Cristian Scaroni al suo primo successo stagionale al Giro delle Balze © Bici.tv
Cristian Scaroni al suo primo successo stagionale al Giro delle Balze © Bici.tv

La breve epopea della Petroli-Maserati

Bilancio Dilettanti 2018: la compagine toscana rompe l’egemonia Zalf-Colpack che durava dal 2013. Cresce la General Store, anno shock per la Palazzago

Si parla spesso del dilettantismo italiano come un mondo pressoché immobile, ma quest’anno qualcosa è cambiato (e tanto ancora cambierà, come vedremo nei prossimi mesi: nel bene per qualcuno, nel male per qualcun altro) almeno negli equilibri, che negli ultimi 5 anni hanno visto la pressoché totale egemonia di Zalf e Colpack, le quali alternandosi di stagione in stagione hanno fatto man bassa delle principali corse stagionali lasciando poco o nulla alle altre. La situazione egemonica non è cambiata, con la compagine veneta e quella lombarda che continuano a dominare, ma un terzo soggetto toscano in questa stagione è riuscito ad entrare nella lobby: per farlo hanno dovuto unire gli sforzi i toscani della Petroli Firenze, da alcuni anni sotto la guida di Omar Piscina, e gli appena fuoriusciti dalla Viris sotto lo sponsor Maserati e la guida tecnica di Matteo Provini. Un sodalizio che prometteva bene ed ha confermato le attese, arrivando a 31 successi stagionali e alla conferma di un bel numero di buoni corridori, alcuni dei quali destinati a entrare presto o tardi nel novero dei professionisti. Un consorzio durato però il tempo di una stagione (i due sponsor si scinderanno in due differenti formazioni l’anno prossimo), del quale adesso andiamo a snocciolare i risultati nel dettaglio.

Qui Petroli-Maserati: si rivela Scaroni, brillano i velocisti
La Petroli Firenze-Hopplà-Maserati non ha avuto quest’anno un trascinatore, ma se volessimo trovare un uomo-simbolo, questi potrebbe essere Cristian Scaroni: il bresciano è arrivato tra i dilettanti tre anni fa con una certa pressione addosso, dettata dall’aver vinto un po’ a sorpresa il titolo italiano juniores ad Abano Terme nel 2015. Nei primi due anni alla General Store Scaroni, pur comportandosi bene, ha faticato a togliersi di dosso l’etichetta di potenziale meteora, cosa invece perfettamente riuscita in questa stagione: pur non risultando particolarmente vincente (non lo è mai stato), è stato uno dei migliori dilettanti in questa stagione, sbloccandosi presto al Giro delle Balze e risultando poi il più regolare nella stagione primaverile: sul podio di Giro del Belvedere, Terre di Toscana e Gp Industrie del Marmo. Viene così selezionato per gli Europei di Zilin, dove è medaglia di legno.

Si è consacrato uno dei favoriti di Provini, Jalel Duranti, il quale ha avuto il merito di risultare il migliore élite di tutta l’annata: per il lombardo di origini nordafricane la gioia più grande è l’oro ai Giochi del Mediterraneo, al quale fan seguito altri 4 successi tra cui la Firenze-Viareggio e la Milano-Tortona. Degli altri atleti battezzati da Provini, Giacomo Garavaglia, ha firmato a fine stagione il Gp Ezio del Rosso ed il figlio d’arte Alexander Konyshev ha ottenuto i primi cinque sucessi in categoria e difeso la maglia azzurra nei mondiali a cronometro, mentre non decolla Matteo Natali.

Il vero “boost” nel numero di successi è dato dai due forti velocisti veneti che il team ha preso con se quest’anno: è partito col botto Moreno Marchetti, con 5 successi nella prima parte di stagione facendo man bassa dei circuiti di inizio stagione nella sua regione, per poi concentrarsi da settembre in poi su un’esperienza da stagista con la Wilier-Triestina correndo in Cina. Il ritorno di Leonardo Fedrigo in Italia è stato spumeggiante, con ben 9 vittorie ottenute in volata.

Hanno trovato nuova linfa Yuri Colonna Ottavio Dotti, corridori che han vissuto alterne fortune nelle prime stagioni da dilettante, quest’anno capaci di portar fortuna due successi cadauno; stessa cifra per Andrea Cacciotti, distintosi nelle corse più difficili vincendo il Gp Colli Rovescalesi. Cresce lo scalatore pugliese Alessandro Monaco, autore di un annata senza vittorie ma con diverse corse a tappe disputate tra cui il Tour de l’Avenir: è uno dei (pochi) possibili uomini del futuro per le corse a tappe. Non brilla infine Lorenzo Fortunato, deludente nella sua esperienza under 23 seppur sia riuscito ad arrivare al 6° posto al Giro della Valle d’Aosta.

Meno vittorie ma tutte di qualità per la Colpack
È stata una stagione “preparatoria” per l’approdo alla categoria continental quella affrontata dalla Colpack, che quest’anno si è fermata a 20 vittorie, una cifra minore rispetto alle precedenti annate dovuta alla riduzione drastica del parco velocisti, ulteriormente condizionata dal ritiro anticipato del velocista Filippo Calderaro. Se però si va a esaminare la qualità dei successi ottenuti, più della metà sono corse nazionali e internazionali.

È un nuovo ciclo, che vede due principali protagonisti: uno è Alessandro Covi, corridore completo che dopo aver preso le misure con la categoria nella passata stagione ha cominciato a macinare successi, 6 in tutto. Notevole la tarda primavera del bergamasco, una furia in Spagna con due tappe e 2° posto alla Vuelta al Bidasoa e altri piazzamenti in Navarra, per poi risultare il miglior italiano al Giro d’Italia, concludendo in ottava posizione. La sua fame non si placa e non sfigura neanche in maglia della nazionale, indossata più volte durante la stagione, conquistando la sesta tappa del Tour de l’Avenir; l’altro è Andrea Bagioli, una delle più piacevoli sorprese della stagione, distintosi per precocità come nessuno mai negli ultimi 10 anni nella categoria in Italia. Parliamo di un ragazzo che è emerso subito nelle internazionali, finendo sul podio al Palio del Recioto e alla Liegi-Bastogne-Liegi, per poi dominare una corsa massacrante come il Toscana Terre di Ciclismo. Non è stato portato al Giro Under 23 per la maturità e al Valle d’Aosta si è fermato subito, ma ha avuto comunque l’occasione di testarsi egregiamente su una corsa a tappe di alto livello come il Tour de l’Avenir dove non ha sfigurato, finendo 20°; finisce bene la stagione arrivando vicino al successo anche al Piccolo Giro di Lombardia. Per un corridore del genere, l’internazionalità del team non potrà che giovare.

Relativamente ai più esperti, l’annata Colpack di Francesco Romano è passata abbastanza in sordina con risultati meno eclatanti di quanto si potesse immaginare, sebbene il siciliano sia stato autore di una notevole primavera, portando a casa un successo di prestigio come la Vuelta Navarra e finendo 2° a San Vendemiano. Il cambio di casacca ha stimolato Filippo Rocchetti, che ha messo a segno tre successi pesanti come Piccola Sanremo, Trofeo Città di Brescia e Trofeo Rigoberto Lamonica; ha faticato a esprimersi Andrea Toniatti con soli 2 successi a inizio stagione, tra cui il Giro della Provincia di Biella, per il quale la nuova dimensione del team potrebbe risultare favorevole. In crescita il velocista Enrico Zanoncello, eterno piazzato (9 podi e nessuna vittoria) nei circuiti stagionali, non sfigurano i secondo anno Stefano Oldani (1 vittoria) e Davide Baldaccini (Astico-Brenta e Montanino), un po’ un mistero Riccardo Lucca vincitore della Ciriè – Piani di Mussa, ma ancora incapace di conciliare le sue doti in salita e a cronometro in una corsa a tappe. Annata nera per Marco Negrente, rivelazione della passata stazione, e ancora una volta per Riccardo Verza, se si eccettua un 2° posto all’Astico-Brenta.

La Zalf dei trascinatori: Lonardi plurivittorioso, Battistella e Dainese si rivelano
C’era un po’ di timore in partenza per l’annata della Zalf Euromobil Desirée Fior, che aveva perso un po’ di pezzi pregiati per rimanere abbastanza all’osso di corridori, col rischio di ritrovarsi a faticare. È andata oltre le più rosee aspettative con 30 vittorie stagionali, merito soprattutto di 3 atleti in rosa che insieme hanno totalizzato quattro quinti dei successi, segno effettivamente di una squadra meno “corale” rispetto alle stagioni precedenti. Di Giovanni Lonardi si sapeva e si poteva auspicare che fosse un velocista di primo piano, l’arrivo in squadra con tutto il treno gli ha permesso di accelerare l’integrazione, alla fine sarà il plurivittorioso stagionale con ben 11 vittorie: e tra queste spiccano Popolarissima, Circuito del Porto e la 1° tappa del Giro d’Italia Under 23. Più sorprendente l’annata del secondo anno Alberto Dainese, maturato in fretta abbastanza da vincere ben 9 volte, e molto spesso a livello internazionale,  tra Trofeo di San Vendemiano, Giro d’Italia e Giro del Friuli (una tappa per corsa); brilla con diversi piazzamenti anche al Tour de l’Avenir, e completa l’ottima annata con un’esperienza settembrina alla SEG Racing, preludio all’approdo nella prossima stagione, dalla quale torna in Italia con due successi e diversi buoni piazzamenti in corse professionistiche.

Altro discorso per Samuele Battistella, corridore più adatto alle classiche difficili entrato nelle grazie di Amadori dopo l’ottima primavera cominciata col successo alla Fiera del Mercatale e proseguita con altre vittorie, fino al 2° posto alla Corsa della Pace; fa bene all’Avenir per poi crollare nelle ultime due tappe e conclude la stagione con una vittoria alla Coppa San Daniele, portando a 6 i successi totali. Tra gli altri, si distinguono con due successi importanti Gregorio Ferri (Gp Industrie del Marmo) e Leonardo Marchiori (Gp Industria e Artigianato Carnago), si farà notare Aldo Caiati, buon scalatore 2° alla Bassano – Monte Grappa e in evidenza al Giro del Friuli.

Delio Gallina e Viris tengono botta
Si mantiene tra le formazioni outsider di maggior spessore la Delio Gallina Colosio Eurofeed, che continua a sfruttare al meglio i suoi marchi di fabbrica, le esperienze all’estero e gli inizi di stagione a tutta. Estrema espressione di questo modo di fare è il capitano Filippo Tagliani, partito dalla Francia con una sequenza di successi che lo vedeva 6 volte vincitore già a fine marzo, culminata nella Coppa San Geo e nel Gp San Giuseppe. Ma anche il resto della stagione è risultato degno, con l’argento ai Giochi del Mediterraneo e la chiusura vincente nella Coppa Loro Ciuffenna. La rivelazione del team è stata l’abruzzese Francesco Di Felice, bravo a farsi notare per la sua attitudine a essere veloce e resistente: gli è mancato solo il successo, pur salendo 8 volte sul podio, andando molto vicino ad alzare le braccia a San Vendemiano, Carpathian Couriers Race e Giro d’Italia; non vi è dubbio che si rifarà nella prossima stagione. Un po’ sotto le aspettative il velocista del team Ahmed Amine Galdoune, con due successi stagionali (una tappa alla Carpathian Couriers) e un po’ di esperienza internazionale cumulata con lo stage all’ungherese Kobanya CT.

La Viris Lomellina sopravvive alla rottura con Provini e allo smembramento della formazione autrice di un irripetibile 2017: i trascinatori sono l’élite Umberto Marengo, guadagnatosi a suon di vittorie (tra cui il Piccolo Giro dell’Emilia) il passaggio al professionismo, ed il velocista Gianmarco Begnoni, mai così profilico: 6 successi tra cui il Memorial Gianni Biz e la Coppa Belricetto vinta per la terza volta in quattro anni, un evento-rarità per la categoria. Delude invece Nicolò Rocchi alla sua ultima stagione, trovando almeno il successo nella sua ultima gara al Trofeo Comune di Ferrera Erbagnone.

General Store e Ct Friuli fanno un salto di qualità
Si consolida la presenza ai vertici di un team come la General Store Bottoli, formazione da ben 20 vittorie stagionali, terza in assoluto al pari della Colpack. Decisivo nel bilancio l’ingaggio del danese Rasmus Iversen, decisamente il miglior colpo di mercato dell’inverno 2018. 9 vittorie in tutto per il passistone, capace di vincere sempre in solitaria (escluse le due cronometro), conquistando tra le altre il Trofeo Città di Conegliano e la Coppa d’Inverno. Ma ha brillato l’intera squadra come tale, tradizionalmente votata agli sprint e radicalmente cambiata dopo l’arrivo in ammiraglia di Giorgio Furlan: sono emersi corridori da classiche dure come Samuele Zoccarato, vincitore a fine stagione della Ruota d’Oro, e Davide Casarotto, davanti a tutti al Trofeo Gavardo dopo essere stato argento a Capodarco. A tenere alta la bandiera sui percorsi veloci ci ha pensato Cristian Rocchetta, tre volte vincitore con diversi piazzamenti collezionati. Ha sorpreso anche il crossista Jakob Dorigoni, forse il primo dai tempi di Enrico Franzoi che dimostra di dare il meglio in strada piuttosto che in Mountain Bike: l’altoatesino si è distinto in stagione con due vittorie, tra cui il Trofeo Sportivi di Briga con finale, manco a farlo apposta, sterrato.

Prova di compattezza importante in vista dell’approdo alla categoria continental per il Cycling Team Friuli, a segno con 5 atleti distinti nel corso della stagione. I riferimenti sono stati Alessandro Pessot, che ha guidato la squadra soprattutto nelle prove internazionali, arrivando vicino al successo nell’internazionale di Kranj per poi consolarsi al Circuito di Cesa, e Mattia Bais, riuscito come Massimo Orlandi a conquistare una tappa nella Carpathian Couriers Race, vinta l’anno scorso proprio da Pessot. Bais non è esploso come si poteva immaginare in un primo momento, risultando poco appariscente nelle corse primaverili, in compenso ha dato buoni segnali nelle corse a tappe corse nell’Est Europa come il Giro di Romania terminato in 5° posizione. Attenzione a Giovanni Aleotti, unico primo anno capace di vincere quest’anno oltre a Bagioli, Davide Adamo (General Store) ed Andrea Pietrobon  (Zalf): la rocambolesca vittoria ottenuta alla Vicenza-Bionde può ingannare, Aleotti si presenta come un corridore più tagliato per le salite e le corse a tappe, vedremo quanto nella prossima stagione. E attenzione da questo punto di vista ad un altro giovane, il secondo anno Alberto Giuriato: gli è mancata solo la vittoria in questa stagione, ma solo perché il ragazzo friulano ha trovato sulla sua strada atleti di un altro livello, come Ivan Sosa al Tour of Bihor e Riccardo Zoidl alla classica austriaca Diexer Bergrennen. Il secondo posto ottenuto a Poggiana e i buoni piazzamenti in classifica nel Giro della Valle d’Aosta e nel Giro d’Italia lasciano ben sperare sulle qualità di questo scalatore.

Le altre dalla Toscana: Mastromarco gioie e dolori
Dopo la Petroli Firenze, la squadra di riferimento in Toscana resta comunque la Mastromarco Sensi FC Nibali, per la quale si è trattato di una stagione difficile, non tanto per le poche vittorie (5) e le tante delusioni (28 piazzamenti al secondo e terzo posto), quanto per il brutto incidente accorso a Michael Antonelli alla Firenze-Mare. Curiosamente, è in questo momento drammatico che la squadra è riuscita a dare il meglio, nella fattispecie Michele Corradini, già podio ai campionati nazionali, è riuscito a vincere lo storicissimo Giro del Casentino ed il Gp Chianti Colline Val d’Elsa nel giro di tre giorni. Il successo stagionale più importante è arrivato però per mano del cronoman Paolo Baccio, anch’egli bronzo nei campionati nazionali nella sua specialità, il quale ha portato a casa il Trofeo Piva con un colpo da finisseur. Una vittoria cadauno e presenza fissa negli ordini d’arrivo per Tommaso Fiaschi Mirco Sartori, mentre delude, e parecchio, Luca Covili, arrivato alla Mastromarco come uno dei migliori prospetti per le corse a tappe: mai vincente per tutta la stagione, e soltanto dodicesimo in un Giro d’Italia che avrebbe dovuto vederlo protagonista.

Nelle altre squadre toscane, come spesso capita, sono gli élite a farla da padrone: è stata una grande stagione per Filippo Fiorelli approdato alla Gragnano Sporting Club, col siciliano che ha finalmente trovato la continuità che gli mancava: 4 vittorie tra cui la Coppa Bologna e altri 9 podi. Il Team Cervelo è stato ben guidato da Michael Delle Foglie, ormai una garanzia in Toscana (2 successi), mentre Manuel Pesci, pur senza vincere, si è ben distinto nelle corse fuori confine. Fa eccezione Marco Murgano, ottimo acquisto della Maltinti Lampadari: al secondo anno si fregia della vittoria di una delle classiche localmente più ambite, il Trofeo Corsanico, battendo proprio Delle Foglie, oltre ad applicarsi in salita vincendo la cronoscalata di Fiesole. La Maltinti si consola così dall’enorme delusione provocata dalla positività di Andrea Innocenti.

Rubio l’ultima scoperta Vejus. Anno zero per la Palazzago
Dopo aver fatto ben vedere nel 2017, Einer Augusto Rubio Reyes si è rivelato appieno in questa stagione, dimostrando di non avere molto da invidiare ai connazionali Egan Bernal e Ivan Sosa in quanto a talento. La piccola formazione campana Vejus – TMF continua dunque a farsi notare col campioncino di turno, che succede a De Ieso e Mrozek. Rubio sembra essere sia un ottimo scalatore, che un buon corridore da classiche: al Giro d’Italia, nonostante sia un po’ sacrificato per la nazionale riesce a vincere la tappa di Folgarida, mentre al Giro della Valle d’Aosta, dove ha carta bianca, finisce ai piedi del podio. Da lì alla fine della stagione vince ancora tre volte, col prestigioso Giro di Capodarco e l’arrivo in salita del Giro del Friuli nel carniere.

Nelle Marche il migliore è Andrea Di Renzo, rivelatosi in maglia VPM Porto Sant’Elpidio per la vittoria al Trofeo MP Filtri e per il terzo posto al Giro del Friuli. La Iseo Serrature Rime confeziona un interessante passista veloce come il secondo anno Matteo Furlan, che firma due successi di peso come la Milano-Busseto e il Memorial Dennis Zanette.

Infine, due parole per il Team Palazzago, squadra che negli ultimi anni ha sempre avuto un posto in primo piano nel panorama italiano, ospitando in rosa fino all’anno scorso anche il campione europeo Alexander Riabushenko: tra il divorzio con lo storico Ds Olivano Locatelli e l’azzeramento della prima linea di corridori della passata stagione, si sapeva già di partire in deficit: la sfortuna ha ulteriormente messo i bastoni tra le ruote, col terribile incidente accorso a Cezary Grodizcki, indubbiamente il miglior elemento in rosa come dimostrato d’altronde nelle classiche primaverili. Uno shock per un team con così tanta storia concludere la stagione con zero vittorie, l’anno prossimo i ragazzi di Totò Commesso non potranno che far meglio.

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