Alexandre Geniez vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport
Alexandre Geniez vince alla Vuelta a España © Photo Gómez Sport

Per vincere serve un colpo di Geniez

Vuelta a España, arriva la fuga a Mañón: il francese supera Van Baarle, nei 10 Formolo, Brambilla e Conti. Anche Nibali all’attacco. Herrada nuovo leader

Frazione galiziana, parte una maxi fuga
Il viaggio verso nord è finalmente completato e, al giro di boa, la Vuelta a España comincia una seconda parte di gara decisiva come non mai. Basti pensare che in nessun grande giro si era giunti al dodicesimo giorno con un distacco così ridotto fra primo (Yates) e decimo (Bennett, che insegue a 47″). Frazione interamente galiziana quella odierna, con il Mar Cantabrico a far da scenografia ai corridori impegnati nella Mondoñedo-Mañón di 181.1 km. Solo due i gpm, per altro di terza categoria, ma il terreno costantemente nervoso e le strade strette permettono ai coraggiosi di provarci.

E sin dalle prime fasi, per altro ritardate rispetto al preventivato a causa di alcune forature registrate nel tratto di trasferimento (colpiti Steven Kruijswijk e Peter Sagan), c’è battaglia. La fuga buona si forma salendo fra le rampe dell’Alto de Cadeira, breve salitella posta poco dopo il via: allo scollinamento (km 10.8) il drappello di testa ha già 1′ sul gruppo, per nulla interessato ad inseguire gli attaccanti anche in ragione della folta composizione dell’azione. Sono ben diciotto, infatti, gli evasi.

Quattro italiani all’attacco, Herrada in roja virtuale
Presenti Vincenzo Nibali e Mark Padun (Bahrain Merida), Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale), Dylan Teuns (BMC Racing Team), Davide Formolo (Bora Hansgrohe), Victor Campenaerts e Thomas De Gendt (Lotto Soudal), Dries Devenyns (Quick-Step Floors), Amanuel Gebreigzabhier (Dimension Data), Tiago Machado (Team Katusha Alpecin), Dylan van Baarle (Team Sky), Gianluca Brambilla (Trek-Segafredo), Valerio Conti (UAE Team Emirates), Pablo Torres (Burgos-BH), Jonathan Lastra e Lluis Mas (Caja Rural-Seguros RGA), Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits) e Mikel Bizkarra (Euskadi-Murias).

La Mitchelton-Scott, che ieri si è presa i rimbrotti del Movistar Team per la tattica tenuta, dimostrano sin da subito di non avere alcun interesse nel tenere a bada i fuggitivi. E così, già al km 45, Jesús Herrada diventa leader virtuale: il più giovane dei fratelli, ventiduesimo in generale a 5’45” da Yates, passa con gli altri battistrada con 6′ di margine. E l’aumento del gap non conosce soste: al km 60 la differenza è di 8′, al km 90 si toccano i 10′, al km 120 si viaggia con 11′.

Buone risposte in chiave Innsbruck dai nostri
Quattro italiani, dunque, all’attacco, tutti chiamati a una risposta in chiave Campionato del Mondo per diversi motivi. Il vicentino Brambilla e il romano Conti sono certamente tra gli azzurrabili ma, al momento, non paiono avere il biglietto per Innsbruck. Maggiori possibilità per il veronese Formolo, il quale deve però dimostrare di avere una buona condizione e di avere maggior costanza di rendimento. Motivazioni squisitamente di natura fisica, invece, per il messinese Nibali, capitano unico e grande favorito se non fosse stato per il beffardo incidente che lo ha coinvolto al Tour de France: le sue risposte in questi giorni inducono, in questi giorni, all’ottimismo.

Il secondo e ultimo gpm di giornata, l’Alto de San Pedro, non vede differenze tra gli uomini di testa, nonostante Davide Formolo cerchi (forse anche troppo) di dare uno scossone. In vetta (km 131.7) De Gendt passa davanti allo stesso Formolo e a Brambilla. Qualcosa cambia, invece, in gruppo: il Movistar Team mette Winner Anacona a tirare, con il colombiano che aumenta l’andatura e portando il disavanzo a 10’30”, con qualche velocista e gregario staccato.

Nibali ci prova, lo imitano Brambilla e Formolo
La non semplice discesa vede una momentanea frattura tra i battistrada, con Gebreigzabhier, Machado, Teuns, Torres e Van Baarle leggermente staccati, ma capaci di rientrare già ai meno 40 km. Nel plotone, che vede l’innocua scivolata di Michael Woods (Team EF Education First-Drapac), il Movistar Team controlla senza forzare, permettendo agli uomini di testa di tornare sopra quota 11′.

Il primo tentativo tra i battistrada arriva ai meno 35 km in un brevissimo zampellotto: a realizzarlo è Vincenzo Nibali. Il siciliano viene presto riagguantato, ma il suo scatto preannuncia movimenti. E infatti, subito dopo, ci prova Gianluca Brambilla con Mark Padun alla sua ruota. Giunge poi il momento di Davide Formolo, il quale seleziona un gruppetto: tra chi manca, non per propria colpa, vi sono Tiago Machado, fermatosi per un problema alla catena, e l’idolo di casa Pablo Torres, che, ahilui, fora sulle strade della sua Galizia.

In otto si avvantaggiano, ci sono Brambilla e Formolo
Ma ai meno 30 km, una volta tornati in pianura, i diciotto si ricompattano, compresi Machado e Torres. Subito dopo lo sprint intermedio di Ortigueira (km 157), vinto da De Gendt su Mas, Campenaerts parte in contropiede: assieme al forte cronoman rimangono solamente Brambilla, Formolo e Padun. Su di loro provano a riportarsi Devenyns, Geniez, Teuns e Van Baarle: il ricongiungimento fra questi otto giunge ai meno 21 km, con gli altri attaccanti della prima ora già a mezzo minuto di ritardo. Il gruppo, dal canto suo, continua leggermente a perdere nonostante Anacona e Amador lavorino: il gap supera quota 11’30”.

Gli unici intenti a lavorare tra gli inseguitori sono sostanzialmente i due Caja Rural e Herrada, che ha l’intenzione di guadagnare maggior tempo possibile in classifica. Gli otto al comando, però, viaggiano di comune accordo: il lasciapassare dato dalla giuria alle ammiraglie ai meno 15 km testimonia che il margine sia salito sopra il minuto. Le scaramucce e il tatticismo tra i battistrada inizia ai meno 10 km, su un breve zampellotto.

In cinque si giocano lo sprint, la spunta Geniez
Nel seguente tratto in discesa riesce ad avvantaggiarsi Dylan van Baarle, sul quale riesce a rientrare un attentissimo e scafatissimo Mark Padun il quale, nonostante sia al primo anno tra i pro’, appare più attento e smaliziato di tantissimi veterani. I due vengono ripresi a 6.4 km dalla fine. Subito dopo, su un aumento di andatura di Teuns, il drappello si frattura a metà: dietro rimangono Brambilla, Devenyns, Geniez e Van Baarle, che perdono il momento buono. Ma il neerlandese, con il francese a ruota, rientra poco prima dello striscione dei meno 4 km: non ne ha più, invece, Brambilla che assieme a Devenyns viene tagliato fuori dai giochi.

Sono dunque i sei a giocarsi il successo all’ultimo km, raggiunto dopo una breve discesa e una brevissima contropendenza nella quale Dylan Teuns prova ad accelerare: con il belga rimangono Padun, Campenaerts e Geniez, mentre un Formolo in apnea si stacca definitivamente, Van Baarle riesce a rientrare ai meno 500 metri, dopo essersi fatto sorprendere dalle difficoltà del veronese. A lanciare la volata lunga è Alexandre Geniez, che si lancia a circa 300 metri dalla fine.

Secondo Van Barrle, il quale cade assieme al vincitore: l’organizzazione è ancora dilettantesca
La pensa bene, il francese: la carreggiata è vergognosamente stretta, con una larghezza massima di tre metri che impedisce di fatto ogni velleità di riassorbimento. Il nativo di Rodez parte al meglio e riesce a tagliare il traguardo in testa, conquistando un nuovo successo nella prova spagnola dopo quelli del 2013 e del 2016. Per la sua AG2R La Mondiale è la quattordicesima affermazione stagionale. Seconda posizione per un Dylan van Baarle (Team Sky) partito troppo tardi e che ha gettato al vento il successo con quel buco lasciato dietro a Formolo.

Dopo il traguardo, ennesima figuraccia di quella corsa che pretende di essere un “grande” giro. Un addetto dell’organizzazione (Chema Rodríguez, che fa parte degli addetti stampa) ha la brillantissima idea di mettersi a correre dando le spalle ai corridori sulla strada già eccessivamente stretta, a cui aggiungere anche l’ulteriore restringimento dovuto allo spazio dedicato ai fotografi. Nonostante le urla rivoltegli, Geniez gli va addosso travolgendolo: il francese finisce a terra trascinando con sé Van Baarle. Il neerlandese si rialza a fatica e deve ricorrere al supporto dei massaggiatori per camminare, per altro zoppicando nettamente. Il sindacato corridori, anche stavolta, proseguirà il suo assordante silenzio, dopo aver considerato sicuro un simile arrivo.

Herrada nuovo leader, domani si sale a La Camperona
Tornando all’ordine di arrivo, terzo Mark Padun, quarto Dylan Teuns e quinto, con 2″ di ritardo, Victor Campenaerts. Davide Formolo è quinto a 5″, Gianluca Brambilla settimo a 24″ e Dries Devenyns a 48″. Completano la top 10 Thomas De Gendt a 2’29” e Valerio Conti a 2’31”. Ritardo di 2’32” per Jesús Herrada mentre Vincenzo Nibali, rialzatosi poco prima dell’ultimo km, giunge a 2’54”. Il gruppo saggiamente non prende alcun rischio e taglia il traguardo con 11’39” di disavanzo.

La classifica vede quindi ora Jesús Herrada (Cofidis, Solutions Crédits) in maglia rossa. Il suo vantaggio su Simon Yates (Mitchelton-Scott) è ora di 3’22” e di 3’23” su Alejandro Valverde (Movistar Team). Domani primo appuntamento con il trittico di montagna: da Candas i corridori si dirigono verso La Camperona, salita già affrontata nel 2014 e nel 2016, con vittorie rispettivamente di Ryder Hesjedal e Sergey Lagutin. L’ascesa conclusiva misura 8.3 km e presenta una pendenza media del 7.5%. Il tratto decisivo arriva poco prima dell’ultimo km, dato che la pendenza massima sfiora il 20%. Finalmente si capirà qualcosa in più di questa Vuelta, ancora decisamente in fieri.

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