Alice Maria Arzuffi sul gradino più alto del podio a Gavere © Twitter
Alice Maria Arzuffi sul gradino più alto del podio a Gavere © Twitter

Alice la Superprestigiatrice

Nel fango di Gavere una magica Arzuffi regala all’Italia la prima vittoria nel Superprestige femminile. Mathieu van der Poel fa 4 su 4

Era solo questione di tempo per Alice Maria, non solo di tempo che scorre, ma anche di tempo atmosferico. Il secco e polveroso inizio di stagione da un lato ha cementato la consapevolezza della brianzola di potersi sedere al tavolo delle migliori, dall’altro ha reso chiaro che, con l’arrivo del fango, per lei sarebbe arrivata la grande occasione di affermarsi.

E non poteva certo scegliere palcoscenico migliore: il circuito ricavato all’interno del bosco adiacente al castello di Gavere miscela alla perfezione gli aspetti fondanti del ciclocross (fango, fango e ancora fango), offrendo una rivisitazione in chiave moderna delle estenuanti cavalcate nella palta a cui erano abituati gli atleti di un tempo. Per dirla in altri termini, la vittoria a Gavere nel Superprestige certifica lo status di grande corridore.

Partenza sei la mia penitenza, salita sei la mia preferita
Al pronti via s’è messa subito in luce una Sanne Cant rinfrancata dalla vittoria di ieri a Niel (la prima quest’anno nelle prove delle tre challenge), seguita da colei che le ha sfilato, idealmente, data la quantità di strati a testimoniare le vittorie conseguite lo scorso anno, la maglia di campionessa europea, cioè Annemarie Worst.

Era proprio la Worst la prima a mettere luce tra sé e le inseguitrici, con un attacco su una ripida contropendenza, mentre da dietro, dopo una partenza non delle migliori (di certo non la specialità della casa), Alice Maria Arzuffi dava prova di essere tra le migliori ad affrontare i tratti maggiormente fangosi, rimontando le redivive Wyman e Compton e la rivelazione di questi mesi, Ceylin del Carmen Alvarado.

Durante il secondo giro, Cant, sfruttando la sua abilità tecnica, è stata la prima a riportarsi sulla battistrada, seguita in un secondo momento dalla Arzuffi, la quale, dopo aver rifiatato qualche secondo, s’è portata in testa al terzetto, imprimendo un ritmo tanto forte in salita da far vacillare sia la campionessa del mondo, che, soprattutto, la campionessa europea. L’azione della portacolori della Steylaerts non è calata di intensità nel corso della tornata successiva, soprattutto appena la strada si inerpicava, anzi è aumentata ancora di più, facendo crollare la resistenza messa in piedi dalla Cant, così piantata nel fango da dover scendere di bici per cavarsi di impaccio.

Al terzo passaggio sulla linea del traguardo il cronometro più che dare speranze di vittoria, dava certezze: erano 18 i secondi guadagnati da Alice Maria in neanche metà giro sulle due immediate inseguitrici, alle quali si avvicinava, minacciosa, la sagoma di Nikki Brammeier, una che si esalta più le condizioni sono difficili.

La britannica ha raggiunto e saltato senza apparente difficoltà Worst e Cant, mostrandosi, indubitabilmente, come la seconda più forte in corsa, e s’è messa in caccia della prima posizione, vogliosa di bissare, a distanza di 5 anni, il successo a Gavere. Tuttavia, i quasi 30″ di distacco maturati al suono della campanella dell’ultimo giro costituivano un margine di sicurezza tale da mettere al riparo la Arzuffi dal rush finale della più esperta rivale e tale da consentirle una meritata passerella fino al traguardo, fatta di tanti sorrisi e applausi.

A 17″ da Alice Maria ha concluso la Brammeier, mentre per il terzo posto tra la Worst e Cant ha avuto la meglio quest’ultima, mai doma, allo sprint, a 38″. Quinta un’ottima Helen Wyman e sesta, a coronamento della giornata fausta per le azzurre, Eva Lechner (vista la prestazione di oggi la non convocazione all’europeo assume sempre più i contorni dell’ingiustizia), completano la top ten Alvarado, Brand, Van de Steene e Betsema. Quanto alla classifica generale, comanda ancora Annemarie Worst, ma, grazie alla vittoria odierna, la Arzuffi la tallona da vicino (53 punti per la neerlandese, 51 per l’italiana), terza, a 45 punti, Sanne Cant.

Van der Poel mette sul tavolo un poker
Se la gara di ieri a Niel era stato una piacevole variazione sul tema assolo di Mathieu van der Poel, oggi è stato ristabilito quello che pare ormai l’ordine naturale delle cose, almeno per quanto riguarda il cross. Che l’intento di MvdP fosse quello di non fare prigionieri è stato chiaro sin dalle battute iniziali, con il povero Michael Vanthourenhout aggrappato con tutte le sue forze alla schiena del gigante in discesa e in curva, fino al momento in cui è restato senza forze, dovendosi rapidamente rassegnare a una gara nelle retrovie (come spesso gli accade quando parte bene).

Chi è riuscito a salire sul treno Van der Poel non è stato Van Aert, intruppato intorno alla settima/ottava posizione in avvio, bensì Toon Aerts, lesto a comprendere il pericolo e a portarsi sulla ruota del campione europeo. I primi due giri e mezzo hanno seguito il seguente copione: MvdP fa il diavolo e quattro in ogni settore del percorso, soprattutto in quelli tecnici, costringendo Aerts a recuperare continuamente metri ad ogni accelerazione.

Atteggiamento esaltante quello di Toon, sebbene fosse chiaro che non sarebbe potuto durare a lungo. E infatti, lungo una delle ripide e lunghe discese tipiche di Gavere, Mathieu si è involato a velocità supersonica, tanto da far sembrare Aerts (di certo non uno dei migliori bike handler del cross, ma neanche uno dei peggiori) come un Ivan Basso qualsiasi, mettendo subito tra sé e l’alfiere della Telenet 12″.

E Van Aert? Dopo essersi sbarazzato della compagnia di Sweeck (poi ritirato) ha provato con tutte le sue forze a riportarsi sui battistrada, vedendosi tuttavia respinto all’esame del cronometro, per un distacco che mai è sceso sotto la quindicina di secondi. In generale l’azione di Van Aert ha denotato quella macchinosità che non ci si aspetterebbe da un corridore che ha puntato forte sulla stagione del cross, al punto da cominciare la preparazione immediatamente dopo il bronzo europeo su strada.

Ad ogni modo, pur spuntato, Van Aert è riuscito a riportarsi su un Aerts un po’ annebbiato dalla rincorsa a Van der Poel e, alla luce di ciò, un po’ pasticcione, dando vita a un piacevole duello per la piazza d’onore. Duello che è poi andato ad appannaggio del meno celebrato dei belgi, Aerts, autore di un poderoso attacco quando mancavano due giri alla fine.

Alle loro spalle, intanto, si consumava la più clamorosa delle sorprese di giornata: la straordinaria prestazione dell’inglesino Tom Pidcock, in crescita vertiginosa dopo alcune uscite balbettanti. L’ex campione del mondo juniores (cross e strada), che si avvale della consulenza sportiva dell’ex ct belga De Bie, è riuscito a piegare atleti ben più esperti come Van der Haar e Meeusen, portandosi, in solitaria, al quarto posto, difeso fino al termine della gara.

Al traguardo, la classifica recitava così: primo MvdP, secondo Aerts a 24″, terzo WvA a 35″, quarto Pidcock a 1’40” e quinto Van der Haar a 1’50”. Divario abissale e superiore ai 2 primi per il resto della top ten, nell’ordine Meeusen (rinvigorito dal fango), Hermans, Adams, Vermeersch e Cleppe. Buona prova per Bertolini, 14esimo e in crescita, su un circuito adatto alle sue caratteristiche, e apprezzabile anche quella di Dorigoni, 22esimo e a pieni giri, in una giornata dove solo portare la bici al trguardo non era affatto scontato.

60 punti pieni per il minore dei Van der Poel in classifica generale, Aerts segue con 54, Van Aert e Van der Haar condividono il terzo posto a quota 41. Un mese e cinque giorni di pausa per il Superprestige, che tornerà con un appuntamento abituale ma dalla nuova collocazione, Zonhoven, il 16/12, antipasto di quel periodo meraviglioso per gli appassionati che è il Natale del cross.

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