Simon Yates e Tom Dumoulin si ritroveranno al Giro d'Italia 2019 © LaPresse - Fabio Ferrari
Simon Yates e Tom Dumoulin si ritroveranno al Giro d'Italia 2019 © LaPresse - Fabio Ferrari

Tutti vogliono farsi un Giro

La startlist della corsa rosa 2019 si fa sempre più interessante: con Nibali e Aru, anche Dumoulin, Yates, López, Bernal e forse altri

Dicembre è il mese dei primi ritiri duranti i quali le grandi squadre iniziano a porre le basi per la stagione successiva: tanti chilometri da mettere nelle gambe ma non solo, perché tra una pedalata e l’altra si definiscono gli obiettivi e si stilano i calendari di gara dei corridori. Per il Giro d’Italia gli ultimi giorni sono stati un trionfo di grandi notizie: in rapida successione sono state confermate le partecipazioni all’edizione del 2019 di Tom Dumoulin, Simon Yates e Miguel Ángel López che vanno ad aggiungersi alle altre già sicure di Vincenzo Nibali, Fabio Aru, Egan Bernal, Ilnur Zakarin e Mikel Landa; insomma, il campo dei favoriti che si sfideranno tra Bologna e Verona inizia a delinearsi, altri potrebbero aggiungersi già prima della fine dell’anno, e gli appassionati posso sognare con una startlist che si prospetta assolutamente di primo livello.

Dumoulin al Giro: per amore e per il percorso
Per Tom Dumoulin si tratterà della quarta partecipazione consecutiva al Giro d’Italia e gli straordinari risultati dello scorso anno lo hanno consacrato definitivamente come fenomeno da Grandi Giri: il tentativo di doppietta Giro-Tour terminato con un doppio secondo posto e alcuni rimpianti per l’esito della corsa rosa ha fatto scalpore più della vittoria del 2017 e a 28 anni è nel pieno della sua maturità agonistica. Inizialmente sembrava che il 2019 sembrasse l’anno giusto per il neerlandese della Sunweb per fare un all-in sul Tour de France, ma il percorso disegnato da Mauro Vegni ha ribaltato la situazione: troppo appetitose per lui quelle tre cronometro individuali in confronto all’inezia dei soli 27 chilometri di sforzo individuale che si troveranno in Francia.

Ma dietro alla scelta di Dumoulin non c’è solo un tracciato ideale per le sue caratteristiche: la realtà è che negli ultimi anni il prestigio del Giro d’Italia è sensibilmente cresciuto e sebbene il Tour de France resti la corsa più importante dell’anno il divario è meno ampio che in passato. E poi c’è l’amore che Dumoulin prova nei confronti dell’Italia ed il Giro, un sentimento che non manca mai di ricambiare e che viene costantemente ricambiato dall’affetto e dalla stima degli appassionati: qualcuno potrebbe pensare a semplici parole di circostanza, ma basta vedere il video con cui ha confermato la sua presenza al via da Bologna per accorgersi di come cambino le sue espressioni quando parla della corsa rosa; sembrano proprio quelle di un ragazzino innamorato. E attenzione, se ci saranno intoppi dal punto di vista fisico, anche nel 2019 poi ci riproverà anche al Tour: 20 anni dopo Pantani, sembra essere lui l’unico con i mezzi per puntare alla doppietta.

Yates e López, due ritorni più che graditi
Un altro grande colpaccio per Mauro Vegni ed il Giro d’Italia è il ritorno del britannico Simon Yates, vincitore della Vuelta e determinato a tornare in Italia per riprendersi quanto lasciato quest’anno quando per due settimane ha dato spettacolo esaltando tutti i tifosi: sembrava avere la corsa in mano, ma le ultime tappe di montagna gli sono state fatali ed ora vuole riprovarci. Diciamo la verità, la sua presenza come capitano della Mitchelton-Scott era tutt’altro che scontata: è innegabile che l’ultima stagione lo abbia lanciano in una nuova dimensione, ma quelle tre cronometro che tanto piacciono a Dumoulin rischiano di essere un handicap significativo e per questo ci saremmo aspettati di vederlo puntare maggiormente sul Tour de France, magari con Adam Yates o Esteban Chaves nel ruolo di capitano in Italia mentre ora sarà da vedere come si divideranno.

Altro graditissimo ritorno è quello dello scalatore colombiano Miguel Ángel López anche lui capace, come Tom Dumoulin e Chris Froome, di salire sul podio in due Grandi Giri nel 2018. Si sa che l’Astana nelle grandi corse a tappe di tre settimane vuole sempre essere protagonista e lottare per i piani alti per la classifica, cosa che Superman López ha dimostrato di saper fare: a febbraio compirà 25 anni e spegnerà le candeline senza aver mai disputato un Tour de France in carriera e quindi anche nel suo cavo si poteva pensare che Vinokourov e soci lo spedissero in Francia anche per approfittare di un percorso con poche cronometro, ma la ci sarà ancora una volta Fuglsang e svolgere il ruolo di capitano.

Nibali per l’ultima zampata, Aru per la rinascita?
Prima delle conferme arrivate nelle ultime ore, era stato Vincenzo Nibali a svelare i propri piani per il prossimo: sfumato quello che forse era l’ultimo grande e deciso assalto al Tour de France per la sciagurata caduta sull’Alpe d’Huez, lo Squalo dello Stretto sembra intenzionato a tornare in Francia ma l’obiettivo principale del suo 2019 sarà la classifica generale al Giro d’Italia. Il mese scorso Nibali ha compiuto 34 anni e l’età è un fattore che purtroppo bisogna iniziare a tenere in considerazione dopo essere stato al top nelle corse di tre settimane per quasi un decennio: ma se ha un’occasione per lottare ancora per il successo o comunque per il podio contro corridori più giovani e freschi di lui, allora questa è senza dubbio rappresentata dal Giro d’Italia e quello del 2019, con una decina di tappe relativamente semplici all’inizio, potrebbe essere perfetto per lui che tende sempre ad uscire alla distanza.

Nibali avrà al suo fianco come compagno di squadra Domenico Pozzovivo, mentre tra i rivali ci sarà Fabio Aru che da Nibali ha imparato molto quando correva all’Astana e che adesso in maglia UAE Team Emirates cerca riscatto dopo un primo anno pieno di problemi e delusioni. Per Aru sarà una sorta di stagione della verità perché dopo il quinto posto al Tour de France 2017 sembra essere entrato in una fase regressiva da cui si fatica a vedere una via d’uscita: al Giro non potrà sbagliare, anche perché la UAE sta puntando a diventare una delle corazzate del ciclismo dei prossimi anni e quindi le gerarchie interne alla squadra potrebbero cambiare molto rapidamente se uno dei leader non dovesse rispondere presente. E poi per noi appassionati italiani sarebbe stupendo vedere Nibali e Aru lottare assieme per la classifica nello stesso Grande Giro, l’unica occasione è stata alla Vuelta 2017 dove il sardo era però già in calo.

Bernal guida la pattuglia degli outsider
Al momento si prospetta molto interessante anche la lista degli outsider di classifica che è comandata dal fenomeno colombiano Egan Bernal, talento lanciato da Gianni Savio e che in Sky ha fatto subito vedere cose egregie al Tour de France in appoggio a Froome e Thomas. Il prossimo 13 gennaio Bernal compirà 22 anni e quindi si potrebbe già da ora considerare come il netto favorito per la maglia bianca di miglior giovane, ma non sarebbe una sorpresa vedere lottare un corridore con i suoi numeri anche per qualcosa di più grande: a ottobre in occasione del Giro dell’Emilia ha anche già testato la salita del San Luca con la bicicletta da cronometro in una simulazione della frazione d’apertura a Bologna del prossimo maggio. Sembra fare sul serio.

La Sky porterà al Giro d’Italia anche Gianni Moscon che potrebbe essere una delle sorprese della corsa rosa. Il trentino ha fatto un finale di stagione clamoroso e di sicuro non gli manca la personalità e la determinazione nel lanciarsi in nuove sfide: la prima metà del Giro lo potrebbe vedere grande protagonista, magari anche in maglia rosa se dovesse andare molto bene a cronometro, ed a quel punto potrebbe provare a tenere, anche se per il momento e salite più lunghe ed impegnative dei GT lo hanno sempre respinto. Tra gli altri la Bora-Hansgrohe porterà Rafal Majka e la Katusha-Alpecin si affiderà al russo Ilnur Zakarin: si tratta di due corridori che sulle tre settimane riescono sempre a farsi notare (si spera non con qualche brutta caduta). Infine guai a sottovalutare il talento incostante di Mikel Landa, scalatore sopraffino che è capare di stupire quando meno lo si aspetta: la convivenza con gli altri capitani della Movistar non sembra ideale e con Nairo Quintana concentrato sul Tour, il basco guarda con ambizione al Giro d’Italia che finora gli ha regalato il suo unico podio sulle tre settimane.

Gli indecisi: che fanno Thomas, Valverde e Roglic?
Solo con i nomi citati in precedenza avremmo a che fare con una lista partenti di tutto rispetto, ma a stretto giro di posta potrebbero aggiungersi altri nomi di grande spessore. Uno è il campione del mondo Alejandro Valverde che ha già manifestato pubblicamente il proprio interesse nei confronti del Giro d’Italia, dove è salito sul podio nella sua unica partecipazione, e la presenza al via della maglia iridata sarebbe grandiosa: ma c’è da immaginare che per questioni di immagine la Movistar lo voglia al Tour de France e al tempo stesso è difficile pensare che Valverde non vada alla Vuelta tra i suoi tifosi proprio in un anno così importante per lui. Insomma, per ora il murciano è tra i più sì che no, ma non è ancora scontata la sua presenza al via da Bologna.

Ma il vero colpaccio per RCS Sport ed il Giro d’Italia sarebbe lo sloveno Primoz Roglic che dopo il quarto posto all’ultimo Tour de France è pronto a lottare per un posto sul podio: riuscire a portare anche lui in Italia, significherebbe che il gap di immagine con la Grande Boucle è più ridotto di quanto si potrebbe immaginare. L’ex saltatore on gli sci del Team LottoNL-Jumbo è uno dei corridori più in crescita degli ultimi anni e uno di quelli che ha attirato su di sé molte simpatie da parte dei tifosi: l’anno scorso in Francia la convivenza in gara con Kruijswijk non è apparsa molto facile da gestire e con il neerlandese destinato a tornare al Tour, allora Primoz potrebbe puntare alla maglia rosa che sfiorò per pochi centesimi di secondo ad Apeldoorn nel 2016.

Bisogna dire che quest’anno Mauro Vegni è stato bravissimo a disegnare un percorso che sorride alle caratteristiche di molti corridori del momento: la prima parte definita “facile” può non piacere ai tifosi, ma le cronometro hanno convinto Dumoulin e potrebbero fare lo stesso anche con Roglic, poco importa se Bardet, Pinot e Quintana non ci saranno. E Geraint Thomas? Il gallese della Sky, fresco di titolo di sportivo britannico dell’anno, sembrava inizialmente interessato a saldare il conto arretrato con il Giro (la caduta del 2017 brucia ancora) mentre nelle ultime settimane nei suoi pensieri sembra essere tornato in vantaggio il Tour: vuole difendere il titolo dello scorso anno nonostante la concorrenza interna di Froome, e paradossalmente una corsa rosa così ricca di contendenti potrebbe aiutare Thomas a brillante in Francia, un po’ come fatto quest’anno.

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