Bertolini solleva la bici in segno di esultanza: tornerà a vestire il tricolore © Fabiano Ghiliardi
Bertolini solleva la bici in segno di esultanza: tornerà a vestire il tricolore © Fabiano Ghiliardi

Acqua Azzurra, vittoria chiara

Bertolini e Lechner si confermano i migliori italiani del ciclocross all’Idroscalo. Tutti i titoli in Italia e nei paesi stranieri

Dopo Roma, Milano. Negli ultimi 2 anni uno sport così di provincia (per l’ambientazione solitamente bucolica) come il ciclocross è passato nelle due grandi città italiane, offrendo due edizioni degli assoluti non trascendentali in ottica spettacolare, per motivi diversi. Nella fattispecie dell’edizione attuale, la siccità attualmente persistente nel Nord Italia da un mese ha reso un percorso conosciutissimo e rodato, come quello del Trofeo Mamma e Papà Guerciotti, un tracciato tecnico ma velocissimo, nel quale è molto difficile spingere e soprattutto recuperare da un errore. È così che si è consumata ad esempio la gara femminile, con Alice Arzuffi che si piantava su una montagnetta al primo giro, perdendo ogni possibilità di aggancio con una scatenata Eva Lechner, vincitrice del decimo titolo assoluto (l’ottavo consecutivo). Non c’è stata storia invece nella gara maschile, con Gioele Bertolini che si è rifatto dopo la debacle dell’Ippodromo con una gara senza appello. Di seguito i dettagli.

Bertolini superiore, i Braidot si conquistano il podio
La gara uomini è cominciata con un primo giro di studio, nel quale si sono alternati in testa come lepri il quarantenne Martino Fruet, l’ormai biker Nadir Colledani, Cristian Cominelli e Stefano Capponi. Tutto questo sotto gli occhi di Gioele Bertolini, il quale osservava e pianificava il momento dell’attacco, facendo un po’ il Van Der Poel de noaltri: l’attacco arriva a metà del secondo giro e si capisce subito che gli avversari non hanno possibilità di rispondere. La sua gara prosegue monotona, incrementando progressivamente il vantaggio; dietro, Cristian Cominelli e Daniele Braidot staccano i vari Capponi, Ponta, Colledani e Fruet e proseguono per il podio. Ma non hanno fatto i conti col campione in carica, Luca Braidot, sempre al top al momento dei campionati nazionali: autore di un ottima rimonta, aggancia il fratello e Cominelli a 2 giri dalla fine, chiudendo il camuno nella morsa dei gemelli goriziani, che concludono ad 1’14” da Bertolini, con Luca argento e Daniele bronzo, con Cominelli quarto a 1’18”.
Il quinto posto va a Stefano Capponi, che ha concluso con 1’55” precedendo Marco Ponta a 2′. Finisce maluccio Nadir Colledani, settimo a 2’53”, poi Martino Fruet arriva a 3’23”, Enrico Franzoi a 3’53”, e Luca Ursino si concede una top ten a 4’53”.

Lechner intelligente, l’Arzuffi rimanda il suo primo titolo
Il duello più atteso di giornata si è pero consumato alla mattina, all’improvvido orario delle 10.40 (poco carino nei confronti delle atlete che attualmente rappresentano l’eccellenza mondiale del ciclocross italiano), con tutte e tre le gare femminili corse insieme, con partenze separate di 1′ tra le élite e le più giovani. Necessarie le gare separate per ragioni di punti UCI, un po’ meno le partenze, specie se producono una non-gara élite da 10 partenti, contro le 39 under 23 – juniores. Nonostante il poco traffico, Alice Arzuffi si trova comunque in difficoltà in partenza, mettendosi nei guai da sola con la dinamica sopra descritta. La Lechner, dopo aver passato Chiara Teocchi partita meglio di tutte, ha messo il turbo col preciso scopo di mettere più distanza possibile tra sé e la rivale nel primo giro e renderle impossibile la rimonta: una tattica che si è rivelata vincente su un percorso di simile fattura, dove la potenza dell’Arzuffi non viene fuori. Così la brianzola desiste dopo due giri in ricorsa a pochi secondi, lasciando l’ennesimo titolo alla sempreverde altoatesina per 14″. Terzo posto per Chiara Teocchi, che conclude sul podio ad 1’10” nonostante la limitata attività nel ciclocross, davanti una non abbastanza tenace Rebecca Gariboldi che ha chiuso ad 1’25”. Quinta Alessia Bulleri ad 1’57”.

Giovani, qui uomini: Dorigoni facile, dal flop Toneatti emerge Leone
E passiamo alle gare giovanili. Corsa senza storia tra gli under 23: troppo superiore Jakob Dorigoni, al terzo titolo nel terzo anno di categoria, dove è evidente il dominio della Selle Italia Guerciotti che ha fatto uno-due con Stefano Sala, il quale ha concluso a 31″. La parte più interessante della gara è stata nella lotta per il terzo posto, col vincitore del Giro d’Italia Ciclocross Antonio Folcarelli che ha dovuto fronteggiare un sorprendente Federico Ceolin, primo anno nella categoria, riuscendo a staccarlo solo negli ultimi due giri: Folcarelli ad 1’04”, Ceolin ad 1’10”. Lontani gli altri, con Luca Cibrario quinto a 2’29”.
Gara esplosiva venuta fuori tra gli juniores: dopotutto era la prova con più partenti, ben 64. Ha perso in partenza il dominatore stagionale Davide Toneatti, mentre son partiti come schegge in tre: Tommaso Bergagna, recente vincitore della prova delle Capanelle, Samuele Leone ed Emanuele Huez.  È stato il lecchese Leone a portare poi l’attacco decisivo, andando a staccare i due avversari: il friulano Bregagna giunge argento a 27″, il trentino Huez è bronzo a 34″. Davide Toneatti finisce per classificarsi quinto ad 1’08”, dietro Tommaso Bettuzzi (ad 1’01”).

Giovani, qui donne:  gare divertenti, titoli a Casasola e Regalli
Le gare più emozionanti dal punto di vista dei colpi di scena si sono avute tra le donne under 23 e juniores, le quali hanno corso insieme. Tante favorite tra le under 23, anche se Nicole Fede ha ammainato bandiera bianca durante la prova, mentre Francesca Baroni si trovava non in grande spolvero causa i postumi di un’influenza. Restano dunque a contendersi il titolo Sara Casasola e Silvia Persico, le quali si scornano ben bene per tutta la gara: nonostante l’ottima partenza della Persico, è la Casasola ad emergere, battendo la bergamasca di 11″ con un tempo che tra le élite sarebbe valso il bronzo. La Baroni si consola con un terzo posto a 50″ che nelle sue condizioni sa di ottimo risultato.
Appena dietro di loro, si consumava il duello per il successo tra le juniores. La più pimpante risultava Gaia Realini, che staccava più di una volta Alessandra Grillo e Letizia Motalli, le uniche rivali ravvicinate. Ma a spuntare per prima all’ultima curva sul traguardo d’arrivo è la meno quotata tra le tre, la Motalli, che va a prendersi il titolo con una Realini arrabbiatissima alle sue spalle e la Grillo bronzo a 7″.

All’estero: emozioni dal Belgio, Brand surclassa Vos al femminile in Olanda
Ed apriamo una larghissima finestra verso quei campionati d’interesse all’estero, non troppi visti i limiti geografici del movimento, con alcune gare piuttosto notevoli. Una bella scoperta il tracciato di Kruibeke in Belgio, che ospita in ottobre una piccola internazionale, il Poldercross: disputato a gennaio con pioggia, vento forte e quintalate di fango, diventa un tracciato distruttivo, tant’è che i big hanno fatto registrare l’incredibile media di 15 km/h. Tutto ciò impreziosito dall’incertezza fornita da una qualsiasi gara internazionale senza Mathieu Van Der Poel nella quale partivano coi favori del pronostico Toon Aerts e Wout Van Aert. Da una parte la tenacia e la velocità, dall’altra la tecnica e la potenza sui terreni più ostili: Van Aert cercava una rivincita dagli appuntamenti americani, ed è sembrato in grado di coglierla contro il rivale, staccato a metà gara. Ma quando tutto sembrava finito, Aerts cominciava a rimontare, ed un paio di scivoloni di Van Aert ne anticipavano il crollo fisico imminente. Nella seconda parte di gara Aerts ne ha più di tutti: lo passa in tromba, battendolo di 52″: torneremo dunque a vedere la maglia di campione belga dopo due anni. Distacchi eterni per tutti gli altri, con Michael Vanthourenhout in solitaria per gran parte della gara, terzo a 2’52”, Eli Iserbyt che ha rinunciato ad un titolo sicuro tra gli under 23 per assaporare una gara vera ed è finito quarto a 3’50”, appena davanti Thijs Aerts quinto a 4’07” e Jens Adams sesto a 4’11”. Tra le donne Sanne Cant, come e meglio di Eva Lechner, guadagna il decimo titolo, per giunta consecutivo, battendo una coraggiosa Lois Sels a 17″. Bronzo a Laura Verdonschot ad 1’57”.
In Olanda la gara di principale interesse non era proprio quella maschile, dove Mathieu Van Der Poel a Huijbergen non avuto problemi a confermarsi per il quinto anno di fila, con Lars Van Der Haar (44″) e Corné Van Kessel (1’57”) a fare da paggetti. L’Olanda è il paese di vertice per le donne, ed il podio di un campionato olandese può essere anche quello del mondiale: si conferma campionessa Lucinda Brand, la quale riesce a battere Marianne Vos (10″) e Maud Kaptheljins (23″).
Altro campionato solitamente interessante è quello della Francia, anche se ultimamente i transalpini non hanno grandi atleti a livello internazionale: sintomatico che torni a vincere l’ormai stradista Clément Venturini, fino a due anni fa tra i migliori a livello internazionale, che svolgerà il tricolore tra una settimana in Coppa del Mondo a Pont-Chateau. Titoli prevedibili in Repubblica Ceca per Michael Boros, in Germania per Marcel Meisen (terzo di fila per entrambi) ed in Spagna per Felipe Orts, che si rifà sul più esperto Ismael Esteban vincitore l’anno scorso.  In Gran Bretagna  titoli élite e under 23 coincidono: stravince Thomas Pidcock, ma anche Ben Turner e Thomas Mein, sul podio con lui, hanno vent’anni. E tra le donne non disdegna il quarto titolo Nikki Brammeier, battendo la giovane Anna Kay e l’eterna Hellen Wyman. In Svizzera, strano a dirsi, primo titolo della campionessa MTB Jolanda Neff che si preannuncia tra le favorite di Bogense, mentre tra gli uomini è una novità il titolo a Timon Rüegg, campione under 23 nella passata stagione, a discapito di nomi più altisonanti come Frischknecht ed il campione in carica Lars Forster.

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