Alessia Bulleri finì terza al Campionato Italiano 2018 © Ciclocross Roma
Alessia Bulleri finì terza al Campionato Italiano 2018 © Ciclocross Roma

Alessia Bulleri: «Vicina alla mia forma migliore»

Intervista alla ciclista elbana tra l’avvicinamento ai Campionati Italiani di Ciclocross e la stagione su strada con nuovo team Eneicat

La stagione del ciclocross si prepara ad entrare nelle settimane decisive della stagione, vale a dire quelle in cui ci si giocano i titoli nazionali, le principali challenge internazionali e, sogno di tutti, il titolo mondiale. In ambito femminile i nostri riflettori sono puntati soprattutto sulle prestazioni di Eva Lechner e Alice Arzuffi, divenute sempre più nel tempo le nostre atlete di riferimento anche in ambito internazionale.

Oltre a loro vi è però qualche altra protagonista di cui magari non si parla mai abbastanza ma che, con tenacia e voglia di migliorarsi, ha saputo ritagliarsi più che degnamente i propri spazi. Una di queste ragazze è Alessia Bulleri, atleta classe 1993 che viene da una parte di Toscana che può apparire indubbiamente insolita ciclisticamente parlando: l’Isola d’Elba, resa storicamente famosa da Napoleone Bonaparte che lì trascorse un periodo d’esilio prima del rientro in Francia e del definitivo tracollo di Waterloo. Residente a Marciana Marina e avviata al ciclismo (a cominciare dall’attività fuoristrada) dall’Elba Bike, così come avvenne per Simone Velasco, altro atleta elbano in bella evidenza anche tra i professionisti uomini, Alessia si è distinta innanzitutto nella Mountain Bike, in cui seppe conquistare titoli italiani e vestire la maglia azzurra.

Successivamente anche il ciclocross non le ha lesinato soddisfazioni, culminate con la conquista della maglia rosa finale al Giro d’Italia di ciclocross 2017/2018 e con la partecipazione al mondiale di Zolder nel 2016. Anche quest’inverno la vediamo protagonista soprattutto nelle gare nostrane, prima d’intraprendere la sua quarta stagione da stradista tra le Élite, in cui affronterà una nuova avventura in una formazione spagnola di recente costituzione, inizialmente denominata Eneicue e ora chiamata Eneicat (motivo? La dipartita dell’ex professionista Iñigo Cuesta, che aveva inizialmente sposato il progetto che ha coinvolto l’ex atleta spagnola Eneritz Iturriaga, a cui ha fatto seguito l’ingresso nel sostegno all’attività da parte dell’abruzzese Dario Cataldo, già sostenitore di un bel progetto legato al ciclismo giovanile in Spagna). Poco prima di affrontare l’ultima tappa del Giro d’Italia di ciclocross, prevista all’Ippodromo delle Capannelle di Roma, l’atleta elbana ci ha concesso alcuni minuti per una piacevole chiacchierata, utile sicuramente per farla conoscere un po’ meglio al pubblico.

Sei la vincitrice uscente del Giro d’Italia di ciclocross. Com’è andata finora la tua stagione invernale?
«Diciamo che è andata bene. Ci sono stati degli alti e bassi, cosa che può essere abbastanza normale un po’ per tutti gli atleti. All’inizio sono partita un po’ più piano poiché ho avuto dei problemi fisici durante l’estate e ora credo di essere vicina alla mia forma migliore, proprio in vista di quello che è l’appuntamento più importante della mia stagione crossistica: il campionato italiano (che si svolgerà nel prossimo week end, ndr)».

Campionato italiano che lo scorso anno ti ha vista concludere in terza posizione. Gara questa in cui c’è sempre da fare i conti con atlete del calibro di Eva Lechner e Alice Arzuffi.
«Proprio così, nel 2018 sono giunta terza dietro due atlete che anche quest’anno hanno dimostrato il proprio valore. Sono le nostre due crossiste più forti ed hanno saputo mostrare le loro qualità anche a livello mondiale, riuscendo a conquistare grossi risultati a livello internazionale».

Vieni da una realtà particolare che è quella dell’isola d’Elba. Torniamo un po’ indietro nel tempo: come hai cominciato ad andare in bicicletta? Sappiamo che i tuoi inizi sono stati nella Mountain Bike.
«Ho cominciato 13 anni fa in Mountain Bike, militando nelle file dell’Elba Bike che tutt’ora mi supporta nella preparazione e con cui mi capita di andare assieme alle corse. Da parte mia è doveroso un grazie a questa formazione, che costituisce una bellissima realtà a livello giovanile, come si può desumere anche dalla partecipazione a questo Giro d’Italia di ciclocross. La parentesi su strada invece finora è stata molto positiva e anche nella stagione che si appresta ad iniziare continuerò lì la mia attività. Non escludo però che in futuro io possa tornare a gareggiare nella Mountain Bike».

Sei reduce da tre stagioni nelle file dell’Aromitalia-Vaiano, dove sei riuscita a concludere anche in tutte e tre le occasioni il Giro Rosa. Ti reputi soddisfatta dell’esperienza che finora hai maturato su strada?
«Mi reputo sicuramente molto soddisfatta! La strada costituisce sicuramente tutto un altro mondo rispetto alla Mountain Bike, dove siamo abituati ad agire sempre individualmente. Su strada invece occorre prestare molta attenzione alle tattiche e agli ordini impartiti dai direttori sportivi. Credo che finora sia stata un’esperienza molto formativa, che senza dubbio porterà dei miglioramenti alla mia carriera sportiva».

In proposito: in cosa ritieni di dover migliorare ancora su strada?
«Sicuramente su strada conta molto l’esperienza, per cui posso dire di avere ancora delle lacune sotto questo punto di vista. Spero di poter migliorare già nella prossima stagione, in cui correrò per un team spagnolo e dove spero di crescere ancora anche fisicamente».

Hai già anticipato la prossima domanda: è nato, per l’appunto, questo nuovo team che si chiamerà Eneicat. Com’è avvenuto il contatto con questa formazione?
«Ci siamo sentiti telefonicamente, il loro obiettivo era quello di riuscire a creare un team per il 2020 ma lo sponsor principale ha insistito affinché si partisse già in questo 2019. Erano alla ricerca di atlete ed hanno un bellissimo progetto: proprio quello che faceva per me insomma, dal momento che era nei miei programmi l’andar via dall’Italia per provare un’esperienza all’estero, cosa che secondo me risulta sempre molto formativa. Essendosi creata questa possibilità, non ho esitato a dare subito il mio assenso, convinta che questa possa essere un’esperienza di crescita fantastica!».

Sappiamo che a breve entreranno in vigore anche le nuove regolamentazioni del World Tour femminile, che inevitabilmente porteranno molti cambiamenti. Di conseguenza la possibilità di correre per una formazione importante, che possa garantire anche un futuro alle atlete nella massima categoria, costituisce un passo significativo.
«Senza dubbio questo è un salto importante, si spera che le nuove regole del ciclismo femminile diano i loro frutti, in modo da poter avere una considerazione quanto più simile a quella dei team maschili».

Tornando al Giro Rosa: come abbiamo detto in precedenza, hai avuto la possibilità di correrlo in tre occasioni. Sappiamo da alcune anticipazioni che anche la prossima edizione dovrebbe presentarsi molto impegnativa: si parla di arrivi particolarmente ostici in Lombardia e in altre regioni settentrionali. Insomma sarà una corsa nuovamente molto difficile.
«Il Giro Rosa 2018 è stato davvero molto duro, con tappe molto impegnative dal punto di vista altimetrico e con la gara resa particolarmente ostica fin dal primo giorno dalle formazioni straniere, che avevano subito imposto ritmi molto alti. Quest’anno nei miei programmi il Giro Rosa non ci sarà ma disputerò varie gare in Belgio, Gran Bretagna e Spagna, prendendo parte anche a delle brevi gare a tappe. Vedremo più avanti se ci sarà anche la possibilità di partecipare anche al Giro Rosa ma attualmente quest’eventualità non è prevista».

Per concludere: visto che prima hai detto che un domani ti piacerebbe tornare a gareggiare nella Mountain Bike, perché magari non disputare la Capoliveri Legend, che è una delle gare più importanti e spettacolari del calendario e che si svolge proprio nell’isola d’Elba?
«Ho già avuto modo di correre la Capoliveri in due occasioni, disputando però il percorso corto poiché ero ancora molto giovane. Il percorso lungo è molto impegnativo, ragion per cui se non si affronta la gara con un minimo di preparazione, il tutto rischia di essere controproducente. Dal punto di vista fisico le gare Marathon presuppongono una preparazione mirata, che non rende sufficiente il solo allenamento su strada ma necessita anche di un avvicinamento con la guida specifica della Mountain Bike».

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