Letizia Paternoster, Katie Archibald e Jennifer Valente sul podio dell'Omnium di CDM © TrackBerlin
Letizia Paternoster, Katie Archibald e Jennifer Valente sul podio dell'Omnium di CDM © TrackBerlin

Letizia, il classico argentino non conosce rinvii

Berlino, Paternoster seconda nell’Omnium di Coppa del Mondo con un finale al fulmicotone. Domani (con Confalonieri) ci riprova nella Madison, gara in cui Scartezzini-Lamon hanno sfiorato il podio

La ragazzaccia ne ha fatta un’altra delle sue. La ragazzaccia sarebbe Letizia Paternoster, e ormai non ha davvero più bisogno di presentazioni, non solo su queste lungimiranti colonne, ma nell’intero panorama sportivo italiano: potenza di due occhi da favola coniugati a un’eccezionale efficacia competitiva (non è una considerazione sessista, uffa!, è così e basta).

Un’altra delle sue sarebbe invece l’ennesima medaglia conquistata in carriera, stavolta in Coppa del Mondo, il classico argento (nel titolo è “argentino” perché si parla “solo” di CDM… o forse perché siamo come sempre schiavi del calembour…) che non si butta mai via, e che soprattutto resterà in mente per il modo in cui è giunto, proprio all’ultimo sprint dell’ultima prova dell’Omnium di Berlino (sede della terza tappa della challenge UCI della pista). In fondo è quel che prova a garantire (spesso riuscendoci) l’Omnium, questa disciplina multipla che ai puristi fa storcere il naso ma non è priva di un proprio senso, e più il passa il tempo (e quindi ci abituiamo ad essa), più il senso lo comprendiamo bene. È un evento spettacolare, tantopiù dopo la sua riforma, in seguito alla quale la Corsa a punti è diventata la prova decisiva (per di più coi punteggi integrati direttamente nella classifica generale, elemento senz’altro vincente della formula).

 

L’Omnium di Archibald&Paternoster
Mancava Kirsten Wild, sicuramente una delle clienti più difficili del lotto; e mancava la regina della specialità, Laura Trott, la quale però era ben rappresentata dalla vice-regina della specialità, Katie Archibald: la perfida Albione ha la prima e la seconda del seeding e può bullarsene quanto le pare, che volete farci? Una sola poteva gareggiare, Archy appunto (Laura ci si era messa – vincendo – a Milton nella tappa precedente di CDM).

Un parterre più che discreto di contendenti, tra cui spiccava il nome della rientrante (in CDM) Annette Edmondson, ed ecco che l’impresa di portare a casa una medaglia, per Letizia Paternoster, non si profilava come la più scontata dell’anno (considerando la fase di “bassa”, nel senso di condizione). Ma la bimba è una di quelle toste ma toste.

Scratch d’apertura, vince Archibald (ma va’?) sulla canadese Alison Beveridge e terza si inserisce Letizia, davanti all’americana Jennifer Valente e a Nettie l’australiana (la Edmondson, per chi non è avvezzo ai nomignoli). Seconda prova, la Tempo Race: in diverse hanno provato a prendere il giro, tra queste ovviamente Archibald che mentre era in caccia ha conquistato 4 punti (ovvero è passata per quattro giri al comando della corsa); anche Letizia ci ha provato, è restata davanti per tre giri, ergo 3 punti; terza all’arrivo, dietro alla solita britannica e alla danese Julie Leth (3 punti come l’azzurra, ma miglior piazzamento allo sprint finale).

Si scollinava la giornata con Archibald a 80 punti, Paternoster seconda a 72, quindi Valente a 68, Leth a 64 e Edmondson a 58. Terza prova, la spettacolare Eliminazione. Qui Letizia ha fatto corsa molto dispendiosa, trovandosi spesso nelle retrovie nell’ultima parte di gara, e dovendo spendere abbastanza per risalire ogni volta la china. Si è arresa qualche secondo prima di quanto avremmo pensato, anche se ha messo a referto un più che onorevole quinto posto. A precederla, la belga Lotte Kopecky quarta, la Jenny Valente terza, Nettie seconda e prima… Katie Archibald, of course! Tre su tre per lei, e classifica allungata in suo favore: 120 punti per il suo percorso netto, 104 per le prime inseguitrici, ovvero Paternoster e Valente, appaiate prima della Corsa a punti che avrebbe risolto la tenzone; a seguire, quota 96 per Edmondson e 90 per Leth.

 

Una Corsa a punti dal finale palpitante
Non si osava ipotizzare che qualcuna potesse mettere in discussione la vittoria di Archibald nell’Omnium, al termine della Corsa a punti; e in effetti la britannica ha controllato senza grossi patemi, eccetto uno (come vedremo tra qualche riga). Ha raccolto qualche punto qua e là, per rimpinguare il bottino, arrotondandolo fino ai 132 finali, 12 presi nella Corsa a punti (frutto di una volata vinta e altri tre piazzamenti).

La lotta più accesa era quella per i gradini laterali del podio: Paternoster è parsa poter battagliare faccia a faccia con Valente, nei primi giri, ma poi, dopo esserne stata anticipata sia al secondo che al terzo sprint (terza-quarta, prima-seconda i risultati delle duellanti), si è come eclissata, lasciando che la statunitense collezionasse altri punticini che l’hanno condotta fino a 114 (dai 104 iniziali), mentre la trentina non andava più su di 108, ovvero il limite toccato già dopo il terzo degli otto sprint previsti. Con questo stato di cose ci si è proiettati all’ultima volata, quella con punteggi raddoppiati. Edmondson, non brillantissima, non era a sua volta fuori dalla contesa (per il bronzo), stazionando a 101 alle spalle dell’azzurra.

L’unica speranza per Letizia di scavalcare Jennifer era di vincere l’ultimo sprint (con l’americana non più su della terza posizione), oppure di fare seconda sperando che la rivale non facesse punti. Ma a questo punto dobbiamo fare un piccolo flashback per tornare ai -22 giri dal termine (sugli 80 totali), ovvero al momento in cui proprio la Paternoster è stata suo malgrado protagonista di un evento che avrebbe potuto influire pesantemente sulla prova: una grossa caduta innescata da un contatto dell’italiana con Katie Archibald.

La responsabilità è stata della Katie, che si stava sfilando per linee esterne ma in maniera un po’ poco accorta, sicché non ha notato che Letizia – legittimamente, nonché spostata nell’inerzia dalla Edmondson, che a sua volta si stava muovendo verso destra – stava allargando la propria traiettoria. Tocco posteriore italiana/anteriore britannica, e giù la Archibald, a dar luogo a una carambola che ne ha buttate sul parquet non meno di altre quattro o cinque. Nessuna con gravi danni, tutte ripartite per fortuna, e corsa che se l’è cavata con una sospensione di circa 10 minuti: il tempo per tutte di rimettersi bene in sella.

L’evento – torniamo alla cronaca del finale – non ha scalfito il sangue freddo di Letizia, la quale ha interpretato alla perfezione le ultime tornate, con una lucidità sconvolgente. Ai -2 si è mossa la hongkonghese Yao Pang, fatto che avrebbe potuto scombinare le carte; ma l’asiatica è stata risucchiata al penultimo giro da una violenta contro-accelerazione dell’olandese Amy Pieters. Il rush della oranje era il segnale atteso da Paternoster, che si è fiondata dalla pancia del gruppo fino alle primissime posizioni, per poi dare un’ulteriore brusca, bruciante rasoiata che le permetteva di scrollarsi dalla ruota la Valente, che fin lì la stava marcando stretta.

L’americana non ha potuto nulla contro la volata di Letizia, che è andata direttamente a vincere, facendo lo slalom tra le avversarie che la precedevano, a una velocità impressionante a quel punto della serata. La Pieters s’è presa il secondo posto, la messicana Yareli Salazar il terzo, e alla Valente è rimasto il quarto, ovvero il cerino in mano, ovvero il bronzo nella generale. 132 punti per Katie Archibald, come scritto più su; 118 per Letizia Paternoster; 116 per Jennifer Valente. Edmondson è rimasta a 101, non vicinissima al podio. Prima medaglia per la spedizione azzurra a Berlino, un argento più che mai luccicante.

 

Che bella Madison, Michele&Francesco!
Ma a dire il vero l’Italia una medaglia l’aveva già sfiorata, nel pomeriggio tedesco. Merito di Francesco Lamon e Michele Scartezzini, i quali nella Madison si erano issati fino al quarto posto, battagliando a tratti alla pari con degli avversari di notevolissimo rispetto e blasone. In una gara piuttosto trattenuta, solo una coppia è riuscita a guadagnare il giro, quella danese (Casper Von Folsach e Lasse Norman Hansen, scusate se è poco); e non a caso, proprio quella coppia ha vinto l’oro.

Tra la caccia (due sprint vinti mentre i due erano in avanscoperta) e altri sprint ben confezionati qua e là, i danesi hanno messo insieme 24 punti, più i 20 del giro conquistato fanno 44: inattaccabili. Anche dai soliti britannici, nell’occasione Mark Stewart e Oliver Wood, ai quali non sono bastati quattro sprint vinti (tra cui quello conclusivo) e altri punti raccolti in altre volate per avvicinare i danesi: 30 i punti della coppia UK; al terzo posto una volitiva Germania, che ci teneva – coi suoi alfieri Roger Kluge e Theo Rheinardt – a onorare in casa la maglia iridata di campioni del mondo della specialità; ma ai due colossi teutonici è mancato qualcosa per far più dei 24 punti con cui hanno concluso la prova.

E poi il quarto posto dei nostri, come anticipavamo: 15 punti per la coppia azzurra, e diversi momenti di protagonismo nel corso della gara: dopo un avvio cauto, un bello spunto di Lamon ha regalato agli italiani la vittoria nel quarto sprint (12 in totale le volate sui 120 giri della prova), e poco dopo un allungo di Scartezzini che tentava l’anticipo in vista del quinto sprint ha fruttato altri 3 punti per il secondo posto (la Danimarca nell’occasione ha scavalcato Michele). A questo punto della gara (eravamo verso la metà) l’Italia era ai piedi del podio e perfettamente in corsa per una medaglia; poi però altri hanno prevalso, anche se la coppia schierata da Marco Villa è stata brillante nel superare i temibili australiani, grazie alla vittoria del decimo sprint (un altro allungo – stavolta superbo e imbattuto – di Scartezzini in anticipo sulla volata vera e propria), e ad arrotondare a 15 il punteggio con gli ultimi due punticini conquistati nella volata dell’arrivo. Una prova confortante e che conferma come nella squadra azzurra le alternative non manchino.

 

E domani di nuovo Letizia in scena. Aspettiamo anche Viviani
Un paio di gare veloci, come di consueto, in calendario nella giornata: il Keirin maschile ha visto l’affermazione di uno stratosferico Matthijs Buchli, che in finale è partito per uno sprint lunghissimo già dal penultimo giro, e ha così preceduto l’australiano Matthew Glaetzer e il malese Azizulhasni Awang. Un’ennesima conferma dello stato di grazia del settore sprint olandese, ma non ce n’era ormai bisogno. In gara per l’Italia Francesco Ceci, che ha mancato di un nulla la vittoria nella batteria di ripescaggio (ci fosse riuscito, sarebbe approdato in semifinale con vista su una top ten).

La Velocità individuale femminile ha visto il successo di Stephanie Morton: netta l’affermazione dell’australiana nella doppia finale con la russa Anastasiia Voinova, battuta per 2-0; bronzo all’ucraina Olena Starikova, 2-1 sull’altra russa Daria Shmeleva; Maila Andreotti ha chiuso le qualifiche in ultima posizione, mentre Miriam Vece ha fatto 23esima (in 11″179) ed è approdata ai 16esimi, turno in cui si è però dovuta arrendere a quel donnone di Elis Ligtlee, troppo più… tutto – fisicamente e atleticamente parlando – per lasciare speranze all’azzurra.

In una giornata da globetrotter, Francesco Ceci ha partecipato pure al Chilometro, non superando le qualifiche (14esimo col tempo di 1’02″837); in questa gara è giunto il primo successo tedesco della kermesse, grazie a Joachim Eilers che in finale ha fermato i cronometri sul tempo di 1’00″645, 15 millesimi di troppo per il francese Quéntin Lafargue, che pure era stato il migliore in qualifica; molto regolare, il transalpino ha fissato dei tempi simili nei due turni (1’00″657 al mattino, 1’00″660 in finale), ma è stato Eilers a prevalere, grazie alla capacità di limare un decimo tondo nella seconda uscita (nel primo turno aveva fatto 1’00″745). Terzo posto per l’olandese Theo Bos col tempo di 1’00″868.

Il Velodrom di Berlino – che tra le altre cose oggi ha applaudito con calore e commozione la mitica Kristina Vogel, ospite della manifestazione – vedrà domani la conclusione della tre giorni di Coppa del Mondo. In programma 5 gare, ovvero Velocità e Omnium tra gli uomini e 500 metri, Keirin e Madison tra le donne. In campo maschile l’Italia si gioca Elia Viviani nella prova multipla (rivivremo le lacrime di Rio o le ricorderemo soltanto?), in campo femminile riecco Letizia Paternoster, che in coppia con Maria Giulia Confalonieri proverà a medagliarsi pure nella Madison (il duo ci ha regalato un bronzo agli ultimi Mondiali); Miriam Vece si dividerà tra 500 metri e Keirin, gara – questa – in cui sarà al via anche Maila Andreotti.

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