Foto di gruppo per la UAE Team Emirates © UAE Team Emirates
Foto di gruppo per la UAE Team Emirates © UAE Team Emirates

Le squadre 2019: UAE Team Emirates

Gaviria, Henao e tanti giovani talenti rinforzano la formazione emiratina. Aru, Kristoff, Martin e Ulissi chiamati a salire di colpi

Così come il calcio, anche il ciclismo ha visto negli ultimi anni l’ingresso della potenza economica mediorientale. Un comune denominatore, per quanto riguarda gli Emirati, è la presenza della compagnia aerea di stato che, nelle due ruote, sponsorizza la UAE Team Emirates. Rispetto ai vicini della Bahrain Merida, questo progetto ha operato con ancor maggior forza sul mercato, strappando corridori di prestigio a suon di moneta suonante; i risultati, però, non sono sinora stati i medesimi.

Sarà questo l’anno della svolta? Già qualche cambiamento si è visto a livello dirigenziale, con il passo indietro di Beppe Saronni e il rinnovamento dei direttori sportivi, con l’arrivo di Neil Stephens e Allan Peiper come responsabili tecnici. Per il mercato, il principale colpo è quello di Gaviria che mostra, ancor più del lato agonistico, la grande disponibilità economica del sodalizio emiratino.

ROSA
Fabio Aru (Ita, 1990), Tom Bohli (Svi, 1994), Sven Erik Bystrøm (Nor, 1992) Simone Consonni (Ita, 1994), Valerio Conti (Ita, 1993), Alberto Rui Costa (Por, 1986), Kristijan Durasek (Cro, 1987), Roberto Ferrari (Ita, 1983), Fernando Gaviria (Col, 1994), Sergio Luis Henao (Col, 1987), Alexander Kristoff (Nor, 1987), Marco Marcato (Ita, 1984), Dan Martin (Irl, 1986), Yousif Mirza (Uae, 1988), Sebastián Molano (Col, 1994), Manuele Mori (Ita, 1980), Cristián Camilo Muñoz (Col, 1996), Ivo Oliveira (Por, 1996), Rui Oliveira (Por, 1996), Simone Petilli (Ita, 1993), Jasper Philipsen (Bel, 1998), Tadej Pogacar (Slo, 1998), Jan Polanc (Slo, 1992), Edward Ravasi (Ita, 1994), Alexandr Riabushenko (Blr, 1995), Vegard Stake Laengen (Nor, 1989), Rory Sutherland (Aus, 1982), Oliviero Troia (Ita, 1994), Diego Ulissi (Ita, 1989)

L’ANALISI

Daniel Martin

CORSE A TAPPE: Il passaggio di Daniel Martin da uomo da classiche a corridore da grandi giri è ormai consolidato. Anche conservando le doti da finisseur, l’irlandese sta migliorando quella capacità di recupero che gli mancava in passato. Anche quest’anno avrà il ruolo di capitano al Tour de France, disimpegnandosi anche nelle prove di una settimana. Fabio Aru deve riscattare un 2018 disastroso: il sardo, che ha in programma sia il Giro che il Tour, ha l’obbligo di dimostrare di non essere già in parabola discendente. Anche perché alle sue spalle c’è già chi spinge: al primo anno tra i pro’ dopo l’eccellente esperienza tra gli under 23, Tadej Pogacar sta mostrando il suo talento al Tour Down Under e ha tutto per le tappe. Il reparto gregari per le salite rimane grossomodo il solito: fra Valerio Conti, Manuele Mori, Jan Polanc, Vegard Stake Laengen, Kristijan Durasek, Simone Petilli e Edward Ravasi c’è una base di elementi affidabili su cui appoggiare. E soprattutto dagli ultimi due è auspicabile un miglioramento nei risultati individuali, non confermati con il passaggio al professionismo. Molta curiosità su Cristián Camilo Muñoz, promettente scalatore colombiano a suo agio quando la strada si fa particolarmente dura.

Fernando Gaviria

VOLATE: L’arrivo di Fernando Gaviria ha aperto un problema importante sulla gerarchia dei velocisti: che scegliere tra il colombiano e Kristoff? A bocce ferme viene considerato davanti il colombiano, che potrebbe contare sull’aiuto del norvegese anche al Tour. Senza dimenticare la presenza di una garanzia come Roberto Ferrari, apripista eccezionale e sicuramente il vero fattore chiave per i successi agli sprint. Sebastián Molano arriva dopo una stagione ricca di vittorie, ma bisogna vedere se pagherà il passaggio di categoria e l’aumento della difficoltà delle corse. Da non dimenticare che c’è sempre Simone Consonni che meriterebbe più fiducia su strada. Oltre al lombardo ci sono altri due pistard di vaglia che possono destreggiarsi negli sprint, vale a dire i gemelli portoghesi Ivo e Rui Oliveira.

Alexander Kristoff

PAVÈ: Se nelle volate la concorrenza è più minacciosa, sul pavè Alexander Kristoff ha un ruolo ben diverso: sarà lui l’uomo di punta per le classiche del nord dove andrà alla ricerca di piazzamenti di prim’ordine. A dagli una mano il fido Sven Erik Bystrøm, l’esperto Marco Marcato e il compatto Oliviero Troia, un solido tris di gregari. Il jolly risponde al nome di Jasper Philipsen: considerato come “il nuovo Merckx” prima dell’avvento di Evenepoel, il belga disputerà le prove delle pietre ma non solo, come si è visto con lo strepitoso successo odierno nella volata in pendenza al Tour Down Under. Attenzione perché potrebbe bruciare molto presto le tappe. Darà il suo contributo anche Tom Bohli, svizzero specialista delle cronometro.

Sergio Luis Henao

CLASSICHE: L’arrivo di Sergio Luis Henao è un ottimo tassello per le gare di un giorno, anche se le tante annate trascorse da gregario potrebbero aver tolto smalto al colombiano. Alberto Rui Costa pare ormai in parabola discendente anche nelle prove in linea mentre Diego Ulissi deve fare quel salto di qualità nelle prove più importanti (e lunghe), soprattutto nelle Ardenne. Sarà un anno da non sbagliare per Alexandr Riabushenko: il bielorusso è chiamato a mostrare ancor di più il suo talento dopo un’annata con poche soddisfazioni.

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