Il quartetto azzurro impegnato a Londra © Twitter
Il quartetto azzurro impegnato a Londra © Twitter

Le ragazze col bronzo, i ragazzi col broncio

Coppa del Mondo su pista, a Londra Balsamo-Frapporti-Guazzini-Valsecchi salgono sul podio. I colleghi beffati al fotofinish

Una bella soddisfazione e una grossa delusione: così si può sintetizzare per l’Italia la giornata inaugurale della quarta tappa di Coppa del Mondo su pista. A Londra, nel velodromo olimpico di Lee Valley, il bottino recita una medaglia di bronzo in cassaforte e una medaglia di bronzo svanita per un battito di ciglia. È il bello (e il brutto) della sfida nei velodromi: basta un attimo per stravolgere lo sforzo lungo 4000 metri.

Le ragazze sono una garanzia: bronzo nell’Inseguimento a squadre. Oro alle solite britanniche
Fra i tanti motivi di vanto del ciclismo su pista italiano vi è il quartetto femminile dell’Inseguimento a squadre: possono variare le interpreti ma il risultato non cambia. E così, anche in una formazione inedita, le azzurre confermano il trend che le vede chiudere sempre tra le migliori quattro in questa Coppa del Mondo: terze a Saint Quentin, seconde a Milton, quarte a Berlino e ora terze a Londra. Nessuna altra nazione ha saputo approdare alle finali nei quattro weekend di gara. Vi riescono loro, che al momento non dispongono di un velodromo al coperto dove allenarsi, giusto per non dimenticare mai le condizioni in cui loro e gli altri pistard italiani devono prepararsi.

Dopo il secondo posto di ieri nelle qualificazioni, Elisa Balsamo, Simona Frapporti, Vittoria Guazzini e Silvia Valsecchi hanno affrontato nella terza batteria le ostiche statunitensi: la sfida è rimasta combattuta fino a metà gara, con le azzurre davanti al giro di boa per 9 miseri millesimi. Da lì in poi le atlantiche hanno cambiato marcia, andando ad imporsi con quasi tre secondi e ad attendere nella finale le solite britanniche.

Per le ragazze di Dino Salvoldi le avversarie rispondono al nome del Team Breeze, selezione di giovani promesse britanniche; in testa sin dal primo giro, le azzurre arrivano a metà gara con oltre otto decimi di margine. A scompaginare tutto è un mostruoso giro delle rivali in 15″2 (almeno mezzo secondo più veloce rispetto agli altri da loro fatti) attorno al terzo km che ridà linfa alle beneamine di casa; il sorpasso avviene a due tornate dal termine ma rimane un caso isolato. Balsamo e compagne, infatti, reagiscono prontamente salendo di colpi e scrollandosi di dosso le rivali, tagliando in traguardo in 4’23″765 con 747 millesimi di vantaggio sulle avversarie.

La finale per l’oro può essere liquidata in due righe: la superiorità della Gran Bretagna, presente con una strabiliante Katie Archbold, Eleanor Dickinson, Neah Evans e Laura Kenny, va al di là delle aspettative. Le campionesse europee vanno a doppiare (per altro rischiando il patatrac) gli Stati Uniti prima dei 2750 metri, per la gioia del folto pubblico del Lee Valley Velodrome. Nel prosieguo della classifica da segnalare l’ottimo sesto posto della Corea del Sud, quartetto sempre più convincente.

Che beffa per gli uomini: medaglia di legno per un’incollatura
Inutile nascondersi, per come sono andate le cose è una cocente delusione. Comandare sin dall’inizio e vedersi scavalcare a 20 metri dalla fine non è stato per nulla piacevole. Questo è quanto accaduto al quartetto maschile nell’Inseguimento a squadre che deve rimandare ancora il ritorno su quel podio trovato sinora solo nell’apertura parigina.

Dopo il terzo posto di ieri nelle qualificazioni con Liam Bertazzo, Francesco Lamon, Davide Plebani e Michele Scartezzini, oggi è sceso in pista Elia Viviani, sostituendo l’altro veronese Scartezzini in batteria e il giovane Plebani nell’atto conclusivo. Nel primo turno gli avversari erano i rampanti belgi, in crescita esponenziale nelle ultime uscite. Sempre costretti ad inseguire, gli azzurri hanno provato un clamoroso rientro negli ultimissimi giri, dovendo però inchinarsi ai rivali per 3 decimi.

Il tempo (3’58″016) ha comunque garantito loro l’accesso nella finalina contro la Gran Bretagna qui in versione baby con William Tidball, Ethan Vernon, Matt Walls e Fred Wright. Partiti controllati, gli italiani hanno preso la testa al passaggio del primo km inanellando sei giri consecutivi fra il 14″0 e il 14″2, arrivando così a metà gara con 1″9 di vantaggio, stesso margine all’altezza del terzo km. Da qui, però, la luce si spegne: con Scartezzini staccatosi dopo le ultime trenate, i tre iniziano a diminuire l’incedere, entrando con ancora 1″5 negli ultimi due giri. Ma la spia della riserva è accesa e le tornate in 15″1 e 15″3 sono letali a questi livelli, specie quando i rivali rispondono in 14″5 e 14″4. E così si giunge negli ultimissimi metri: a tagliare per primi l’arrivo sono i corridori locali in 3’59″606. 30 miseri millesimi separano l’Italia dal podio e la beffa è pesante da digerire per i campioni d’Europa.

La finale per l’oro premia non una nazione quanto un club, la Huub Wattbike. Stortura regolamentare, questa formazione è internazionale, affiancando ai britannici John Archibald, Daniel Bigham e Jonathan Wale il fenomenale statunitense Ashton Lambie. In una Coppa del Mondo, francamente, assistere a selezioni miste non ha il minimo senso. Ebbene, i tuttineri vanno a vincere di progressione in 3’57″726, dando oltre un secondo ad un Belgio che aveva condotto nei primi tredici dei sedici giri di gara.

A Paesi Bassi e Cina i tornei della Velocità a squadre. Domani solo quattro gare
Oltre alle tante gare paralimpiche (un plauso agli organizzatori per aver abbinato al meglio le prove) si sono disputate le due gare della Velocità a squadre. Tra gli uomini nessuna storia: troppo forti i Paesi Bassi tanto che in finale si sono permessi il lusso di far accomodare a bordopista quel fenomeno di Jeffrey Hoogland rimpiazzandolo con Matthijs Buchli (il giro di lancio è stato di Roy van den Berg, quello intermedio di Harrie Lavreysen). Nell’atto finale spazzati via i britannici Ryan Owens, Philip Hindes e Joseph Truman (il baronetto Jason Kenny è stato impegnato nel turno precedente) con quasi 1″4 di distacco. Terza la Germania, capace di regolare la Polonia.

Assente, come di consueto, l’Italia tra i maschietti, nella prova femminile la presenza azzurra è durata come d’abitudine lo spazio delle qualificazioni: quindicesimo e penultimo tempo per la coppia composta da Elena Bissolati e Miriam Vece. Rispetto al loro 34″652 serviva scendere di oltre 1″1 per superare lo scoglio, che per altro si è clamorosamente rivelato improbo per la Gran Bretagna di Marchant e Bate. Nella avvincente finale per l’oro ad esultare è stata la Cina con Lin Junhong e Zhong Tianshi, quest’ultima autrice di un grandissimo giro finale: 32″771 per loro, 37 millesimi peggio per le brave tedesche Miriam Welte e Emma Hinze. Il podio viene completato dai Paesi Bassi ai danni della Francia.

Sono solo quattro le gare di domani, in un programma volutamente ridotto ai minimi termini: spazio a Keirin maschile (Francesco Ceci è nella prima batteria contro Buchli, Eilers, Quintero, Vynokurov e Xu: compito improbo il suo), Madison maschile (tocca a Francesco Lamon e Michele Scartezzini, in gara anche gli spagnoli Mora-Torres, i belgi De Ketele-De Pauw e i neozelandesi Archbold-Gate), Velocità femminile (Miriam Vece proverà a difendersi al meglio) e Omnium femminile (Maria Giulia Confalonieri può lottare per le primissime posizioni, in una prova con Wild, Cure e Barker come totem).

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