in corse minori: uno al Criterium International nel 2015 ed un altro al Tour of California nel 2016. Nel World Tour, quando la fuga andava in porto, si è sempre ritrovato a soccombere, come due anni fa alla Vuelta a San Andres del Texido, quando si rivelò Lilian Calmejane. Sulla sua strada c’era sempre qualcuno di più forte, di più preparato, di più portato.

Non in questa settimana. E ciò che ha colpito di King, nei due successi ottenuti tra Sierra de La Alfaguara e La Covatilla, è il modo di vincere, verrebbe da dire da campione, non fosse che otto anni di prevalente anonimato non permettano di affibbiare tale etichetta con una certa facilità. Fame? Una preparazione miracolosa? Una pozione magica? E chi lo sa, forse non lo sa neanche lui. Fatto sta che King ha avuto la sua settimana da Dio, che a giudicare dall’apnea con la quale è giunto al traguardo non dovrebbe vedere repliche, benché un mezzo pensiero alla classifica di miglior scalatore, vista la fragilità del leader Maté, potrebbe anche farlo adesso.

L’impresa di King ci permette di sviare l’attenzione sullo spettacolo abbastanza anonimo offerto dai big su un arrivo in salita abbastanza esigente, dove non si scavano facilmente grossi distacchi ma si può perdere molto terreno. Ed un verdetto sfavorevole è stato emesso, per il temuto MIchal Kwiatkowski, il quale dopo i 2’ presi oggi dagli altri big dice addio forse per sempre al sogno di correre come capitano in un GT. E la Sky improvvisamente perde ambizioni e ruolo di riferimento, mentre Simon Yates si ritrova a vestire la maglia rossa quasi incidentalmente, in un panorama che dopo una settimana non riesce ad offrire un corridore favorito su tutti, lasciando alla guida l’incertezza.

In 11 in una fuga dagli ottimi nomi
Alla partenza a Talavera de La Reina non c’è stata grande bagarre: la fuga, su spinta del leader della classifica GPM Angel Maté (Cofidis) riesce a prendere il largo già nei primissimi chilometri, dotatosi di una composizione a dire poco di prim’ordine. Nomi come Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Dylan Teuns (BMC), oltre al vincitore della quarta tappa Benjamin King (Dimension Data), vengono affiancati dai meno titolati Reto Hollenstein (Katusha-Alpecin), Tom Leezer (LottoNL-Jumbo), Jesús Ezquerra (Burgos-BH), Lluis Mas (Caja Rural-Seguros RGA), Kenneth Vanbilsen (Cofidis) e Aritz Bagües (Euskadi-Murias), formando un gruppo di 11 corridori che cerca di guadagnare il margine sui 3 GPM, uno per categoria, che caratterizzano la prima parte della tappa, nella quale si attraversa la Sierra de Gredos.

Sia sul Puerto del Pico, che sull’Alto de Gredos, che sul Puerto de Peña Negra il primo a scollinare è sempre Maté, andando a cumulare 18 preziosi punti. In gruppo tutto tranquillo, tranne per Mikel Chërel (AG2R La Mondiale) e Loïc Chetout (Cofidis), rovinosamente caduti attorno al km 30: il povero Chetout si ritrova a correre il resto della tappa scorticato e a schiena nuda, chissà le bruciature col solleone iberico.

La fuga decolla nella seconda parte, King tenta l’anticipo
Nella fase di montagna i fuggitivi non macinano molto margine: il vantaggio al terzo GPM si attesta sui 5’30”. È nel successivo tratto semi-pianeggiante che il margine si dilata davvero, complici le limitate possibilità della Groupama col povero Antonie Duchesne che si sacrifica per ore per l’onore della maglia di Rudy Molard. Quando Duchesne si sposta, a 35 km dall’arrivo, il vantaggio sfiora i 10’: Ben King accarezza anche il sogno della maglia rossa, al quale però dovrà rinunciare quando Sky e Astana cominciano a prendere in mano la situazione per portare il gruppo verso la salita ad un andatura dignitosa.

I fuggitivi cominciano dunque a concentrarsi verso il successo di tappa a 30 km dall’arrivo, con un’accelerazione di De Gendt all’uscita da Sanchotello che taglia fuori dai giochi Bagües, Leezer, Vanbilsen ed Ezquerra. A 18 km dall’arrivo si attraversa il borgo di Candelario, con un muro in una stretta strada lastricata che un po’ ricorda l’arrivo in Piazza del Campo a Siena: Ben King anticipa con Lluis Mas un paio di chilometri prima, per poi sbarazzarsi agevolmente dello spagnolo sul muro: tra la salita e la stretta discesa successiva King guadagna un’enormità sui restanti fuggitivi, arrivando ai piedi della Covatilla con un minuto e mezzo di margine.

Mollema incalza, ma scoppia. E dietro si stacca Kwiatkowski
Per gli altri fuggitivi non c’è altra soluzione che prendere gli ultimi 10 km finali all’8% di pendenza media di petto. Lo fa Bauke Mollema, restando ben presto da solo con tutti gli altri fuggitivi, con l’eccezione di Teuns, che vengono ripresi dal gruppo. Le doti naturali di Mollema sembrano inizialmente prevalere sulla compostezza e la tenacia di King, il quale pur perennemente al lumicino cerca di non cedere del tutto: alla fine è proprio l’olandese a scoppiare, arrivando a vedere l’americano a 100 metri di distanza 3 km dall’arrivo per poi finire in acido e chiudere solo secondo, a 48” di distacco.

In gruppo, ad incaricarsi di fare il ritmo sono prima i Bora-Hansgrohe, con un gregario di lusso come Rafal Majka, e poi i LottoNL-Jumbo, che si avvalgono dei servigi dell’emergente Sepp Kuss, reduce dai grandi successi nello Utah. Rudy Molard si arrende quasi subito, arrivando al traguardo con il comunque dignitoso distacco di 6’23” da King; il gruppo si sgrana ad una ventina di unità, e tra questi non c’è più Michal Kwiatkowski: l’ex-maglia rossa arriverà venticinquesima accusando 4’44”, e ridimensionando decisamente le sue ambizioni per la classifica generale

Lopez accelera, bene Quintana, Yates in rosso
Solo negli ultimi 2 km qualcosa si muove tra i big: chi prende l’iniziativa, come spesso capita in queste circostanze, è Miguel Ángel Lopez (Astana), sul quale incalza in poche pedalate un pimpante Nairo Quintana (Movistar) ed un promosso Ion Izagirre (Bahrain Merida), da considerare uno dei favoriti da questo punto in poi, anche in virtù della cronometro. Da segnalare, tra quelli che escono bene da questo arrivo in salita, anche Wilco Kelderman (Sunweb), autore di un’importante accelerazione all’ultimo chilometro, e Rigoberto Urán (EF-Education First), agganciatosi ai 4 già citati per andare a cercare un piazzamento.

Per puro orgoglio, Dylan Teuns riuscirà a conservare stretto il terzo posto e relativi abbuoni a 2’38”; Lopez sprinta così per il quarto posto davanti a Quintana e Kelderman a 2’40”, Urán giunge a 2’43” e Izagirre a 2’46”. Riesce a perdere poco anche Simon Yates (Mitchelton Scott), che finisce a 2’49”: lo sforzo nel finale del britannico gli vale la maglia rossa, dato che Valverde giungerà solo undicesimo a 3’04”, appena dietro George Bennett (LottoNL – Jumbo) a 3’02”.

Aru annaspa nelle retrovie
Con Valverde perdono qualcosa anche Thibaut Pinot (Groupama -FDJ), Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo) e Tony Gallopin (AG2R La Mondiale), accreditati a 3’05”, ed Emanuel Buchmann (Bora-Hansgrohe), ancora non al livello dei migliori, finito a 3’08”. Non crolla, ma perde molto Fabio Aru (UAE Team Emirates), finendo a 3’20”: la speranza, in vista del mondiale, è che la forma sia in crescendo. Nessun segnale ancora da Vincenzo Nibali, oggi impiegato come portaborracce (con tanto di giacchetta predisposta) e finito nel gruppetto.

In generale, una tappa che ci ha detto poco sugli equilibri dei big, come dimostra la classifica che al termine della prima settimana è ancora cortissima: Yates comanda con 1” su Valverde, 14” su Quintana, 16” su Buchmann, 17” su Ion Izagirre. E non possono dirsi lontani Gallopin (24”), Lopez (27”), Uran (32”), Kruijswijk (43”) e Bennett (48”), che completano la top ten: Aru è appena fuori, ad 1’08”, forse il primo degli “esclusi” da una lotta al podio finale. Ma vedremo: la corsa è ancora lunga e proprio perché meno massacrante degli altri GT, si gioca più su episodi e piccoli colpi di mano. Ora però si riposa: e martedì si riprenderà nella provincia di Salamanca con una tappa molto facile, a meno che il vento non aiuti gli audaci dei ventagli.

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