Mathieu van der Poel © Belga
Mathieu van der Poel © Belga

A Hamme va in scena Tom e derny

Van der Poel vince, guida il compagno Meeusen al secondo posto e riapre il DVV. Tra le donne Worst ha la meglio in una gara tattica, Arzuffi quarta

Dopo la debacle del Koppenberg e alcune dichiarazioni non proprio animate da eccessiva combattività Mathieu van der Poel ci aveva fatto illudere che la classifica generale del DVV Trofee avesse preso la via di Malle, casa Aerts, complice anche un Wout van Aert disinteressato alla challenge con cui ha dimostrato negli scorsi anni di avere la maggior affinità. Niente di più sbagliato.

A contribuire all’erronea impressione anche il tracciato teatro del Flandriencross (così ribattezzato nel 2014 in onore al figlio prediletto di Hamme, Greg Van Avermaet, vincitore dell’omonimo premio), in assenza di pioggia e fango sinonimo di gare veloci e distacchi risicati, nonché la demenziale stesura dei calendari, che ha obbligato i protagonisti di ieri a Tábor a 1000 km di viaggio, coperti equamente in camper e aereo (ad eccezione di Van Aert, rimasto in terra ceca per qualche giorno di allenamento). Insomma, tutti indizi che invitavano alla prudenza. Di nuovo, niente di più sbagliato, i campioni e la prudenza non vanno d’accordo.

Corenduo al comando
Al semaforo verde lo scatto migliore è stato quello di Van der Poel, mentre il suo compagno, e amico, Tom Meeusen è stato il più lesto ad accaparrarsi la posizione più ambita, vale a dire quella alla ruota del campione europeo; un’immagine abbastanza inusuale, data la difficoltà del corridore belga da un anno a questa parte a portarsi subito nelle prime posizioni.

Dopo un paio di curve, affrontate alla perfezione da MvdP, i due alfieri della Corendon, vantavano già qualche metro di vantaggio sull’avanguardia del gruppo, capitanata dal decano dei crossisti, Pauwels, dalla giovane recluta Pidcock e dall’argento mondiale Michael Vanthourenhout. Pochissimi secondi destinati a lievitare rapidamente, sotto la spinta della fuoriserie neerlandese, fino al punto che, al traguardo volante del secondo giro (vinto da MvdP), il finale era già scritto: gli altri si sarebbero dovuto rassegnare al secondo posto, o addirittura al terzo.

A nulla è valso il tentativo disperato di Toon Aerts, conscio che la gara gli stava sfuggendo di mano, di riportarsi sui primi, che gli è valso 5″ di abbuono al succitato traguardo volante e un sacco di fatica sprecata. Il belga, transitato in terza posizione al secondo passaggio, pagava già 24″ ai battistrada, destinati ad aumentare a dismisura nel prosieguo della corsa.

Meeusen seguire Van der Poel come un derny
Nonostante l’esito scontato, tuttavia, la gara ha offerto momenti di divertimento: innanzitutto nel campionario di facce e smorfie sfoggiato da un Meeusen visibilmente a tutta nel tentativo di seguire il suo capitano, in una sorta di dietro derny non motorizzato e prolungato, e in un clamoroso salvataggio in uscita da una curva in discesa da parte del corridore belga, un numero di controllo ed equilibrismo in stile Cirque du Soleil. Inoltre, la lotta per le posizioni di rincalzo è stata molto combattuta, un vero e proprio turbinio di scambi di posizione, di rimonte e crisette (tra cui quella che ha colpito un Aerts in evidente debito di ossigeno), con protagonisti Vanthourenhout, Van Kessel, Vermeersch, L.Sweeck e un Nieuwenhuis sempre più solido e in crescita.

A due giri dalla fine Meeusen ha alzato bandiera bianca e, contestualmente, dato il via libera per l’undicesimo stagionale successo a Van der Poel, il quale ha comunque cercato di tenersi Tom il più vicino possibile nel corso della gara, anche aspettandolo (non platealmente), conservando comunque un ampio margine di sicurezza per poter arrivare al traguardo al secondo posto, al ritorno sul podio dopo Overijse 2017.

A poco più di un minuto da Meeusen, e a 1’50” dal vincitore, Sweeck ha avuto ragione nella volata per il terzo posto di Vermeersch e Vanthourenhout, con Nieuwenhuis e Van Kessel a poca distanza. Aerts invece s’è dovuto accontentare di un mesto ottavo posto, a 2′, rimettendo di fatto in discussione, come accennato in apertura, la classifica generale: il vantaggio nei confronti di MvdP è ora ridotto a 1’56”, con ancora 5 prove da disputare.
Nono al traguardo e secondo nella generale invece Lars van der Haar, sottotono dopo la bella prova di ieri, decimo
Jens Adams.

777 su ogni cosa
La gara femminile, al contrario di quella che l’ha seguita, ha vissuto lungo il filo di un, a volte, esasperato tatticismo, immune ai tentativi di allungo operati dall’una o dall’altra contendente, ma si è rivelata lo stesso spassosa data l’incertezza che l’ha accompagnata fino agli ultimi metri, oltre a ribadire la superiorità della squadra faro di quest’inizio di stagione: la Steylaerts-777 di Annemarie Worst e Alice Maria Arzuffi.

Le prime tornate, come ogni prima tappa di montagna di un grande giro, hanno fatto capire chi poteva vincere ma, ancora di più, chi non poteva vincere in quel di Hamme. A fare le spese di un andatura elevata sin dal principio, che rendeva ancora più importante partire bene, è stata la leader della classifica generale Kim Van de Steene, partita, appunto, come peggio non poteva, tanto da transitare con un handicap di 21″ al primo passaggio sulla linea del traguardo.

Dopo qualche balbettio in partenza invece, la Arzuffi si accodata, non senza qualche difficoltà al gruppetto in testa alla corsa, destinato in pratica a non mutare fino al termine della stessa, e composto, oltre che dalla brianzola, da Sanne Cant, da Loes Sels, Ellen Van Loy, Katie Compton, Laura Verdonschot e Annemarie Worst, con Eva Lechner, che dopo un primo giro gagliardo come di consuetudine, ha passato la gran parte dei restanti quattro a pochi metri dalle battistrada, nella terra di nessuno, senza però mai mollare la presa, mantenendo almeno il contatto visivo.

Dopo tre giri volati via tra qualche puntura di spillo (soprattutto da parte di Sels e Van Loy) e la consapevolezza della difficoltà nel fare la differenza, la lotta per la vittoria si è concentrata nell’ultimo passaggio.
A monopolizzare la prima posizione dal suono della campanella fino a poche curve dalla fine è stata Alice Maria Arzuffi, che ha provato in tutti i modi a divincolarsi dalle grinfie di una Ellen Van Loy in versione cane da guardia, con la compagna Worst in terza posizione, pronta a raccoglierne il testimone in una classica situazione di uno-due, mentre Sanne Cant si manteneva più dietro, in quinta ruota, a raccogliere le energie per il suo proverbiale finale.

Worst allo sprint, Arzuffi quarta
All’imbocco dell’ultima curva è entrata in testa Alice Maria, con la Worst a ruota, seguita da Sanne Cant, mentre Van Loy, non nuova a tali errori, aveva perso qualche metro a causa di una curva presa malamente.
Allo sprint non c’è stata storia, in virtù dell’ottimo posizionamento la campionessa europea (che pure ha leggermente sgomitato nel superare la Arzuffi) ha colto la vittoria su quella del mondo, Cant, mentre Arzuffi è stata superata per il terzo posto negli ultimi dieci metri dalla sua nemesi odierna, Van Loy. Un buon risultato comunque, su un percorso agli antipodi rispetto alle sue preferenze. Quinta Sels, sesta Verdonschot e settima Compton, tutte racchiuse in un pugno di secondi. A chiudere le dieci Lechner, a 21″, Kastelijn, terza atleta Steylaerts in top ten, e la sedicenne Puck Pieterse, una delle tre atlete in grado di saltare le tavole in sella alla loro bici (le altre, anch’esse giovanissime, Aniek van Alphen e Tessa Zwaenepoel).

Kim Van de Steene, 14esima al traguardo, deve abbandonare la vetta della generale a favore di Sanne Cant, ora al comando con 31″ su Ellen Van Loy e con 51″ sull’atleta della Tartelletto. Prima italiana Eva Lechner al sesto posto, la Arzuffi invece è ottava (con un malus di 5 minuti dovuto all’assenza a Niel).

Tra gli junior, da segnalare la prima vittoria in una prova dei tre massimi circuiti per Thibau Nys, giovanissimo (ancora 15enne) figlio d’arte. Il DVV ritorna sabato 15 dicembre con lo Scheldecross di Anversa, una delle due prove, con quella conclusiva di Lille ad avere come protagonista la sabbia e giro di boa della challenge, dove, presumibilmente, si capirà se la minaccia della rimonta di Van der Poel si farà più tangibile per Aerts e se Sanne Cant riuscirà ad incrementare il suo vantaggio su un terreno adatto a lei.

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