Van der Poel senza rivali potrebbe cercare nuove sfide, tipo i Mondiali di Sauna Finlandese © EPA
Van der Poel senza rivali potrebbe cercare nuove sfide, tipo i Mondiali di Sauna Finlandese © EPA

Nel Superprestige i sensi unici non si invertono

Nella ventosissima Ruddervoorde l’ennesimo uno-due neerlandese di questo inizio stagione: Vos e Van der Poel schiacciano la concorrenza. Arzuffi, che sfortuna!

Se si dovesse riassumere la parte embrionale dell’annata 2018-’19, giunta al suo primo giro di boa, concomitante con le terze prove di Coppa del Mondo e Superprestige, con un colore, questo sarebbe senza ombra di dubbio l’arancione, o meglio, l’orange.

L’orange di Marianne Vos e di Mathieu van der Poel, vincitori anche in quel di Ruddervoorde (il tassametro segna rispettivamente un ammontare di 5 e 6 vittorie). Quell’orange che avvolgerà i busti dei due fenomeni interdisciplinari la prossima domenica al campionato europeo, da disputare, manco a dirlo, proprio nei Paesi Bassi, a Rosmalen, dove saranno i favoriti d’obbligo.

 

Vos the boss
La gara femminile a Ruddervoorde si è aperta con un’immagine usuale: una maglia tricolore al comando dopo le prime curve. Tuttavia, la maglia tricolore non era quella di Eva Lechner ma quella della campionessa lussumburghese, nonché medaglia di legno mondiale, Christine Majerus, all’esordio stagionale.

Il forte vento contrario e la vigile presenza in seconda ruota di Marianne Vos non hanno lasciato spazio all’azione della portacolori della Boels, poi rapidamente rientrata nei ranghi (chiuderà, affaticata, al 17esimo posto), facendo sì che transitasse un serpentone di una ventina di atlete al termine della primo passaggio.

Una delle rivelazioni della stagione, la giovanissima Ceylin del Carmen Alvarado, ha portato, all’inizio del secondo giro, il primo vero attacco di giornata, selezionando in testa alla corsa un gruppetto composto, oltre che dalla neerlandese di origini dominicane, da Annemarie Worst, Ellen Van Loy e Marianne Vos.

Durante le tornate successive le quattro hanno alternato punture di spillo a momenti di studio, favorendo sia l’aggancio di una Kim Van de Steene vogliosa di replicare il successo di Boom, sia l’avvicinarsi di Denise Betsema (fresca di vittoria a Neerpelt), Sanne Cant e Alice Maria Arzuffi, protagoniste di una fase centrale di gara in crescendo dopo una brutta partenza.

Una volta concretizzatosi il rientro della Van de Steene, subito autrice di una timido tentativo di contropiede, Annemarie Worst, nel corso del penultimo giro, ha fatto la sua mossa, aumentando il ritmo in un tratto ricco di curve e contropendenze. Intento della (non ancora) ventitreenne di casa Steylaerts era verosimilmente quello di stanare la Vos, conscia dell’implacabilità di quest’ultima man mano che l’epilogo si avvicinava, in particolare nell’ultimo giro.

Nonostante la bontà dell’intuizione tecnica della Worst, il suo allungo ha rappresentato il perfetto trampolino di lancio per la pluridecorata connazionale, la quale, dopo aver preso la testa, si è prodotta in una serie di continue accelerazioni, culminanti in un attraversamento della zona sabbiosa (la difficoltà più importante del percorso odierno) mirabile per falcata e per frequenza di corsa.

Da lì in poi Vos si è potuta limitare al controllo attivo, prendendosi il tempo necessario per una meritata esultanza. A 8″ ha concluso Worst, alla seconda domenica di fila sul secondo gradino del podio. Il terzo posto è stato invece oggetto di una lotta serrata tra Cant, Arzuffi, Van de Steene e Betsema: proprio Alice Maria sembrava aver avuto ragione delle rivali ma non aveva fatto i conti con un’intempestiva foratura negli ultimi 500 metri.

A 13″, è giunta quindi la Van de Steene, che ha preceduto, nell’ordine, Betsema, Cant, forse alla sua migliore prestazione stagionale, in proporzione al campo partenti, Alvarado, prima delle under 23, e la nostra Arzuffi, settima. Il resto della top ten vede Van Loy (autoeliminatasi dalla lotta per il podio a causa di una piccola caduta), Kaptheijns e Brammeier. 15esima Eva Lechner.

Worst rompe la coabitazione con Alice Maria Arzuffi in testa alla classifica generale e ora guida con 41 punti, 5 in più della brianzola e 9 in più di Sanne Cant. Un vantaggio che comincia ad assumere dimensioni significative.

 

Van der Poel non conosce la parola attendere
L’auspicio di vedere una gara maschile più combattuta e avvincente delle ultime si è infranto, per l’ennesima volta, contro un Mathieu van der Poel tanto incontenibile da abbandonare la compagnia poco oltre la metà del primo giro, vincendo la resistenza di un pimpante Quinten Hermans e di un vento che aveva cominciato a spirare sempre più forte in senso contrario ai corridori (tanto da portare a pensare a una gara tattica, sulla falsariga di quelle su strada).

Il minore dei Van der Poel ha subito messo tra sé e gli inseguitori, tra cui il già citato Hermans, Van Aert, Vermeersch (poi scivolato indietro) e Aerts, un cospicuo margine che, col passare dei giri, invece che stabilizzarsi sulla soglia di sicurezza, continuava ad aumentare (fino quasi a toccare il minuto), alimentato dalla spinta del campione europeo, in completa trance agonistica.

Nel corso delle tornate successive alla prima, mentre Lars van der Haar intraprendeva la sua solita e personale battaglia contro le tavole degli ostacoli, rischiando di cadere in due occasioni, Van Aert e Aerts si alternavano, in verità senza troppa convinzione, a guidare il drappello per le posizioni sul podio, finendo involontariamente per favorire numerosi rientri dalle retrovie, tra cui quelli delle nuove leve del cross internazionale: Nieuwenhuis, Iserbyt e Pidcock, mai tutti e tre insieme così competitivi.

Durante il sesto giro Aerts ha provato un allungo un po’ più deciso, rintuzzato al tramonto del passaggio successivo da un Iserbyt in grande spolvero, con Van Aert, forse affaticato dalla settimana di allenamenti in terra spagnola in vista dell’Europeo, a ruota. A breve distanza dal trio di belgi, il neerlandese Nieuwenhuis e il vincitore a Neerpelt Laurens Sweeck.

Nel penultimo dei 10 giri previsti Van Aert è riuscito ad aver ragione di Aerts ed Iserbyt, mettendo in cassaforte la seconda posizione, oggi, più che mai, simbolo del primo degli umani, proprio quando Nieuwenhuis invece, ha dovuto dire addio ai sogni di gloria, scivolando e compromettendo l’integrità meccanica della sua bicicletta.

Allo scoccare dell’ora di corsa ha avuto termine il volo, in pilota automatico negli ultimi due passaggi, di Van der Poel, vincitore per la terza volta in altrettante prove del Supeprestige. A 35″ ha tagliato il traguardo Wout Van Aert, al settimo secondo posto stagionale, 7″ più tardi è stata la volta di Toon Aerts, solo nelle ultime curve capace di distanziare Iserbyt, quarto ma felice (per lui miglior prestazione tra gli élite nel SP e miglior under 23).

La lotta per il quinto posto ha visto invece un finale thriller: Lars van der Haar, autore di un’ottima rimonta nel finale, è entrato all’ultima curva praticamente certo del piazzamento, ma, sfortunatamente per lui, vi è entrato a una velocità troppo elevata, finendo per rovinare contro le transenne e coinvolgendo, suo malgrado, Pidcock, che lo seguiva alle sue spalle e che non ha potuto evitarlo.

Alle fine, in un epilogo Bradburiano, ad aggiudicarsi il quinto posto è stato Michael Vanthorenhout, fortunato nell’occasione ma non nel corso della gara: infatti, il biondo alfiere della Marlux, nelle vicinanze dello start, è rimasto coinvolto in un ingorgo con conseguente groviglio di biciclette, ripartendo da oltre la trentesima posizione. Rimonta grandiosa, la sua.

Al sesto posto finalmente batte un colpo Tom Meeusen, poi troviamo Sweeck, LvdH, il povero Pidcock e Kevin Pauwels, a chiudere la top ten. Deludenti gli italiani, Gioele Bertolini non è riuscito a fare meglio del 26esimo posto, mentre Jakob Dorigoni, dopo essere partito bene, con tanto di comparsa nei primi 15, si è dovuto accontentare della 32esima posizione.

MvdP troneggia in cima alla generale a punteggio pieno, con 45 punti, Aerts lo segue con 40 punti e LvdH con 30. Prossimo appuntamento del Superprestige a Gavere, l’11 novembre, in una favolosa (e solitamente fangosa) cornice. Percorso per atleti resistenti e che nasconde molte insidie.

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