Mathieu van der Poel vince a Zonhoven © UEC - Bettiniphoto
Mathieu van der Poel vince a Zonhoven © UEC - Bettiniphoto

Nessuna marcatura a Zonhoven, MVDP è il solito

Il campione europeo non fa neanche iniziare la gara. Tra le donne Cant torna a vincere, Arzuffi balza in testa al Superprestige

L’edizione 2018 del cross di Zonhoven, dietro le vesti della nuova e fredda collocazione dicembrina, rappresenta, per certi versi, un ritorno al passato: dal 1958, infatti, al 1966, la prova del Limburgo belga si disputava proprio in coda all’anno solare, prima di un’interruzione protrattasi per oltre quarant’anni (dal 1967 al 2009).

Il tema del ritorno abbraccia, oltre che il palcoscenico di gara, anche gli attori protagonisti della recita andata in scena sulle ripide pareti di De Kuil, la fossa. Sanne Cant, dopo un inizio di stagione balbettante, alla vittoria che mancava nel Superprestige dallo scorso febbraio, Alice Maria Arzuffi, al primato nella generale della challenge più antica delle tre principali, e Mathieu van der Poel, ad alzare le braccia al cielo, per la quindicesima volta da ottobre.

La “zona Sanne”
Il plotone femminile, rimpolpato rispetto allo Scheldecross di ieri dalla presenza del duo Steylaerts Worst-Arzuffi, ma senza Lucinda Brand, s’è trovato ad affrontare un percorso reso ancora più duro da un’abbondante nevicata notturna. L’unione tra sabbia e neve ha prodotto un compatto miscuglio, simile al fango, in grado di esaltare le caratteristiche delle atlete più avvezze a tracciati di immane durezza: insomma, la descrizione di Nikki Brammeier.

L’esperta atleta britannica ha attaccato a fondo dalle prime battute, arrivando al primo passaggio sulla linea del traguardo con un vantaggio di 18″ sulle immediate inseguitrici, capitanate da Ceylin Alvarado e Maud Kaptheijns (poi caduta insieme alla Worst). Nel corso della tornata successiva Denise Betsema ha ricucito sulla Brammeier e ha riportato la gara sui binari della corsa di gruppetto, comuni alle gare femminili, con Sanne Cant e Ceylin Alvarado alla sua ruota.

Dopo aver salutato Nikki Brammeier, caduta scendendo da De Kuil, la Betsema ha provato, col passare dei giri, a mettere alla frusta le rivali, forte della propria superiorità tecnica, ma ha dovuto scontrarsi con un’attenta Sanne Cant e con una tenace Alvarado, mai doma nonostante l’evidente difficoltà a tenere il ritmo.

Alice Maria Arzuffi, invece, come suo solito, è cresciuta col passare dei giri, facendo anche più di un pensiero al podio, distante, grazie a due giri veloci,ad un certo punto (durante il quarto giro) solo 14″. Una caduta all’approccio della prima delle discese previste ha arrestato l’ennesima rimonta dell’Arzuffi, finendo per vanificarne i sogni di gloria relativi ai primi tre posti ma non quelli relativi alla generale, complice la giornata no della Worst.

Là davanti, arrivati all’ultimo giro, l’azione di Denise Betsema, incessantemente in testa a spingere fino a quel momento, ha tradito quella stanchezza che non è passata inosservata a Sanne Cant, normalmente una sentenza nei finali a due. La campionessa del mondo, una volta sentito l’odore del sangue, non ha perso tempo e ha sferrato l’attacco che le ha consentito di arrivare in solitaria, festeggiando il suo quinto centro stagionale, il più prestigioso.

A 9″ è arrivata Denise Betsema, sempre più a suo agio nel ruolo di faro della corsa, ma che forse ancora manca di quella scaltrezza che solo l’esperienza ad alto livello porta. Più dietro, al terzo posto, Ceylin Alvarado, con un ritardo di 25″. Dalla lotta per il quarto posto è emersa vincitrice Nikki Brammeier, a 42″, mentre a 46″ Arzuffi ha regolato Loes Sels in volata. Nei 10 anche Inge van der Heijden, settima, Maud Kaptheijns, ottava, Annemarie Worst, nona e la giovanissima Van Anrooij, decima. Eva Lechner, dopo una gara costantemente condotta nella top 10, a causa di un salto di catena, s’è dovuta rassegnare a un undicesimo posto che non cancella quanto di buono mostrato.

La generale sorride alla Arzuffi, per la prima volta in stagione capoclassifica solitaria (lo era stata in coabitazione con la Worst), con 62 punti. A due lunghezze, a pari merito, la destituita dal trono Annemarie Worst, che sconta i postumi di un’influenza, e la vincitrice odierna, Sanne Cant.

Van der Poel corre da solo
Non c’è molto da dire riguardo alla gara maschile, se non per rimarcare l’abbacinante dominio di Mathieu van der Poel, protrattosi dalla metà del primo giro all’inevitabile arrivo a braccia alzato e neppure scalfito da un capitombolo avvenuto al penultimo giro, dopo aver gigioneggiato un po’ troppo (cosa che non è piaciuta a papà Adrie).

Nessuno s’è mai avvicinato al fenomeno: non i due litiganti per la seconda piazza Wout van Aert e Toon Aerts, con il primo che ha avuto la meglio, avvantaggiandosi in maniera decisiva alla nona delle 10 tornate in programma, dopo un problema alla catena di Toon.
Una bella sfida, ad ogni modo, che ha messo, ancora una volta, in mostra i miglioramenti in conduzione di Aerts, oltre al suo grande cuore, e il migliorato passo gara del campione del mondo, in leggera crescita.

Da segnalare anche le buone prove di Van der Haar, quarto, oggi alle prese con quello che considera il suo circuito preferito (anche se Valkenburg…), di Jens Adams, quinto al traguardo davanti al più quotato compagno Sweeck e quasi mai così performante durante la stagione, e di Joris Nieuwenhuis, settimo, nonostante la partenza ad handicap dalla terza fila.

Discreta la prova di Gioele Bertolini e più che buona quella di Jakob Dorigoni, arrivati a braccetto rispettivamente, al diciannovesimo e al ventesimo posto, obbligati a concludere anzitempo la loro prova a tre giri dalla fine (quant’è crudele la regola dell’80 per cento con MvdP in gara…).

Van der Poel comanda a punteggio pieno, a 75 punti, con la concreta possibilità di fare filotto nei prossimi appuntamenti (dove è pressoché imbattibile) e finire imbattuto il SP. Aerts segue a 67 e WVA a 55, al terzo posto, pur avendo saltato la gara di Boom.

L’antivigilia dell’anno nuovo, il 30-12, vede il SP fare tappa a Diegem, in notturna, nell’occasione in cui il cross si mette l’abito da sera e in cui i bicchieri svuotati dalla birra affollano il percorso.Una grande occasione per la Arzuffi di mettere in mostra i miglioramenti sul veloce evidenziati ad Hamme e Tabor e di avvicinarsi a quel sogno chiamato Superprestige.

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