Dylan Teuns al Critérium du Dauphiné © ASO - Alex Broadway
Dylan Teuns al Critérium du Dauphiné © ASO - Alex Broadway

Teuns: «Ardenne l’obiettivo, Fiandre il sogno»

Intervista al belga della Bahrain Merida che anticipa gli obiettivi in questa sua nuova esperienza

Dal nostro inviato

Nella conferenza stampa svoltasi all’IRR di Torino, le parole dei vari membri dello staff della Bahrain Merida hanno confermato la centralità e la posizione intoccabile di capitano di Vincenzo Nibali. Ma sarebbe un errore pensare allo Squalo come unico simbolo del team: oltre a Colbrelli e Mohoric, questo ciclomercato ha portato due nomi di peso come l’australiano Rohan Dennis,  campione del mondo a cronometro, e il belga Dylan Teuns. Ed è proprio con il ventiseienne belga di Diest che ripercorriamo la stagione passata tracciando, al contempo, i desideri per il nuovo anno.

Ripetere la straordinaria performance del 2017, con 8 vittorie e piazzamenti in serie, non era affatto semplice; il tuo 2018 è stato comunque più che buono, con il podio finale a Il Lombardia come coronamento
«Il 2018 è stata una buona stagione, peccato non aver centrato una vittoria. È stato un po’ triste concludere con zero successi, ma sono molto soddisfatto del secondo posto nella tappa regina della Paris Nice: il sesto posto nella generale è stato l’inizio di un filotto con l’undicesimo all’Itzulia Basque Country e il quinto al Tour de Pologne, dove non ho ripetuto il successo del 2017 ma mi sono confermato tra i migliori. Anche la Vuelta è andata molto bene con diversi risultati di qualità: in tutta la stagione sono arrivati 8 podi su 12 piazzamenti tra i primi 5 in gare World Tour, quindi posso essere molto soddisfatto»

Di solito i corridori delle Fiandre sono molti forti sul pavé: tu in questo caso rappresenti un’eccezione, visto che sei più adatto alle classiche collinari
«Sì, preferisco e vado molto forte sia alla Flèche Wallonne che alla Liège Bastogne Liège, ma mi piace moltissimo il pavé: ho fatto veramente molte gare sulle pietre durante il periodo juniores. Però più che nelle Fiandre dove ancora vivo, mi alleno molto in Vallonia: al momento non c’è mai stata occasione di prepararmi per le classiche del pavè ma chissà che in futuro la squadra non mi faccia partecipare anche lì»

Quindi sarebbe un sogno correre la Ronde van Vlandeeren, una corsa sacra per i fiamminghi e amata da moltissimi ciclisti
«Proprio così, è la corsa più importante e sentita di tutte le Fiandre, nonché la più grande riguardo tutti gli altri fattori. Sono molto motivato»

Hai corso sia nel vivaio che nella squadra principale della BMC. Che ne pensi della fine di questo progetto che, oltre a te, ha lanciato corridori come Frankiny e Sivakov?
«Mancherà veramente molto un gruppo come quello, vedendo soprattutto quanti corridori, cresciuti o che hanno militato nel vivaio, abbiano compiuto con successo il passaggio nel professionismo. Io ho corso solo un’anno nella formazione Under 23 ma mi è bastato per migliorare veramente e disputare la mia miglior stagione da dilettante che è valsa poi la chiamata nel team ufficiale. Vedremo come proseguirà l’avventura del team con i nuovi colori e il nuovo nome: a me dispiace che non esista più la squadra BMC, ma ovviamente rimango molto concentrato su questa nuova avventura. Questo trasferimento è stato un salto di qualità per la mia carriera e sono molto motivato a ottenere nuovi successi e prestazioni più grandi con la Bahrain Merida»

Hai corso spesso in Italia: da Under 23 il Giro della Valle d’Aosta, da professionista il Giro e le classiche di fine stagione. Ti vedremo concentrato più sulle classiche delle Ardenne o sarai protagonista anche qui in Italia?
«Ancora non sono sicuro, ma posso dire che sono pronto a correre con molti più obiettivi stagionali, cosa diversa rispetto agli anni precedenti. Un’altra corsa che vorrei correre è la Clásica San Sebastián, una gara in cui posso andare molto bene anche se non l’ho mai disputata. In Italia gli obiettivi principali dovrebbero comunque rimanere le classiche di fine stagione fino a Il Lombardia, anche se non mi dispiacerebbe fare il Giro d’Italia e puntare a qualche successo di tappa. Questo però sarà più difficile dato il mio obiettivo principale sarà il Trittico delle Ardenne»

Dall’esterno il ciclismo belga pare in grossa salute, con corridori di qualità come te, Laurens De Plus, Yves Lampaert e Bjorg Lambrecht che paiono pronti a ottenere risultati di peso
«Sì, è risaputo quanto il ciclismo sia diffuso da noi e quanto noi belgi ne siano appassionati. Ci sarà sicuramente anche una sfida interna tra di noi per cercare di conquistare il ruolo di capitano e quindi non guarderò gli altri, ma cercherò di migliorarmi sempre di più e piano piano diventare forte come gli altri grandi campioni che hanno corso prima di me. Già il 2019 mi offrirà diverse corse interessanti con cui mettermi alla prova»

Un 2019 peraltro con una novità per te, visto che per la prima volta sarai l’unico atleta belga del team
«In effetti ho sempre corso in squadra con altri connazionali. Ma questo comunque non sarà un problema: nella Bahrain Merida c’è già una bella atmosfera e mi trovo molto bene con tutti gli altri corridori».

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