La vittoria di Daryl Impey a Campbelltown © Tour Down Under
La vittoria di Daryl Impey a Campbelltown © Tour Down Under

Un Down Under Daryleggere a fondo

Impey vince la volata ristretta di Campbelltown e torna ad avanzare la propria candidatura per il successo finale; ma per ora Bevin risponde presente. Settimo Ulissi

Ieri ricordavamo la piccola impresa di Cadel Evans su questo medesimo percorso, nel 2014, e naturalmente il confronto diretto con quel ricordo ci ha un po’ annacquato il finale della tappa odierna al Tour Down Under, perché da un lato abbiamo l’uomo solo al comando, che sempre fa sensazione; dall’altro lato un tentativo d’attacco anche ben orchestrato, con quattro dei favoriti al successo finale nella corsa australiana, ma il gruppetto inseguitore che riesce a riprenderli rimettendo la palla al centro e prevedendo un altro arrivo allo sprint, seppur a ranghi abbastanza ridotti (20 uomini precisi, non uno di più).

Ha vinto un’altra delle vecchie conoscenze del TDU, Daryl Impey, che 12 mesi fa conquistò direttamente la corsa e stavolta ci riproverà, certo dovrà tenere bene a Willunga Hill, evitando di farsi scavalcare dai vari Porte e Woods; e al contempo dovrà sperare che l’unico avversario che al momento lo precede in classifica faccia abbastanza peggio di lui da farsi a sua volta scavalcare. Solo che quell’unico avversario, Patrick Bevin, si è sin qui dimostrato padrone della situazione, per cui non staremmo tanto tranquilli nello scommettere 10 euro contro di lui nella tappa conclusiva.

 

Una fuga di qualità non basta a beffare il gruppo
In qualunque angolo del globo, se ti va in fuga un Thomas De Gendt e tu devi inseguirlo, hai il diritto di manifestare un minimo di preoccupazione. Antenne drizzate, non lasciamo troppo spazio a quest’azione, anche perché non è il solo TDG a esserne protagonista, ma con lui ci sono altri ottimi pedalatori come Jasha Sütterlin (Movistar), Miles Scotson (Groupama-FDJ), Hermann Pernsteiner (Bahrain-Merida), Benoît Cosnefroy (AG2R La Mondiale) e Nicholas White (UniSA-Australia). Il sestetto si è mosso al secondo dei 129 km della Unley-Campbelltown, quarta tappa del Tour Down Under 2019, e nel mezzo della storia in cui ci catapultiamo, è arrivato ad avere 5’23” di vantaggio massimo, dopo 50 km o poco più, a 78 dalla fine. Nessuna fuga aveva preso un simile margine nei giorni scorsi, questi ci credono davvero.

Ma l’andatura del gruppo era destinata ad aumentare, oggi, e anche molto: con la salita di Montacute (o Corkscrew Road, se preferite) nel finale, il ritmo sostenuto era presupposto fisiologico, e infatti da metà tappa in poi i fuggitivi hanno cominciato a perdere sensibilmente terreno, e non ci abbiamo messo poi tanto a capire come sarebbero andate a finire le cose: i battistrada si sarebbero fatti la guerra tra di loro, e nessuno sarebbe approdato ad alcun porto.

Puntualmente, Miles Scotson ha cominciato a darci dentro già da una rampetta prima della salita di Montacute, e ha di fatto polverizzato il gruppetto, facendo staccare irrimediabilmente Cosnefroy, White e De Gendt; ma pure gli altri due non è che stessero attraversando il momento più brillante dell’anno, anzi il contrario, sbuffavano e s’affannavano per non perdere troppo terreno da Scotson e per rientrare prima di Montacute. Sütterlin qui (eravamo ai -7) è saltato definitivamente, ma ci saremmo aspettati un nuovo affondo di Scotson e invece è stato Pernsteiner ad aggiudicarsi il canto del cigno dell’azione, con un allungo che ha prolungato di pochi secondi il respiro dell’attacco.

 

Woods il più convincente tra i big, ma non basta: volata a 20, vince Impey
A quel punto il gruppo era ormai vicinissimo, annunciato da un velleitario allungo di Rémi Cavagna (Deceuninck-Quick Step), servito di fatto solo a chiudere sui due superstiti al comando. I grossi calibri sono entrati in scena con un affondo di Wout Poels (Sky) a cui hanno risposto solo in tre: Michael Woods (EF Education First), Richie Porte (Trek-Segafredo) e George Bennett (Jumbo-Visma). Di fatto quattro dei sei pretendenti all’alloro finale, domenica. Gli altri due sono Daryl Impey (Mitchelton-Scott), vincitore lo scorso anno; e Patrick Bevin (CCC Reno), attuale leader della generale. Ebbene, loro hanno mancato l’aggancio di poco rispetto ai quattro attaccanti, ma hanno guidato un secondo gruppetto che non ha lasciato poi troppo spazio a Woods (che presto ha raccolto da Poels il testimone di spirito guida dell’azione) e soci.

E infatti in cima a Montacute il margine per il quartetto non raggiungeva i 10″; che avrebbero potuti essere sufficienti se dietro ci fosse stata una ghenga di sbandati, e invece quelli hanno inseguito con determinazione e ragionamento, e sono andati a chiudere il gap a 2 km dal traguardo di Campbelltown: questo fatto cambiava tutto, perché rimetteva in gioco gli abbuoni per diversi dei protagonisti dei giorni precedenti, con la volata a 20 che andava profilandosi.

Andava profilandosi e si è poi realizzata di lì a poco: Luis León Sánchez (Astana), dopo averci provato a Uraidla ieri, ha ritentato il gioco in allungo sul rettilineo finale, ma anche stavolta ha trovato chi ha saputo rimetterlo a posto (o lui ha sbagliato il tempo dell’attacco, se preferite); Patrick Bevin, a ruota dello spagnolo, è in effetti uscito forte ai 100 metri, e avrebbe senz’altro colto il secondo successo in tre giorni, se a sua volta Daryl Impey non fosse uscito ancora più forte dalla ruota del neozelandese, allargandosi sul lato opposto della carreggiata e andando a vincere con legittimo dispendio di esultanza.

Bevin è secondo ma comunque contento per questi altri 6″ di abbuono che gli permettono di rafforzare la leadership: ieri aveva 1″ in classifica su Sagan (che oggi ha perso 32″), oggi ne ha 7 su Impey, per cui la sua giornata si chiude in maniera apparentemente positiva; “apparentemente” perché Peter non sarebbe stato comunque un fattore per il successo finale, mentre Daryl lo sarà, e averlo lì alle spalle può dare qualche pensiero. Sánchez è terzo di tappa e nella generale (a 11″ da Bevin), e poi all’arrivo troviamo dal quarto in giù Ruben Guerreiro (Katusha Alpecin, bella rimonta per lui), Rubén Fernández (Movistar), George Bennett, Diego Ulissi (UAE-Emirates), settimo e primo degli italiani, e Woods, Chris Hamilton (Sunweb) e Dylan Van Baarle (Sky).

In classifica giù dal podio attuale abbiamo 15 uomini a 21″ da Bevin, e si va da Hamilton quarto a Rohan Dennis (Bahrain-Merida) 18esimo; in mezzo troviamo tra gli altri Bennett al settimo posto, Ulissi al nono, Woods al decimo, Poels all’undicesimo, il giovane Tadej Pogacar (UAE) al 14esimo, Domenico Pozzovivo (Bahrain) al 15esimo, Porte al 17esimo.

Domani la Glenelg-Strathalbyn di 149 km rappresenterà l’ultima giornata interlocutoria del TDU 2019: un paio di salite nella prima parte di gara, ma poi le cose si semplificano fino al prevedibilissimo volatone conclusivo. Vorrà dire che i tifosi di Elia Viviani torneranno a interessarsi della faccenda, visto che il veronese è tra i naturali favoriti per il successo di giornata. Caleb Ewan, ancora a secco in questo Tour Down Under, avrà qualcosa da ridire.

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